Biografia Ardito Desio nacque a Palmanova, in provincia di Udine, il 18 aprile 1897 da Antonio Desio e Caterina Zorzella, originaria di Cividale del Friuli, primo di tre figli di cui due femmine, Nelsa e Bruna.
Frequentò le scuole elementari a Palmanova, le medie inferiori a Udine, le superiori a Cividale del Friuli e il liceo allo Jacopo Stellini di Udine.
Partecipò alla prima guerra mondiale, prima come volontario ciclista nel 1915, poi di leva come ufficiale dell'8º Reggimento Alpini. Preso prigioniero nel novembre 1917, fu liberato nell'ottobre del 1918. Divenne poi maggiore degli Alpini fuori servizio. Si laureò in Scienze Naturali a Firenze il 31 luglio 1920 con una tesi sul glaciale della Val Resia col professor Di Stefani.
Lavorò come conservatore nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano dal 1924 al 1927. Fu libero docente di Geologia nel 1927, assistente incaricato a Firenze, Pavia e Milano, professore incaricato di Geologia, Geografia fisica e Paleontologia all'Università degli Studi di Milano. Vinse il concorso per la cattedra di Geologia della medesima università nel 1931. Fu poi direttore effettivo dell'Istituto di Geologia dell'Università di Milano, da lui stesso fondato nel 1929, e professore incaricato di Geologia Applicata al Politecnico di Milano. Organizzò e diresse per tre anni al Politecnico il “Corso di tecnica delle perforazioni” e per quattro anni all'Università il “Corso di perfezionamento in geologia applicata”, sino al 31 ottobre 1967, quando venne collocato fuori ruolo per raggiunti limiti di età. Nel 1972 venne nominato "professore emerito".
Compì studi di carattere geografico, geologico e paleontologico in Italia e all'estero: in Italia specialmente sulle Alpi Giulie, sulle Prealpi Lombarde e sui ghiacciai del gruppo dell'Ortles-Cevedale, oltre a studi occasionali in Toscana e in Valle d'Aosta. La sua attività scientifica è documentata da oltre 400 pubblicazioni di varia mole e di carattere geografico, geologico, paleontologico e idrologico. Le principali opere scientifiche riguardano le Alpi Giulie, i ghiacciai dell'Ortles-Cevedale (Alpi Centrali), il Dodecaneso, la Libia, il Sahara orientale, l'Etiopia e il Karakorum. Ha scritto il trattato “Geologia Applicata all'Ingegneria” (Ed. Hoepli) e ha curato il volume “Geologia dell'Italia” e quello monografico su “L'Antartide”, editi dalla UTET.
Fra il 1966 e il 1970 partecipò ai lavori della Commissione Interministeriale Italiana per la sistemazione idraulica e la difesa del suolo ("Commissione De Marchi") come presidente della III Sottocommissione incaricata dello studio dei fenomeni idrologici connessi con la difesa del suolo e di proporre un programma di interventi.
Come giornalista scrisse per molti anni sul Corriere della Sera e su Il Giornale come corrispondente di viaggi e come collaboratore scientifico. Collaborò occasionalmente ad altri giornali e a varie riviste italiane e straniere con articoli di indole soprattutto geografica e geologica. Fu direttore della Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia della rivista Geologia Tecnica e degli Annali del Museo Libico di Storia Naturale da lui fondati.Pubblicazioni di Ardito Desio, Edizione Università degli Studi di Milano-Dip. Scienze della Terra, Milano, 1987
Ardito Desio morì serenamente a Roma il 12 dicembre 2001 all'età di 104 anni; la salma ha ricevuto sepoltura nel cimitero di Palmanova.
L'Archivio storico "Ardito Desio", che contiene la documentazione testuale, fotografica e filmata dell'attività esplorativa e scientifica di Desio, è stato ospitato presso la sede della sezione di Roma del Club Alpino Italiano e ora è depositato al Museo Friulano di Storia Naturale di Udine. La sezione testi dell'archivio è composta sia dagli scritti scientifici che dai diari delle spedizioni, dalle relazioni tecniche, da poster e cartoline e dai carteggi personali dello scienziato; la sezione immagini è costituita da circa quarantamila fotografie di vari autori e da circa quaranta filmati in bianco e nero e a colori. L'archivio contiene inoltre una sezione oggettistica riguardante principalmente oggetti utilizzati nelle spedizioni o strumentazione fotografica e tecnico-scientifica.
