Il tetto è un film del 1956 diretto da Vittorio De Sica, presentato in concorso al 9º Festival di Cannes.

È considerato uno degli ultimi del filone neorealista ed è l'ultimo film neorealista di Vittorio De Sica. Il film documenta la crisi abitativa e il fenomeno dei baraccati e dell'autocostruzione a Roma, estremamente diffuso in quegli anni.. Lo spunto cinematografico è la storia di una coppia di giovani sposi che cerca un tetto dove andare ad abitare: il protagonista Natale Pilon è un giovane muratore sottoproletario emigrato insieme alla famiglia dal Veneto che vuole costruirsi una baracca abusiva ai margini di una borgata sulle sponde dell'Aniene.

Trama

Luisa e Natale si sposano. Lui, muratore, fa parte di una numerosa famiglia veneta trasferita a Roma; lei viene da un paese di pescatori e fino al matrimonio ha lavorato nella capitale come donna di servizio. L'armonia degli sposi è subito turbata da problemi economici: il padre di Luisa, offeso perché la figlia non ha chiesto il suo consenso alle nozze, rifiuta di aiutarli, e i due giovani sono costretti a vivere nella casa di lui, il che comporta mancanza di intimità e rapporti tesi con Cesare, il marito della sorella di Natale, uomo onesto e lavoratore (è muratore come il cognato) ma dal pessimo carattere.

Dopo aver lasciato la casa paterna e cercato inutilmente un altro alloggio per sé e la moglie, Natale decide di fabbricare abusivamente una baracca ai margini di una borgata. La legge prevede che un edificio abitato, anche se costruito senza alcun permesso, non possa essere distrutto se è provvisto di tetto: del resto nella stessa zona la costruzione di baracche abusive è la prassi per molti poveracci, e l'unico problema è che la costruzione dev'essere completata in una sola notte, per evitare i controlli di polizia molto frequenti durante il giorno.

Natale, d'accordo con i suoi colleghi muratori, si procura il materiale e inizia i lavori. A notte alta però la baracca è ancora lontana dall'essere terminata. L'intervento decisivo di Cesare, chiamato in extremis, permette di portare l'opera a compimento: o meglio, non del tutto, perché all'alba il tetto non è ancora terminato. All'arrivo della polizia, Luisa si fa trovare a letto con un bambino, offerto da una vicina impietosita, per cercare di scongiurare lo sgombero; il poliziotto, benché si renda conto che il tetto non è completato, decide di chiudere un occhio, e la coppia può affrontare il futuro contando se non altro su questo modesto alloggio.

Produzione Il film venne girato lungo le sponde dell'Aniene, nel borghetto dove oggi si eleva il Ponte delle Valli.

Accoglienza Incassi Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959 £ 230.553.240

Critica

Restauro Il film è stato restaurato nel 1999 grazie all'Associazione amici di Vittorio De Sica e curato da Manuel De Sica. La pellicola restaurata è stata poi proiettata il 4 aprile 2004 al Teatro Morlacchi di Perugia.

Riconoscimenti Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori film stranieri dell'anno.

1956 - Festival di Cannes Premio OCIC 1957 - Nastro d'argento Miglior sceneggiatura

Note

Bibliografia Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965 a cura di Gianni Rondolino

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Collegamenti esterni

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