Gesù (titolo originale: Jésus) è un importante e classico saggio dello storico francese del cristianesimo Charles Guignebert, professore alla Sorbona di Parigi, edito nel 1933 e inteso a ricostruire - utilizzando le fonti storiche interpretate secondo il metodo storico-critico, laico e razionalista - la figura e la vita di Gesù.

Le fonti sulla figura e sulla vita di Gesù Fonti pagane Plinio il Giovane (Epistole, X, 96) scrisse nel 112 a Traiano di aver fatto arrestare delle persone che si riunivano prima dell'alba per cantare inni in onore di Cristo, come se questi fosse un dio. La lettera non dà dunque alcuna informazione sulla storicità di Gesù. Tacito (Annales, XV, 45) riporta (115 ca) che il fondatore della setta dei cristiani, «Cristo, era stato mandato a morte, durante l'impero di Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato». Pur respingendo l'ipotesi del Drews che il passo citato possa essere un'interpolazione, non si è potuto accertare da quale fonte, a sua volta, Tacito abbia tratto il nome o l'appellativo di Gesù. Resta la conferma di una tradizione popolare della sua morte sotto Ponzio Pilato, ma nulla al riguardo della sua storicità. Svetonio (Vita di Claudio, XXV) scrive (120 ca) che «egli cacciò da Roma i giudei, che si agitavano continuamente per istigazione di Chresto». Il testo testimonia di una propaganda religiosa svolta da cristiani negli ambienti ebraici, ma nulla dice sulla figura storica di Gesù. Celso (ca 180) scrive di Gesù non ignorando la tradizione evangelica. Non è possibile accertare se egli disponesse di altre fonti e pertanto la sua testimonianza «vale quanto la tradizione evangelica». Pseudo-Pilato:In A. von Harnack, Geschichte der altchristlichen Literatur, Leipzig 1893, pp. 605 e segg. una presunta relazione a Tiberio su Gesù, creduta vera da Giustino (I Apologia, 33, 9) e da Tertulliano (Apologeticum, 21), è un falso cristiano del IV-V secolo. Pseudo-Lentulo, sedicente governatore di Gerusalemme: la sua «lettera» al «Senato e al popolo romano»In D. E. von Dobschute, Christusbilder, Leipzig, 1899, pp. 319 e segg. e lo stesso personaggio sono ancora un falso cristiano.

Fonti giudaiche

Benché vissuti nel I secolo, nessuna delle numerose opere dell'ebreo Filone di Alessandria (ca 20 a.C.- circa 45) cita mai Gesù, né allude mai a Gesù Giusto di Tiberiade, morto nel 100 e autore di una storia della guerra d'indipendenza e di una cronaca ebraica da Mosè a Erode Agrippa II, entrambe perdute ma ancora note nel IX secolo al patriarca Fozio. In Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XVIII, 3, 3) si legge che «in quel tempo visse Gesù, uomo saggio, se pur è lecito chiamarlo uomo, perché compì opere mirabili e ammaestrò gli uomini che accolgono con gioia la verità. Ed egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Costui era il Messia. E i principali tra noi lo denunziarono. Avendolo Pilato fatto crocifiggere, coloro che lo avevano amato per primi non rinunciarono a lui. Giacché egli apparve loro dopo aver ripreso vita il terzo giorno. Del resto i profeti divini avevano predetto di lui questo e molti altri prodigi. La setta cristiana, che da lui prende nome, esiste ancor oggi». Le frasi in corsivo, sconosciute a Origene,Origene, Contra Celsum, I, 47, scrive infatti che Giuseppe Flavio non credeva che Gesù fosse il Messia erano invece note a Eusebio.Eusebio, Historia ecclesiastica, I, 11, 7 L'interpolazione è dunque del tardo III secolo. Nelle Antichità giudaiche (XX, 9, 1) viene citato anche Giacomo «fratello di Gesù detto Cristo». Nel Talmud, oltre a essere presenti insinuazioni ingiuriose contro Maria, la madre di Gesù, egli viene accusato di aver praticato arti magiche e di aver sobillato il popolo di Israele. per questo motivo fu «appeso alla vigilia della Pasqua» e, per aver condotto il popolo ad adorare gli idoli, non meritò «misericordia».

