Con oligoterapia si intende una terapia (o meglio una serie di terapie) basata sulla somministrazione di quantità minime di oligoelementi.

Nel nostro organismo sono presenti vari minerali e metalli che si possono suddividere in due categorie a seconda della loro concentrazione: oligoelementi, per es. nichel, e macroelementi, per es. calcio.

Gli oligoelementi I minerali presenti in concentrazioni ridotte sono denominati oligoelementi (dal greco "oligos" poco), cioè elementi presenti in tracce. Sia i minerali contenuti in quantità abbondanti che quelli contenuti in tracce svolgono importanti funzioni a prescindere dalla loro quantità, partecipando alla struttura degli organi e dei tessuti, o fungendo da coenzimi che attivano importanti reazioni biochimiche. La loro carenza induce alterazioni fisiologiche e strutturali, pertanto il loro apporto previene o guarisce alcuni squilibri organici derivati dalla loro mancanza.

Come afferma il dott. Georges Lakhovsky in un suo lavoro del 1939:

Le 4 diatesi Il medico francese Jacques Ménétrier, considerato il padre di questa disciplina, negli anni 1930 identificò quattro terreni organici associati ad alcuni oligoelementi, che definì diatesi. Queste diatesi corrispondono a condizioni dell'organismo caratterizzate da componenti fisiche, intellettuali ed emotive specifiche e proprie del soggetto. Non esistendo diatesi pure, si possono trovare individui appartenenti principalmente a una e parzialmente a un'altra diatesi. In ogni caso, le 4 categorie sono suddivisibili in diatesi di nascita (le prime 2) e in diatesi involutive (la 3ª e la 4ª), caratterizzate da un deterioramento del terreno cellulare causato da un cattivo stile di vita e/o dall'invecchiamento.

1) Diatesi allergica o artritica (Mn): è associata all'elemento manganese. Viene considerata una diatesi "giovane"; è caratterizzata da:

iperattività emotività nervosismo spesso aggressività grande passionalità memoria e concentrazione selettive (si focalizzano solo su ciò che viene reputato interessante) astenia mattutina iperattività serale emicranie allergie (dermatologiche, respiratorie e alimentari) disturbi circolatori e gastrointestinali ipertiroidismo.

2) Diatesi ipostenica o artrotubercolotica (Mn-Cu): è associata a manganese-rame; è considerata una diatesi tipica dell'adolescenza e della prima età adulta; è caratterizzata da:

calma riflessività non passionalità spesso indifferenza concentrazione e memoria un po' difficoltose stanchezza serale scarsa resistenza agli sforzi con necessità di pause scarse resistenze organiche con disturbi dell'apparato respiratorio e gastrointestinale affezioni urinarie ipotiroidismo facili infiammazioni ghiandolari.

3) Diatesi distonica o neuro-artritica (Mn-Co): è associata a manganese-cobalto e si riscontrava (ai tempi di Ménétrier) tipicamente nell'età adulta matura (dopo i 40 anni); attualmente è comune anche in soggetti giovani con uno stile di vita stressante. È caratterizzata da:

ansia nervosismo irritabilità memoria e concentrazione scarse stanchezza sin dal risveglio con aggravamenti verso sera, in particolare delle gambe sonno poco ristoratore spasmi viscerali formicolii e intorpidimento degli arti dolori gastrointestinali con gonfiori ulcere ipertensione disturbi urogenitali gotta.

4) Diatesi anergica (Cu-Au-Ag): è associata a rame-oro-argento, tipica dell'età senile; è caratterizzata da particolari problemi come:

mancanza di energia (anergia) netta diminuzione delle capacità mnemoniche e di concentrazione creatività assente pessimismo costante psicoastenia stanchezza cronica indifferenza sessuale sonno letargico o insonnia depressione infezioni e infiammazioni croniche con deficit immunitario.

Il rimedio catalitico di questa diatesi è il rame-oro-argento.

