Biografia Nacque a Bologna il 10 ottobre 1650 figlio del conte Palatino Marcantonio Gozzadini, nipote del cardinale omonimo e di Ginevra Leoni madre di ben 19 figli. Per dottrina in campo teologico, legistico, letterario, e artistico, nonché per virtù cristiane, acquisì chiara fama. Egli apparteneva a quell'insigne casato senatorio che diede uomini illustri nelle Lettere, nelle Scienze, nelle Armi, nella Religione e nella vita pubblica.

Fu battezzato nel palazzo di famiglia di via S. Stefano 36. Nel 1658 era paggio assieme al fratello Brandoligio, di un anno più anziano, alla corte di Ferdinando II granduca di Toscana. Fin dalla sua giovinezza fu di ingegno vivacissimo e si applicò alle discipline liberali, campo in cui divenne assai dotto in particolare nell'Eloquenza, che prediligeva. In seguito divenne affermato latinista, come dimostrano le opere che manoscritte e a stampa lasciò a maggior lustro della sua memoria. Nutrì sempre una particolare affinità culturale con la letteratura amena.

Nel 1670 conseguì il dottorato in diritto canonico e assieme a Marcello Floriano Dolfi ottenne il privilegio di essere aggregato al Collegio dei Canonici. Avute rassicurazioni sulla possibilità di ricoprire una cattedra, nello stesso anno sostenne l'esame di laurea in Giurisprudenza presso l'ateneo bolognese, ottenendo la lode. Conseguì il dottorato in diritto civile nel 1674, dopo una breve parentesi nel Magistrato degli Anziani nel 1673 per seguire la tradizione di famiglia. Servì come teologo canonico del Capitolo della cattedrale di Bologna fino al 1693, essendogli stata conferita la prebenda teologale dal cardinale Girolamo Boncompagni, allora arcivescovo di questa città. Nello stesso periodo fu dapprima lettore di legge e poi professore di diritto civile presso l'università di Bologna fino al 1694, incarico che esercitò con somma lode e reputazione per venti anni. In questo periodo collaborò con Giovanni Antonio Davia- che poi divenne cardinale- con l'insigne scienziato Domenico Guglielmini, con Geminiano Montanari - docente nello Studio bolognese di matematica e astronomia- e con Eustachio Manfredi, per finalità di didattica e ricerca sperimentale. Con loro, promosse le tesi sviluppate nei cenacoli privati e insieme diedero vita all'Accademia degli Inquieti. Essendo di salute cagionevole, nel 1693, quando era ancora canonico della chiesa metropolitana bolognese, pensò di lasciare tali pesanti incarichi per viaggiare. Visitò così la Francia e le Fiandre. La scelta si rivelò giusta, perché riprese appieno le forze. Ritornato in patria, alla fine dell'anno seguente fu costretto dalla gravità dei suoi affari, a recarsi a Roma, dove fu benignamente accolto da Innocenzo XII che lo fece ascrivere nel numero dei suoi camerieri segreti. Il Papa lo aveva da poco tempo nominato a uno dei canonicati della Basilica Vaticana e aveva ottenuto anche la prebenda di teologo della stessa.

Nel dicembre 1695 fu poi prescelto per ricoprire la delicata carica di segretario dei Memoriali e nell'Agosto 1697 per quella più prestigiosa di segretario dei Brevi ai Principi.,non molto tempo dopo Gozzadini venne nominato avvocato concistoriale per la sua esperienza e destrezza nelle cose forensi. Anche a Roma non mancò di tenere le sue dotte lezioni come aveva fatto durante la docenza all'ateneo bolognese ottenendone largo plauso. Nel 1698 fu designato canonico di San Biagio di Sala Bolognese e di San Martino in Pedriolo nelle vicinanze di Casalfiumanese (Bologna).L'anno successivo si recò a Firenze per poter partecipare, tra l'altro, "all'estrazione della pietra". È plausibile che già allora avesse in mente di far realizzare dei calchi delle sculture antiche più conosciute (l'Ercole Farnese, il Gladiatore, l'Apollo, il Torso del Belvedere, la Venere Medici, il Laocoonte e ben nove pezzi della colonna Traiana), essendo amante e pratico di Belle Arti; le stesse che donò successivamente all' Istituto delle Scienze all'atto della sua costituzione nel 1714, avvenuta per volontà del generale Luigi Ferdinando Marsili. Ciò gli valse la nomina ad accademico d'onore. Egli era aggregato anche all'Accademia dei Gelati, oltre a far parte dell'antichissima Compagnia Militare dei Lombardi, della quale fu Massaro nell'anno 1727. Da Firenze tornò poi a Roma. Intanto era stato eletto pontefice Clemente XI. I suoi interessi letterari e artistici ne fecero uno dei più sensibili protagonisti della scena culturale bolognese del tempo. Egli partecipò attivamente ai fermenti culturali allora in atto facendo parte della prestigiosa accademia dell'Arcadia, conosciuta a Bologna come Colonia Renia, e divenendo membro delle più floride accademie pittoriche come l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Per queste tenne articolate orazioni in cui diede saggio delle sue capacità. Anche altri cardinali di non minor fama a lui coevi quali Pompeo Aldrovandi, Prospero Lambertini poi Papa Benedetto XIV, Filippo Maria Monti e il già citato Giovanni Antonio Davia condivisero con lui queste passioni. Egli era però non solo amante e studioso del bello nelle sue declinazioni artistiche, ma di alcune, come della pittura, ne volle conoscere i segreti tecnici per praticarla. Fu allievo infatti di celebri pittori quali Domenico Maria Canuti e Lorenzo Pasinelli, e in corrispondenza con scultori come Giuseppe Mazza e Angelo Piò. Fu con ogni probabilità sua la commissione a quest'ultimo delle sculture della Fortezza e della Prudenza e della Vergine col Bambino che adornano lo scalone del palazzo di famiglia, opera di Francesco Angelini, i cui disegni si conservano nell'archivio Gozzadini presso la biblioteca dell'Archiginnasio.

