Biografia

I primi anni e il riconoscimento Lhamo Dondrub, ossia «Dea che esaudisce i desideri» in tibetano, nacque in una povera e numerosa famiglia di agricoltori a Taktser, un minuscolo e isolato villaggio lungo il confine con la Cina, nella regione Amdo, nel nordest del Tibet. Nel periodo in cui venne al mondo, il giovane V Reting Rinpoce, celebre lama reincarnato scelto come Reggente del governo del Tibet, era impegnato da tempo nelle ricerche della reincarnazione del XIII Dalai Lama, morto nel 1933 e passato alla storia come Grande Tredicesimo. Secondo quanto abitualmente riferito dalle autorità politiche e religiose tibetane, in conformità con le antiche tradizioni del Buddismo tibetano visitò in compagnia dei principali dignitari il Lhamo Latso, lago considerato sacro, famoso e dotato di poteri oracolari dai tibetani poiché in grado di fornire ai più esperti e saggi meditatori visioni e immagini molto precise. Fino ad allora l'unico indizio a sua disposizione era la direzione verso cui si era voltato lo sguardo del cadavere del Grande Tredicesimo prima dell'imbalsamazione rituale, ossia il nordest. Durante il ritiro, Reting Rinpoce identificò tra le acque tre lettere dell'alfabeto tibetano, seguite da un monastero con un tetto verde giada e oro, e infine da una casa con tegole turchese. A questo punto scelse alcuni eminenti ghesce e lama e li mise a capo di gruppi di monaci che mandò nel nordest alla ricerca degli elementi identificati, ordinando loro per ragioni di sicurezza di mantenere il più assoluto riserbo circa la visione manifestatasi al Lhamo Latso, e, più in generale, sugli sviluppi delle ricerche fino al ritrovamento della reincarnazione.

Nel 1937 un gruppo di monaci del Monastero di Sera guidato dal lama Kewtsang Rinpoce, che poco prima aveva consultato Nechung, l'oracolo di Stato, raggiunse Taktser, dove si trovava il monastero dal tetto verde giada e oro, e la casa del piccolo Lhamo, dalle tegole turchese: le tre lettere, come dedusse, equivalevano alle iniziali del villaggio, del monastero e della regione di Amdo. Mantenendo segreta la propria identità, i monaci chiesero ospitalità alla casa del bambino piccolo, dove Kewtsang Rinpoce, travestito da servitore, lo esaminò ottenendo la conferma che si trattava effettivamente della reincarnazione del XIII Dalai Lama. Poiché in quel tempo l'Amdo era sotto il controllo di Ma Lin, signore della guerra alleato con il cinese Chiang Kai-shek e governatore della provincia per ordine del Kuomintang, il governo tibetano gli pagò un abbondante riscatto per permettere al fanciullo di raggiungere la capitale, Lhasa.

Nomina a Dalai Lama ed educazione

Nel 1939, una volta condotto al Palazzo del Potala, residenza dei Dalai Lama e cuore del governo e della religione e del Tibet, il bambino fu intronizzato come XIV Dalai Lama nel corso di una solenne cerimonia in cui fu ribattezzato Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso, ovvero «Sacro Signore, Gloria gentile, Compassionevole, Difensore della fede, Oceano di saggezza». Da allora i tibetani si riferiscono a lui come Yeshe Norbu, ovvero «Gemma che realizza i desideri», o semplicemente Kundun, «la Presenza». Ad appena sei anni di età, mentre alla sua famiglia veniva concesso un titolo nobiliare con tanto di una sostanziosa proprietà fondiaria, in tono con le antiche tradizioni riguardanti i lama reincarnati, il nuovo Dalai Lama cominciava la propria educazione monastica e politica in vista dell'assunzione dei pieni poteri come massima autorità politica e religiosa alla maggiore età.

