Biografia Nacque a Senigallia, nelle Marche, il 6 marzo 1779 da una famiglia povera, svolgeva lavori popolari, come il calzolaio e il venditore e verniciatore di ombrelli, fino a quando all'età di circa 17 anni si trasferì a Roma forse per cercare fortuna ed è qui che iniziò la carriera di boia. La sua attività d'incaricato delle esecuzioni su condannati a morte durò ben 68 anni; iniziò all'età di 17 anni, il 22 marzo 1796, poi sino al 1864 raggiunse la cifra di 514 uccisioni: sul proprio taccuino Bugatti annotò 516 nomi di giustiziati, ma dal conto vengono sottratti due condannati, uno perché fucilato e l'altro perché impiccato quindi squartato dall'aiutante, per una media dunque di 7 condanne annue. Egli operò anche sotto il dominio francese, in cui compì 55 esecuzioni del totale.
Le sue prestazioni sono infatti tutte annotate in un elenco che arriva fino al 17 agosto 1864, quando ormai all'età di 85 anni, venne sostituito da Vincenzo Balducci e papa Pio IX gli concesse la pensione, con un vitalizio mensile di 30 scudi. A seguito della pensione, tornò nella sua città d'origine, Senigallia, dove visse fino al 18 giugno 1869. Ad oggi non è chiara l'esatta collocazione della tomba di Mastro Titta, ma con ogni probabilità fu sepolto nel cimitero di Senigallia non con lo pseudonimo Mastro Titta ma con il nome di battesimo, quale Giovanni Battista Bugatti, in quanto molto probabilmente a Senigallia non era temuto e avvolto dell'oscura nube tetra che lo avvolgeva a Roma, ma visto come un vecchio compaesano.
Mastro Titta eseguiva sentenze in tutto il territorio pontificio. Un anonimo autore del XIX secolo scrisse una sua finta autobiografiaMarcello Donativi, introduzione a Memorie di un boia, di Mastro Titta, ed. Trabant, 2009., intitolata Mastro Titta, il boia di Roma: Memorie di un carnefice scritte da lui stesso, nella quale gli fa descrivere in questo modo l'inizio della sua attività di giustiziere al servizio di Sua Santità: «... (omissis) impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima il prete di Cannaiola di Trevi e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassatoGrassazione: termine in italiano desueto che significa rapina a mano armata. due frati». Tale episodio ha ispirato il romanzo I topi del Papa, scritto da un discendente del Gentilucci. La finta autobiografia, scritta e pubblicata anni dopo la presa di Roma e la morte del Bugatti, è scritta in chiave anticlericale e presenta Mastro Titta come un cinico e freddo assassino, mano spietata del governo del papa.
A Valentano, presso l'archivio storico, è reperibile la testimonianza della sua prima esecuzione nella località di Poggio delle Forche, scritta in prima persona: «Il 28 marzo 1797, mazzolai e squartai in Valentano Marco Rossi, che aveva ucciso suo zio e suo cugino per vendicarsi della non equa ripartizione fatta di una comune eredità».
Il nomignolo dato al Bugatti fu poi esteso anche ai suoi successori: in alcune terre che fecero parte dello Stato Pontificio, ma a Roma in particolar modo, la locuzione mastro Titta è sinonimo di boia.
Nei lunghi periodi di inattività, svolgeva il mestiere di venditore e verniciatore di ombrelli, che aveva appreso da giovane, da qui il nome Mastro (maestro). Il boia viveva nella cinta vaticana, sulla riva destra del Tevere, nel rione Borgo, al numero civico 4 di Vicolo del Campanile.
Era malvisto dai propri concittadini; tanto che gli era vietato, per prudenza, recarsi nel centro della città, dall'altro lato del Tevere (donde il proverbio "Boia nun passa Ponte", a significare "ciascuno se ne stia nel proprio ambiente"). Siccome a Roma le esecuzioni capitali pubbliche decretate dal papa, soprattutto quelle esemplari, non avvenivano nel borgo papalino ma sull'altra sponda del Tevere - in Piazza del Popolo o a Campo de' Fiori o nella piazza del Velabro (dove Monicelli ha ambientato l'esecuzione del brigante don Bastiano nella pellicola cinematografica Il marchese del Grillo) - in eccezione al divieto, il Bugatti doveva attraversare il Ponte Sant'Angelo per andare a prestare i propri servigi. Questo fatto diede origine all'altro modo di dire romano, Mastro Titta passa ponte, a significare che quel giorno era in programma l'esecuzione di una sentenza capitale.
