La cascina a corte, o più semplicemente cascina ( ; ), è una struttura agricola tipica della Pianura Padana lombarda e in parte piemontese ed emiliana, dove si usa prevalentemente il termine di corte colonica.

Informazioni generali Si tratta di una grande fattoria al centro di un'azienda agricola di decine di ettari, normalmente almeno 40-50, ma a volte superiore ai 100 (nella Bassa Pianura irrigua le aziende delle Cascine hanno una dimensione media di 40-100 ettariDato riscontrabile a pag 106 di "Grande Atlante d'Italia De Agostini", ISBN Officine Grafiche, Novara 1989.).

In genere nell'Alta Pianura Asciutta le cascine sono più piccole rispetto a quelle della Bassa Pianura Irrigua, di solito almeno la metà.

All'interno della cascina sono presenti stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, scale, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini riunite in un'unica struttura.

Tali strutture sono sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati e tra di loro.

La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte (il cortile o l'aia), attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. La corte fa la funzione dell'aia. Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti (cortili); in tal caso sono dette "a corte multipla".

In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l'osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola.

Laddove sono più isolate, le cascine tendono ad assumere l'aspetto di fortezze, data la presenza di grosse mura perimetrali. Ci sono state anche cascine fortificate con fossati, ponti levatoi e torri.

Data la loro collocazione soprattutto in Lombardia, le cascine a corte sono state definite anche come "cascine lombarde".

Il nome della cascina deriva dal cognome del proprietario-fondatore dell'azienda agricola, o dal nome di qualche cappella, chiesa o monastero situati nelle vicinanze o nella cascina stessa.

Si noti che in Toscana con il termine cascina non s'intende la cascina a corte, ma un altro tipo di struttura agricola simile a una casa colonica.

Tipologia della cascina Secondo la distribuzione degli edifici attorno alla corte (o alle corti) le cascine si dividono in quattro tipi:

A corte chiusa: gli edifici vanno a formare un complesso quadrato. A corte aperta: gli edifici vanno a formare un complesso rettangolare con lato aperto, senza edifici. A edifici affiancati o separati: manca una vera e propria corte, anche se gli edifici sono gli stessi della cascina "classica". A corpo unico: vi è un unico edificio (ma in tal caso il termine cascina diviene improprio)Per alcuni è dubbia la sua classificazione come cascina a corte, dato che non c'è la corte. Si tratta soprattutto di una struttura simile a una vasta casa colonica plurifamiliare..

Ciascuna di queste strutture si è sviluppata in epoche diverse. Tipi particolari di cascine sono quelle destinate in passato a uso venatorio, come la Cascina Boscaiola a Milano risalente al XV secolo, prima viscontea e poi sforzesca.

L'organizzazione della cascina Questa struttura ha dimensioni notevoli e un tempo ospitava varie famiglie di contadini. NellAlta Pianura Asciutta erano 4-5 o 6, mentre nella Bassa Pianura Irrigua erano normalmente 10-15, anche se spesso raggiungevano le 20; di solito non si superavano le 25 famiglie.

Il numero dei nuclei familiari variava a seconda della grandezza dell'azienda agricola legata alla cascina. Nella "Bassa Milanese" la maggior parte delle cascine superava i 100 abitanti (circa 20 famiglie).

La cascina raramente era gestita dal proprietario. Costui dava in affitto l'azienda a un fittavolo, che l'amministrava per tutto il periodo del contratto. Normalmente in ogni comune vi erano 4-5 famiglie di fittavoli (detti anche fittuari) che spesso vivevano in casolari isolati, per una media di circa 20 famiglie ogni .

Il fittavolo o il proprietario della cascina, spesso non viveva nella fattoria. Nel caso in cui però ciò avvenisse, la sua abitazione era l'edificio più grande posto al centro della cascina. Il fattore rispondeva solo e unicamente al padrone col quale aveva un rapporto di fiducia e contatti assidui. Il fattore riceveva un compenso maggiore rispetto ai suoi sottoposti.

Il contadino che in una cascina controllava l'esecuzione dei lavori su ordine del fittavolo o del padrone era il "fattore". Il fattore era infatti il responsabile dell'intera azienda agricola e organizzava il lavoro degli altri agricoltori. Un tempo, quando la maggior parte dei contadini era salariata fissa, salariata avventizia o sotto contratto di mezzadria, il fattore faceva le veci del fittavolo o del padrone dell'azienda. Il fattore però non sempre viveva all'interno della cascina, ciò accadeva normalmente nelle cascine più grandi.

Data la quantità di contadini che lavoravano nella cascina, questi svolgevano lavori specializzati. Normalmente vivevano al suo interno i contadini che svolgevano una mansione essenziale per l'azienda agricola. Le figure principali residenti in cascina erano le seguenti: Campari: si occupavano della manutenzione delle rogge e dei canali d'irrigazione. Bergamini: si occupavano del bestiame, in primo luogo della mungitura. Casari: preparavano il formaggio. Contadini: s'occupavano di vari lavori, ma in primo luogo del taglio del fieno per il bestiame. Bifolchi o Cavallanti: avevano lo stesso ruolo, ossia dell'aratura, erpicatura e dissodamento dei campi tramite l'ausilio d'animali da lavoro. Il loro nome cambiava a seconda dell'animale che avevano a disposizione: i Bifolchi avevano una coppia di buoi, mentre i Cavallanti 1 o 2 cavalli. Essi si preoccupavano anche delle pariglie e della cura degli animali da lavoro a loro affidati. Campagnoni: c'erano in alcune cascine e s'occupavano della gestione delle acque.

