A partire dal XVIII secolo, con l'espressione fonte sacerdotale il metodo storico-critico indica una fonte scritta che presumibilmente è stata elaborata all'interno del Pentateuco di Mosè.
Storia Lo studio storico-critico della Bibbia ebbe inizio in Europa con l'Illuminismo. A partire dal XVIII secolo, la Bibbia non fu più trattata solo nella sua funzione di Rivelazione del Verbo di Dio, ma anche come un libro storico.
Le prime ricerche scoprirono tensioni e incongruenze all'interno del Pentateuco, che nel XVIII secolo indussero Henning Bernhard WitterHenning Bernhard Witter, Jura Israelitarum in Palaestinam terram Chananaeam, commentatione perpetua in Genesin demonstrata, Hildesheim 1711 e, pochi decenni dopo, il medico francese Jean AstrucJean Astruc, Conjectures sur les mémoires originaux, dont il paroit que Moyse s’est servi pour composer le livre de la Genèse, Bruxelles 1753, p. 143 ss. a sviluppare una nuova teoria sulla sua genesi. Quest'ultima rompeva con la tradizione secondo cui Mosè era l'autore del Pentateuco. Witter e Astruc conclusero che i cinque libri erano il frutto di un lungo processo di rielaborazione di scritti originariamente indipendenti, andati perduti e che, mediante il metodo storico-critico, potevano essere ricostruiti a partire dalla redazione finale.
Astruc individuò nel Pentateuco quattro fonti indipendenti, che denominò con le lettere da A a D. Questa tesi fu ulteriormente sviluppata nei decenni successivi in Germania, soprattutto da Johann Gottfried Eichhorn, Karl David Ilgen, Johann Severin Vater, Wilhelm Martin Leberecht de Wette e infine Julius Wellhausen.
Dopoché inizialmente erano stati utilizzati termini come "Epos di Elohim", Abraham Kuenen coniò il termine Priesterschrift (nel 1880), che da allora divenne di uso comune.Jan Christian Gertz, Das erste Buch Mose (Genesis). Die Urgeschichte Gen 1–11 (= Das Alte Testament Deutsch, vol. 1, nuova edizione). Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 2018, ISBN 978-3-525-57055-5, p. 6
Per questa via si arrivò alla nuova ipotesi documentale formulata da WellhausenJulius Wellhausen, Prolegomena zur Geschichte Israels. Berlin 1878, p. 8. e ampliata da Martin Noth il quale riuscì a delineare con precisione le quattro fonti di Astruc dal punto di vista storico e contenutistico, denominandole come segue: fonte yahwista (J): risalente al 950 a.C. circa. fonte elohista (E): risalente all'800 a.C. circa. fonte deuteronomista (D): risalente al VII secolo a.C. fonte sacerdotale (P): sarebbe quindi la più recente delle quattro fonti del Pentateuco. Essa sarebbe stata redatta durante l'esilio babilonese (550 a.C.) e sarebbe stata integrata nel periodo post-esilico con le fonti più antiche J, E e D nell'ambito di un testo coerente e integrale.
Nel corso del XIX secolo si raggiunse un consenso sulla portata e la forma della fonte sacerdotale, in particolare per quanto concerne il suo "strato fondamentale" elaborato da Theodor Nöldeke nel 1869.Theodor Nöldeke, Untersuchungen zur Kritik des Alten Testaments, Kiel 1869 A partire dagli anni '70, la fonte sacerdotale è stata sempre più considerata dagli studiosi dell'Antico Testamento come l'unica fonte non discontinua.
In tempi più recenti, la tesi prevalente è che lo strato fondamentale (Grundschicht, PG) sia stato ampliato da singole aggiunte "sacerdotali tardive" (spätpriesterliche, PS).Hans-Christoph Schmitt, Arbeitsbuch zum Alten Testament. 2a ed.ne, Göttingen 2007, p. 193.
Origine La fonte sacerdotale sarebbe stato redatta in una prima fase (testo fondamentale – PG), presumibilmente nel VI secolo a.C., durante l'esilio babilonese e negli ambienti di quello che era stato il clero del Tempio di Gerusalemme, che doveva conoscere i materiali più antichi del successivo Pentateuco.
L'esperienza della caduta del tempio e della monarchia a seguito della conquista babilonese nel 587 a.C. rese necessaria una nuova rappresentazione della storia dalla creazione fino al periodo trascorso nel deserto, rappresentazione che sottolineasse la santità di JHWH e sviluppasse quindi una nuova concezione del sacrificio. Essa subì probabilmente un ampliamento nella Gerusalemme post-esilica (fonte secondaria – PS).
