Adoro te devote è uno dei cinque inni eucaristici attribuiti a san Tommaso d'Aquino e scritti in occasione dell'introduzione della solennità del Corpus Domini nel 1264 su commissione di papa Urbano IV. Le sue prime testimonianze risalgono a non meno di cinquant'anni dalla morte del Dottore Angelico.

L'attribuzione dell'inno a Tommaso d'Aquino era stata precedentemente messa in dubbio da alcuni studiosi, mentre ricerche più recenti hanno messo a tacere tali perplessità. Probabilmente, Tommaso la utilizzò anche come preghiera privata, per l'adorazione quotidiana del Santissimo Sacramento.

L'inno affronta il tema teologico e mistico dell'inabitazione trinitaria e dell'unione con Dio nell'Eucaristia.[./Denis_Sureau Denis Sureau], Prières devant le Saint-Sacrement, p. 77, 2002

A differenza degli inni che furono composti e musicati per la solennità del Corpus Domini del 1264, lAdoro te devote non fu scritto per una funzione liturgica e non compare in nessun testo liturgico dell'epoca, al punto che alcuni studiosi ritengono che sia stato scritto dal frate per la messa da recitarsi ad uso privato.The Feast of Corpus Christi, di Barbara R. Walters, Penn State Press, 2007 p. 12

L'inno fu inserito nel Messale Romano del 1570, voluto da papa Pio V. Le prime due strofe sono citate nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1381) per spiegare teologicamente e poeticamente il mistero eucaristico. Questo inno eucaristico veniva generalmente cantato genuflessi davanti al Santissimo Sacramento, mentre attualmente viene cantato durante la distribuzione della comunione, la benedizione con il Santissimo Sacramento, le adorazioni eucaristiche o nelle preghiere di ringraziamento al termine della messa.

Dopo la riforma del Concilio Vaticano II, l'inno fu collocato all'inizio della celebrazione eucaristica e fu per la prima volta stabilita una versione critica definitiva del testo. La chiesa cattolica scelse di adottare l'edizione critica di dom André Wilmart, pubblicata nel 1932.[./Jean-Pierre_Torrell Jean-Pierre Torrell], Initiation à saint Thomas, p. 132, 2015 [./Annibale_Bugnini Annibale Bugnini], La réforme de la liturgie (1948 - 1975), p. 667, nota n. 1049, 2015

Tuttavia, nel rito romano l'inno non è attribuito ad alcuna festività religiosa. Nel messale promulgato da papa Giovanni XXIII nel 1962, lAdore te devote è elencato nelle preghiere per ottenere l'indulgenza.Missale romanum ex decreto SS. concilii Tridentini restitutum (1962/2005) Fu il primo caso ufficiale nel rito romano di un inno associato all'indulgenza e che fu soppresso dal messale del 1969.Synopsis Ritus Romanus de 1962 (issu de 1570) et de 1969, Orationes, Gratiarum actio post Missam p. 6 di 12

Ancora alla fine degli anni '80 l'inno risultava di notevole interesse per gli organisti sia come brano per organo che come mottetto accompagnato dall'organo. Olivier Messiaen lo collocò all'inizio del suo Le Livre du Saint-Sacrement, pubblicato nel 1984.Scheda bibliografica nel sito della [ Biblioteca nazionale di Francia]

Il 24 dicembre 2004, papa Giovanni Paolo II citò lAdoro te devote nell'omelia di quella che fu la sua ultima messa di mezzanotte. Nello stesso anno, il Pontefice firmò con mano tremante una cartolina che recitava: "Adoro te devote [...] in nativitate Domini 2004".

Testo e traduzioni

Inno latino del 1264

Adóro Te devóte, látens Déitas,

Quæ sub his figúris, vere látitas:

Tibi se cor meum totum súbjicit,

Quia, te contémplans, totum déficit.

Visus, tactus, gustus, in te fállitur,

Sed audítu solo tuto créditur:

Credo quidquid díxit Dei Fílius;

Nil hoc verbo veritátis vérius.Per ragioni metriche, che porterebbero a dover spezzare in due parti la parola veritátis (veri-tátis), l'ultimo verso della seconda strofa può trovarsi anche nella forma Nil hoc veritátis Verbo vérius. Fonte:

In cruce latébat sola Déitas,

At hic látet simul et humánitas:

Ambo támen crédens átque cónfitens,

Peto quod petívit latro pœnitens.