Fonti cristiane Gli Atti, dopo una prima redazione, intorno all'anno 80, del medico Luca, compagno di Paolo, subirono una serie di tagli, aggiunte e accomodamenti imposti da un «rimaneggiamento tendenzioso e senza scrupoli»,Guignebert, p. 36 consegnandoci una versione definitiva da porre ai primi anni del II secolo. Essi lasciano intravedere l'inizio della leggenda di Gesù «piuttosto che la realtà della sua storia». Le Lettere di Paolo, dal cui corpus tradizionale occorre espungere la lettera agli Ebrei e le tre pastorali, Timoteo 1 e 2, e Tito, non danno alcuna informazione sul Gesù storico: Paolo ha sacrificato deliberatamente Gesù al Cristo. Vantando (Galati, I, 11-19) una rivelazione privilegiata, Paolo rivendica la propria indipendenza e superiorità di apostolo e si apparta da chi, avendo conosciuto Gesù «solo nella carne», si fa forte dell'amicizia di Gesù. «Sotto l'influsso, inconsapevole ma attivo, di dottrine provenienti dai misteri sincretistici del paganesimo asiatico, concepisce il Cristo a immagine del loro Dio salvatore, che muore e risuscita per assicurare la Vita ai propri fedeli e al quale essi si uniscono grazie a un rito possente che, a un tempo, ne ricorda e rinnova il sacrificio redentore. Ecco perché egli non s'interessa effettivamente che alla dignità divina del Cristo [...] quel che Gesù ha potuto dire e fare sulla terra è divenuto quasi indifferente a chi vede ormai in lui il Signore, padrone del mondo». Le altre lettere neotestamentarie - le due di Pietro, le tre di Giovanni e quelle di Giacomo e di Giuda - sono apocrife e tarde, da porre complessivamente dal 75 al 125. Sembrano dipendere da tradizioni sinottiche, senza però rifletterle. NellApocalisse è rappresentata una glorificazione dellAgnello immolato, simbolo di Gesù, che può interessare soltanto la storia della cristologia.

I Vangeli I Vangeli secondo Marco, Matteo e Luca sono gli scritti che pretendono di riferire i fatti più interessanti e gli elementi essenziali dell'insegnamento di Gesù. Abbastanza somiglianti fra di loro, sono per questo motivo chiamati sinottici. Non è così per il quarto Vangelo: oltre alle differenze nei fatti narrati, il Gesù di Giovanni appare un personaggio molto diverso da quello della tradizione sinottica: «il carattere, il modo di fare, l'atteggiamento verso i Giudei, che egli tratta con costante durezza, il tono dei suoi discorsi, solenni e altere orazioni che i loro uditori non capiscono mai e che sono nutriti [ ... ] di profonde considerazioni sul Cristo eterno». L'autore - o gli autori - di questo vangelo, basandosi sulla materia dei sinottici e sulle lettere di Paolo, ha svolto considerazioni proprie che conducono lontano dalla storia.

La redazione primitiva dei testi dei tre vangeli sinottici, più volte ritoccati, dovrebbe risalire, per Marco, verso il 75, per Matteo, verso l'85-90 e per Luca, verso il 100-110, pertanto circa 45-80 anni dopo la morte di Gesù, periodo nel quale «le credenze e le dottrine relative alla persona del Cristo subirono rapidamente profonde maggiorazioni e gli interessi della fede primeggiarono di gran lunga sulla sollecitudine storica». Dalla loro redazione alla canonizzazione dei loro testi, passò un centinaio d'anni durante i quali le comunità cristiane, che li usavano secondo le tendenze della loro fede, non si fecero «scrupolo di migliorarli [ ... ] i nostri Sinottici furono canonici prime del loro testo, il quale subì un'elaborazione abbastanza profonda».