In questo stesso periodo, mentre si divideva tra gli studi, i giochi e le visite in famiglia, il Tibet suscitò nuovamente l'interesse da parte della Cina, mentre il Reggente Reting Rinpoce divenne una figura molto controversa, accusato di essere tra i principali responsabili della corruzione nel governo e della trascuratezza della disciplina morale da parte dei monaci. Discepolo di lama grandemente eruditi quali il VI Ling Rinpoce, il XVII Trijang Rinpoce, e del III Taktra Rinpoce, il XIV Dalai Lama studiò con diligenza dando prova di grande intelligenza e capacità, e dimostrando notevole abilità nel dibattito. Tenuto rigorosamente isolato dal resto del mondo nelle mille stanze del Potala, maturò un certo interesse per l'Occidente e la modernità tramite i suoi incontri con l'alpinista austriaco Heinrich Harrer, che divenne suo buon amico e precettore di materie culturali che normalmente i monaci, e soprattutto i Dalai Lama, non consideravano.

L'invasione da parte della Cina

La quiete d'infanzia del giovane Dalai Lama e l'isolamento del Tibet s'interruppero rapidamente nel 1950, quando le truppe della neonata Repubblica Popolare Cinese attraversarono il confine nordorientale, incorporandone gradualmente i territori nel proprio dominio. In seguito alle forti proteste del popolo, che accusava il governo, ora retto da Taktra Rinpoce, e i vari Reggenti di corruzione, e al responso dell'Oracolo Nechung, il XIV Dalai Lama assunse appena quindicenne i pieni poteri governativi il 17 novembre, affinché il Paese potesse fronteggiare le pretese di annessione avanzate dalla propaganda del presidente Mao Zedong, secondo cui era doveroso «riunire alla madrepatria tale regione occidentale della Cina».

Volendo mantenere le distanze dai cinesi, subito dopo la cerimonia di assunzione del potere il Dalai Lama si trasferì con i più alti dignitari al Monastero di Dunkhar, lungo il confine con l'India. Ivi, ben protetto e isolato, studiò con pazienza la migliore risposta all'invasione straniera fino al giorno in cui gli fu presentato dal suo insegnante più giovane Trijang Rinpoche, un anziano monaco residente noto per essere il medium dell'oracolo di Dorje Shugden, una controversa entità spirituale dallo sconfinato potere, ritenuta incarnazione di Tulku Dragpa Gyaltsen (lama reincarnato contemporaneo del V Dalai Lama, con cui era notoriamente in dissidio) e che dal Seicento era considerata protettrice della scuola Gelug (a cui appartengono i Dalai Lama) nonché della dottrina di lama Tzong Khapa, nella convinzione che non dovesse essere mischiata con le discipline spirituali delle altre scuole buddhiste riconosciute in Tibet. Durante la sua trance, l'oracolo diede risposte molto precise, tanto da suscitare l'attenzione del giovane Dalai Lama, che, diversamente dai suoi predecessori, soprattutto il XIII Dalai Lama, i quali avevano sempre denotato una posizione ostile nei suoi riguardi, si accostò definitivamente al culto, ricevendo l'iniziazione e facendo inserire Dorje Shugden tra le divinità venerate a livello nazionale. Fu così che in gran parte del Tibet apparvero statue e thangka dello spirito dalla forma terrifica, armato di spada su di uno sfondo fatto di fuoco o oceani di sangue, e si tennero ripetute e sfarzose cerimonie atte a richiederne servigi immediati, potere e ricchezza. Il suo oracolo divenne il secondo dopo Nechung. Poiché i funzionari del Partito Comunista Cinese e i soldati diedero luogo alle prime brutalità a danno dei monaci, dei latifondisti e persino degli agricoltori, nel 1954 il XIV Dalai Lama partì alla volta di Pechino con il X Panchen Lama e i principali dignitari del governo con l'intento di negoziare con Mao, Zhou Enlai e Deng Xiaoping una soluzione accettabile per entrambe le parti. Il suo soggiorno in Cina durò due anni, durante i quali visitò molte province della nazione e partecipò a varie conferenze del Partito, ma gli incontri non ebbero successo. Rientrato in Tibet nel 1956, fece del suo meglio per frenare le prepotenze dei funzionari cinesi. Nello stesso anno diede il proprio assenso all'avvio della ST Circus, un'operazione segreta della CIA a sostegno della ribellione tibetana contro l'occupazione cinese, nel cui ambito Washington addestrò ed equipaggiò ottantacinquemila partigiani tibetani nella lotta armata moderna. I suoi due fratelli maggiori, il XXIV Taktser Rinpoche e Gyalo Thondup, ebbero un ruolo molto attivo nella vicenda: il primo raccoglieva fondi e dirigeva la propaganda, l'altro organizzava la resistenza materiale e faceva da interprete tra gli agenti segreti statunitensi e i guerriglieri tibetani, che avviarono un'intensa campagna che portò a decine di azioni d'attacco, disturbo ed informazione militare. Nel 1959, durante la festa di Monlam, affrontò al Tempio di Jokhan l'esame finale dei suoi studi religiosi, superandolo con onore e ricevendo il titolo di Ghesce Lharampa, la qualifica più alta, ottenuta prima di lui soltanto dal Grande Tredicesimo.