Assunzione I rimedi sopra elencati per le 4 diatesi si presentano in forma di soluzione in fiale da mantenere sotto la lingua per almeno 1 minuto, così da permettere alla soluzione di entrare direttamente nel circolo sanguigno attraverso la vascolarizzazione sublinguale, dopodiché possono venire deglutiti (preferibile) o sputati. A causa dell'elevata reattività degli oligoelementi, prima e dopo l'assunzione (per 15 minuti) è importante non bere, non mangiare, non fumare, non lavarsi i denti e in generale non introdurre in bocca alcuna sostanza che possa interferire con il loro assorbimento tramite la mucosa sublinguale.

La sindrome da disadattamento Oltre alle diatesi si riscontra una sindrome da disadattamento ghiandolare (fase di transizione) dovuta allo stress che può interessare

-l'asse ipofiso-gonadico: i sintomi generici sono ritardi di sviluppo impotenza disfunzioni mestruali Rimedio: associazione zinco-rame

-l'asse ipofiso-pancreatico con sintomi secondari a uno squilibrio del tasso glicemico: "fame da lupi" astenia improvvisa prima dei pasti sonnolenza post-prandiale svuotamento intellettuale Si tratta con l'associazione zinco-nichel-cobalto.

Razionale biochimico Sebbene per non tutti gli elementi chimici impiegati in oligoterapia sia possibile trovare una spiegazione per il loro meccanismo d'azione (come trattamento "catalitico" diretto sui tessuti), per alcuni di loro effettivamente vi sono delle spiegazioni forniteci dagli studi di biochimica eseguiti nei laboratori di ricerca di base.

Il motivo principale è che molti degli oligoelementi impiegati appartengono alla famiglia che nella Tavola Periodica di Mendeleèv sono etichettati come elementi di "transizione". Questo gruppo comprende elementi che hanno orbite elettroniche incomplete, che per raggiungere la "regola dell'ottetto" necessitano o di cedere elettroni o di coordinarsi con donatori che siano disposti a condividere le loro nuvole elettroniche (fenomeno della "coordinazione"). In questo paragrafo verranno esposti i meccanismi d'azione di alcuni di questi elementi, sulla base di prove raccolte dalla letteratura scientifica internazionale.

Cobalto Nel caso del cobalto, ad esempio, si potrebbe pensare che le sue azioni nel corpo umano siano essenzialmente da ricondurre al suo incorporarsi alla cianocobalamina o vitamina B12. Ma si sa già che noi non siamo capaci di fabbricare questa vitamina e che le quantità introdotte con l'oligoterapia, (dell'ordine dei milligrammi), sono in abbondante eccesso rispetto alla quantità di vitamina B12 che il corpo necessita ogni giorno (microgrammi; una dose di almeno un migliaio di volte inferiore all'oligoelemento assunto). Il fatto che però il cobalto trova indicazione in condizioni patologiche quali angina pectoris, acrocianosi (colore bluastro delle estremità per difettosa irrorazione sanguigna e sintomo cardine del morbo di Raynaud), variazioni della pressione arteriosa, può trovare una sicura spiegazione biochimica nell'essere il cobalto un induttore della risposta ipossica.

A coloro che sono ricercatori di base, specie in cardiologia ed oncologia, è noto che la somministrazione di cloruro di cobalto nelle cellule in coltura induce una risposta che mima la condizione di carenza di ossigeno o ipossia. Tramite un segnale biochimico ancora poco dettagliato, gli ioni cobalto arrivano ad attivare una proteina del citoplasma chiamata HIF-1 (Hypoxia-Inducible Factor 1; fattore inducibile dall'ipossia). Questa proteina appartiene alla categoria nota come fattori di trascrizione, proteine cioè capaci di legare il DNA e portare all'espressione di geni specifici.

L'HIF-1 tra i suoi bersagli enovera il fattore di crescita di stimolo per gli endoteli (Vascular Endothelial Growth Factor; VEGF), chiamato anche fattore angiogenetico e scoperto da Napoleone Ferrara (ricercatore residente negli Stati Uniti d'America). Il VEGF guida la formazione di nuovi vasi sanguigni oltre ai preesistenti quando le concentrazioni tissutali di ossigeno si abbassano stabilmente, fenomeno che è provato avvenire in molti tumori.

Un'altra proteina inducibile dall'HIF-1 è l’eritropoietina (EPO), citochina specifica per lo stimolo del midollo osseo a produrre nuovi eritrociti.

