La sonata per pianoforte in re minore n. 17 detta La Tempesta è una delle più note sonate pianistiche di Ludwig van Beethoven. Composta tra il 1801 e il 1802, e revisionata nell'estate 1802 a Heiligenstadt, fu edita insieme alla sonata in sol maggiore op. 31 n. 1.
Struttura Come la precedente sonata, è strutturata in tre movimenti:
Largo - Allegro Adagio (in Si bemolle maggiore) Allegretto
Analisi del primo movimento Il primo movimento della sonata numero 17 per pianoforte di Beethoven (il numero 2 dell'opera 31) è un ”Largo - Allegro” in tempo di due mezzi In: . Secondo la medesima edizione critica, revisionata da Alfredo Casella e edita da Ricordi per la prima volta nel 1919-1920, si tratta di tempo più logico rispetto al quattro quarti riportato da altre edizioni, oltre che del tempo effettivamente indicato da Beethoven. nella tonalità di base di re minore. La struttura formale è quella della forma-sonata: Esposizione – Sviluppo – Ripresa..
Esposizione L'esposizione del primo movimento di questa sonata comprende (come previsto dalle norme della forma-sonata) tre sezioni: (1) esposizione del tema principale (misure 1 – 41); (2) esposizione del secondo tema (misure 41 – 55); (3) coda dell'esposizione (misure 55 – 92).
Nell'esposizione di questa sonata l'individuazione del tema principale non è facile. Da un punto di vista strutturale l'esposizione del primo tema è a sua volta divisa in tre fasi: (1) fase introduttiva o esposizione degli elementi base dei temi dell'intera esposizione, comprendendo quindi anche il secondo tema (misure 1 – 20); (2) tema principale ricavato da due incisi dell'introduzione (misure 21 – 29); (3) codetta del tema o transizione (o ponte modulante) verso il secondo tema (misure 29 – 41). Vediamo nel dettaglio questa prima parte.
Introduzione L'Introduzione ” è l'inizio più drammatico che Beethoven avesse concepito fino allora, con motivi e tempi contrastanti, e stati d'animo contrapposti”.. Questo inizio si presenta con due frasi (misure 1 – 6 e misure 7 – 20). Nella prima frase sono presenti tre elementi in sequenza: (1) un arpeggio (”Largo”) sulla dominante (la maggiore); (2) una rapida e impetuosa figurazione di crome (”Allegro”), ancora in ambiente armonico della dominante che però ”muove al re minore”., legate a due a due e discendenti per gradi congiunti (denominata da alcuni commentatori “lamento”.); (3) la chiusura della frase su un terzo tempo (”Adagio”) con un abbellimento o ”gruppetto diretto” che chiude su una semicadenza o cadenza sospesa (re minore => la maggiore). I primi due elementi si individuano come “domanda – risposta”, mentre il terzo è la conclusione della frase. In questa prima frase sono presenti gli elementi fondamentali dell'esposizione: l'arpeggio iniziale (o inciso “arpeggio”), che ”non va considerato come un'introduzione, bensì elemento drammatico che acquista un valore ben individualizzato nell'intero corso di questo primo movimento”., ed è la sigla distintiva del tema fondamentale, mentre le crome (semifrase centrale) le ritroveremo nel secondo tema, ma anche la sigla di chiusura (o inciso “gruppetto”) può essere individuata nell'inciso di risposta del tema fondamentale.. [batt. 1-6]
Nella seconda frase dell'introduzione (misure 7 – 20) si ripresentano i due primi elementi: l'inciso “arpeggio” e le crome della semifrase centrale. L'ambito armonico è quello della relativa maggiore: fa maggiore. Infatti l'arpeggio iniziale è basato sulla sensibile (do maggiore) che non è altro che la dominante della relativa maggiore. La linea melodica delle crome invece prosegue per 13 misure, e dopo aver raggiunto il punto più acuto (o climax) su una accordo di tonica (re minore a misura 13), continua con una rapida caduta drammatica di quattro misure e si conclude su un pedale di dominante e su alcuni accordi di settima di dominante (la maggiore settima a misura 20) in preparazione dell'entrata del tema principale vero e proprio sulla tonica (re minore). Ora appare chiaro che mentre la prima frase ha una chiusura “provvisoria” (l'inciso “gruppetto”), la seconda frase come risposta si risolve nel più decisivo tema principale.
