Il Borghese è un periodico politico e culturale, fondato come quindicinale a Milano dal giornalista Leo Longanesi nel 1950 e pubblicato come settimanale dal 1954 fino al 1993. La testata ha ripreso le pubblicazioni più volte per brevi periodi. Dal 2007 viene pubblicato dalla casa editrice Pagine.

Storia Fondazione e primi anni L'idea di realizzare un periodico anticonformista (slegato dalle appartenenze politiche) ad ampia diffusione nacque nel 1947R. Liucci, L'Italia borghese di Longanesi, Venezia 2002, p. 46.. Longanesi non si riconosceva nell'Italia uscita dalla guerra. Rimaneva legato a un'Italia risorgimentale e riconosceva nella borghesia dell'Ottocento la spina dorsale della società italianaR. Liucci, op. cit.. Nel pensiero di Longanesi, la borghesia è un'etica della responsabilità più che una condizione socio-economicaPiero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), con scritti di Mariuccia Salvati e Pier Giorgio Zunino, Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997..

La sua nuova creatura doveva essere diversa da quelle - tra cui Omnibus - che lo avevano reso famoso. Per questo motivo:R. Liucci, op. cit., pp. 17-18. Stampò la rivista in macchina piana e non in rotocalco; Gli articoli non furono accompagnati da fotografie, ma da disegni, fregi e da riproduzioni d'arte; Sostituì il formato lenzuolo con quello della rivista inglese The Economist, più ridotto (di conseguenza la foliazione risultò di 32 pagine contro le 16 di media di Omnibus). Anche la carta utilizzata fu diversa: Longanesi utilizzò la stessa carta con cui stampava i libri della casa editrice, una carta ruvida (cioè non patinata) di colore giallo paglierino.

Il Borghese non era tutto della Longanesi & C.: la proprietà era divisa al 50% tra la LonganesiLeo Longanesi era proprietario del 50% della casa editrice; l'altro 50% era in mano all'industriale Giovanni Monti. e la RizzoliPiero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), op. cit... La redazione era in via Borghetto, presso gli uffici della Casa editrice Longanesi.

Il primo numero uscì il 15 marzo 1950: conteneva articoli di Indro MontanelliParte degli articoli che Montanelli scrisse per Il Borghese sono stati raccolti in Indro Montanelli, Lettere a Longanesi (e ad altri nemici), Milano, 1955., Giuseppe Prezzolini, Giovanni Ansaldo, Alberto Savinio, Gaetano Baldacci, Henry Furst, Ernst Jünger e del giovane Giovanni Spadolini (quest'ultimo poco tempo dopo passò a collaborare con Il Mondo di Mario Pannunzio). Dal sesto numero (1º giugno 1950) iniziò la collaborazione di Mario Tedeschi, che si rivelò fondamentale per la testata. La tiratura dei primi due numeri fu di 15 000 copie. Longanesi aveva chiamato a collaborare sia gli amici di vecchia data (oltre a Montanelli e Prezzolini figurava anche Giovanni Ansaldo, che curò la rubrica Dizionario degli Italiani); sia gli intellettuali a lui coetanei (Camillo Pellizzi, Gaetano Greco Naccarato, Gaetano Baldacci, Luigi Bartolini, Alberto Savinio, Adriano Tilgher); sia gli allievi provenienti da Omnibus: Irene Brin, Henry Furst, Orsola Nemi. Nei numeri seguenti apparvero le firme di Colette Rosselli, Goffredo Parise, Nantas Salvalaggio, Luigi Compagnone, Elena Canino, Giovanni Artieri, Enrico Fulchignoni e Mario Monti (proveniente da Il Libraio, di cui era stato redattore capo). Quanto a Indro Montanelli, la sua collaborazione al primo numero fu un unicum, poiché fino alla fine del 1953 rimase all'estero come inviato speciale del Corriere della Sera. Dal 1954 avviò una collaborazione continuativa con il periodico. Montanelli firmò i suoi articoli sotto gli pseudonimi di Adolfo ColtanoChiaro il riferimento al campo di prigionia in cui, nei mesi successivi alla Liberazione, erano stati rinchiusi numerosi appartenenti alla R.S.I. e Antonio Siberia. Nello stesso anno cominciò ad apparire la firma di Gianna Preda, (vero nome Giovanna Predassi, 1921-1981). Nel 1956 Longanesi e Montanelli diedero una descrizione opposta della Rivolta d'Ungheria; i rapporti tra i due si raffreddarono. Montanelli interruppe la collaborazione al BorgheseLa riconciliazione avvenne nell'estate del 1957, un mese prima della morte di Longanesi..