Il 19 maggio 1817, George Gordon Byron si trovava in piazza del Popolo mentre tre condannati (Giovanni Francesco Trani, Felice Rocchi e Felice De Simoni) venivano decapitati: il poeta descrisse questa esperienza in una lettera indirizzata al suo editore John Murray.
Lo scrittore inglese Charles Dickens, durante il viaggio che compì in Italia fra il luglio 1844 ed il giugno dell'anno successivo, mentre era di passaggio a Roma, nella giornata di sabato 8 marzo 1845Charles Dickens, Lettere dall'Italia, cap. X. Parte di testo disponibile qui. Charles Dickens, Pictures from Italy , cap. X., assistette a un'esecuzione in via de' Cerchi effettuata dal BugattiEsecuzione n° 384: Giovanni Vagnarelli del fu Agostino da Gubbio, di anni 26, coniugato, campagnolo, per grassazione, ed omicidio in persona di Anna Cotten Bavarese, condannato "al taglio della testa" li 8 marzo 1845 in via dei Cerchi, in Mastro Titta, il boia di Roma. Memorie di un carnefice scritte da lui stesso Annotazioni., che commentò nel suo libro Lettere dall'Italia.
Il mantello scarlatto che Mastro Titta indossava durante le esecuzioni è conservato nel Museo Criminologico di Roma..
Persone giustiziate da Mastro Titta Lista incompleta: sono qui riportate le note redatte dal Bugatti, il quale aveva l'abitudine di registrare le esecuzioni compiute. Si deve ad Alessandro Ademollo il ritrovamento di questo documento che venne pubblicato per la prima volta da Lapi in Città di Castello nel 1886.
Data Nominativo Luogo Colpa Pena 22 marzo 1796 Nicola Gentilucci Foligno Omicidio di un sacerdote e due frati Impiccagione e squartamento 14 gennaio 1797 Sabatino Caramina Omicidio Impiccagione 28 marzo 1797 Marco Rossi Valentano Omicidio dello zio e del cugino Mazzolatura e squartamento 7 agosto 1797 Giacomo Dell'Ascensione Roma Molti furti con scasso Impiccagione 30 ottobre 1797 Pacifico Sentinelli Jesi Omicidio del suo carceriere e della moglie di questi Impiccagione 18 gennaio 1800 Gregorio Silvestri Roma Rivoluzionario accusato di sovversione 20 gennaio 1800 Antonio Felici Roma Giovanni Antonio Marinucci Antonio Russo Grassazione Impiccagione22 gennaio 1800Pietro ZanelliRoma, PonteMonetario falsoFrancesco GropaldiGrassazione29 gennaio 1800Ottavio CappelloTentata rivoluzione con armi1 febbraio 1800Alessandro d'AndreaFurto di orologio 6 maggio 1800 Gioacchino Lucarelli, Luigi De Angelis, Lorenzo Robotti, Giovanni Rocchi, Antonio Mauro Roma Uccisione di un sacerdote e furto Impiccagione e squartamento; i primi due corpi vennero anche bruciati luglio 1800 Bernardino Bernardi Roma Complice dei precedenti Impiccagione e squartamento 19 gennaio 1801 Giuseppe Zuccherini, Giuseppe Sfreddi, Giacomo D'Andrea Roma Omicidio, criminalità organizzata e furto Impiccagione gennaio 1801 Luigi Puerio, Ermenegildo Scani, Gaetano Lideri, Leonardo Ferranti Roma Omicidi e criminalità organizzata Impiccagionesettembre 1806Giuseppe ChiappaMacerataOmicidio del padre di un giovane per 50 scudiMazzolato e squartato marzo o maggio 1816 Vincenzo Bellini, Pietro Celestini, Domenico Pascucci, Francesco Formichetti, Michele Galletti Roma Grassazione (rapina alle diligenze) Impiccagione e squartamentogennaio 1817Saverio GattafoniMacerataUxoricidioDecapitazione 19 maggio 1817 Giovanni Francesco Trani, Felice Rocchi, Felice De Simoni Roma Decapitazione 14 giugno 1821 Carlo Samuelli Roma GrassazioneDecapitazione 14 giugno 1821 Salvatore Torricelli Roma GrassazioneDecapitazione23 novembre 1825Angelo Targhini e Leonida MontanariRomaTentato omicidio e cospirazione contro il papaDecapitazione23 ottobre 1830Antonio AscolaniSan Benedetto del TrontoAvuncolicidio (Omicidio dello zio) per questione di ereditàDecapitazione7 maggio 1833Luigi Gambaccini d’ArceviaAnconaGrassazioneDecapitazione 19 agosto 1834 Michele Bianchi Osimo UxoricidioDecapitazione29 ottobre 1859Vincenzo Giovanni Battista Vendetta, detto CencioVelletriFurto di immagine sacra e altri criminiDecapitazione
Mastro Titta nella letteratura La falsa autobiografia Nel 1891 viene pubblicata Mastro Titta, il boia di Roma: memorie di un carnefice scritte da lui stesso, una falsa autobiografia di Mastro Titta che prende spunto dal taccuino di appunti effettivamente tenuto dal boia.