Oltre a queste categorie c'erano garzoni di vario genere: famigli, manzolai, stallieri, fatutto, mietitori, ecc.

Nelle cascine più grandi c'erano anche artigiani di vario genere (maniscalco, sellaio, falegname, muratore, fabbro, ecc.).

Tra i salariati stagionali vi erano: mietitori, tagliariso, mondine, ecc.

I contratti agricoli in cascina I fittavoli, che erano veri e propri borghesi agrari, avevano un contratto di 9-12 anni. Durante tutto il periodo del contratto fungevano da "padroni" e, per i contadini che lavoravano e vivevano in cascina, il proprietario dell'azienda era come se non esistesse, dato che questo spesso viveva in città e loro erano vincolati contrattualmente al fittavolo.

I contratti agricoli dei contadini che vivevano e lavoravano in una cascina erano: la masseria, il lavoro salariato pagato fisso o a giornata. Il primo era diffuso nell'Alta Pianura Asciutta, dove le cascine erano più piccole, mentre gli ultimi due erano diffusi nella Bassa Pianura Irrigua.

I contratti di masseria tradizionale vedevano vincolate 4-5-6 famiglie coloniche che coltivavano i fondi in parte a mezzadria e in parte a fitto. La parte di terreno coltivata a mezzadria fruttava al fittavolo o al proprietario circa metà o un terzo del raccolto.

I salariati fissi risiedevano nella cascina, essi avevano un contratto di un anno che scadeva normalmente a S. Martino (11 novembre). In tal caso essi avevano diritto per contratto: al lavoro, all'alloggio, al vitto, all'orto e al combustibile. Nel caso fossero bergamini o bifolchi-cavallanti anche al porcile con 1 o 2 maiali.

I salariati saltuari (detti anche braccianti, avventizi o giornalieri) invece risiedevano nei paesi, nei villaggi e nelle borgate agricole. In qualche raro caso vivevano in case sparse sui terreni appartenenti alla cascina. In tal caso pagavano un canone d'affitto.

Accadeva spesso che, se vi era surplus di lavoro (durante i raccolti), s'assumessero temporaneamente contadini salariati che risiedevano per breve tempo in cascina. Qualora vi fossero braccianti agricoli che dovevano lavorare per un prolungato periodo di tempo, questi avevano un locale apposito della cascina dove alloggiare.

Significativo in tal senso è il caso delle cascine la cui azienda era dedita alla coltura del riso. Una volta l'anno infatti venivano assunte, per un breve periodo, le mondine per la monda del riso in primavera.

La produzione agricola delle cascine Le tenute agricole delle cascine sono caratterizzate dalla produzione cerealicola (grano, mais, riso, orzo) alternata da quella foraggera per consentire l'allevamento bovino.

Fino al 1950 circa, le aziende aventi la cascina come unità produttiva, avevano un terzo o un quarto dei terreni a marcita, e sul restante alternavano rotazioni quinquennali o settennali tra cereali autunnali (grano, orzo, segale), cereali primaverili (riso, mais, avena, miglio e sorgo) e maggese.

L'intera produzione del riso nella Pianura Padana (che costituisce il 60% della produzione europeaLa produzione di riso in Italia è quasi tuta concentrata nelle Province di Vervelli, Novara e PaviaFonte: ) è caratterizzata dalla cascina, come unità produttiva.

Data la loro collocazione geografica nella pianura irrigua e alla presenza di fontanili e rogge, le cascine si son spesso specializzate nel sistema delle marcite che ha consentito la diffusione dell'allevamento bovino, attuato contemporaneamente all'agricoltura. Questo binomio allevamento-agricoltura sullo stesso territorio è stato il punto di forza dell'agricoltura lombarda a partire dal 1700.

Vi è infatti una capillare rete d'irrigazione che costituisce circa il 10 % dell'intero terreno dell'azienda della cascina.

Molte cascine situate presso corsi d'acqua si dedicano alla pioppicoltura. Infatti la Pianura Padana è molto ricca di pioppete, che costituiscono l'unico caso di arboricoltura in Italia. Un tempo, oltre alla pioppicoltura, era assai diffusa anche la coltivazione dell'olmo e del gelso, quest'ultimo veniva piantato per l'allevamento dei bachi da seta. Non mancavano però robinie, platani, salici, ontani e querce.

Le tenute agricole delle cascine divennero presto all'avanguardia, al punto che le innovazioni avvenute in Inghilterra nel XVIII secolo erano già in parte utilizzate dalle cascine padane da qualche secolo.

Storia I precursori storici della cascina a corte si trovano nella villa rustica romana e nella grangia cistercense medioevale.

Al X secolo risalgano le prime strutture agricole che hanno portato alla cascina a corte. Le prime notizie di cascine (all'epoca dette cassine) risalgono al XIII secolo. Già dalla metà del Duecento, in alcune aree della Lombardia, come nelle campagne pavesi e milanesi, erano sorte aziende agricole accentrate, dotate di cassine, stalle, case, mulini e difese da torri. Alcune di esse furono in seguito trasformate in cascine "a corte" e diverse si sono conservate fino ai nostri giorni. La trasformazione delle antiche cassine alla struttura con le caratteristiche tipiche riscontrabili ai nostri giorni, avvenne fino al XVIII secolo.

La diffusione massima delle cascine avvenne tra il 1700 ed il 1800 epoca a cui risalgono la maggior parte degli edifici attuali. A partire dal 1750 circa infatti, in concomitanza dell'organizzazione capitalistica dell'agricoltura, le cascine si diffusero notevolmente in quanto la struttura stessa della cascina era perfetta per la razionalizzazione della produzione.