La sua opera principale è Antichità romane.

Biografia Nato ad Alicarnasso (odierna Bodrum, in Turchia), antica e florida colonia greca della Caria (una regione costiera dell'Anatolia occidentale), nella provincia romana dell'Asia proconsolare, Dionigi, come per tanti altri intellettuali greci del suo tempo, si trasferì a Roma, dove sviluppò i suoi molteplici interessi culturali grazie alla frequentazione di personaggi come Quinto Elio Tuberone, membro di una famiglia in cui erano ben vivi gli interessi giuridici.

Dionigi divenne ben presto un capofila dell'atticismo, la corrente che intendeva porre un argine allo stile oratorio pomposo che si era affermato in epoca ellenistica nell'ambito del cosiddetto "asianesimo": Dionigi, in contrapposizione a tale stile misto di prosa e poesia, sostenne i modelli oratori dell'età classica.

Dopo la fine della seconda Guerra civile romana (44-31 a.C.) passa ventidue anni a studiare la lingua e la letteratura latina nonché a preparare i materiali per la sua storia. In questo periodo diede lezioni di retorica. La data della sua morte non è nota, si suppone poco dopo il 7 a.C., anno di pubblicazione delle Antichità romane.

Opere Opere storiche La sua opera maggiore, intitolata Ῥωμαικὴ ἀρχαιολογία (Rhōmaikḕ archaiologhíā, Antichità romane), abbraccia la storia romana dal periodo mitico fino all'inizio della prima guerra punica. L'opera era divisa in venti libri, di cui rimangono interi i primi nove; il decimo e l'undicesimo sono quasi completi e degli altri libri rimangono frammenti negli estratti di Costantino Porfirogenito ed una epitome scoperta in un palinsesto da Angelo Mai a Milano.

I primi tre libri di Appiano di Alessandria e la Vita di Camillo di Plutarco incorporano molto del lavoro di Dionigi. Dionigi vuole far conoscere in modo dettagliato ai Greci la storia di Roma, città che ha conquistato il mondo e che da più di un secolo controlla la Grecia, perché gli storici greci, pur interessandosi della storia romana, non l'hanno mai trattata in maniera particolareggiata. Dionigi tiene soprattutto a dimostrare come i Romani discendano dai Greci: 17 secoli prima della guerra di Troia, il popolo da cui derivano, gli Aborigeni, sarebbero emigrati dall'Arcadia e si sarebbero stabiliti in Italia. A questa prima ondata sarebbero seguite poi altre migrazioni di popoli greci, i Pelasgi e gli Àrcadi.

Sottolineare la comune origine di Greci e Romani ha per Dionigi un significato ben preciso: vuole appianare le diversità tra i due popoli e auspicare una partecipazione diretta delle classi dirigenti greche al governo di Roma. Secondo lui, la storia è un insegnamento filosofico che procede per esempi, concetto preso dalla visione dei retori Greci. Tuttavia Dionigi ha consultato accuratamente le migliori autorità: la sua opera e quella di Livio sono gli unici resoconti ancora esistenti che siano coerenti e dettagliati.

Opere retoriche Dionigi è stato anche autore di diversi trattati di retorica, con i quali dimostra di aver studiato approfonditamente i migliori modelli attici:

"Arte retorica" ( - Tèchnē rhētorikḕ), un insieme di saggi sulla teoria della retorica. Si tratta in realtà della compilazione di estratti di vari autori, forse nessuno dei quali è effettivamente di Dionigi. "Sulla disposizione delle parole" ( - Perì synthèseōs onomátōn), dove tratta la combinazione delle parole secondo i diversi stili dell'oratoria. "Sulla mimesi" ( - Perì mimḕseōs), sui migliori modelli ed il modo in cui possono essere imitati - un'opera frammentaria. "Sugli oratori attici" ( - Perì tṑn Attikṑn rhētòrōn), un trattato sui dieci oratori attici secondo il canone di Cecilio di Calatte: ci è giunto per intero il primo libro, contenente le parti che riguardano Lisia, Isocrate ed Iseo; Del secondo libro ci è giunta una breve parte che riguarda Demostene: "Sul mirabile stile di Demostene" ( - Perì lektikḕs Dēmosthènūs deinótētos), con l'analisi stilistica. "Su Dinarco" ( - Dèinarchos), un altro degli oratori del canone. "Sul carattere di Tucidide" ( - Perì Thūkydídū charaktḕros); un breve saggio sull'opera di Tucidide. Tre lettere retoriche: due ad Ammeo (una sulle peculiarità dello stile di Tucidide, l'altra per dimostrare che la Retorica di Aristotele è posteriore alle orazioni di Demostene) e una a Pompeo Gemino (contenente giudizi letterari su Platone e diversi storici).

Bibliografia

Voci correlate Storia romana Storiografia greca Storiografia romana

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