Il sonetto del Belli
Giuseppe Gioachino Belli ha dedicato vari sonetti a Mastro Titta e alla figura del boia. Quello riportato qui è il n. 68, composto nel 1830. L'impiccagione di cui si narra è quella di Antonio Camardella, colpevole dell'uccisione del canonico e socio in affari Donato Morgigni; impiccagione eseguita nel 1749, ben prima della nascita del Bugatti. Il boia viene però ugualmente chiamato Mastro Titta, tanta era la fama che già ai tempi del Belli, il Bugatti, giunto appena a metà della sua ultrasessantennale carriera, godeva nello Stato Pontificio.
Un padre, imbattutosi col figlioletto nella pubblica impiccagione del Camardella, si adegua ad un'antica tradizione romanesca, mostrando al figlio a fini "educativi" la lugubre cerimonia ma colpendolo nel contempo con un sonoro ceffone, perché possa ricordarsi per sempre che nessuno può ritenersi migliore di un qualsiasi delinquente e che, se non si riga dritto, anche i migliori sono destinati alla stessa fine!
Il Belli ha dedicato a Mastro Titta e al tema delle pene capitali eseguite in piazza anche i sonetti: La ggiustizzia ar Popolo, 8 dicembre 1834 Er dilettante de Ponte, del 29 agosto 1835
Rugantino Una memorabile rappresentazione di Mastro Titta è anche nella commedia musicale Rugantino (1962) di Garinei e Giovannini, nella quale alla figura del boia si sostituisce quella di un bonario e paterno vinaio, riluttante all'esecuzione di un suo conoscente di antica data. Nelle prime due messe in scena, il ruolo fu interpretato da Aldo Fabrizi.
Paolo Stoppa interpreta il ruolo di Mastro Titta nell'omonimo film del 1973, per la regia di Pasquale Festa Campanile, con Adriano Celentano e Claudia Mori.
Nell'anno del Signore Mastro Titta compare anche nella pellicola Nell'anno del Signore di Luigi Magni, nella scena finale in cui taglia il collo ai due carbonari Targhini e Montanari, venendo definito da quest'ultimo "l'uomo più moderno di Roma".
Tradizioni popolari Nella tradizione popolare romanesca è celebre la leggenda che vorrebbe Mastro Titta, ormai divenuto un fantasma, passeggiare talvolta alle prime luci dell'alba, avvolto nel rosso mantello che usava quand'era in vita, nei luoghi delle esecuzioni, presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, in Piazza del Popolo e in piazza di Ponte Sant’Angelo; si dice anche che talvolta offra una presa di tabacco a chi incontra, così come era solito fare con i condannati.
Note
Bibliografia Agostino Ademollo, Le annotazioni di Mastro Titta carnefice romano, Bologna, Forni Editore, 1966. Livio Iannattoni, Mastro Titta. Boja de Roma, Roma, Lucarini Editore, 1984, ISBN 8870330567. Lanfranco Cesari, Mastro Titta: giustizie eseguite dal carnefice romano nell'Umbria papalina, Foligno, Archeoclub d'Italia, 1998. Charles Dickens, Lettere dall'Italia a cura di Lucio Angelini; Milano, Lampi di stampa, 1999, ISBN 88-488-0080-7. Charles Dickens, Impressioni d'Italia, Lanciano, Carabba 2004, ISBN 88-88340-49-1. Anonimo (attribuito a Ernesto Mezzabotta), Mastro Titta, il boia di Roma. Memorie di un carnefice scritte da lui stesso, Tip. Edoardo Perino, Roma 1891. Riedito da Barbes, Firenze 2010.
Voci correlate Stato Pontificio Repubblica Romana (1798-1799) Repubblica Romana (1849) Mastro Titta, il boia di Roma: memorie di un carnefice scritte da lui stesso Pena di morte nella Città del Vaticano Casa del boia (Roma)
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