Biografia Fu signore di Rimini, Fano, Cesena e Fossombrone. Figlio di Galeotto I, nacque nel 1368.
A diciassette anni ebbe dal padre Galeotto I la signoria di Rimini e per concessione di papa Urbano VI fu pure rettore vicario della Provincia Romandiolæ e gonfaloniere della Chiesa.
Recuperò Santarcangelo di Romagna, che con i signori locali Gasparo, Lorenzo e Paolo Balacchi si era ribellata al padre e alla Chiesa, per poi costruirvi una torre di inusitate dimensioni: «Affinché gli Arcangeliani [= santarcangiolesi] non ardissero in avvenire di ribellarsi alla Chiesa, aggiunse alla Rocca una torre che, in altezza, e in beltà superava, [...], le più famose e nominate d'Italia, e dentro ad essa erano due scale a lumaca per salire, e discendere senza darsi intoppo, riputata poco meno che l’ottava meraviglia del mondo». Passò poi al soldo dei veneziani contro il signore di Padova, Francesco I da Carrara.
Servì i Visconti nella guerra contro Firenze e nel 1390 sconfisse un corpo di 600 cavalli che i bolognesi mandavano a Giovanni da Barbiano. Ma questi se ne vendicò mettendo a sacco il territorio di Rimini. Nel contempo Carlo cercò di impedire inutilmente a Francesco da Carrara un'invasione nei suoi domini.
Sposò nel novembre 1386Anna Falcioni, Le donne di casa Malatesta. Volume 2, B. Ghigi, 2005, p.939. Elisabetta Gonzaga, figlia di Ludovico II Gonzaga, terzo capitano del popolo di Mantova.
Nel 1391 dopo che papa Bonifacio IX gli ebbe riconfermato il vicariato di Rimini, Fano e Fossombrone. Ottenne Cantiano da Francesco Gabrielli, per questo dovette combattere contro il conte di Urbino.
Nel 1392 combatté contro Antonio degli Ubaldini, che vinse, e dal quale si fece cedere i castelli che possedeva. Nello stesso anno infranse l'alleanza col Visconti e si collegò con i nemici di lui. L'anno successivo dovette difendere Bertinoro minacciato dagli Ordelaffi, i quali invasero Cesena e Rimini, ma vennero ricacciati e vinti da Carlo a Bosecchio dopo una sanguinosa battaglia. Prese inoltre Montebello, Rotagnano e altri castelli.
Nel 1397 Carlo fu capitano generale della lega contro il duca di Milano, difendendo Mantova e, passato il Po presso Bondeno, entrato a forza a Governolo dopo un atroce combattimento navale, tolse ai ducali il naviglio, mentre l'armata terrestre batteva Ugolotto Biancardo. Nel 1398 si fece una tregua e nel 1399 Carlo esortò la signoria di Firenze a far pace col Visconti, pace che fu sottoscritta mediante l'intervento di Carlo stesso. Nel 1399, il papa gli conferì la Rosa d'OroTreccani.it. Nel 1401 Carlo passò al servizio del Visconti, per combattere Roberto di Baviera, re dei romani, chiamato in aiuto dei fiorentini. Si comportò valorosamente sotto le mura di Brescia e incontratosi in singolare certame con Leopoldo, duca d'Austria, benché ferito, lo vinse e, fatto prigioniero, lo trasse a Brescia, cooperando alla vittoria dei suoi e contribuendo alla sconfitta dei tedeschi. Nello stesso anno ottiene da papa Bonifacio IX il riconoscimento dell'esenzione dell'abate di Sansepolcro dal vescovo di Città di CastelloIl documento è pubblicato in G. P. G. Scharf, Cronisti Borghesi del Quattrocento, Selci- Lama 2011..
Morto il duca Giangaleazzo nel 1402, volle partecipare alla lega contro i suoi figli e quale vicario della Chiesa si preparò a ritogliere Bologna dalle mani dei Visconti. Dopo aver fatto incursioni nel territorio di Parma, fino alle rive dell'Enza, tentò a tradimento di entrare a Bologna, ma venne respinto e inseguito dalle milizie di Facino Cane, delle quali peraltro seppe sbarazzarsi, obbligandole a ritirarsi dentro le mura della città.
