I comitatensi erano soldati di fanteria pesante del tardo esercito imperiale romano,. e potevano appartenere alle legioni o agli ausiliari. Sono menzionati per la prima volta nella legge del 325, contenuta nel Codice teodosiano, in contrapposizione alle forze stabili lungo la frontiera romana dei riparienses (o limitanei).Codice teodosiano, VII, 20.4.

La riforma di Costantino

La loro introduzione nell'ordinamento militare avviene dopo la grande riforma militare di Costantino I,Zosimo, Storia nuova, II, 34.2. tracciata in parte da Diocleziano, con la quale scompaiono le antiche legioni da - effettivi, e vengono sostituite in parte da legioni di mille uomini ciascuna, aumentate molto di numero, fino a 100 circa (soprattutto a partire dalla morte di Costantino del 337, con la successiva divisione tra i suoi eredi: Costante I, Costantino II e Costanzo II). In sostanza le unità Comitatenses, che rappresentavano le unità "mobili regionali", ovvero quelle unità a disposizione dei singoli Cesari (nel caso dei figli di Costantino) o dei vari magistri militum non-praesentalis (non di "corte"), si suddividevano in: Legiones comitatenses, ovvero la fanteria pesante dell'esercito mobile non-praesentalis; Vexillationes comitatenses, ovvero la cavalleria dell'esercito mobile non-praesentalis;

Assieme alle legioni classiche scomparvero anche i vecchi gloriosi centurioni e i tribuni militari assunsero tutt'altro ruolo che in precedenza. Ciononostante abbiamo notizia di tribuni, ancora in epoca bizantina al tempo di papa Gregorio I.

L'esercito venne diviso in comitatensi e limitanei, i primi concentrati nelle retrovie e nelle principali città, i secondi sulla frontiera. La differenza di armamento era notevole.

I comitatensi erano armati con la lunga spatha, e la lorica hamata o la squamata senza uniformità non solo tra i diversi reparti, ma tra i diversi stessi soldati. Scomparsa l'uniformità dei tempi repubblicani e del principato, così come le più costose loriche segmentate.

Addestramento ed equipaggiamento Anche il sistema di schieramento e combattimento, e conseguentemente l'addestramento, non avevano più nulla a che vedere con le antiche legioni, ma molto più con quello delle truppe ausiliarie. Gli scudi ovali e rotondi, utilizzati già in precedenza, diventano preminenti; solitamente vengono dipinti con il monogramma di Cristo, ma anche molto frequentemente con il simbolo "regimentale" dell'unità di appartenenza, come si può evincere dalla notitia dignitatum.

La parte posteriore ospitava delle frecce piombate (plumbate), che venivano scagliate a distanza ravvicinata prima di ingaggiare il corpo a corpo. Le frecce piombate erano in qualche misura in sostituzione del pilum, la vecchia lancia da tiro che aveva l'importante compito di rendere inutilizzabile lo scudo della fanteria nemica. Le frecce piombate tendevano invece semplicemente a cercare di causare il maggior danno possibile, in quanto efficaci contro milizie barbariche prive di armature e scudi efficienti.

Le corazze utilizzate rimangono la lorica hamata, nelle versioni corte o lunghe fino al ginocchio e con maniche lunghe, come pure le loriche squamate; la lorica segmentata sparisce nella fanteria, ma rimane in uso alla cavalleria soprattutto pesante; ad essa vengono applicate maniche segmentate. Con il tempo l'esercito romano aveva capito che le loriche hamate e squamate presentavano notevoli vantaggi dal punto di vista produttivo e della manutenzione; inoltre le squamate risultavano flessibili e leggere e sufficientemente robuste, soprattutto permettevano di coprire parti del corpo quali gambe e braccia. Il problema della lorica hamata nel resistere ai dardi fu risolto con il thoracomachus, indumento pesante da indossare sotto la corazza e con imbottitura per il collo; oltre a sostenere il peso della corazza permetteva l'assorbimento dei colpi e impediva ai dardi di raggiungere direttamente il corpo quando essi riuscivano a perforare gli anelli.

Gli elmi erano molto più semplici, del tipo Intercisa per la fanteria o Concesti conici; tipo Bersakovo conico con paranaso per la cavalleria; anche i primi due modelli avevano varianti con il paranaso e tutti quanti una volta allacciati avvolgevano completamente testa, guance e nuca. Risultavano facili da produrre ed erano di buona qualità. Da quanto risulta da ritrovamenti archeologici, potevano essere rivestiti da argento o addirittura oro per gli ufficiali.

Le truppe del tardo impero erano meno romane, ma più specializzate; lo scopo era soprattutto di avere sempre un grande quantitativo di truppe mobili da concentrare in quelle zone ove avvenivano incursioni barbariche. Oltre tutto, dopo la crisi del terzo secolo, i romani avevano notato che le grosse unità, lo erano solo sulla carta, in quanto i continui distacchi di truppe per le campagne belliche e per le guerre civili avevano lasciato deboli ed inconsistenti le legioni sul confine; le truppe ausiliarie, composte da unità di 550 uomini, risultarono più flessibili ed utili ed in grado di adattarsi ad ogni ambiente.

Diocleziano e Costantino sancirono con una riforma ciò che ormai da due secoli era evidente.

Premesse e conseguenze della riforma Appare evidente come le truppe del tardo impero, e i comitantensi non vi fecero eccezione, nonostante la nomea di truppe d'élite, avessero assorbito profondamente i costumi barbarici e in parte orientali. Ciò era dovuto in parte ai cospicui reclutamenti fra i barbari, che erano frequenti anche tra i comitatensi stanziati nelle province interne, in parte a mutamenti dettati dalla crisi economica e politica che rese insostenibile mantenere il vecchio equipaggiamento, ma richiedeva una centralizzazione e standardizzazione più spinta.

