Operazione Power Pack fu il nome in codice di un'operazione militare condotta dagli Stati Uniti d'America nell'aprile 1965 nel territorio della Repubblica Dominicana.
Paese soggetto a una forte instabilità politica dopo l'assassinio del dittatore Rafael Leónidas Trujillo nel 1961, la Repubblica Dominicana cadde preda di una violenta guerra civile a partire dal 24 aprile 1965. Le fazioni che si contendevano il potere erano rappresentate da un lato dai cosiddetti "costituzionalisti" (di orientamento progressista e favorevoli al ripristino dell'autorità del presidente Juan Bosch, deposto da un colpo di stato dei militari nel 1963) e dall'altro dai cosiddetti "lealisti" (di orientamento conservatore e rappresentati principalmente dai vertici delle forze armate che avevano deposto Bosch); la guerra civile si concentrò principalmente nelle strade della capitale Santo Domingo, teatro di sanguinosi scontri e massacri.
Il collasso dell'ordine interno e la presenza di esponenti dei movimenti comunisti dominicani nei ranghi dei costituzionalisti fecero paventare all'amministrazione statunitense del presidente Lyndon B. Johnson il pericolo che nella Repubblica Dominicana si potesse insediare un regime di estrema sinistra, a modello di quanto avvenuto nella vicina Cuba; il presidente autorizzò quindi lo spiegamento di reparti da combattimento statunitensi a Santo Domingo, inizialmente solo con la missione di evacuare in sicurezza i cittadini stranieri ma poi anche con il compito di favorire indirettamente un successo dei lealisti. Dopo brevi scontri, le forze statunitensi ebbero successo nell'isolare i quartieri cittadini controllati dalle milizie costituzionaliste, obbligandone i leader a trattare; i negoziati furono portati avanti dall'Organizzazione degli Stati americani (OSA), che per la prima volta nella sua storia approntò una missione di peacekeeping (la Forza di pace interamericana) per contribuire alla stabilizzazione della situazione.
I negoziati ebbero successo e portarono, il 3 settembre 1965, alla nomina di un governo provvisorio sotto Héctor García-Godoy sostenuto da entrambe le fazioni, che resse la nazione fino alle elezioni del giugno 1966 vinte dal conservatore Joaquín Balaguer; le ultime truppe statunitensi e dell'OSA furono quindi ritirate nel settembre 1966.
Antefatti L'eredità di Trujillo Il trentennale regime di Rafael Leónidas Trujillo sulla Repubblica Dominicana ebbe bruscamente fine il 30 maggio 1961, quando il dittatore fu assassinato con un colpo di fucile su una strada fuori la capitale Santo Domingo. Al potere dal 1930, anche se spesso mascherato da presidenti di facciata che ricoprivano formalmente la più alta carica dello Stato al posto suo, Trujillo aveva istituito sul paese un regime nepotistico, autoritario e sanguinario, caratterizzato da un forte culto della personalità e da metodi brutali per la repressione del dissenso, e pur tuttavia sostenuto dagli Stati Uniti in virtù del suo acceso anticomunismo e della stabilità economica che aveva saputo dare alla Repubblica Dominicana, paese fino troppo caratterizzato negli anni precedenti da governi deboli e corrotti intervallati da colpi di stato dei militari. Alla fine degli anni 1950, tuttavia, la politica dei servizi di sicurezza dominicani di omicidi mirati e sparizioni forzate degli oppositori politici rifugiati all'estero aveva garantito a Trujillo l'ostilità manifesta dell'intera Organizzazione degli Stati americani, e la perdita dell'appoggio da parte degli statunitensi; la stessa CIA fu in qualche misura coinvolta nel suo assassinio...
L'uccisione di Trujillo faceva parte di un tentativo di colpo di stato portato avanti da alcuni alti ufficiali delle forze armate dominicane, che tuttavia fallì rapidamente: gli apparati di sicurezza scoprirono ben presto l'identità dei cospiratori, che per la maggior parte finirono fucilati nei giorni immediatamente seguenti. Joaquín Balaguer ricopriva all'epoca la carica di presidente della repubblica, ma alla morte del dittatore furono i suoi familiari a contendersi il potere: si aprì una lotta per la successione tra il figlio di Trujillo, Ramfis Trujillo, e gli zii di quest'ultimo, Hector Bienvenido e Jose Arismendi Trujillo, ma l'amministrazione del presidente John Fitzgerald Kennedy mise bene in chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato un ripristino puro e semplice della passata dittatura; nel novembre 1961, quindi, i membri della famiglia Trujillo abbandonarono Santo Domingo dopo aver svuotato il tesoro nazionale..
Balaguer resse precariamente il potere fino al 1º gennaio 1962 quando, su pressione delle manifestazioni di piazza, accettò di condividere il governo della nazione con un "Consiglio di Stato" di sette membri scelti tra gli alti ranghi militari e tra gli uomini d'affari più in vista. Il consiglio ebbe appena il tempo di insediarsi, e il 17 gennaio fu spodestato da un colpo di stato orchestrato dal capo di stato maggiore delle forze armate dominicane, generale Pedro Rodríguez Echavarría. L'azione ebbe però vita breve: il giorno successivo il colonnello Elías Wessin y Wessin, comandante del Centro d'addestramento delle forze armate (Centro de Entrenamiento de las Fuerzas Armadas o CEFA, una forza d'élite dell'esercito dominicano), condusse un contro-colpo di stato, arrestò Echavarría e ripristinò l'autorità del Consiglio di Stato; nel seguente rimpasto di governo, Balaguer (troppo colluso con il regime di Trujillo) fu sostituito alla presidenza con Rafael Filiberto Bonnelly.
