Il telespettatore, talvolta anche indicato anche come teleascoltatore, è la persona che guarda i programmi televisivi. Oltre al consumo legato all'informazione giornalistica, la visione televisiva abituale è spesso guidata da una ricerca di piacere, evasione o distrazione. L'eccessivo coinvolgimento televisivo è stato paragonato alle dipendenze comportamentali compulsive.
Parecchi indicatori sintetici consentono di descrivere e di analizzare il comportamento e, in particolare, le diverse modalità di consumo del telespettatore. Tra questi si possono segnalare il tasso medio di audience e la sua durata, così come le sue caratteristiche socio-demografiche quali l'età, il grado di autonomia nella scelta dei programmi o l'evoluzione dei suoi interessi prevalenti. Nell'analisi e nella modellizzazione è importante disporre, oltre che dei dati istantanei relativi alle scelte dei telespettatori, anche di una cronologia dei loro comportamenti. Tali analisi delle scelte dei telespettatori rivestono un'importanza fondamentale per gli autori dei palinsesti televisivi e per i pubblicitari.
Storia La televisione, inventata negli anni venti del XX secolo e già sporadicamente trasmessa in alcune nazioni fin dagli anni trenta, cominciò a diffondersi nel secondo dopoguerra. Il termine télé-spectateur è attestato in Francia a partire dal 1947, quando venne utilizzato nel libro La vie commence demain di André Labarthe. Agli inizi, a causa dell’alto costo degli apparecchi riceventi, la fruizione del mezzo fu collettiva, in locali pubblici come circoli, sale cinematografiche e bar o in case private di amici più facoltosi. Anche in seguito, quando il prezzo dei televisori divenne più accessibile per le singole famiglie, la visione congiunta riuniva in salotto o in sala da pranzo tutti i componenti.
Di fruizione domestica parla anche il sociologo James Lull nel suo libro Inside Family Viewing: Ethnographic Research on Television’s Audiences del 1990, sebbene già da anni il consumo sia divenuto individuale e personale, in quanto la famiglia resta il luogo delle relazioni interpersonali, funzionali al'elaborazione culturale e sociale della televisione.
Secondo un sondaggio dell’American Time Use Survey riguardante gli Stati Uniti nel periodo dal 2013 al 2017, gli adulti di età pari o superiore a 65 anni hanno avuto una media di 4,3 ore di visione televisiva giornaliera, la più alta tra le fasce d’età, mentre quelli di età compresa tra i 25 e i 34 anni hanno guardato meno TV (poco più di 2 ore al giorno); gli individui occupati (a tempo pieno o parziale) guardavano la TV circa 2,2 ore al giorno, rispetto alle 3,8 ore tra i non occupati. Poiché l'80,2% degli adulti sopra i 65 anni non è stato impiegato in questo periodo, il pensionamento ha probabilmente contribuito al maggior consumo, mentre i più giovani hanno dato priorità agli impegni lavorativi e familiari. Nelle conclusioni della stessa ricerca statistica dell'ATUS si dice comunque che guardare la TV è un'attività che le persone spesso fanno a casa, con la famiglia e più frequentemente durante le ore serali.
L'aumento delle piattaforme di streaming e della televisione on-line ha portato a un cambiamento significativo verso i servizi mediatici over-the-top (OTT), interrompendo i tradizionali mercati televisivi via cavo. Entro il 2013, il 63% delle famiglie statunitensi aveva adottato servizi di streaming video, con il 22% che accedeva a Netflix settimanalmente. Nel Canada di lingua inglese, il 25% delle famiglie ha utilizzato Netflix, una cifra che è salita al 33% tra le famiglie con bambini adolescenti. L'enfasi della piattaforma sui contenuti on-demand e senza pubblicità su tutti i dispositivi ha ridefinito le abitudini degli spettatori, accelerando la transizione al consumo digitale.
La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente amplificato le attività ricreative legate alla televisione, poiché i lockdown hanno limitato i viaggi, gli spostamenti di lavoro e le attività all'aperto. La pandemia di Covid-19 ha aumentato drasticamente il consumo televisivo in tutto il mondo. In Europa, gli spettatori dei telegiornali sono raddoppiati, con la crescita maggiore (20%) tra il pubblico più giovane. I dati statunitensi dell'inizio del 2020 hanno mostrato un'impennata del 60% del consumo complessivo di TV, un aumento del 42% degli spettatori delle notizie serali e un aumento del 92% del pubblico di notizie via cavo rispetto ai livelli pre-pandemia.
Psicologia e aspetti sociali La televisione ha contribuito alle interazioni sociali dalla seconda parte del XX secolo. Diversi studi di psicologia hanno dimostrato che l'atteggiamento dello spettatore di cinema o televisivo rispetto al contenuto che sta guardando è di maggiore "passività" rispetto al lettore di un libro, in quanto nota di meno le contraddizioni all'interno del contenuto stesso.Lucia Lumbelli, "In che senso esiste una passività dello spettatore cinematografico?", IKON, suppl. al n. 63, ottobre-dicembre 1967, Milano : IKON, 1967, pp. 37-52 Effetti sui bambini
I bambini imitano quello che fanno i genitori, se i genitori guardano molta televisione lo fanno anche i figli; inoltre in presenza di un livello di istruzione o di una condizione economica svantaggiata, aumenta il consumo di televisione. Se negli anni settanta l'età media in cui un bambino iniziava un consumo regolare di televisione era di quattro anni, nel 2011 è scesa a quattro mesi. Studi scientifici hanno evidenziato come la televisione, anche solo in forma passiva, influisca negativamente sullo sviluppo cognitivo dei bebè da 0 a 3 anni. L'Associazione dei pediatri americani sconsiglia l'uso della televisione in qualsiasi sua forma ai bambini sotto i due anni. Emblematico il caso del DVD Baby Einstein commercializzato dalla Disney come altamente educativo per i bebè, in seguito smentito da studi scientifici tanto che la Disney ha cominciato nel 2009 a rimborsare le famiglie in possesso del video.