Molti autori contemporanei, tra cui Zosimo, ci mostrano questi soldati come scarsamente preparati alle fatiche della guerra dopo lunghe permanenze in città, dove anzi, grossi raggruppamenti di uomini, oltre a rappresentare un onere insostenibile in termini di mantenimento, tendevano a creare danno alla popolazione locale:

Questo giudizio severo rifletteva un certo modo di pensare della élite culturale molto legato alle antiche tradizioni; la realtà era che il nuovo esercito risultò più efficace ed efficiente del vecchio la cui rigidità fu causa della crisi militare del terzo secolo e la quasi distruzione dell'impero. La rovina del nuovo furono le continue e sanguinose guerre civili e la separazione de facto tra oriente e occidente.

Imbarbarimento e dissoluzione in Occidente L'inizio della disgregazione (379-395)

L'inizio della disgregazione dell'esercito nazionale romano cominciò con la guerra gotica del 376-382 e la rovinosa disfatta di Adrianopoli del 9 agosto 378, nella quale perì gran parte dell'esercito di campo romano-orientale insieme allo stesso Imperatore Valente. L'Imperatore della parte occidentale, Graziano, ritenendo troppo gravoso per sé governare l'intero impero, associò al trono Teodosio, nominandolo Imperatore d'Oriente e affidandogli la guerra contro i Goti. Teodosio, salito al trono nel 379, ereditò dal suo predecessore Valente una situazione disastrosa, con l'esercito disastrato in seguito alla disfatta di Adrianopoli, e con i Balcani devastati dai Goti vittoriosi. Teodosio I si trovò in notevoli difficoltà quando tentò di ricostituire in tempi brevi un esercito nazionale: le resistenze dei proprietari terrieri a permettere ai propri contadini di svolgere il servizio militare (soprattutto per il timore di perdere manodopera) e la scarsa volontà da parte dei romani stessi a combattere (le leggi romane del tempo lamentano che molti, pur di non essere reclutati, arrivavano persino a mutilarsi le dita della mano) lo costrinsero a fare sempre maggior affidamento sui barbari..

Zosimo narra che Teodosio, pur di colmare le perdite subite dall'esercito, fu costretto a ricorrere al reclutamento massiccio di barbari, tra cui molti goti spinti a disertare e a passare dalla sua parte.Zosimo, IV,30. Alcuni di questi goti si rivelarono fedeli all'Impero, come il generale Modare, che nel 379 riuscì ad espellere i propri connazionali dalla Tracia pacificandola.Zosimo, IV,25. Tuttavia, secondo il racconto di Zosimo, i disertori goti, che superarono presto in numero le reclute romane, diedero preoccupanti segnali di indisciplina:

Dubitando della fedeltà dei disertori barbari arruolati nelle legioni, molti dei quali di origine gotica e quindi connazionali dei barbari che avrebbero dovuto combattere per conto dell'Impero, Teodosio, prudentemente, trasferì parte dei barbari in Egitto, e le legioni dell'Egitto in Tracia. Nonostante questa precauzione, l'esercito, riempito di barbari e caduto nel disordine più totale, non poté che perdere un'altra battaglia contro i Goti nei pressi di Tessalonica (estate 380), nella quale l'Imperatore stesso scampò a stento alla cattura; Zosimo attribuisce la sconfitta al tradimento dei disertori goti che defezionarono in favore del nemico nel corso della battaglia.Zosimo, IV,31.

L'intervento delle truppe romano-occidentali inviate dall'Imperatore d'Occidente Graziano costrinse però i Goti a ritirarsi in Tracia, dove negoziarono un trattato di pace con Teodosio I.Zosimo, IV,33. La sconfitta subita, infatti, aveva convinto Teodosio dell'impossibilità di poter vincere in maniera definitiva i Goti e della necessità di firmare una pace di compromesso con essi. I Goti, con il trattato del 3 ottobre 382, divennero foederati di Roma: si stanziavano in territorio imperiale, nelle due province settentrionali della Tracia (Moesia II e Scythia Minor) e presumibilmente in Macedonia, sotto il comando dei loro capi e probabilmente non erano obbligati a versare tasse all'Impero; in cambio si impegnavano a fornire contingenti alleati all'esercito romano-orientale in caso di necessità.

Teodosio I fece molto affidamento sui barbari, reclutandone molti anche in seguito. Quando nel 386 Promoto, generale di Teodosio, sconfisse i Greutungi e ne fece molti prigionieri, l'Imperatore decise di insediare parte dei prigionieri greutungi in Asia Minore in qualità di dediticii o laeti, mentre ne reclutò una parte nell'esercito romano-orientale, con l'intenzione di rinforzare il suo esercito in vista di una spedizione contro l'usurpatore occidentale Magno Massimo.Zosimo, IV,39. Zosimo riferisce che nella Tracia settentrionale, nella provincia di Scythia Minor, Teodosio I aveva insediato truppe di barbari, riempiendoli di doni; questi però furono accusati di cospirare contro l'Impero dal generale Geronzio, che li assalì e li sconfisse in battaglia.Zosimo, IV,40. Teodosio I prese però le difese dei barbari dando loro ragione e punendo Geronzio, i cui tentativi di giustificare l'accaduto accusando i barbari di cospirazione furono vani.