Nel suo primo anno la rivista era divisa in due parti. La prima conteneva gli articoli sui temi di maggior rilievo; nella seconda comparivano scritti minori, rubriche, rassegne di arte e cultura, recensioni bibliografiche e discografiche.

Le inconfondibili copertine della rivista, fino al 1953 disegnate personalmente da Leo Longanesi, che curò anche la parte illustrativa del quindicinale. Il 1º giugno 1953 fu inaugurato l'inserto fotografico in carta patinata (Omnibus), che divenne in breve tempo uno dei tratti distintivi della testata. Dal 15 aprile 1954 anche la rivista principale cominciò a pubblicare fotografie; la copertina abbandonò la carta paglierino per passare alla carta lucida. Si abbandonò il bianco e nero per passare al colore. Fu deciso anche un cambio di periodicità: da quindicinale a settimanale. Le vendite salirono a 40-50 000 copieR. Liucci, op. cit., p. 19.. In quell'anno apparve una copertina che divenne famosa: una donna in carne sotto la doccia si strofinava la schiena con una saponetta tricolore (30 luglio)R. Liucci, op. cit., p. 122.. Mario Tedeschi ricorda con quanta cura Leo Longanesi realizzava le immagini che apparivano sul giornale:

Negli anni 1954–1955 furono proposti al pubblico disegni di Saul Steinberg, Edvard Munch, Toulouse-Lautrec, Marc Chagall, Charles Baudelaire, Piero Fornasetti e Giovanbattista Dalla Porta. Alcuni numeri invece furono illustrati in modo tematico, come per esempio immagini popolari di cataloghi, libri e riviste dell'Ottocento. Come risulta dallo stesso titolo, il periodico doveva ispirarsi agli ideali della borghesia, ritenuti da Longanesi: l'onestà, la parsimonia, la laboriosità, la moderazione, nonché la triade Dio, Patria e Famiglia. La posizione culturale del Borghese era improntata a una critica serrata della modernità e al rifiuto dei nuovi valori consumisticiLiucci, op. cit., p. 170.. Una delle rubriche più lette della rivista era Ricordi di ottant'anni fa di Liliana Scalero.

Le fotografie dell'inserto centrale, che prendevano di mira e stigmatizzavano la classe politica dell'epoca, furono così famose che, in quel periodo, una fotografia corrosivamente satirica veniva chiamata per antonomasia "da Borghese". Nel 1954 il «Rapporto sul comunismo in Italia» (di Mario Tedeschi) documenta per la prima volta, l'esistenza di una rete di Società commerciali del Partito Comunista Italiano con profondi addentellati in tutta la società italiana. Un'altra inchiesta del «Borghese» svela i metodi corruttivi dell'ENI e l'esistenza di un rapporto organico di proprietà tra l'ente di Stato e il quotidiano Il Giorno, con la pubblicazione delle prove e di documentiMario Tedeschi, Quarant'anni e un giornale, supplemento al «Borghese», N. 1, 5 marzo 1990.. La rivista si attirò nemici sia a destra che a sinistra. Giovanni Monti, socio di Longanesi, gli propose di staccarla dalla casa editrice (erano entrambi soci al 50%) e di sottoscrivere un aumento di capitale. Non accettando la proposta, Longanesi si ritrovò fuori dal nuovo consiglio di amministrazione e dovette lasciare la società. Abbandonando la casa editrice che portava il proprio nome Longanesi si portò via Il Borghese pagandolo 5 milioni di lireGian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, Torino 2004, pag. 81..