Primo tema A misura 21 entra quello che può essere definito il tema principale: ”vera idea spirituale che sarà meravigliosamente elaborata nello sviluppo”.. Ma anche ”prima apparizione, in questo movimento, di una funzione tonica stabile”. Il tema si compone di due frasi di 4 misure (domanda – risposta): la prima nella tonica (re minore), la seconda nella dominante (settima di dominante: la maggiore settima). Entrambe le frasi si presentano con l'inciso “arpeggio” al basso (”non più una domanda, bensì una affermazione decisiva”) e con un altro inciso di risposta al tenore, ”lamentoso e supplichevole”, che è direttamente derivato dall'inciso “gruppetto”. [batt. 21-25]
Importante è in questo tema il continuo accompagnamento di terzine che, insieme ai due incisi citati, faranno da base all'elaborazione nella fase centrale di sviluppo.
Non tutti i commentatori sono concordi nel ritenere quello appena indicato il tema principale. In effetti (a parte le terzine) le altre idee sono già state presentate abbondantemente nell'introduzione; ma è innegabile che mentre l'introduzione si presenta in modo incerto, quasi una improvvisazione, sia per i continui cambi di tempo, ma anche per le ambientazioni tonali (ad esempio l'arpeggio iniziale di la maggiore ha come basso il do diesis ”che dà alla sonorità la qualità morbida e priva di enfasi di un accordo di sesta” - sonorità certamente non adatta per l'inizio di un tema principale), mentre le battute 21 – 29 all'incontrario sono decise, stabili e forti e soprattutto sono esposte nella tonica (re minore).
La codetta del tema (misure 29 – 42) preannuncia già come queste idee verranno sviluppate da Beethoven: una continua progressione ascendente per gradi congiunti del basso fondamentale: fa (re minore) – sol diesis (mi maggiore) – la (fa maggiore) – si (sol diesis minore quinta diminuita) - do (la minore) dell'inciso “arpeggio” con l'insistente accompagnamento delle terzine di crome fino all'apparire del secondo tema. A questo riguardo si noti come le note apicali (acute) espresse in drammatici sforzando (re – mi – fa – sol diesis – la) corrispondono ai suoni fondamentali degli accordi in primo rivolto del rispettivo basso. Questa codetta può essere “vista” anche come un ponte modulante o di transizione verso la tonalità minore (la minore), ambiente armonico del secondo tema, preparata da una ”prolungata e tensivamente sospensiva settima diminuita” (do minore settima diminuita delle misure 38 – 40). [batt. 29-38]
Secondo tema Il secondo tema (misure 41 – 55) si sviluppa nell'ambiente armonico della dominante (la minore). È formato da tre frasi: le prime due simmetriche (prima frase: misure 41-45; seconda frase: misure 45-49), mentre l'ultima raggiunto l'acme espressiva (misura 49) chiude il tema (a misura 55) con una ennesima caduta verso il registro basso. Contrariamente ad altri temi secondari beethoveniani, questo non porta nessun riposo e non contrasta con il primo (il contrasto è già presente nel primo tema tra l'arpeggio iniziale e la seguente semifrase lamentevole). In effetti se vogliamo trovare un'origine per questo tema, è innegabile la sua somiglianza proprio con la semifrase “lamento” della battuta 2. Alcuni commentatori vanno ancora oltre e individuano all'interno di questo secondo tema tutti e tre gli elementi base di questo primo tempo: “arpeggio” – “lamento” – “gruppetto” (tra parentesi nel nostro esempio). [batt. 41-45]
Coda esposizione A misura 55 inizia la coda dell'esposizione sempre nell'ambito armonico della dominante (la minore). In questa coda possiamo individuare due temi conclusivi. Il primo tema conclusivo (misure 55 – 74) rompe decisamente il ritmo passando dalle crome alle minime e semiminime. Anche in questo tema si possono individuare alcuni elementi del tema principale ma ovviamente più diluiti nel tempo: il “gruppetto” e il ”lamento”, quest'ultimo però con moto ascendente. [batt. 55-63]
Con il secondo tema conclusivo (misure 74 – 87) si ritorna al ritmo delle crome. Qui Beethoven ci presenta una magistrale imitazione contrappuntistica: l'inciso “arpeggio” al soprano e l'inciso “lamento” al basso con successivi scambi di ruoli. Questa sezione di chiusura acquista una certa importanza nello sviluppo drammatico del movimento in quanto ha in sé anche alcune funzioni dello sviluppo. [batt. 74-80]
Questa coda si conclude, ancora una volta con un contributo drammatico, con delle ottave senza armonie, preparando direttamente la ripetizione dell'Esposizione (la prima volta) e l'inizio dello Sviluppo (la seconda volta)..