La fonte sacerdotale fu redatta nel V secolo a.C. insieme ai testi originari del redattore del Pentateuco (Pentateuchredaktor, RP).
Contenuto La fonte sacerdotale narra la storia di Israele dalla creazione (Genesi 1,1) fino alla morte di Mosè (Deuteronomio 34,7-9). Il punto esatto in cui termina la fonte sacerdotale è oggetto di controversia tra gli studiosi. Secondo alcuni studiosi, esso termina già in , mentre secondo altri comprende anche l'intero libro del Levitico (3° libro di Mosè). È possibile che anche nel libro dei Numeri (4° libro di Mosè) si trovino episodi della fonte sacerdotale; nel Libro del Deuteronomio si tratta in particolare della sezione finale.
Nella fonte sacerdotale la storia è concepita come una serie di rivelazioni in diversi periodi (Esodo 6,3). Alcuni elementi indicano che la tradizione sacerdotale rappresenta un futuro ideale come passato, annunciato dai profeti precedenti l'esilio (ad esempio, in viene citato , mentre in ricorre ). Lo scopo della creazione del mondo è la nascita di Israele come popolo () e la costruzione del santuario (), una proiezione in miniatura del Tempio di Gerusalemme: nel santuario di Sion JHWH vuole dimorare nel mondo, mentre nel tempio vuole santificare Israele attraverso il sacrificio espiatorio da Lui istituito.
Testi fondamentali Tra i testi fondamentali attribuiti alla fonte P figurano:Hans-Christoph Schmitt, Arbeitsbuch zum Alten Testament, 2a ed.ne, Göttingen 2007, p. 191 s.
Corpus testuale Argomento Riferimenti biblici Preistoria Creazione Gen 1,1–2,4a Genealogia da Adamo a Noè Gen 5,1–32 Il diluvio universale con l'alleanza di Noè Gen 6,9–9,17 Tavola delle Nazioni Gen 10,1–7;20.22;31 Genealogia Gen 11,10–27;31 Storia dei patriarchi Storia di Abramo Gen 12,4b-5; 13,6-11b;12abα Alleanza di Abramo Gen 17* Il funerale di Sara Gen 23* I matrimoni misti di Esaù e le nozze di Giacobbe Gen 26,34f; 27,46–28,9; 29,24.28b.29 Apparizione di El Shaddai a Giacobbe a Betel Gen 35,9–13a.15 Giacobbe e Giuseppe Gen 41,46a; 46,6f. Esodo, deserto, Sinai L'oppressione di Israele in Egitto Es 1,1–7*.13f.; 2,23–25 La chiamata di Mosè Es 6,2–12 Le piaghe d'Egitto Es 7,8–12.19–22*; 8,1–3.11*.12–15; 9,8–12; 12,1–20*.28.40f. Passaggio del Mar Rosso Es 14* Manna + Shabbat Es 16* Costruzione del santuario della tenda Es 24,15–29,46*; 39,32.43; 40,17.33–35* Inizio del culto Lev 8f.* Deserto e Terra promessa Gli esploratori Num 13f.* L'incredulità di Mosè e Aronne Num 20,1–13* Morte di Aronne Num 20,22–29* Annuncio della morte di Mosè Dtn 32,48–52* Morte di Mosè Dtn 34,1*.7–9* * All'interno delle posizioni indicate, non tutti i versi devono essere attribuiti alla fonte P.
Profilo teologico e caratterizzazione stilistica La caratteristica di fondo della fonte P è l'interesse per le istituzioni e i riti cultuali.Il sabato in
Un'altra particolarità sono le genealogie (in ebraico: Toledot) e la sua particolare predilezione per i numeriGen 6,15f (Dimensioni dell'Arca di Noè) e le classificazioni temporali precise.Gen 7,11: inizio del diluvio universale nel 600º anno di vita di Noè, il 17º giorno del 2º mese Dal punto di vista stilistico, la fonte appare piuttosto arida, oggettiva e poco elegante, mentre secondo altriAd esempio: Erich Zenger, Priesterschrift, in Theologische Realenzyklopädie. vol. 27, 1996, pp. 435–446; Thomas Pola, Die ursprüngliche Priesterschrift. Beobachtungen zur Literarkritik und Traditionsgeschichte, Neukirchen-Vluyn 1995, ISBN 3-7887-1503-0 è una solenne proclamazione sacerdotale.
Il nome di Dio, utilizzato già dal XVIII secolo come criterio per distinguere le fonti, è un elemento distintivo complesso. P utilizza diverse denominazioni di Dio per le singole epoche della storia di Israele (): nella preistoria () P utilizza "Elohim", nell'età patriarcale "El Shaddai" e al tempo di Mosè "JHWH".