Le fonti dei Sinottici: la tradizione orale, i logia e lUrmarcus

La primitiva tradizione cristiana si esprimeva in aramaico e la sua trasposizione in greco, lingua nella quale i vangeli originali furono scritti, «non avvenne probabilmente senza danni». Pur presentando, a una prima lettura, notevoli somiglianze, hanno non poche differenze - per esempio, Marco tace della nascita e dell'infanzia di Gesù, mentre Matteo e Luca danno due versioni inconciliabili tra loro - e la conclusione che si trae è che «Marco è notevolmente più antico di Matteo e di Luca e che venne utilizzato da essi». Ma le parti comuni presenti in Matteo e Luca e assenti in Marco dimostrano che Matteo e Luca disponevano anche di una fonte comune, diversa da Marco, che viene chiamata λόγια (logia, discorsi o detti di Gesù), e designata con Q (iniziale di Quelle, in tedesco, fonte). Sull'ipotesi se anche Marco conoscesse Q non vi è accordo fra gli studiosi e pertanto l'analisi storico-critica ha portato alla formulazione dellipotesi delle due fonti, fondamento della tradizione sinottica, i λόγια e un Urmarcus o Proto-Marco, serie di racconti circolanti forse intorno al 50 ed entrati a far parte dell'attuale Vangelo di Marco.

Dopo circa venti anni dalla morte di Gesù, i λόγια e lUrmarcus raccolsero la παράδοσις, la tradizione orale costituita dai ricordi dei diretti discepoli di Gesù, dalla loro predicazione: in questi venti anni nacque la fede cristiana, fondata su un gruppo di idee da essi organizzate e sull'esaltazione della figura di Gesù. «Poiché il supplizio del Maestro non segnava il termine della sua azione, doveva per lo meno significarne una tappa e una trasformazione: Gesù il Nazareno scompariva per far posto al Cristo glorificato». Predicarono che Gesù, benché morto, sarebbe tornato, a dimostrazione che egli era realmente il Messia e poiché la figura del Messia - Colui che deve venire - era ben nota nell'ambiente nei quali essi agivano, occorreva adattare ad essa la figura di Gesù. Questa operazione fu fatta in buona fede: «una necessità più forte di loro cancellò a poco a poco dalla loro mente le vestigia di una realtà deludente, per incidervi la rappresentazione di una vita di Gesù adattata alle esigenze del suo messianismo; e, con uno sforzo tanto inconscio quanto irresistibile nella sua logica, essi la costruirono a rovescio del suo effettivo corso, risalendo dalla Resurrezione alla Natività».

Ogni influsso che potesse giustificare il Cristo irreale rispetto al Gesù storico fu utilizzato: dai testi profetici dell'Antico Testamento alle leggende del dio salvatore delle religioni misteriche, unitamente ai miracoli, necessari alla mentalità giudaica - «i Giudei chiedono segni»Paolo, 1 Cor., I, 22 - e all'azione degli «uomini ispirati». Naturalmente, la tradizione orale continuò a circolare insieme con lUrmarcus e i logia, che non potevano comprenderla interamente, come attestava Papia, secondo la testimonianza di Eusebio:Historia ecclesiastica, III, 39, 11 Papia «aggiunge ancora altre cose a lui provenienti dalla tradizione orale, certe parabole del Signore e certi suoi insegnamenti che hanno di che stupirci e diversi racconti interamente favolosi».Tutta la discussione sulle fonti è in Guignebert, Introduzione

La storicità di Gesù Guignebert rifiuta la tesi della critica radicale, secondo la quale il Gesù dei Vangeli è una figura mitica formata da una o più sette giudaiche sincretistiche pre-cristiane, il cui culto sarebbe stato quello di un dio sacrificato e salvatore. Le prove portate a sostegno di una identificazione di questo dio con Gesù sono inesistenti, né si comprende perché i seguaci di tali sette avrebbero dovuto rivestire questo dio di una parvenza di umanità, pretendendo oltre tutto di inserirlo in un contesto storico preciso e attuale, anziché allontanarne la leggenda nelle nebbie di un passato lontano e indeterminato.

In realtà, per i redattori dei Vangeli, l'uomo Gesù è già il Cristo: «essi ne subiscono l'umanità; il loro racconto è intessuto di variazioni leggendarie su una realtà che è a loro di fastidio [ ... ] ecco perché la pseudo-biografia che ci danno di lui è così deficiente»: insistere sull'umanità di Gesù diminuirebbe e rischierebbe di smentire la tesi della divinità del Cristo. D'altra parte, proprio Paolo è il miglior testimone della storicità di Gesù: il suo Cristo è sì un essere divino, ma è un dio che fu uomo, quando afferma che fu «nella carne un uomo nato da una donna» e quando conferma che altri apostoli, Pietro, Giovanni e il fratello di Gesù, Giacomo, diversamente da lui, hanno conosciuto realmente Gesù.Guignebert, I, cap. 1

Il nome: Gesù il Nazareno