L'esilio in India

Il 10 marzo 1959, il movimento di resistenza tibetano scatenò una grande rivolta a Lhasa, che fu duramente repressa dall'Esercito Popolare di Liberazione: migliaia di uomini, donne e bambini vennero massacrati nelle strade della capitale e in altri luoghi. Convinto di dover assicurare la sopravvivenza e l'autonomia delle istituzioni tibetane e rendere pubblica la grave situazione in cui versava il suo Paese, ottenendo il sostegno della comunità internazionale, il Dalai Lama fuggì dal Tibet la notte del successivo 17 marzo, giungendo in India esattamente due settimane dopo. Sostenuto da Jawaharlal Nehru, primo capo di governo dell'India autonoma, prese residenza a Dharamsala con un seguito di centoventimila tibetani e formò un Governo tibetano in esilio, divenendo così il primo Dalai Lama costretto a vivere a tempo indefinito al di fuori del Tibet.

Molto attivo a vantaggio dei rifugiati politici tibetani che ogni anno sfuggono in massa alle persecuzioni della Repubblica Popolare Cinese, procurando tutto ciò che occorre loro per vivere, il Dalai Lama avviò una lotta basata sulla nonviolenza e la disobbedienza civile sull'esempio del Mahatma Gandhi, di cui si definisce tuttora un grandissimo ammiratore. Negli anni settanta, ancora intrigato dai racconti del suo vecchio amico Harrer al Palazzo del Potala, visitò per la prima volta l'Occidente, impegnandosi nella divulgazione a livello internazionale del dramma del suo popolo sotto il dominio cinese. Insieme ad altri lama e ghesce, condivise così i princìpi della tradizione del Dharma del Tibet con gli occidentali, contribuendo alla fondazione di monasteri e centri di pratica e studio sul suolo europeo e americano, ove avvennero varie conversioni e persino ordinazioni monastiche. Imparò l'inglese, e ottenne presto la simpatia delle nazioni occidentali per la sua battaglia in favore dei tibetani. Molte celebrità di Hollywood, in particolare Richard Gere, Harrison Ford, Barbra Streisand, Steven Seagal, Goldie Hawn e Meg Ryan, lo sostengono tuttora pubblicamente.

Tuttavia, ormai da anni, il Dalai Lama è regolarmente denunciato dal governo cinese come un pericoloso secessionista desideroso di provocare il disfacimento dell'unità nazionale cinese. Ciononostante, a partire dagli anni ottanta, di fronte all'isolamento politico e diplomatico del Tibet e forse anche in considerazione della presenza di elementi filocinesi tra le nuove generazioni di tibetani rimaste in patria, porta avanti l'idea dell'autonomia interna, anziché quella dell'indipendenza vera e propria, della cosiddetta Regione Autonoma del Tibet, lasciando la gestione della difesa e degli affari esteri alla Cina. Anche se non in modo continuato, ci sono stati colloqui fra il governo tibetano in esilio e la Cina, ma mentre il primo desidera soprattutto discutere dello stato del Tibet all'interno della Cina, l'altra vuole limitare gli accordi alle condizioni del ritorno del Dalai Lama a Lhasa.

Il divieto del culto di Dorje Shugden