Plagas, sicut Thomas, non intúeor,

Deum támen meum te confíteor.

Fac me tibi sémper mágis crédere,

In te spem habére, te dilígere.

O memoriále mortis Dómini,

Panis vivus, vitam præstans hómini,

Præsta meæ menti de te vívere,

Et te illi semper dulce sápere.

Pie pellicáne, Jesu Dómine,

Me immúndum munda tuo sánguine,

Cujus una stilla salvum fácere,

Totum mundum quit ab ómni scélere.

Jesu, quem velátum nunc aspício,

Oro fíat illud, quod tam sítio:

Ut, te reveláta cernens fácie,

Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen. Traduzione del Missale Romanum

O Gesù ti adoro nell’ostia nascosto,

che, sotto queste specie, stai celato:

Solo in Te il mio cuore si abbandona

Perché contemplando Te, tutto è vano.

La vista, il tatto, il gusto non arriva a Te,

ma la tua parola resta salda in me:

credo a tutto ciò / che il Figlio di Dio ha detto:

nulla è più vero della tua parola di verità.

Hai nascosto in croce la Divinità,

ma sull’altare si cela anche la tua umanità:

uomo-Dio la fede ti rivela a me,

Cerco ciò che desiderò il ladro pentito.

Non vedo le piaghe come Tommaso,

tuttavia confesso che tu sei il mio Dio.

Fa' che io possa credere sempre più a Te,

che abbia speranza in Te e che ti ami.

O memoriale della morte del Signore,

pane vivo che offri la vita all'uomo,

fa' che la mia mente viva di Te,

e che ti gusti sempre dolcemente.

O pio pellicano Signore Gesù,

purifica me, peccatore, col tuo sangue,

che, con una sola goccia, può rendere salvo

tutto il mondo da ogni peccato.

O Gesù, che ora vedo,

prego che avvenga ciò che tanto desidero:

che, vedendoti col volto svelato,

sia beato della visione della tua gloria. Amen. Traduzione in versi

Dio, che Ti celi sotto questi vel,

trepido T'adoro e m'affido a Te;

tutto a Te, Signore, s'abbandona il cuor,

tutto esulta e freme, quando guarda Te.

Nulla al tatto, nulla al gusto, nulla all'occhio appar;

ma la Tua parola io risento in cuor;

credo quanto disse il Divin Figlio,

Tu, ne sono certo, sei la verità.

Hai nascosto in croce la divinità;

qui tu mi nascondi pur l'umanità;

ma io credo e spero come il buon ladron:

quello ch'egli chiese chiedo anch'io a Te.

Vide Te Tommaso e credette allor;

senza ch'io Ti veda credo a Te, Signor;

fa' che la mia fede cresca sempre più:

fammi in Te sperare arder sol per Te.

Vivo memoriale di Gesù che muor,

pane prodigioso, vita d'ogni cuor;

fa' che questo cuore viva sol per Te:

nulla gli sia dolce quanto il Tuo sapor.

Pio pellicano, mio Gesù Signore,

dal peccato, grido, lavami, Signore.

Il Tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error,

una sola stilla tutti può salvar.

O Gesù, che vedo sotto questi vel,

d'una sete grande spasima il mio cuor;

il Tuo volto santo possa contemplar

nella piena luce della gloria in ciel. Amen. Traduzione adattata

Adoro Te devotamente, oh Deità che Ti nascondi,

Che sotto queste apparenze Ti celi veramente:

A te tutto il mio cuore si abbandona,

Perché, contemplandoTi, tutto vien meno.

La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannanoPer una corretta interpretazione teologica di questo verso si veda l'omelia del teologo padre Raniero Cantalamessa, pronunciata alla presenza di papa Giovanni Paolo II nella cappella Redemptoris Mater in Vaticano la seconda settimana di Avvento il 10 dicembre 2004: «Non è che i sensi della vista, del tatto e del gusto, per se stessi, si ingannino circa le specie eucaristiche, ma siamo noi che possiamo ingannarci nell’interpretare quello che essi ci dicono, se non crediamo. Non si ingannano perché l’oggetto proprio dei sensi sono le apparenze - ciò che si vede, si tocca e si gusta - e le apparenze sono realmente quelle del pane e del vino, mentre l'intelletto (e nei rari casi della miatica, anche i sensi) colgono che la specie del pane e del vino è anche Cristo, la vera sostanza del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo risorto dalla morte di croce. Scrive san Tommaso: Fonte:

Ma solo con l'udito si crede con sicurezza:

Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio,

Nulla è più vero di questa parola di verità.