Sviluppo Lo sviluppo è relativamente breve (circa 50 misure) ed è diviso in tre sezioni: la prima sezione (battute 97 – 102) fa da preparazione; la seconda sezione (battute 103 – 122) è il nucleo centrale; la terza sezione (battute 123 – 146) è una coda conclusiva ma anche un ponte modulante per la Ripresa. Questo Sviluppo ”ribadisce in gran parte le principali tappe del dramma mostrato nell'esposizione”
Prima sezione La prima sezione inizia nella tonalità della sottodominante (sol) determinata dalla battute finali dell'Esposizione e consiste in tre arpeggi in tempo “Largo” e con dinamica “pianissimo” sugli accordi di re maggiore, fa diesis minore e fa diesis maggiore che ovviamente riprendono la prima idea iniziale. Gli elementi più significativi di queste sei battute sono le note apicali coronate. Esse indicano ”un processo di forte tensione d'attesa”. Insieme formano una triade eccedente, un accordo di moto, che sembra si concluda su un accordo di fa maggiore. [batt. 95-102]
Seconda sezione La seconda sezione è un allegro in fortissimo che irrompe sorprendentemente anche per l'ambio di modalità (fa diesis minore).. Sono 20 battute durante le quali il tema principale (la “risposta supplichevole”) sale nel basso da fa diesis al re (la tonica). Nella prima parte (misure 103 – 110) il tema compare completo, poi il climax accelera e per sei volte ad ogni due misure viene proposto solamente l'arpeggio ascendente (la “domanda”) eliminando il tratto cantabile (il “gruppetto”).
Terza sezione Le successive 18 misure (da battuta 123 a battuta 140) sono basate su un pedale di dominante (la) di re minore (la tonica) riportando l'atmosfera espressiva al tempo lento dell'inizio. In questa fase si può riconoscere la figurazione di accompagnamento del secondo tema basata sugli accordi di la maggiore. Questa terza sezione ha quindi lo scopo di stabilizzare l'armonia della dominante come ”potente mezzo di attesa e assieme di spinta tonalmente risolutiva verso la riedificazione finale tematico-tonale” La caratteristica maggiore di questa parte sono le sincopi create dagli sforzando posizionati nel mezzo della battuta. Il vorticoso movimento di crome a misura 137 si risolve in un accordo di dominante (la maggiore) a cui fa seguito una fase accordale sempre con il basso sulla dominante dove l'intervallo più significativo è quello di nona minore sulla dominante (la – si bemolle), tipico accordo usato da Beethoven per la preparazione di un ritorno. Una doppia discesa di semiminime in ottava, sempre basate sulla dominante, chiude definitivamente lo Sviluppo. [batt. 133-146]
Ripresa La ripresa inizialmente si presenta come una “ricapitolazione con sviluppo”. L'inciso “arpeggio” che nell'esposizione occupava a malapena due misure ora è trasformato (sviluppato) in un recitativo ”stupendamente drammatico”, ma anche riflessivo (quasi autobiografico) di 6 misure. L'armonia è ancora quella della dominante (la maggiore) che prende avvio da un accordo arpeggiato iniziale e viene tenuta per tutto il recitativo tramite il pedale creando così ”una sonorità e perfino cavernosa come di voce proveniente da una tomba”. [batt. 147-152]