L'antiziganismo indica il pregiudizio e l'odio generalizzato verso i popoli rom, sinti e altri gruppi, anche chiamati, per lo più con connotazione negativa, zingari, gitani o zigani.

Fin dal loro arrivo in Europa gli “zingari” sono stati definiti “stranieri pericolosi” e sono stati accusati di spionaggio, stregoneria, di essere creature diaboliche e spaventose, così come di rifiutare di lavorare per la loro “predisposizione al furto”. Pregiudizi e stereotipi di tipo razzista si verificano frequentemente in Europa, in conseguenza di credenze popolari persistenti, spesso avallate dai mezzi di comunicazione di massa, che contribuiscono ad aggravare la discriminazione nei confronti dei Rom e sinti.

Nel 2005 e nel 2006 il razzismo nei confronti delle popolazioni gitane è diventato oggetto di attenzione a livello europeo, con l'adozione di una risoluzione del Parlamento europeo, il primo testo ufficiale che parla di antiziganismo (Anti-Gypsyism/Romaphobia in lingua inglese, antitsiganisme/romaphobie/tsiganophobie in lingua francese). Le conferenze internazionali OSCE/EU/CoE di Varsavia (ottobre 2005) e Bucarest (maggio 2006), hanno confermato il termine «anti-Gypsyism» a livello internazionale. Dal 2008 l'Unione europea ha inaugurato una Strategia europea per i rom.

Storia dell'antiziganismo

La storia dei popoli romaní è una storia di oppressione che va dalla riduzione in schiavitù, espulsione e deportazione, fino agli internamenti e il genocidio sistematico, perpetrato dal regime nazista,Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari (Biblioteca di cultura storica, 236), Einaudi, Torino, 2002, ISBN 88-06-15945-3 alla persistente discriminazione quotidiana e persecuzione razzista odierna.La vergogna e la fortuna: Storie di rom, Bianca Stancanelli, Marsilio Editori spa, ISBN 8831736949.Paola Trevisan, «Le ricerche sull'internamento dei Sinti e dei Rom in Italia durante il regime fascista», in Hannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich - Culture della memoria del Novecento a confronto (Quaderni di storia cittadina, 7), Bolzano, Città di Bolzano, 2014, ISBN 978-88-907060-9-7, pp. 189-205.

Lungo la storia che li accompagna fino ad oggi si è protratta nel tempo la diffidenza nata al loro primo apparire nel Medioevo europeo: il nomadismo come maledizione di Dio; la pratica di mestieri quali forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia; le arti divinatorie identificabili come aspetto stregonesco, ecc.Leonardo Piasere, I rom d'Europa, Laterza, 2004. ISBN 978-88-420-7303-1 Di qui la tendenza delle società moderne a liberarsi di tale presenza anche a costo dell'eliminazione fisica. Tutti i paesi europei adottarono bandi di espulsione nei loro confronti, fino alla programmazione del genocidio dei rom, insieme a quello degli ebrei, durante il nazismo in Germania (porrajmos), in cui trovarono la morte circa 500.000 persone romanì. Nella stessa Auschwitz esisteva un ghetto riservato agli "zingari": erano le baracche chiamate "Zigeuner Lager".

In Germania, e nel resto dell'Europa, la popolazione romaní fu vista con diffidenza sin dal medioevoIl destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal medioevo a Hitler di Donald Kenrick e Grattan Puxon, Rizzoli, Milano 1975.. I popoli romaní, essendo popoli nomadi, si mostravano diversi dalle altre popolazioni per usi e costumi. Furono accusati di stregoneria, e durante il Sacro Romano Impero di essere spie al servizio dei turchi. Con la Riforma protestante fu severamente vietato l'accattonaggio, una delle attività principali dei popoli romaní, che giudicati come mendicanti, per di più stranieri, non erano accolti dalle parrocchie. Alcuni di questi reati erano talvolta puniti con la pena di morte.

Nel XVII secolo, in seguito alla Guerra dei Trent'anni, i paesi dilaniati dal conflitto, e soprattutto la Germania, furono travolti da un'ondata di brigantaggio che vide come protagonisti numerosi gruppi di persone appartenenti a popoli romaní spinti dalla fame. Così i principi tedeschi emanarono una serie di leggi contro di loro per fermarne le scorribande. Durante il 1700 vennero promulgate molte norme contro il vagabondaggio, il nomadismo, e in generale verso le attività romaní da parte di figure quali Augusto I di Sassonia e Adolfo Federico IV di Meclemburgo-StrelitzGuenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, pp. 6..

Con l'Illuminismo la situazione migliorò sensibilmente e molte di queste leggi furono attenuate. Si trasformarono in forme di controllo e monitoraggio, mirate all'identificazione degli individui presenti nei vari Paesi. Durante la Repubblica di Weimar le persone appartenenti a popoli romaní iniziarono a essere controllate da speciali corpi di polizia che garantivano l'ordine pubblico, imponendo documenti di identificazione e permessi per sostare in luoghi predisposti rispettando il numero di persone e carovane che erano consentite. Tutte le persone appartenenti a popoli romaní presenti sul territorio tedesco vennero schedate ed iscritte nel cosiddetto Zigeuner-Buch già dal 1905 Che . In Italia l'epurazione del territorio dalle persone appartenenti a popoli romaní venne trattata già prima dello scoppio della guerra in una circolare dell'8 agosto del 1926, dove si ordinava di respingere qualsiasi carovana priva di documenti e di segnalare quelle che non rispettavano i limiti di tempo e di itinerario fissati dalle autorità.