Gli autori attribuiscono la colpa dell'esilio babilonese all'allontanamento dei re di Israele dal loro Dio. Pertanto, l'ipotesi di una ricostituzione della monarchia fu accantonata come ipotesi del futuro del popolo eletto. Poiché Israele aveva perso la Terra promessa, la fonte delineò un possibile nuovo corso. Israele non era più l'unico popolo nel proprio territorio, ma una comunità orbitante attorno a un santuario grazie al quale poteva conservare la propria identità anche in terra straniera. JHWH è rappresentato nella fonte sacerdotale come creatore e Signore della storia. L'esilio babilonese è il giudizio di JHWH che si serve dei Babilonesi.
L'alleanza (in ebraico ברית/bərit) di JHWH con il suo popolo è di pura grazia. Essa consiste nell'impegno volontario di JHWH (),Jan Christian Gertz (a cura di), Grundinformation Altes Testament. Eine Einführung in Literatur, Religion und Geschichte des Alten Testaments. 3a ed.ne, Göttingen 2009, p. 244; Hans-Christoph Schmitt, Arbeitsbuch zum Alten Testament, 2a ed.ne, Göttingen 2007, p. 203 per il quale non si aspetta alcuna contropartita dagli uomini, ma che porta in sé essenzialmente una chiamata alla santificazione dell'intera esistenza (). Egli non viene umanizzato, ma presentato come un Dio relativamente astratto e trascendente la cui caratteristica principale è la giustizia. Jahvè si rivela al popolo essenzialmente nel culto del Tempio di Gerusalemme, con l'attributo della “gloria” (ebraico כבוד kāḇôd) e nell'immagine del “fuoco divorante” (). L'alleanza di JHWH promette al popolo prosperità, possesso della terra e presenza cultuale ().Jan Christian Gertz (a cura di), Grundinformation Altes Testament. Eine Einführung in Literatur, Religion und Geschichte des Alten Testaments. 3a ed.ne, Göttingen 2009, p. 244; Hans-Christoph Schmitt, Arbeitsbuch zum Alten Testament, 2a ed.ne, Göttingen 2007, pp. 195–197.
Contrariamente alla dicitura deuteronomista, la parola bərit nella fontee sacerdotale non è costruito con la radice כרת (kārat, "stringere un patto", nel senso di un impegno solenne e cerimoniale), ma per lo più come נתן/הקים ברית (nātan/heqîm bərît: "dare/stabilire/consolidare un patto", nel senso di una fondazione o di un rinnovo duraturo e continuamente valido).
La fonte sacerdotale presenta evidenti punti in comune nella teologia (e nel linguaggio) con il profeta Ezechiele e anche con Deuteroisaia.
Note
Bibliografia Classici Henning Bernhard Witter, Jura Israelitarum in Palaestinam terram Chananaeam, commentatione perpetua in Genesin demonstrata, Hildesheim 1711. Jean Astruc, Conjectures sur les mémoires originaux, dont il paroit que Moyse s’est servi pour composer le livre de la Genèse, Bruxelles 1753. Johann Gottfried Eichhorn, Einleitung in das Alte Testament, Drei Bände, Leipzig 1780–1783. Alexander Geddes, The Holy Bible or the books accounted sacred by Jews and Christians, London 1792. Karl David Ilgen, Die Urkunden des jerusalemischen Tempelarchivs in ihrer Urgestalt. Band 1: Die Urkunden des ersten Buchs von Moses in ihrer Urgestalt, Halle 1798. Wilhelm Martin Leberecht de Wette, Dissertatio critica, Jena 1805. Theodor Nöldeke, Die alttestamentliche Literatur. 1868; copia digitale: 1, 2 (HathiTrust), 3 (Google Books). Theodor Nöldeke, Untersuchungen zur Kritik des Alten Testaments, Kiel 1869 (copia digitale). Julius Wellhausen, Die Composition des Hexateuchs und der historischen Bücher des Alten Testaments, Berlin 1876. Julius Wellhausen, Prolegomena zur Geschichte Israels, Berlin 1878. Heinrich Holzinger, Einleitung in den Hexateuch, Freiburg i. B. und Leipzig 1893. Martin Noth, Überlieferungsgeschichtliche Studien. Teil 1: Die sammelnden und bearbeitenden Geschichtswerke im Alten Testament (= Schriften der Königsberger Gelehrten Gesellschaft, Geisteswissenschaftliche Klasse, vol. 18,2), Niemeyer, Halle 1943. Martin Noth, Überlieferungsgeschichte des Pentateuch, Kohlhammer, Stuttgart 1948.
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