Nel 1407 venne nominato tutore del nipote Gianfrancesco Gonzaga nella guida della signoria di Mantova in attesa della sua maggiore età.
Servì quale capo dell'esercito i perugini contro Braccio da Montone, nel 1416, ma nella battaglia di Sant'Egidio sul Tevere, dopo otto ore di accanito combattimento, coperto di ferite, venne fatto prigioniero.
Servì la signoria di Firenze contro Filippo Maria Visconti, ma nella battaglia di Zagonara del 1424, presso Faenza, ancora una volta cadde nelle mani dei nemici. Condotto a Milano fu trattato con deferenza e lasciato libero.
Partecipò al concilio di Costanza per appoggiare Gregorio XII e lì incontrò Guillaume Dufay, che riportò con sé a corte. Fu plenipoteziario del papa veneziano che, per un periodo, venne anche ospitato a Rimini nell'abbazia di Santa Maria Annunziata di Scolca, dove firmò la sua rinuncia al pontificato che pose fine allo Scisma d'Occidente.
Nel 1425 calunniato dai fiorentini presso il papa, andò a Roma a discolparsi e ottenne giustizia papa Martino V, e lo Stocco benedetto.
Ammalatosi de fevera, morì nel suo castello di Longiano il 14 settembre 1429.
Partecipazione al Concilio di Costanza Nel 1411 papa Gregorio XII (al secolo Angelo Correr), cacciato da Roma dall'antipapa Giovanni XXIII, navigava senza meta nei mari che bagnano l'Italia. In dicembre il Malatesta gli offrì asilo e lo ospitò presso la sua corte. Quando, nel novembre 1414 Giovanni XXIII convocò un concilio ecumenico a Costanza, Carlo spinse il papa a parteciparvi. Gregorio XII Correr preferì non andare a Costanza, ma inviò il Malatesta munendolo di una delega in bianco confidando che avrebbe fatto le azioni giuste per favorire il ritorno all'unità della Chiesa. Carlo autorizzò il cardinale Giovanni Dominici, che si trovava in qualità di osservatore, a convocare il concilio anche a nome di Gregorio XII. Poi, sempre a nome di papa Correr, il Signore di Rimini lesse davanti all'assise la dichiarazione di renuntiatio al pontificato (4 luglio 1415). Il Concilio sancì la deposizione dei tre papi che si contendevano il Soglio di Pietro e decise l'elezione di un nuovo pontefice (11 novembre 1417). La missione di Carlo si concluse felicemente: quindici giorni dopo il Malatesta ottenne dal nuovo papa, Martino V, il reintegro nella Curia romana di Angelo Correr, che venne creato cardinale vescovo di Tuscolo e legato per la Marca Anconitana.
Discendenza Non avendo avuto figli dalla moglie Elisabetta Gonzaga, nel 1428 ottenne da papa Martino V, a scapito del ramo di Pesaro, che fossero legittimati i figli illegittimi del fratello Pandolfo, ovvero Galeotto Roberto, Sigismondo Pandolfo e Domenico.
Ascendenza
Onorificenze
Note
Bibliografia Abati Olivieri, Orazioni in morte di alcuni signori di Pesaro della casa Malatesta, Pesaro, 1784, anastatica. Amiani Pietro Maria, Memorie storiche della città di Fano, Fano, 1751. Battaglini Francesco Gaetano, Memorie istoriche di Rimino e de' suoi signori, Lelio della Volpe, Rimini, 1789. Bonoli Paolo, Istoria della città di Forlì, Forlì, 1661. Clementini Cesare, Raccolto istorico della fondatione di Rimino e dell'origine, e vite de' Malatesti, Rimini, 1617. Farulli Pietro, Annali e memorie dell'anica e nobile città di S. Sepolcro, Foligno, 1713. Farulli Pietro, Cronologia della nobile famiglia dei Malatesta, Siena, 1724. Massèra Aldo Francesco. Note Malatestiane, Galileiana, Firenze, 1911. Massèra Aldo Francesco, Cronache malatestiane dei secoli XIV e XV, in Rerum italicarum scriptores, tomo XV, parte II, Bologna, 1922. Zazzeri Raimondo, Storia di Cesena, Tipografia Vignuzzi, Cesena, 1891.
Collegamenti esterni
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