Sulla croce era nascosta la sola divinità,

Ma qui è celata anche l'umanità:

Eppure credendo e confessando entrambe,

Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.

Le piaghe, come Tommaso, non veggo,

Tuttavia confesso Te mio Dio.

Fammi credere sempre più in Te,

Che in Te io abbia speranza, che io Ti ami.

Oh memoriale della morte del Signore,

Pane vivo, che dai vita all'uomo,

Concedi al mio spirito di vivere di Te,

E di gustarTi in questo modoIlli è un avverbio traducibile con "in quel luogo, colà", e dunque in senso figurativo "nella specie del pane". sempre dolcemente.

Oh pio Pellicano, Signore Gesù,

Purifica me, immondo, col tuo sangue,

Del quale una sola goccia puòQuit (da queo, cioè potere, essere in grado di) è nel verso successivo. salvare

Il mondo intero da ogni peccato.

Oh Gesù, che velato ora ammiro,

Prego che avvenga ciò che tanto bramo,

Che, contemplandoTi col volto rivelato,

A tal visione io sia beato della tua gloria. Così sia.

Storia L'attribuzione dellAdoro te devote è stata spesso messa in dubbio o contestata a più riprese nel corso dei secoli.

Nonostante le conferme e le raccomandazioni di diversi papi, l'uso dei testi di Tommaso d'Aquino nel Rito romano non fu accertato fino al XV secolo, in particolare dopo l'approvazione da parte di Sisto IV († 1484) della sequenza Lauda Sion, da citarsi in occasione del Corpus Domini. Sussiste quindi una notevole difficoltà nell'identificare l'autore dai manoscritti. In mancanza di autografi di questo Dottore della Chiesa, l'inserimento nel rito romano fu operato sulla base della tradizione testuale e letteraria dei manoscritti, nonché sul confronto con le dottrine presentate nelle sue opere teologiche.* Auguste Gaudel, A propos de la controverse touchant l'attribution de lAdoro te à saint Thomas, dans la Revue des sciences religieuses, tome 10-2, 1930, p. 258 - 260, ivi p. 258 In tale contesto, nel 1929, Dom Henri-Marie-André Wilmalt, dopo aver studiato in dettaglio l'inno, non fu in grado di pervenire ad una conclusione definitiva. Auguste Gaudel, A propos de la controverse touchant l'attribution de lAdoro te à saint Thomas, dans la Revue des sciences religieuses, tome 10-2, 1930, p. 258 - 260, ivi p. 259 L'anno successivo, Auguste Gaudel insistette che il pensiero dell'autore espresso in corrispondenza della seconda strofa (al verso "Visus, tactus...") era diverso da quello presentato nella terza parte della Summa Theologiae. Contrariamente a Wilmart e a Gaudel, il tomista domenicano Jean-Pierre Torrell confermò la paternità di san Tommaso sulla scorta degli elementi di seguito riportati: il testo completo si trova nella quarta versione della Ystoria sacti Thome (Storia di San Tommaso) di Guglielmo di ToccoJean-Pierre Torrell, L'authenticité de l' " Adoro te devote " , in Revue des sciences religieuses, tomo 67-1, 1993, pp. 79 - 83 versione online, ivi p. 80, che fu la prima biografia del teologo; a differenza degli altri inni attribuiti al Dottore angelico, la poesia fu citata in un manoscritto del XIV secolo secondo cui frate Tommaso la pronunciò sul letto di morteJean-Pierre Torrell, L'authenticité de l' " Adoro te devote " , in Revue des sciences religieuses, tomo 67-1, 1993, pp. 79 - 83 versione online, ivi p. 81, una poesia di Jacopone da Todi, datata tra il 1280 e il 1294, contiene le stesse parole, di cui si può considerare una parafrasi; la singolare frase cuius una stila (una sola goccia, nella VI strofa) e il simbolismo del pellicano sono presenti anche in altre opere di questo Dottore della Chiesa.Jean-Pierre Torrell, L'authenticité de l' " Adoro te devote " , in Revue des sciences religieuses, tomo 67-1, 1993, pp. 79 - 83 versione online, ivi p. 82