Spesso annoverato tra i migliori portieri di sempre, tra i primi al mondo nel corso degli anni '90, ha trascorso le annate più brillanti della propria carriera con le maglie di e : con il club genovese ha conquistato tre Coppe Italia (1987-1988, 1988-1989 e 1993-1994), una Coppa delle Coppe UEFA (1989-1990), uno scudetto (1990-1991) e una Supercoppa italiana (1991), mentre coi milanesi ha vinto una Coppa UEFA (1997-1998), ha inoltre raggiunto, perdendole, una finale di Supercoppa UEFA, una di Coppa dei Campioni e una di Coppa delle Coppe UEFA con la Sampdoria e una di Coppa UEFA con l'Inter. Successivamente è tornato nella natia Bologna, trascorrendovi sei stagioni in Serie A e una in B, per poi concludere l'attività agonistica nel 2007, dopo una stagione nell', all'età di 40 anni.
Tra il 1989 e il 1998 ha fatto parte della nazionale italiana, con cui ha totalizzato 39 presenze, disputando due campionati del mondo da titolare ( e ) e uno da terzo portiere (); con l' ha partecipato a due edizioni dei Giochi (riserva a , titolare ad ), scendendo in campo in tre occasioni. Conta una presenza anche nell'.
A livello individuale si è aggiudicato le edizioni 1996-1997 e 2004-2005 del Guerin d'oro, in qualità di giocatore con la media voto più alta della Serie A nelle pagelle della stampa specializzata. Nel 1991 è giunto 21º nella corsa al Pallone d'oro, premio al quale è stato candidato anche nel 1997 e nel 1998; l'IFFHS lo ha inoltre classificato tra i più forti portieri europei del XX secolo e tra i migliori a livello mondiale del periodo 1987-2011, collocandolo rispettivamente in 34ª e 16ª posizione. Nell'edizione 2021 è entrato a far parte della Hall of Fame dell'Inter.
Fino al 2020, prima di essere superato da Samir Handanovič, ha detenuto il record di rigori parati in Serie A (24). Tra il 2006 e il 2016, prima di essere scavalcato da Gianluigi Buffon, è stato il portiere con più presenze nella massima serie, avendo battuto il precedente primato di Dino Zoff. Considerando anche gli altri ruoli, figura al quinto posto con 592 apparizioni, dietro Buffon, Paolo Maldini, Francesco Totti e Javier Zanetti; al momento del suo ritiro era secondo, preceduto dal solo Maldini.
Biografia È originario di Ceretolo, frazione di Casalecchio di Reno. Appassionato di basket, è membro della Fondazione Virtus, che nel 2012 ha acquisito la Virtus Pallacanestro Bologna, per poi divenirne socio di minoranza all'arrivo di Massimo Zanetti nel 2016.
Il figlio Mattia, centrocampista, ha esordito nella Primavera del nella stagione 2019-2020, e in Serie A in quella successiva.
Caratteristiche tecniche Giocatore
Portiere esplosivo ed atletico, robusto e tecnicamente completo, Pagliuca spiccava per l'abilità tra i pali, dove offriva il meglio di sé in virtù di doti acrobatiche, riflessi e senso della posizione. Tra i più abili al mondo della sua epoca nel parare i rigori.
Tra gli altri suoi pregi si ricordano il buon controllo di palla, che gli permetteva di rischiare il dribbling in caso di necessità, e il rinvio forte e preciso col piede sinistro – «da portiere sudamericano» –, che compensava qualche carenza nell'uso del destro. Tatticamente, nella di Vujadin Boškov fece parte di una retroguardia imperniata sulla classica marcatura a uomo, per poi agire da «libero aggiunto» nella difesa a zona di Sven-Göran Eriksson, con licenza di avventurarsi fuori area per anticipare l'attaccante avversario o per calciare le punizioni fischiate nella propria trequarti: tale moderna interpretazione del ruolo, frutto di una certa vocazione offensiva già mostrata in precedenza, gli consentì di non patire le innovazioni tattiche e regolamentari dei primi anni 1990, agevolando peraltro la sua ascesa a numero uno della nazionale di Arrigo Sacchi. Ricoprì un ruolo simile anche nell', durante la gestione di Roy Hodgson, tornando a svolgere compiti più tradizionali sotto la guida tecnica di Luigi Simoni.
