Monsélice (Monséłeze o Monséaze in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Padova in Veneto. Ha ottenuto il titolo di città il 7 giugno 1960.
Geografia fisica
Clima
Origini del nome
Il significato del toponimo dovrebbe essere quello di "monte della via selciata", in riferimento all'antica strada che raggiungeva Padova procedendo lungo il canale Battaglia. Nel medioevo, infatti, con i termini selce, selice o silice si indicava una strada lastricata da selci.
Storia Origini I primi insediamenti nel territorio sono assai antichi. Le due leggende che vorrebbero Monselice fondata da Ossicella, un compagno di Antenore, o da Egina, regina della Rocca, in qualche modo accreditano tale affermazione. Numerosi reperti archeologici attestano altresì la presenza almeno di una stazione preistorica sviluppatasi tra l'età del ferro e quella del bronzo.
Medioevo La felice posizione di centro al punto di intersezione tra importanti arterie stradali e vie d'acqua favorì un insediamento abbastanza precoce. La nascita di Monselice come nucleo cittadino risale al V-VI secolo ed è dovuta a una prima fortificazione del colle della Rocca da parte dei bizantini, fortificazione che si rivela importante sul piano della strategia difensiva. Le strutture esistenti vengono ulteriormente potenziate dopo l'invasione dei franchi, e si compongono, attorno all'anno mille, di un tessuto abitato discontinuo sulle pendici della Rocca e di un nucleo difensivo a guardia del ponte sull'antico fiume Vigenzone, che passava ai piedi della collina.
La città è menzionata da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum come una delle poche città della Venetia (assieme a Padova e Mantova) a non essere occupate da Alboino tra l'estate e l'autunno del 569. Sicuramente in città si trovava una guarnigione bizantina.
Dopo la caduta di Padova nel 601, anche Monselice fu conquistata nel 602 dai longobardi di AgilulfoGiorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 978-88-15-10926-2 pp. 20-25..
Nell'XI secolo un aumento della popolazione locale favorisce nuovi insediamenti abitativi e alla metà del XII secolo Monselice viene elevata al rango di comune, entrando nel XIII secolo sotto la giurisdizione di Ezzelino III da Romano. Questi, vicario in terra veneta dell'imperatore tedesco Federico II, amplia e perfeziona il sistema di mura, che viene a chiudere completamente il centro abitato. Si devono inoltre ad Ezzelino la ristrutturazione del mastio sulla sommità della Rocca, la costruzione della Torre civica e l'edificazione del palazzo oggi detto appunto "di Ezzelino", che costituisce parte importante del Castello di Monselice.
Le proprietà degli Ezzelini furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. Nel 1274 giunge a Monselice Guido Guinizelli, esule dopo la sconfitta della famiglia ghibellina Lambertazzi, a cui era legato, ad opera della famiglia Geremei. Guinizelli vivrà l'ultimo periodo della sua vita a Monselice insieme alla moglie Bice dalla Fratta e al figlio Guiduccio. Di lui abbiamo un atto stilato in punto di morte nel quale raccomanda alla moglie di prendersi cura delle proprietà del figlio.
All'inizio del XIV secolo la città è al centro di un'aspra contesa militare fra il vicario imperiale Cangrande della Scala, signore di Verona, e la signoria dei Carraresi di Padova. Nell'estate del 1337 inizia il lungo assedio da parte di Marsilio da Carrara, la città difesa per un anno dal condottiero scaligero Pietro Dal Verme, si arrenderà e si consegnerà il 19 agosto del 1338 a Ubertino da Carrara, che si impadronisce definitivamente di Monselice e ne fa l'avamposto difensivo di Padova verso sud. In questa strategia viene ampliato e ulteriormente fortificato l'impianto delle mura di Ezzelino, che assumono nella seconda metà del XIV secolo la loro configurazione definitiva: una cerchia esterna provvista di torri e di monumentali porte di accesso e quattro cerchie interne, che risalgono la Rocca fino al torrione sulla vetta.
