Considerata tra le interpreti più celebri della musica italiana, ha iniziato la propria carriera negli anni cinquanta attraversando oltre sei decenni di attività. Nota per la sua versatilità interpretativa, ha spaziato dalle canzoni della mala al pop d’autore, approfondendo la musica brasiliana attraverso collaborazioni prestigiose e lavorando inoltre con diversi musicisti di area jazz. Ha pubblicato più di cento lavori, tra album, EP e compilation, e si stima che abbia venduto oltre 65 milioni di dischi durante la sua carriera. Ha partecipato 8 volte al Festival di Sanremo come concorrente e, tra i riconoscimenti più importanti e prestigiosi, ha ricevuto diversi premi dal Club Tenco.

Biografia Figlia di un industriale farmaceutico, Nino Vanoni, e di Mariuccia, dopo avere studiato dalle Orsoline, frequentò diversi collegi in Svizzera, Francia e Inghilterra con il desiderio di diventare estetista.

Anni cinquanta: Gli esordi, Il Piccolo e Strehler, le canzoni della mala Nel 1953, appena diciannovenne, si iscrisse all'Accademia d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler. In realtà il provino risultò fallimentare, come ammesso dalla stessa Vanoni, ma Sarah Ferrati, nota attrice di prosa e membro della commissione esaminatrice, riconobbe comunque nella sua voce e nel suo atteggiamento un talento promettente. Durante i primi anni osservò gli attori più esperti, come la stessa Ferrati e Tino Buazzelli, assimilando voci, gesti e modalità interpretative, e iniziando così a costruire e affinare le proprie capacità sceniche.

Il debutto teatrale avvenne nel 1956, con Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello.

Il 13 aprile 1957 avvenne, invece, il debutto canoro, durante la prima al Piccolo Teatro del dramma I Giacobini di Federico Zardi, in cui intervenne nei cambi di scena eseguendo alcune ballate ispirate alla Rivoluzione francese, tra cui Les rois s’en vont e La Seine est rouge. Da questa esperienza nacque l’idea di una cantante colta e raffinata, che suscitò subito interesse. L’anno successivo Strehler le costruì un repertorio su misura: collaborando con autori, come Amodei, Carpi, Fo e Negri, il regista prese spunto da antiche ballate dialettali per creare nuovi testi sul tema della malavita, con protagonisti quali poliziotti, criminali, carcerati e minatori, dando origine alle cosiddette canzoni della mala. Per accrescere la curiosità del pubblico, venne suggerito che si trattava di canti popolari tramandati da manoscritti antichi. La Vanoni intraprese così la sua prima tournée teatrale, conclusa nel 1959 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Il 10 luglio 1958 firmò il contratto con la casa discografica Dischi Ricordi, appena nata (il suo fu il primo contratto firmato da un artista per questa etichetta) e nel mese di ottobre del 1958 registrò la sua prima incisione discografica, pubblicando un EP intitolato Le canzoni della malavita, con i brani Saint Lazare di Aristide Bruant, Jenny delle Spelonche, da L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht, Sentii come la vosa la sirena e Canto di carcerati calabresi.

Nel dicembre del 1959 uscì il secondo EP, Le canzoni della malavita vol. 2, contenente i brani Hanno ammazzato il Mario, La zolfara, Ma mi e Le mantellate.

Alcuni dei brani legati al repertorio delle "canzoni della mala" incontrarono inizialmente riserve da parte della censura radiotelevisiva, che giudicò poco opportuni i temi trattati.

Le interpretazioni, caratterizzate da una timbrica vocale insolita e da uno stile espressivo non convenzionale, suscitarono fin dagli esordi un significativo interesse da parte del pubblico e della critica.

Terminato il rapporto professionale (e personale) con Strehler, si allontanò dal Piccolo Teatro per intraprendere un percorso artistico autonomo.