Elegante negli interventi, ebbe come punto di riferimento Dino Zoff, ma le sue movenze furono accostate a quelle del più spettacolare Enrico Albertosi: in giovane età tendeva infatti a concedersi «qualche stravaganza» in campo, sconfinando talvolta nella platealità; negli anni successivi mitigò tale propensione, mostrandosi più essenziale e sicuro. Per buona parte della carriera fu supportato da una notevole tenuta fisica, che gli permise di restare in campo fino a quarant'anni e di disputare interi campionati senza saltare nessun incontro: degna di nota è la striscia di 247 partite consecutive giocate dal 2000 al 2007 tra Serie A e B.. Era inoltre abile nell'opporsi ai calci di rigore: prima di essere superato da Samir Handanovič nel 2020, è stato il recordman della Serie A per penalty neutralizzati (24 su 91).
Dotato di forte personalità,. aveva un rendimento costante e quasi sempre adeguato all'importanza della posta in palio – Boškov lo considerava «una sicurezza, decisivo nelle partite cruciali» –, al netto di occasionali periodi di flessione. Il tecnico Mircea Lucescu, che lo allenò per alcuni mesi all'Inter, lo definì «il migliore al mondo» nell'uno contro uno con la punta avversaria: Pagliuca, al contrario, riteneva di non brillare in tale circostanza, respingendo invece le critiche in merito a una sua presunta reticenza alle uscite alte, nelle quali si faceva generalmente apprezzare, pur senza eccellere.
Preparatore Durante la sua esperienza da allenatore di squadre giovanili si è detto attento alla serenità dei propri calciatori, chiamati a giocare con impegno ma senza «l'assillo del risultato». Come preparatore di giovani portieri considera prioritaria la bravura tra i pali, ritenendo utile ma non fondamentale l'abilità col pallone tra i piedi.
Carriera Giocatore Club Gli esordi Mosse i primi passi da giocatore nella Polisportiva Ceretolese,. giocando come centrocampista, attaccante e, occasionalmente, come portiere; intorno ai 13 anni iniziò a giocare stabilmente in porta, e dopo un anno nel Casteldebole proseguì la propria carriera giovanile nel , dove approdò nel 1982 su segnalazione di Pietro Battara.
Sampdoria 1986-1991
Nel 1986 passò in prestito alla , con la quale fu finalista del Torneo di Viareggio: le qualità messe in mostra durante la competizione convinsero il presidente Paolo Mantovani ad acquistarlo a titolo definitivo, in una operazione che comprendeva più giocatori, per circa 300 milioni di lire. Inizialmente destinato a un prestito in Serie C per la stagione 1987-1988, entrò invece in prima squadra su indicazione di Battara – divenuto nel frattempo preparatore dei portieri della Sampdoria –, facendo da riserva a Guido Bistazzoni. Dopo aver debuttato, il 6 settembre 1987, nel girone eliminatorio di Coppa Italia contro il , esordì in Serie A l'8 maggio 1988, nella partita Sampdoria- conclusasi 0-0. Fu poi preferito a Bistazzoni nella doppia finale di Coppa Italia contro il Torino, segnalandosi per un'ottima prova nella gara di ritorno che vide la Sampdoria prevalere ai supplementari. A fine stagione fu convocato come terzo portiere per i Giochi olimpici di .
Promosso titolare da Vujadin Boškov, suo estimatore, nel biennio successivo Pagliuca vinse un'altra Coppa Italia (1988-1989) e raggiunse per due volte di seguito la finale di Coppa delle Coppe UEFA: sconfitta per 2-0 dal nell'edizione 1988-1989, l'anno successivo la Sampdoria conquistò il trofeo per l'unica volta nella sua storia, battendo l' con lo stesso risultato. Grazie a questo successo i blucerchiati presero parte alla Supercoppa Europea, perdendola nella doppia sfida contro i campioni d'Europa del Milan. La Sampdoria disputò inoltre, in virtù delle due vittorie in Coppa Italia, due finali di Supercoppa italiana (1988 e 1989), perse rispettivamente contro e . Affermatosi come uno dei più promettenti portieri italiani, Pagliuca entrò nel giro della nazionale maggiore, con la quale partecipò da riserva al .