Mentre percorreva una fulgida carriera alla corte papale "fu preso dal mal di calcoli" e obbligato ad abbandonare Roma per trasferirsi a Firenze per sottoporsi a cure particolari, le quali felicemente riuscite gli ridonarono la piena salute. Deceduto papa Innocenzo XII nel 1700, per un breve periodo la corte romana parve dimenticare il cardinale Gozzadini, ma il suo successore Clemente XI, che per motivo dei comuni studi e dell'intima famigliarità lo stimava molto, lo fece arcivescovo titolare di Teodosia l'8 settembre 1700. Il 12 dello stesso mese fu poi consacrato vescovo nella chiesa romana di Sant'Ignazio dal cardinal Bandino Panciatichi assistito da prospero Bottini- titolare arcivescovo di Mira- e da Leonardo Marsili arcivescovo di Siena. Inoltre, pochi mesi dopo, il 7 Dicembre, il Papa lo confermò segretario dei Brevi e delle Lettere ai Principi e lo nominò vescovo assistente al soglio pontificio. Non mancarono le occasioni in cui fu richiesto all'alto prelato di esprimere pareri in diversi gravi affari della Santa Sede a dimostrazione di quanto le sue capacità fossero apprezzate non solo dal nuovo Papa, ma anche dalla maggioranza della corte. In tal modo ebbe l'opportunità di mostrare con quanta eleganza e grazia nella lingua del Lazio scrivesse, dando molta soddisfazione al Pontefice. Del suo amore per i letterati, e delle opere di vario genere da lui scritte ne dà testimonianza il Bonamici nell'appendice al trattato sugli scrittori delle lettere pontificie. Bonamici, nel dispiacersi del suo stile, dà un giudizio negativo sul linguaggio letterario dell'epoca, ma di contro, ammettendo che il cardinale lo rispecchiava in pieno, ne fa un poeta arcade degno dei suoi tempi..Gli scritti più famosi di questi anni di Gozzadini sono: "Gli stami d'oro" (1688)," Maria Immacolatamente Concetta" (1689), "La via Lattea" (1690), "Un'orazione recitata in Campidoglio intorno alle Belle Arti" (1705). Il 17 maggio 1706 il Papa lo scelse per esercitare "par interim" la carica di segretario della congregazione di Propaganda Fide fino al Novembre dello stesso anno, nell'assenza del suo titolare il cardinale Antonio Banchieri. Si tramanda che una delle sue più grandi doti fosse l'umiltà, e che sempre porse preghiere all'Eterno per poter degnamente sostenere l'immenso carico affidatogli, temendo, nonostante la volontà di non aver pari le forze.

Papa Clemente XI lo elevò al rango di cardinale dell'ordine dei preti nel concistoro del 15 aprile 1709 conferendogli il cappello cardinalizio il 18 dello stesso mese. Insignito della porpora cardinalizia col titolo di Santa Croce in Gerusalemme, questo mantenne sino al termine dei suoi giorni. Da quella data ebbe la perpetua amministrazione e commenda della chiesa e ospitale di San Lazzaro presso Piacenza che rinnovò a sue spese e benedì la domenica del 20 ottobre 1720.

Il 17 Febbraio 1710 Gozzadini divenne vescovo di Imola, città dove rimase fino alla morte. Per la sua elezione la diocesi e tutta la città diedero evidenti segni di pubblica felicità, ma per più di un anno il Cardinale si dovette trattenere a Roma presso il Pontefice per svolgere il delicato incarico di ministro di Stato, dovendosi occupare di rilevanti cose pubbliche.