Anni sessanta: Paoli, i primi successi e lo schermo

Nel 1960, alla Dischi Ricordi, Ornella Vanoni incontrò Gino Paoli. Tra i due nacque immediatamente un legame sia sentimentale sia artistico destinato a lasciare un segno profondo nella musica italiana. Paoli scrisse per lei Me in tutto il mondo, considerata il primo vero brano d'amore a lei dedicato; poco dopo, affascinato dalle sue "mani grandi", compose Senza fine. Il brano, pubblicato come singolo nel 1961, rappresentò il primo grande successo per l'interprete milanese e soprattutto una svolta decisiva: la Vanoni abbandonò progressivamente l'immagine cupa della "cantante della mala" per assumere un profilo più moderno e sensuale.

Nell'autunno dello stesso anno uscì il suo primo 33 giri omonimo, Ornella Vanoni, il quale occupa sul lato A del disco il repertorio delle canzoni della mala e sul lato B brani del suo nuovo stile artistico. Dal disco venne estratto come nuovo singolo il brano Cercami, idealmente rivolto a Paoli, che venne presentato in ottobre a Canzonissima 1961 ottenendo un ottimo successo commerciale – circa 100 000 copie vendute – e contribuì a consacrare la cantante come una delle voci più espressive, sofisticate e riconoscibili del panorama musicale italiano.

Parallelamente alla musica, la Vanoni continuò l'attività teatrale. Nello stesso anno vinse il premio San Genesio come migliore attrice per la sua interpretazione ne L’idiota di Marcel Achard; due anni dopo, ricevette nuovamente il premio per la performance in La fidanzata del bersagliere di Edoardo Anton. Sempre nel 1961, affrontò per la prima volta il cinema interpretando la vestale Tarpeia nel peplum Romolo e Remo di Sergio Corbucci. Si trattò di un’apparizione episodica, così come quella dell’anno successivo nel melodramma storico Col ferro e col fuoco di Fernando Cerchio, tratto da Henryk Sienkiewicz.

Sul finire del 1962, Ornella Vanoni pubblicò il singolo Anche se, scritto sempre da Paoli il quale aveva già inciso il pezzo qualche mese prima nel suo album Le cose dell'amore. La versione della Vanoni, impreziosita dall’arrangiamento di Ennio Morricone, ottenne un buon successo di vendita. Sulla scia di questo risultato, la Dischi Ricordi pensò di lanciare Ornella Vanoni al Festival di Sanremo del 1963, con il brano Ricorda, firmato da Mogol (all'epoca suo produttore) insieme a Carlo Donida. La cantante, però, rifiutò la proposta e il brano venne quindi affidato a Milva, che al Festival si classificò al quinto posto. Nonostante la sua rinuncia, la Vanoni incise ugualmente Ricorda: la registrazione uscì nel marzo 1963 come lato B del singolo C'eri anche tu. In estate venne pubblicato il brano Coccodrillo, che riceve un discreto successo di vendita, a cui farà seguito Che cosa c'è, sempre di Gino Paoli.

Nello stesso anno comparve nel musicarello Canzoni in... bikini e in autunno sostituì Lea Massari nel ruolo di Rosetta nella riedizione della commedia musicale Rugantino di Garinei e Giovannini giungendo nel febbraio del 1964 a Broadway, al Teatro Mark Hellinger, dove per tre settimane si registrò il tutto esaurito. Durante la preparazione del suo ruolo, la Vanoni incise alcuni brani della commedia, come Roma nun fà la stupida stasera, È l'omo mio e Na botta e via. Queste registrazioni, insieme ai successi incisi nell'arco dell'intero anno, vennero inserite nel secondo album dell'interprete milanese, dal titolo Le canzoni di Ornella Vanoni, sempre del 1963.