Esposizione alla violenza
Secondo la teoria dell'apprendimento sociale elaborata da Albert Bandura, la visione di programmi a contenuto violento aumenta la probabilità di innescare comportamenti aggressivi.
Effetti del consumo televisivo Il consumo televisivo eccessivo, in particolare attraverso la visione prolungata o il binge-watching, è stato collegato a esiti fisici, psicologici e sociali negativi.
Obesità La visione televisiva è correlata con il comportamento sedentario e l'obesità infantile in più culture. Negli Stati Uniti, gli adolescenti che passano un lungo lasso di tempo davanti allo schermo mentre consumano bevande zuccherate mostrano un aumento dell'apporto energetico e un conseguente aumento di peso. I bambini e i ragazzi sotto i 15 anni sono particolarmente vulnerabili, poiché quelli che guardano oltre due ore al giorno la TV hanno il doppio delle probabilità di sviluppare obesità rispetto ai coetanei con un tempo limitato di esposizione allo schermo.
Attitudini di immagine corporea La televisione promuove spesso standard di bellezza limitati, enfatizzando la snellezza per le donne e la muscolosità per gli uomini. Il pubblico sottorappresentato può interiorizzare questi ideali, portando a una diminuita autostima tra gli adolescenti che percepiscono il loro corpo come socialmente inadeguato. Mentre l'intrattenimento rimane un motivo primario per la visione, l'evasione e l'apprendimento sociale attraverso la TV sono più fortemente correlati con i risultati negativi dell'immagine corporea.
I personaggi conformi all'attrattività convenzionale sono spesso ritratti come persone di successo o eroi, mentre quelli che si discostano dallo standard sono spesso relegati a ruoli comici o marginali. Tali rappresentazioni rafforzano un ideale, perpetuando la nozione che l'aspetto fisico dia valore sociale e accesso alle opportunità.
Tendenze globali del consumo televisivo Le abitudini di visione televisiva globale sono variate in modo significativo per regione e anno. Nel 2015, gli Stati Uniti hanno guidato il tempo di visione della TV quotidiana, seguiti da Polonia, Giappone, Italia e Russia. Le precedenti statistiche del 2014 avevano posto il Regno Unito al primo posto, davanti a Stati Uniti, Francia, Indonesia, Kenya e Nigeria. Nel 2002, gli Stati Uniti e il Regno Unito avevano pareggiato con 28 ore di visione settimanale a persona, mentre Italia, Germania, Francia e Irlanda seguivano da vicino.
In tutto il mondo, l'uso di internet ha ridotto l’utilizzo degli altri media, soprattutto con la diffusione dei telefoni cellulari. Anche la televisione mostra un calo nell'utilizzo del mezzo tradizionale, compensato, però, da un aumento della fruizione on-line.
A partire dal 2023, il consumo dei media globali è in media di circa 455 minuti al giorno, anche se gli spettatori televisivi tradizionali tra gli adulti di età compresa tra 18 e 34 anni sono diminuiti del 14% tra il 2015 e il 2020. Questo cambiamento riflette l'aumento dello streaming mobile, dei social media e dei giochi. Nonostante queste tendenze, le trasmissioni televisive rimangono ampiamente utilizzate per le notizie e l'intrattenimento; il Giappone, ad esempio, ha riportato una visione televisiva giornaliera di 3 ore e 42 minuti nel 2019. Si prevede che gli abbonamenti a pagamento video-on-demand (VOD) raggiungeranno 1,79 miliardi a livello globale nel 2023, guidati dall'accessibilità dello streaming e dalle diverse offerte di contenuti.
In Italia
In Italia nel 2023 il numero medio di persone che giornalmente hanno guardato la televisione è stata di 8,8 milioni; sempre nel 2024 ogni utente televisivo la guardava in media 3,24 ore al giorno. L'audience televisiva è misurata dal 1986 con un nuovo sistema più preciso da una società privata, Auditel, la quale opera "a campione" (alcune famiglie sono fornite di un particolare strumento sensibile ad ogni cambio di canale chiamato meter). Tale campione, secondo quanto dichiarato da Auditel, risulta composto da 16.100 famiglie, equivalenti a circa 40.000 individui. Dal 2022, inoltre, è possibile quantificare e analizzare pienamente la performance dei contenuti editoriali e pubblicitari non solo relativamente ai 45 milioni di apparecchi televisivi presenti nelle case degli italiani, ma anche ai circa 75 milioni di nuovi schermi connessi alla rete internet. Infatti la fruizione da familiare è diventata individuale, da fissa è diventata mobile, da lineare a on-demand grazie a circa 60 diverse tipologie di dispositivi attraverso i quali si può accedere a contenuti audiovisivi.
Note
Bibliografia
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Categoria:Terminologia televisiva