Il mortaio è un pezzo di artiglieria a tiro curvo (l'angolazione della canna è sempre superiore ai 45°) utilizzato per l'appoggio di fuoco indiretto tramite il lancio di bombe a bassa velocità e per battere obiettivi che non possono essere colpiti dal tiro di pezzi d'artiglieria a tiro diretto, in quanto posti dietro ostacoli verticali. Tipicamente, la lunghezza della canna è inferiore a 15 volte il calibro, ma esistono eccezioni.
Normalmente, il mortaio è l'arma utilizzata per il proprio supporto di fuoco dalle unità di fanteria. È semplice da realizzare, essendo costituito essenzialmente da una canna e da una piastra di supporto, ed inoltre è semplice da utilizzare e permette una notevole cadenza di tiro, dato che il proiettile viene caricato direttamente dalla bocca dell'arma.
Storia L'età moderna e la bombarda
Le prime armi da fuoco che si svilupparono in Europa, con la scoperta della polvere da sparo, non erano portatili: i metodi di costruzione erano artigianali e prevedevano una base di legno su cui fissare la canna. Questa era costituita essenzialmente da un "tubo" ottenuto per fusione di bronzo o da una serie di "listelli" di ferro battuto accostati uno di fianco all'altro secondo la loro lunghezza e mantenuti uniti da cerchi (anch'essi in ferro) esterni che premevano sulle barre lungo la circonferenza interna dei cerchi stessi.
Le canne così ottenute erano aperte ad entrambe le estremità, ma dovendo esserne aperta solo una per costituire la "bocca" da cui sarebbe uscito il proiettile, l'estremità posteriore veniva chiusa in vari modi, a volte semplicemente con la base di legno (in questo caso di forma opportuna) che ostruiva tale apertura, altre volte fissando un coperchio metallico a forma di barilotto, od ancora appoggiando il barilotto (stavolta a forma di "boccale di birra" con tanto di "maniglia") che rimaneva in sede grazie alla forma della base di legno, lasciandolo però libero di essere tolto con un movimento verticale, per poter essere di volta in volta "caricato" inserendovi la carica di polvere nera ed il proiettile. In quest'ultimo caso l'arma non era ad avancarica, bensì a retrocarica e potevano essere a disposizione più "barilotti" precedentemente caricati per ottenere una ripetizione del colpo più celere.
In questo periodo (siamo agli albori delle armi da fuoco: XIV secolo) le guerre erano ancora combattute con schieramenti di uomini dotati di armi bianche (lance, spade, alabarde, mazze, ecc.), per cui le prime armi utilizzanti la polvere da sparo venivano usate soprattutto durante gli assedi ai castelli ed alle piazzeforti: questo portò ben presto a sviluppare "cannoni" dal tiro molto curvo, più adatti a colpire la parte superiore delle mura avversarie (le bombarde) o a lanciare proiettili oltre le mura stesse (i mortai), lasciando ai vari tipi di cannoni dal tiro più teso (chiamati falconetti, colubrine, cannoni e basilischi, secondo il calibro crescente del proiettile lanciato) il compito di demolire le parti basse delle mura.
Per ottenere un tiro molto più curvo, gli artigiani del tempo (inizi del XV secolo) compresero che occorreva lanciare un proiettile a velocità bassa con una grande angolazione verso l'alto: una volta raggiunto l'apice della propria traiettoria, il proietto sarebbe ricaduto quasi in verticale sugli avversari.
Il metodo per ottenere questo risultato fu quello di costruire armi da fuoco con una canna molto corta (1,5 o 2 volte il calibro del proiettile) già fissata alla propria base con la bocca rivolta verso l'alto: non perfettamente in verticale per evitare che la palla sparata tornasse a colpire il pezzo ed i suoi serventi, bensì con grande inclinazione per far giungere verticalmente il colpo verso il nemico.