Nel 1964, Ornella Vanoni visse un anno particolarmente intenso, diviso tra teatro e musica. Pubblicò diversi singoli, tra cui Siamo pagliacci e Poco sole; proprio con quest'ultimo partecipò alla prima edizione del Disco per l'estate dove arrivò in finale e il brano divenne anche una delle canzoni del film musicarello I ragazzi dell'Hully Gully. La vera consacrazione arrivò però in settembre: Ornella Vanoni vinse il Festival di Napoli interpretando Tu sì 'na cosa grande, in coppia con Domenico Modugno e ottenne anche il secondo posto con Ammore mio, questa volta in coppia con Nunzio Gallo. Il successo fu determinante: per la prima volta la Vanoni non veniva più percepita soltanto come interprete sofisticata o attrice-cantante, ma come protagonista della scena musicale nazionale.

Nello stesso anno il regista Carlo Lizzani le offrì la prima vera occasione da attrice nel film Amori pericolosi, affidandole un episodio nel quale interpreta il ruolo di una prostituta, mettendo in mostra un’intensità drammatica che richiama le atmosfere delle sue "canzoni della mala". La critica notò ancora una volta le sue qualità espressive, ma proprio questa esperienza contribuì a chiarire definitivamente la direzione che desiderava dare alla propria carriera.

Dopo alcuni anni trascorsi oscillando tra palcoscenico teatrale, cinema e musica, la Vanoni maturò infatti una scelta precisa: dedicarsi principalmente al mondo della canzone. A sancire questa svolta fu la pubblicazione, verso la fine del 1964, di Non dirmi niente, adattamento italiano del brano Don't Make Me Over di Burt Bacharach, reso celebre, nel 1962, da Dionne Warwick.

L'esordio a Sanremo e Studio Uno Conclusa la prima fase divisa tra teatro e cinema, nel 1965 Ornella Vanoni decise di presentarsi per la prima volta al Festival di Sanremo, portando in gara il brano Abbracciami forte, interpretato in coppia con Udo Jürgens e scritto da Mogol insieme a Carlo Donida. La sua prima esperienza sanremese fu tutt'altro che semplice: in quei giorni la cantante era impegnata a teatro con Rugantino in Sardegna e dovette raggiungere Sanremo in condizioni difficili, a causa di una violenta nevicata che rallentò gli spostamenti. Nonostante le difficoltà riuscì comunque ad arrivare in tempo al Salone delle feste del Casinò per esibirsi.

Abbracciami forte giunse in finale, ma non convinse pienamente la stessa Vanoni: negli anni lo avrebbe spesso indicato come uno dei meno riusciti del proprio repertorio, segno di un rapporto artistico piuttosto freddo con quella partecipazione. Paradossalmente, però, il pubblico reagì in maniera positiva alla sua interpretazione: Abbracciami forte ottenne un buon successo commerciale, arrivando fino al 7º posto nelle classifiche di vendita, contribuendo a consolidare la presenza della Vanoni nel panorama della musica leggera italiana.

Nello stesso periodo tornò a partecipare al Disco per l'estate con il brano Caldo, scritto da Pino Donaggio. La canzone, tuttavia, non riuscì a superare le fasi finali della competizione. Parallelamente venne pubblicato il suo terzo album, l'omonimo Caldo, un disco che raccoglieva i brani più rappresentativi del periodo, compreso il materiale legato alla sua recente esperienza sanremese. L’album ottenne un riscontro commerciale molto positivo, risultando il 16º disco più venduto del 1965.

Nello stesso periodo, il brano Senza fine venne scelto per la colonna sonora del film Il volo della fenice, diretto da Robert Aldrich. Nel mercato internazionale la canzone venne inserita nell'interpretazione di Connie Francis, mentre nella distribuzione italiana venne utilizzata la versione originale cantata da Ornella Vanoni. La presenza del brano nel film contribuì a rilanciarne la diffusione oltre i confini nazionali. Senza fine conobbe una nuova stagione di popolarità e si affermò definitivamente come un successo internazionale.