Dopo l'uscita dalla casa editrice, Longanesi ricominciò come editore-direttore del Borghese. All'epoca aveva una tiratura di 40 000 copie. Trovò nuove fonti finanziarie a RomaSecondo Giovanni Ansaldo i nuovi finanziamenti provennero dalla Confindustria. e prese il Borghese tutto sulle proprie spalle. La nuova denominazione sociale fu: «S.r.l. XX Settembre editrice de Il Borghese», con sede in via Bigli 15, a MilanoNon c'è dubbio che la ragione sociale avesse una forte impronta risorgimentale.. Rimase direttore fino alla morte, avvenuta il 27 settembre 1957.

I «Circoli del Borghese» Il Borghese creò un lettorato fedele. I lettori chiesero, tramite le loro lettere, al periodico di non limitarsi alla critica dello status quo, bensì di assumere anche un atteggiamento propositivo. Così nacquero i Circoli del Borghese: strutture organizzative con la funzione di rappresentare chi non si sentiva rappresentato dalle forze politiche del tempoRaffaele Liucci, op. cit...

Nel 1955 i Circoli del Borghese sorsero in varie città italiane. Il Borghese suggerì ai membri dei vari circoli di discutere attorno al libro di Ernest Renan, Che cos'è una nazione?. L'11 giugno 1955 si tenne l'assemblea nazionale dei Circoli a Milano. Venne fondata la "Lega Fratelli d'Italia",Presidente Leo Longanesi, segretario un venticinquenne, Piero Buscaroli. Cfr. Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 173. movimento che si proponeva di dare ai borghesi italiani il senso della loro forza e delle loro capacità,Liucci, op. cit., p. 140. ma il progetto terminò ancor prima della morte di Longanesi, avvenuta nel settembre 1957. Nel dicembre 2013, più di mezzo secolo dopo la fine della prima esperienza, la rete dei Circoli del Borghese venne rifondata su iniziativa del direttore, Claudio Tedeschi, e dell'editore Lucarini. Il coordinatore nazionale della rete dei Circoli del Borghese fu il giornalista Riccardo Corsetto.

La direzione Tedeschi e Preda (1957-1993) Dopo la scomparsa di Longanesi, Mario Tedeschi e Gianna Preda rilevarono dagli eredi la proprietà della testata. Tedeschi, che aveva una quota maggiore, diventò direttore, Gianna Preda redattore capo e poi vicedirettore. La sede del settimanale fu trasferita da Milano a Roma (la rivista peraltro continuò ad essere stampata a Milano). Se con Longanesi la rivista si era fatta notare per la cura grafica e la raffinatezza intellettuale tipiche del fondatore, il piglio giornalistico di Tedeschi e Preda fecero del Borghese un giornale d'attacco, con inchieste e rivelazioni p. 61.. La rivista si distinse anche per le campagne a sfondo etico e morale: a testimonianza di ciò, si può ricordare il Dizionario del malcostume, pubblicato dallo stesso Tedeschi nel 1962. Nel contempo, il Borghese cominciò a trattare più da vicino gli avvenimenti politici. I lettori del settimanale, come spiegò Tedeschi, sono «i conservatori, i quali in Italia hanno, appunto, poco o nulla da conservare, tolto un bene: la libertà. Essere conservatori oggi in Italia vuoi dire appunto conservare la libertà in vista di un domani migliore». Punti di forza del settimanale erano, oltre all'inserto fotografico e alle numerose inchieste (firmate da Luciano Cirri, Giuseppe Bonanni, Claudio Quarantotto ed altri), la "Posta dei lettori" curata da Gianna Preda. Tedeschi assunse nuovi giornalisti come Edgardo Beltrametti, Giano Accame, Alberto Giovannini, Mino Caudana, Piero Buscaroli e Alberto De StefaniLiucci, op.cit., pp. 108-109.. Nel 1963 iniziò la collaborazione, come vignettista, di Giovannino Guareschi, che arrivò al Borghese dopo aver lasciato Candido (1961). Oltre a Guareschi apparvero sul Borghese le vignette di Giuliano Nistri, Alberto Fremura e Donatella Preda.