Ma il momento di massima capacità difensiva della città coincide con l'inglobamento, avvenuto nel 1405, di Monselice nel territorio della Repubblica di Venezia, la cui vocazione era indirizzata ai traffici e ai commerci più che alla pratica militare. La città comincia così gradatamente a perdere la sua funzione difensiva e si avvia a diventare centro di soggiorno e di villeggiatura per le nobili famiglie veneziane.
Età moderna Tra il '400 e il '500 sulla struttura urbanistica medievale si innestano elementi rinascimentali. Le famiglie nobili veneziane acquistano ampie proprietà terriere in centro e nelle campagne circostanti. La famiglia Marcello prende proprietà del palazzo di Ezzelino e ne amplia e arricchisce la costruzione; la famiglia Duodo si insedia sul lato sud della Rocca e realizza splendide architetture arrivate intatte ai giorni nostri; la famiglia Nani costruisce l'omonima villa. Il centro urbano si arricchisce di elementi barocchi con la costruzione della Loggia del Monte di Pietà, la ristrutturazione della chiesa di San Paolo, i palazzi Fezzi e Branchini; altre famiglie veneziane costruiscono le loro ville appena fuori delle porte urbane e prosegue anche l'insediamento nelle campagne circostanti.
Età contemporanea L'Ottocento vede la città di Monselice affacciarsi all'epoca moderna. Nella logica ottocentesca le mura e le torri della città fortificata medievale vengono considerate un ostacolo all'espansione urbana; alla metà del secolo viene così abbattuto parte del perimetro esterno delle mura e le monumentali porte di accesso della città. Agli occhi dei visitatori dei giorni nostri si presentano comunque ampie testimonianze della città medievale come la Torre civica, buoni tratti di mura e soprattutto il monumentale complesso del Castello, ed è prevalentemente intatto il patrimonio edilizio del periodo veneziano. Nel 1905 Monselice ha dato i natali allo scrittore Giovanni Soranzo (1905-2006), in arte Gianni Soranzo, che fu prolifico autore di poesie, romanzi e testi teatrali in lingua veneta.
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, la quindicenne Ida Brunelli Lenti di Monselice si rese protagonista di uno degli episodi più rimarchevoli di spontanea resistenza civile italiana all'Olocausto. Entrata giovanissima a servizio di una famiglia ebrea ungherese allora residente a Castiglion Fiorentino si trovò a fare da mamma a tre bambini di pochi anni più giovani di lei, dopo che alla morte del loro padre (richiamato alle armi in Ungheria nel 1942 e mai più tornato) si aggiunse improvvisa per malattia quella della loro madre nel gennaio del 1944. Ida Brunelli non si perse d'animo: tenne nascosta a tutti l'identità ebraica dei bambini e li condusse con sé dalla propria madre a Monselice. Continuò a curarsi regolarmente dei bambini anche quando fu trovata per loro una sistemazione sicura in un istituto cattolico. Subito dopo la Liberazione si mise in contatto con la Brigata Ebraica accompagnando di persona i ragazzi fino al loro imbarco a Napoli per la Palestina. Per questo straordinario impegno di solidarietà, il 24 febbraio 1993, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito a Ida Brunelli Lenti l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.
Simboli
Le insegne del Comune sono costituite dallo stemma araldico e dal gonfalone.
Lo stemma, riconosciuto con D.P.C.M. del 7 giugno 1960, è così raffigurato: Il gonfalone, concesso con D.P.R. dell'11 settembre 1960, è costituito da:
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture militari Mastio Federiciano (la Rocca)
In cima al colle sono conservati i resti dell'imponente mastio, il Torrione, voluto dall'imperatore Federico II di Svevia nella prima metà del XIII secolo. A base troncopiramidale, la struttura difensiva era organizzata su più livelli.
Castello di Monselice
Castello di Lispida Vedi sotto Monastero di Lispida.