Nel dopoguerra in Svizzera il programma eugenetico Kinder der Landstrasse, appoggiato e finanziato dalle autorità, sottrasse dai 600 ai 2000 bambini Jenisch alle loro famiglie. La sterilizzazione forzata delle donne romanì era inoltre pratica corrente in Cecoslovacchia e altri paesi del blocco ex sovietico.

L'anti-ziganismo è proseguito anche negli anni 2000, in particolare in Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Romania e Kosovo. In Bulgaria, il professor Ognian Saparev ha scritto articoli che affermano che "gli zingari" sono culturalmente inclini a frodi e utilizzano il loro status minoritario per "ricattare" la maggioranza. L'Unione europea ha condannato la Repubblica ceca e la Slovacchia nel 2007 per la separazione forzata dei bambini romani dalle scuole regolari.

In tutta l'Europa «si è costruito lo stereotipo dello zingaro criminale incallito e irrecuperabile, negando l'identità a quel popolo e disconoscendo l'esistenza di una lingua e di una cultura Rom e di una loro struttura sociale. Non vi è stato scambio culturale con le popolazioni europee ospitanti, come viceversa accade quando due popoli, con culture differenti, vengono a contatto. Verso i rom, la risposta delle popolazioni ospitanti è stata di tipo normativo, quasi sempre repressivo, allo scopo di evitarne la presenza sul territorio nazionale o di normalizzarla, attraverso l'assimilazione»La cultura dei Rom non è stata accettata, neppure in parte, dalle popolazioni stanziali europee che li hanno ospitati. Solo in Irlanda c'è stata una parziale assimilazione con le popolazioni nomadi locali..

Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom è incerto in molti paesi.

Antiziganismo in Europa

Nel 1977 una risoluzione dell'ONU (Sottocommissione per la lotta contro le misure discriminatorie e la protezione delle minoranze) definiva gli “zingari” come la minoranza trattata peggio in Europa; mentre il Consiglio d'Europa ha più volte espresso allarmata attenzione al caso dei rom e dei sinti, con un susseguirsi di osservazioni critiche ai paesi membri dal 1969, fino ad oggi..

Secondo uno studio del 2002 delle Nazioni Unite, i cittadini rom in Europa sono arrestati per furto e rapina molto più spesso che i non-rom. Amnesty International e i gruppi per i diritti umani come l'Unione Romanì ne accusano il razzismo diffuso e istituzionalizzato. Nel luglio 2008, il magazine Business Week ha caratterizzato l'antiziganismo come una "perdita di opportunità economica" per l'Europa.

Nel 2009 il panel anti-razzismo dell'ONU ha affermato che "gli zingari soffrono di un razzismo diffuso nell'Unione europea". L'UE ha lanciato un programma intitolato Decennio di inclusione dei rom (2005-2015) per combattere questo e altri problemi.

Una rapporto di Amnesty International del 2011 afferma che "una discriminazione sistematica ha luogo nei confronti di fino a 10 milioni di rom in tutta l'Europa. L'organizzazione ha documentato il fallimento dei governi in tutto il continente nell'adempiere ai loro obblighi".

Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, è stato un forte critico dell'antiziganismo. Nell'agosto del 2008, Hammarberg ha osservato che "la retorica di oggi contro i rom è molto simile a quella usata dai nazisti e dai fascisti prima che le uccisioni di massa avessero avuto inizio negli anni trenta e quaranta. Ancora una volta, si afferma che i rom rappresentano una minaccia per la sicurezza e la sanità pubblica, non si fa distinzione fra alcuni criminali e la stragrande maggioranza della popolazione rom, il che è vergognoso e pericoloso".

Secondo l'ultima indagine di Human Rights First, i rom soffrono continuamente assalti nelle vie cittadine e in altri luoghi pubblici in Europa. In una serie di gravi casi di violenza, gli aggressori hanno anche attaccato famiglie intere nelle loro case o intere comunità in insediamenti prevalentemente romanì. I diffusi schemi di violenza sono talvolta diretti a causare danni immediati ai rom, senza distinzione tra adulti, anziani e bambini piccoli e sradicare fisicamente la presenza dei rom in città di diversi paesi europei.

Nel 2012 una rivista belga ha osservato:

Antiziganismo in Italia

Il sentimento anti-rom e sinti esiste in Italia e assume la forma di ostilità, pregiudizio, discriminazione o razzismo rivolti alle persone rom e sinte. Non ci sono dati affidabili per il numero totale di rom e sinti che vivono in Italia, ma le stime indicano tra e persone.

Molti organismi di tutela dei diritti umani, nonché studiosi ed esponenti del mondo della cultura, hanno denunciato che nei media italiani l'immagine sociale degli “zingari” viene costruita quasi esclusivamente nel racconto di fatti di cronaca, quasi sempre “nera”, piuttosto che nell'ambito di una discussione sulla tutela di una minoranza etnica riconosciuta dall'ONU, con la rappresentazione dello “straniero lontano da noi”, dello “straccione” e del “parassita”. Le istituzioni che si occupano dei Rom e sinti si trovano spesso ad affrontare il problema di una opinione pubblica ostile, orientata a considerare solo i “dati antisociali” e le “statistiche criminali” con la conseguenza di individuare nella condizione dei Rom e dei sinti un fenomeno di devianza sociale.Michele Mannoia, “Zingari che strano popolo. Storia e problemi di una minoranza esclusa”, pp. 153–154, XL Edizioni Sas, 2007, ISBN 978-88-6083-006-7 Il modello “segregazionista” che ne consegueNon siamo zingari: Viaggio antropologico nel campo della Fontanassa di Savona, Gianmaria Pace, Matisklo Edizioni, 2016, ISBN 889857276X, che contempla disuguaglianze a livello della sfera pubblica, prosegue l'assenza di una politica di “reale integrazione”.

Il dibattito sul presunto nomadismo