Viaggi e spedizioni Periodo prebellico Fra il 1921 e il 1924 effettuò due missioni (14 mesi) nelle isole del Dodecanneso (Mar Egeo) studiando e illustrando per la prima volta quell'arcipelago in un'apposita monografia geologica.Ardito Desio, Sulle vie della sete, dei ghiacci e dell'oro, Mursia, Milano 2005, ISBN 88-425-3439-0
Nel 1926 effettuò una missione geografico-geologica in Marmarica e nel territorio di Giarabub (Libia) pubblicando i risultati in quattro volumi.
Nel 1929 prese parte come geografo e geologo alla spedizione italiana del Duca di Spoleto nella catena del Karakorum (Asia Centrale). In tale occasione penetrò per la prima volta nel ghiacciaio Duca degli Abruzzi (Baltoro) ed esplorò la media Valle Shaksgam, sul versante settentrionale del Karakorum, nella quale una spedizione inglese (Kenneth Mason) non era riuscita a penetrare. Eseguì rilievi topografici in vaste aree inesplorate e lo studio geologico e geografico di tutto il territorio. Il resoconto della spedizione è contenuto in un grosso volume, da lui stesso compilato, apparso nel 1936.
Esplorazione del Sahara libico Gli studi geologici più significativi di Desio furono quelli sahariani in Libia, al tempo colonia italiana. Durante gli anni '20 e '30, compì diverse lunghe spedizioni geologiche fino a Jebel Arkenu e ai Monti Tibesti orientandosi nel deserto con bussola e teodolite, viaggiando d'estate, talvolta autofinanziandosi. A causa dell'instabilità dei rapporti con le popolazioni locali si muoveva sui dromedari protetto da una scorta armata. A questo riguardo, quando nel dopoguerra fu festeggiato a Tripoli per i suoi studi gli si presentò un uomo che confessò di aver fatto parte di una banda di razziatori che al tempo aveva tentato di assalirlo e ucciderlo.
Queste sue prospezioni pioneristiche portarono ad importanti scoperte sulla geologia sahariana, sul suo potenziale minerario e petrolifero e, in particolare, sull'idrogeologia. Inoltre, fu uno dei primi studiosi che osservò e documentò i cambiamenti climatici avvenuti nel Sahara. Infine, riconobbe i lineamenti neotettonici della costa libica.
Nel 1930 visitò, per scopi di rilevamento geologico, la Cirenaica e la Sirtica e nel 1931, per incarico dell'Accademia d'Italia presieduta da Guglielmo Marconi, attraversò il Sahara libico con una grande carovana di cammelli, rientrando alla costa attraverso il Fezzan orientale. Anche in questa occasione compì studi di carattere geologico e geomorfologico, pubblicati in quattro volumi. Nel 1932 visitò a scopo geologico il retroterra cirenaico fra le oasi di Giarabub, Gialo, Marada e la costa del Mediterraneo.
Nel 1936 individuò una ricchissima falda acquifera artesiana che venne impiegata per l'irrigazione di vaste aree della provincia di Misurata e che consentì la colonizzazione e la trasformazione agraria di quel territorio semidesertico. Nello stesso anno prese parte al primo volo sul massiccio del Tibesti (Sahara Orientale) e lungo i confini meridionali della Libia, organizzato dal governatore Italo Balbo. Nello stesso anno effettuò l'esplorazione geologica del Fezzan (per incarico della Società Geografica Italiana), di cui illustrò per la prima volta la costituzione geologica.