Cinta Muraria Presente sin dalle più antiche cartografie disponibili, la cinta muraria medievale circonda la città storica di Monselice, probabilmente di epoca romana, rappresenta una dei reperti archeologici meglio conservati d’Europa, oggi le mura sono visitabili e aperte al pubblico.
I resti dell’infrastruttura militare difensiva sono visibili nei parchi archeologici situati a nord della città, mentre oggi gran parte delle antiche mura è inglobata negli edifici storici che segnano il confine tra il nucleo medievale più compatto e le aree esterne sviluppatesi successivamente.
I tratti in cui le mura risultano ancora visibili nel loro stato originario, oltre al Castello Cini, dove è evidente l’impronta medievale, si trovano nelle aree archeologiche adiacenti a Porta Padova; queste zone, destinate a partire dalla metà del secolo scorso a ospitare le fiere di paese, mantengono ancora oggi questa funzione.
Grazie ai fondi del PNRR, le aree archeologiche delle mura hanno subito interventi di recupero significativi, oggi ospitano al loro interno un parcheggio e una struttura moderna in acciaio.
Architetture religiose
Duomo Nuovo di San Giuseppe Operaio Il problema della sede più centrale della grande parrocchia del centro di Monselice fu risolto con la costruzione di un nuovo Duomo, dedicato a San Giuseppe Operaio che sostituì la chiesa di Santa Giustina sulla Rocca.
Imponente costruzione moderna, si sviluppa su pianta centrale a croce latina nel cui centro si innalza una guglia con pinnacolo. Una guglia quadrata alta 37 metri del diametro di metri 20, motivo dominante nella costruzione, un susseguirsi di finestre verticali in vetro colorato. La lunghezza della croce è di metri 61,50; la larghezza delle due braccia metri 35. Sotto la chiesa si svolge la cripta vasta quanto tutta la costruzione.
Durante i lavori nuovi lembi del territorio parrocchiale in seguito al rapido aumento della popolazione furono staccati per costituire le parrocchie del Carmine (28 novembre 1950), San Giacomo (8 dicembre 1966) e San Salvaro (25 dicembre 1967).
Antica pieve di Santa Giustina (o Duomo Vecchio)
Il duomo vecchio, dedicato a Santa Giustina, è una costruzione romanico-gotica costruita a partire dal 1239-1250, consacrata nel 1256, quando era ancora incompiuta, e terminata probabilmente entro la fine del secolo. La facciata in pietra e cinque paraste di mattoni (elementi romanici) è corredata di un rosone, due bifore e protiro con arco acuto di ispirazione gotica. Il campanile è in stile romanico lombardo. L'interno, ad aula unica e soffitto a capriate lignee, termina con tre absidi di cui la centrale ha una volta a crociera. L'abside centrale e sinistra recano il polittico di Santa Giustina e la Madonna dell'umiltà, rispettivamente, dipinti di scuola veneziana del XV secolo. Nel 1361 presso la pieve di Santa Giustina Francesco Petrarca ricevette un beneficio di canonico.
Santuario delle sette chiese
Ideato e costruito da Vincenzo Scamozzi su commissione dei nobili veneziani Duodo tra il 1605 e il 1615. In quello stesso periodo i Duodo fecero costruire sei cappelle, lungo il pendio del colle, ottenendo da papa Paolo V la concessione delle stesse indulgenze accordate ai pellegrini che si recavano in pellegrinaggio alle sette basiliche maggiori in Roma. L'arco d'ingresso all'area sacra del Santuario Giubilare delle sette chiesette, costruito nel 1651, è chiamata la "Porta Romana" o "Porta Santa" dove l'iscrizione Romanis basilicis pares ricorda il collegamento con il pellegrinaggio alle basiliche romane. Le sei cappelle ospitano cinque pregevoli pale di Jacopo Palma il Giovane mentre in quella cointitolata ai santi Pietro e Paolo, vi è una pala attribuita al pittore bavarese Johann Carl Loth.
Oratorio di San Giorgio