Una canna così corta si poteva costruire mediante un'unica colata di bronzo ed il risultato aveva l'aspetto che ricordava un mortaio, l'utensile a forma di recipiente che viene ancora oggi usato per sminuzzare e polverizzare varie materie tramite l'uso di un pestello (sia in cucina che in campo farmaceutico). Da qui il nome.
Sia la bombarda che il mortaio erano a tiro curvo e spesso le caratteristiche dell'uno si confondevano con quelle dell'altro, tanto da diventare quasi sinonimi in determinati periodi storici.
Con la canna fissata alla base di legno, per variare la gittata del colpo occorreva regolare la quantità di polvere della carica di lancio o variare la distanza dal bersaglio avvicinandosi od allontanandosi da esso, ma all'inizio del XVI secolo cominciarono ad apparire i primi sistemi di elevazione. Fissando la base della canna con un perno si poteva variare l'elevazione mettendo una zeppa di legno a sostegno della canna stessa: più si avvicinava la zeppa verso la parte posteriore della canna, più quest'ultima si inclinava innalzando la propria bocca: in questo modo si riusciva a variare la gittata del proiettile con una data carica di lancio. Comparvero anche le ruote applicate alle basi di legno di supporto e quindi i primi carriaggi per il traino tramite animali.
Il XIX secolo Eccezion fatta per i metodi costruttivi che miglioravano le tolleranze di lavorazione, diminuendo il "vento" (distanza tra le pareti interne della canna e la superficie esterna del proietto, dalla quale fuoriusciva parte dei gas creati durante l'esplosione dovuta all'accensione della polvere, con conseguente perdita di gas e di velocità da parte del proiettile, oltre ad avere scarsa precisione per le elevate perturbazioni del flusso di gas stesso) e rendendo possibile una standardizzazione dei pezzi e dei proietti (a partire dai primi del XVIII secolo), la struttura dei mortai rimase pressoché invariata fino alla prima metà del 1800, quando, grazie all'industrializzazione, si ebbe una prima grande variazione.
A partire da quegli anni si ebbe la creazione delle canne per "foratura dal pieno" tramite trapanatura. Inoltre si cominciarono ad usare proiettili cilindro-ogivali o cilindro-conici che necessitavano di un qualche sistema di stabilizzazione del proprio volo: fu nel 1853 che cominciarono ad apparire i primi mortai a canna rigata, con impiego degli stessi in operazioni di assedio durante la Guerra di Crimea (1854-1856) assieme a mortai di grandi dimensioni.
Le pareti delle canne aumentarono di spessore per poter aumentare la carica di lancio e permettere il lancio di proietti di maggiori dimensioni (e maggior peso) sempre caricati dalla bocca. Durante la guerra di secessione americana (1861 - 1865) vennero utilizzati mortai da assedio e da piazzaforte di grandi dimensioni, mentre nella Guerra franco-prussiana del 1870, i Prussiani utilizzarono mortai pesanti a canna rigata.
Il XX secolo Fu durante la prima guerra mondiale che nacque l'antenato dei mortai da fanteria del XX secolo. Nel 1915 infatti Sir Wilfred Stokes realizzò il prototipo dell'omonimo mortaio, costituito da una canna assai più corta e leggera rispetto ai mortai da assedio generalmente in uso. Questa canna poggiava direttamente sul terreno tramite l'interposizione di una piastra metallica rettangolare che aumentava l'area del terreno su cui si scaricava la forza di rinculo al momento dello sparo. Inoltre vi erano anche due bracci metallici che sostenevano anteriormente la canna a cui erano fissati tramite un collarino metallico.
La più importante innovazione fu però l'utilizzare un proiettile cilindrico con punta ogivale, in fondo al quale aveva inserito una cartuccia da fucile col fondello rivolto in basso, mentre all'interno della canna, sul fondo, era presente un percussore fisso: inserendo il proiettile con l'ogiva in alto dalla bocca della canna, questo cadeva lungo l'anima della stessa per gravità e percorsa la sua lunghezza, la capsula d'innesco presente nella cartuccia colpiva il percussore fissato sul fondo della canna, innescando la carica di lancio presente nel bossolo che era sufficiente a far partire la bomba.