Il Consiglio di Stato indisse elezioni democratiche da svolgersi il 20 dicembre 1962, e tra le otto formazioni politiche che si presentarono alle urne furono due a raccogliere il grosso dei consensi: il Partito Rivoluzionario Dominicano (PRD) di Juan Bosch, fondato da esuli dominicani riparati a Cuba e schierato su posizioni di centro-sinistra, e l'Unione Civica Nazionale (UCN) di Viriato Fiallo, conservatore e strettamente connesso con le élite economiche della nazione. Grazie a un forte sostegno dei ceti popolari, Bosch ottenne la presidenza con il 64% dei voti e il PRD guadagnò una maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del parlamento; Bosch entrò quindi in carica come presidente il 27 febbraio 1963, il primo capo di stato liberamente eletto nel paese da molti decenni a questa parte...
La deposizione del governo Bosch
Forte della sua maggioranza parlamentare, Bosch inaugurò un vasto programma di riforme economiche e sociali, comprensivo dell'adozione di una nuova costituzione che imponeva la separazione tra Stato e Chiesa, riconosceva i diritti politici e umani fondamentali e garantiva il controllo del governo civile sulle forze armate; il governo Bosch promosse una riforma agraria comprendente una vasta redistribuzione delle terre, e incrementò la tassazione sulle attività economiche e industriali. I 24 anni di esilio dalla Repubblica Dominicana avevano tuttavia fatto perdere a Bosch il contatto con la reale situazione del paese, e le sue riforme furono ben presto percepite come troppo radicali e minacciose da vari segmenti della società dominicana: la Chiesa Cattolica locale osteggiava la secolarizzazione della società imposta dalla nuova costituzione, mentre le classi abbienti avversavano le riforme economiche liberali del nuovo governo. Vasti settori della società, dai conservatori ai militari ma anche all'interno della stessa maggioranza di centro-sinistra, furono spaventati dalla decisione di Bosch di legalizzare i movimenti dichiaratamente comunisti e dal fatto che il governo non prendeva alcuna posizione contro gli elementi più radicali dell'arco politico; iniziò a diffondersi il timore che Bosch stesse ponendo le fondamenta per un regime di stampo castrista come nella vicina Cuba, cosa che alienò al nuovo governo il sostegno, pur inizialmente dato, degli Stati Uniti..
Nel settembre 1963 Bosch ordinò la rimozione dal suo incarico del colonnello Wessin, l'ultraconservatore comandante dell'unità d'élite del CEFA; per tutta risposta, il 25 settembre 1963 i reparti fedeli al colonnello condussero un colpo di stato a Santo Domingo: Bosch fu arrestato e obbligato ad andare in esilio a Porto Rico, la costituzione del 1963 venne dichiarata come "non esistente" e le organizzazioni comuniste furono bandite. Il golpe tuttavia non trovò il sostegno dell'amministrazione Kennedy: davanti all'ennesimo rovesciamento di un governo democratico da parte dei militari, gli statunitensi interruppero le relazioni diplomatiche con Santo Domingo, sospesero gli aiuti e minacciarono l'imposizione di severe sanzioni economiche al nuovo regime. Il neo-promosso generale Wessin dovette quindi farsi da parte e lasciare il potere in mano a un "triumvirato" di politici civili, controllato da esponenti del partito conservatore UCN: Emilio de los Santos y Salcié, Donald Reid Cabral e Ramón Tapia Espinal. Il "triumvirato" fu inizialmente presieduto da Emilio de los Santos, sostituito poi il 23 dicembre 1963 da Donald Reid Cabral, un diplomatico già vicepresidente del "Consiglio di Stato" del 1962...
Reid promise nuove libere elezioni generali per il settembre 1965, ma il suo governo non riuscì a imporsi sul paese. La situazione economica era disastrosa: il calo dei prezzi dei prodotti agricoli esportati dalla nazione aveva portato a una grossa crisi economica, cui Reid cercò di porre rimedio con forti misure di austerità che gli alienarono il sostegno tanto dei lavoratori quanto degli uomini d'affari e dei gruppi professionali. Nel tentativo di recuperare risorse, Reid tagliò le spese militari e cercò di porre un freno alle attività di contrabbando portate avanti, fin dagli anni di Trujillo, dagli alti gradi delle forze armate; questo provocò più di un malcontento tra i generali, ma anche gli ufficiali di basso grado avversavano il nuovo governo, ritenuto troppo lento nell'opera di pensionamento degli alti ufficiali collusi con il vecchio regime e nell'avvicendamento dei ranghi delle forze armate. In breve, il "triumvirato" non riuscì né a imporre la sua autorità sugli ambienti conservatori, fuori e dentro le forze armate, né a proporsi come governo legittimo agli occhi delle masse popolari che avevano votato per Bosch..
L'unico successo che il governo Reid conseguì fu di ottenere il riconoscimento da parte degli Stati Uniti. La decisione di riconoscere il nuovo governo dominicano, presa da Kennedy poco prima del suo assassinio e confermata poi dalla nuova amministrazione di Lyndon B. Johnson, era più che altro dettata dalla disillusione e dall'indifferenza: all'iniziale enfasi sulla necessità di riforme democratiche nei paesi dell'America Latina si sostituì una visione più pragmatica che poneva al centro la protezione degli interessi economici e di sicurezza degli Stati Uniti, che il fortemente filo-statunitense Reid sembrava assicurare. Concentrato sui programmi di riforma interna della "Grande società" e sull'incremento della partecipazione statunitense alla guerra del Vietnam, Johnson dedicò scarsa attenzione alle vicende in corso nell'America latina; ad ogni modo, il nuovo presidente mantenne fede alla priorità, già fissata da Kennedy, di impedire il sorgere di un nuovo regime castrista (una "seconda Cuba") nella regione.
Verso la guerra civile