Nella stagione 1990-1991 la Sampdoria conquistò da «outsider» uno storico scudetto, epilogo di un'annata che vide Pagliuca protagonista di numerosi interventi decisivi: su tutti, spicca il rigore parato a Lothar Matthäus nella vittoriosa trasferta contro l'Inter, in cui l'estremo difensore dei genovesi salvò a più riprese il risultato. La respinta sul penalty di Matthäus consolidò la fama di para-rigori che Pagliuca aveva iniziato a costruirsi nei mesi precedenti, quando in Coppa Italia ne aveva parato uno alla a partita in corso e tre al Torino dopo i tempi supplementari; il trofeo sarà poi vinto dalla , che negherà il double alla Sampdoria sconfiggendola in finale. Tra gli altri episodi degni di nota, si ricorda il concitato finale della gara di andata contro il Torino in campionato, persa per 2-1: spintosi in avanti alla ricerca del pari, Pagliuca centrò il palo con un colpo di testa, azione comunque viziata da un presunto fuorigioco che esacerbò gli animi; al termine della partita, una veemente polemica del portiere nei confronti dell'arbitro fu punita con due giornate di squalifica. Il rendimento profuso nel corso della stagione valse a Pagliuca la 6ª posizione nella classifica IFFHS dei migliori portieri del 1991, la candidatura al Pallone d'oro (21º posto) e l'esordio in nazionale.
1991-1994 Nella stagione 1991-1992, iniziata con la conquista della prima Supercoppa italiana della sua storia, la Sampdoria partecipò, sempre per la prima volta, alla Coppa dei Campioni, giunta alla sua ultima edizione prima della rinomina in UEFA Champions League: il debutto di Pagliuca e del club nella massima competizione europea avvenne il 18 settembre 1991 in occasione del 5-0 inflitto al . Le successive vittorie nelle gare di ritorno contro i belgi dell'Anderlecht e la garantirono comunque alla Sampdoria il primo posto che le valse la finale di Wembley contro il , persa per 1-0. L'incontro, a lungo in equilibrio grazie anche alle prodezze di un Pagliuca stavolta in grande spolvero, fu deciso ai supplementari da un calcio di punizione di Ronald Koeman: il gol sollevò qualche interrogativo sulle effettive responsabilità dei giocatori in barriera e del portiere, trafitto sul proprio palo ma in parte discolpato dalla notevole potenza del tiro, che impresse al pallone una velocità di circa 112 km/h.
Pagliuca fu dunque chiamato, nella stagione 1992-1993, a misurarsi con il nuovo regolamento in cui venne introdotto il divieto per i portieri di raccogliere il pallone con le mani in caso di retropassaggio volontario di un compagno: un cambiamento, questo, che metterà in difficoltà gli estremi difensori meno avvezzi al gioco coi piedi. Pagliuca, che in estate si era detto pronto ad adeguarsi sia alle innovazioni regolamentari sia alla difesa a zona del nuovo allenatore Sven-Göran Eriksson, tornò a offrire alti livelli di rendimento, grazie anche a un'interpretazione più moderna e spregiudicata del proprio ruolo, riaffermandosi tra i migliori numeri uno della Serie A e battendo la concorrenza di Luca Marchegiani per il posto da titolare in nazionale; tuttavia, la sua stagione terminò anzitempo a causa di un serio incidente stradale occorsogli nel maggio 1993, che gli provocò la frattura di una clavicola e uno pneumotorace.
Rientrato in tempo per l'inizio dell'annata 1993-1994, chiuse il ciclo in maglia blucerchiata dopo aver contribuito in modo determinante alla vittoria di una terza Coppa Italia: decisivo ai tiri di rigore contro e , con cinque penalty respinti in totale, fu tra i migliori in campo nella semifinale contro il e nella finale d'andata contro l'. La sua ultima stagione nella Sampdoria, cui fece seguito il disputato da titolare con l'Italia, gli varrà un altro 6º posto nella classifica dei migliori portieri dell'anno stilata dall'IFFHS.
Nelle file del club genovese conta 198 presenze in campionato – che lo rendono il portiere doriano con più apparizioni in Serie AIl record precedente spettava al suo preparatore Pietro Battara, che disputò 190 partite, cfr. – e 286 complessive.
Inter 1994-1997