Infine, l'HIF-1 mette in moto la sintesi di molti degli enzimi della catena della glicolisi, la sequenza di reazioni chimiche che dal glucosio porta alla genesi di adenosin-trifosfato (ATP) come fonte energetica.

Nel caso delle indicazioni oligoterapiche del cobalto, è probabile che il meccanismo principale del trattamento si fondi proprio sui suddetti fenomeni biochimici. Semplicemente, si cercherebbe tramite il cobalto di potenziare una risposta (quella ipossica che induce il VEGF e l'EPO) che non sembra sufficiente a tamponare le manifestazioni di cattiva irrorazione sanguigna. La creazione di nuovi capillari sotto stimolo del VEGF, la maggiore produzione di globuli rossi e lo stimolo alla produzione di energia potrebbero essere i meccanismi con cui questo oligoelemento agirebbe nelle suddette patologie.

Wang GL, Semenza GL. (1993): Desferrioxamine induces erythropoietin gene expression and hypoxia-inducible factor 1 DNA-binding activity: implications for models of hypoxia signal transduction. Blood 82(12): 3610-3615. Semenza GL et al. (1994): Transcriptional regulation of genes encoding glycolytic enzymes by hypoxia-inducible factor 1. J Biol Chem. Sep 23; 269(38):23757-763. Kakinuma Y et al (2001): Novel molecular mechanism of increased myocardial endothelin-1 expression in the failing heart involving the transcriptional factor hypoxia-inducible factor-1alpha induced for impaired myocardial energy metabolism. Circulation; 103(19):2387-94. Van Lieshout T. et al (2004): A hypoxic response induced in MatLyLu cells by cobalt chloride results in an enhanced angiogenic response by the chick chorioallantoic membrane. Int J Oncol.; 23(3):745-50.

Rame Le indicazioni terapeutiche elettive per il rame nell'oligoterapia comprendono le malattie infettive ed alcune patologie infiammatorie quali il reumatismo, la psoriasi e persino la spondilite anchilosante.

Ma qual è il razionale biochimico perché il rame possa condizionare queste patologie?

Da sempre il rame è stato considerato un buon battericida diretto ed indiretto. In acconto ai suoi effetti diretti, esso è capace (al pari degli ioni ferro bivalenti) di dismutare l'acqua ossigenata (o perossido di idrogeno) generando il radicale idrossile (OH.), l'unica specie radicalica contro cui la natura non è riuscita ad elaborare difese enzimatiche efficienti. Per la sua eliminazione occorrerebbe introdurre molecole esogene quali l'acido salicilico, il mannitolo o il tocoferolo (vitamina E). Siano essi presenti già a livello intracellulare (fagocitati) o extracellulare i batteri non hanno, al pari delle cellule animali, alcuna difesa contro il radicale idrossile. La presenza di ioni rame dunque aiuterebbe il corpo a disfarsi sia dei batteri, sia delle cellule fagocitanti che sono state infettate.

Esiste in verità in altro meccanismo con cui il rame potrebbe esplicare la sua azione anti-infettiva, ma stavolta bisogna chiamare in causa meccanismi guidati da enzimi. Assieme allo zinco, il rame costituisce il centro catalitico dell'enzima superossido dismutasi 1 (SOD1), capace di dismutate l'anione superossido in perossido di idrogeno che di per sé possiede già capacità battericide. Un secondo enzima che contiene sia rame che zinco è una fosfatasi proteica nota col nome di calcineurina B (CNB). Nei linfociti, questo enzima viene attivato dagli ioni calcio e a sua volta esso attiva un fattore di trascrizione chiamato NF-AT1 (Nuclear Factor of Activated T-cells 1 o fattore nucleare dei linfociti T attivati), facendolo traslocare dal citoplasma al nucleo dei linfociti. A livello nucleare, l'NF-AT1 inizia così la trascrizione di una batteria di geni specifici. Uno dei geni bersaglio dell'NF-AT1 è una famosissima citochina, l'interleuchina-2, dotata della capacità di allertare le difese immunitarie predisponendole alla formazione di anticorpi.