Dal 1936 venne incaricato dal governo della Libia di creare il Museo Libico di Storia Naturale e di dirigere le ricerche geologico-minerarie e di acque artesiane nel sottosuolo. Scoprì un giacimento di sali di magnesio e potassio (carnallite) nell'oasi di Marada e l'esistenza di idrocarburi nel sottosuolo libico, estraendo nel 1938 i primi litri di petrolio. Il programma di ricerche petrolifere per il triennio successivo, da sviluppare con il concorso dell'AGIP, prevedeva, nel quadro dei suoi studi sull'intero territorio libico (sintetizzati nella sua carta geologica di tutta la Libia), indagini nella Sirtica, da lui studiata per la prima volta dal punto di vista geologico. È proprio in quell'area che vari anni dopo vennero trovati da società statunitensi i maggiori giacimenti di idrocarburi della Libia. Lo scoppio della guerra impedì lo sviluppo di tale programma, ma prima di lasciare quel paese, 18 dei pozzi perforati per ricerche idriche davano manifestazioni di petrolio.
Nel 1940 diresse una spedizione geologica nel Tibesti, esplorandone il settore nord-orientale.
I rapporti della sua attività geologica e le mappe geologiche prodotte rilevando il deserto libico costituirono la conoscenza di base della geologia regionale utilizzata durante la fase eplorativa di ricerca petrolifera sviluppata nell'area durante gli anni '60.
Nel 1933 diresse una spedizione italiana che operò nell'Iran, scalando per la prima volta parecchie cime superiori a 4000 m nella catena dello Zagros e il Demavend (5771 m) per il versante ovest. In questa occasione segnalò la presenza di piccoli ghiacciai in quel paese.
Nel 1937 e 1938 effettuò due missioni geologico-minerarie nell'ovest etiopico (Uollega e Beni Shangul) fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, ove trovò giacimenti di oro, molibdenite e mica. La sua missione venne assalita dalla resistenza etiope perdendo parecchi uomini, fra i quali due dei cinque italiani.
Nello 1940 organizzò e diresse anche una missione geologico-mineraria in Albania (bacino del Drin Nero) per ricerche di platino, missione interrotta dalle vicende belliche.
A causa della seconda guerra mondiale sospese le sue missioni all'estero. Si dedicò allora a ricerche geologiche in Lombardia e all'elaborazione dei dati raccolti nei suoi ultimi viaggi. In quel periodo compilò tra l'altro e diede alla stampa un trattato di Geologia Applicata all'Ingegneria, un volume sui suoi viaggi in Libia (“Le vie della Sete”) e una monografia sui ghiacciai dell'Ortles-Cevedale.
Dopoguerra Nel dopoguerra riprese le sue missioni all'estero.
Nel 1952 effettuò un'ispezione geologico-mineraria in Giordania per accertare la consistenza dei giacimenti fosfatiferi
Spedizione al K2
Nel 1952 effettuò un viaggio preliminare in Pakistan e in India per predisporre una spedizione himalayana. Chiese allora il permesso al governo del Pakistan per tentare la scalata del K2 (8611 m), seconda cima del mondo per altezza. Siccome per il 1953 il permesso era già stato accordato alla spedizione nordamericana di Charles Houston, effettuò invece un rapido viaggio nel massiccio dell'Haramosh ove, per incarico del governo pakistano, prese in esame il problema del ghiacciaio Kuthiah che in tre mesi era progredito di 12 km, invadendo la valle sottostante. Di là proseguì per il ghiacciaio Baltoro, effettuando una ricognizione sino alle pendici del K2.
Essendo fallita la spedizione americana, ottenne dal governo pakistano il permesso per tentare la scalata del K2 e nel 1954 organizzò e diresse la spedizione italiana che scalò per la prima volta quella montagna, effettuando nel contempo una serie di indagini geologiche e geografiche e visitando, fra l'altro, i ghiacciai Biafo e Hispar, due fra i maggiori del Karakorum. Del suo volume sulla storia di quel viaggio sono state stampate 15 edizioni in 12 lingue. Dieci volumi di relazioni scientifiche sono stati pubblicati in lingua inglese. A questi vanno aggiunti un centinaio di scritti minori.
Nella primavera del 1955 compì una tournée di conferenze nelle due Americhe e visitò anche l'estremità meridionale della catena andina, mentre nell'estate del medesimo anno effettuò due spedizioni geologiche, una nel Chitral (Pakistan nord-occidentale) e una nell'Afghanistan centrale.