In quel periodo, anche i tedeschi svilupparono un'arma, chiamata "minenwerfer" (letteralmente "lanciatore di mine"), che replicava la forma dei mortai del tempo ma con dimensioni decisamente più contenute. Venne prodotta in tre versioni: con calibro da 25 cm, da 17 cm e da 7,58 cm ed erano tutti e tre a canna rigata sparanti un proietto con una banda preincisa con caricamento dalla bocca. Il modello da 7,58 cm, in particolare, sparava un proietto che conteneva anche la carica di lancio nella sua parte posteriore come nel caso del mortaio di Stokes, anche se la canna estremamente corta non permetteva al proiettile di cadere sul percussore con sufficiente forza da innescare la carica di lancio, per cui l'arma era dotata di un semplice percussore mobile a comando manuale per eseguire questo compito.
La prima guerra mondiale vide l'utilizzo sia dei soliti mortai di grandi dimensioni e grande calibro usati secondo le procedure tipiche dell'artiglieria, sia l'utilizzo di mortai più piccoli e leggeri distribuiti direttamente ai reparti di fanteria e da questi gestiti per il proprio supporto di fuoco. Proprio quest'ultimo utilizzo fu quello che maggiormente spinse lo sviluppo di queste armi. I grandi mortai di fine Ottocento si stavano rivelando sempre più inadatti all'evoluzione che stavano avendo le metodologie di condotta sul campo di battaglia, mentre l'impiego di mortai leggeri utilizzabili direttamente dalle fanterie quale artiglieria leggera alle proprie dipendenze, si sposava perfettamente con l'utilizzo delle nuove tattiche che stavano per essere sviluppate.
L'apparire del carro armato sui campi di battaglia stava facendo nascere nuove dottrine (come quelle che sarebbero state sviluppate nel primo dopoguerra da Fuller o da Guderian), che prevedevano non solo l'uso massiccio di mezzi corazzati, ma anche l'impiego delle proprie forze in manovre profonde e veloci. Era evidente che anche le fanterie avrebbero dovuto muoversi velocemente, ed altrettanto rapidamente utilizzare per il proprio appoggio armi in dotazione propria: il mortaio derivato da quello sviluppato da Stokes era perfetto, potendo essere distribuito direttamente alle unità di fanteria che potevano contare su di esso come fosse una piccola artiglieria portatile di pronto ed esclusivo impiego, senza dover richiedere ed attendere un appoggio di fuoco fornito da altre unità (di artiglieria) che spesso non era né tempestivo (doveva essere richiesto risalendo le varie catene di comando) né aderente alle necessità contingenti.
Con la seconda guerra mondiale, si vide l'utilizzo del mortaio da parte di tutti gli eserciti belligeranti secondo le modalità che sono in uso ancora oggi ed il mortaio da fanteria aveva assunto la sua forma definitiva.
Il mortaio moderno: categorie e tipologie
Il mortaio moderno è direttamente derivato dai modelli visti sui campi di battaglia durante la seconda guerra mondiale. È quindi diventato il tipico pezzo d'artiglieria in dotazione diretta alle unità di fanteria, comprese quelle minori, rappresentando "l'artiglieria personale" di cui può disporre il comandante di un battaglione o di una compagnia.
Secondo il livello del reparto in cui è distribuito, il mortaio deve soddisfare esigenze diverse, in termini di leggerezza, portabilità (anche a mezzo di scomposizione del pezzo in più carichi) e gittata (più è grande e di alto livello il reparto, più è necessaria una gittata maggiore per poter appoggiare le unità inferiori). In generale, il mortaio distribuito a livello di squadra/plotone di fanteria, è un mortaio superleggero di calibro normalmente compreso tra 45 mm e 60 mm, costituito semplicemente dalla canna nella cui parte posteriore è fissata la piastra d'appoggio ridotta: il peso è contenuto al massimo permettendo il trasporto da parte di un solo uomo e questo tipo di mortaio viene denominato "commando".