Sócc'mel è un tipico intercalareIntercalari di Sabina Canobbio su Enciclopedia Treccani. del dialetto bolognese diffuso nella Città metropolitana di Bologna e alcune zone limitrofe. Secondo Alberto Menarini si tratta di «una popolarissima interiezione che promette di sopravvivere all'intero dialetto e che per ricchezza di varianti fonetiche, di mascherature eufemistiche, di fraseologia idiomatica e di utilizzazioni episodiche, si presterebbe a una lunga trattazione».Alberto Menarini, Fra il Sàvena e il Reno: Ricerche dialettali bolognesi, p. 18, consultato su Google books
La pronuncia corretta è con la cosiddetta c dolce, ossia l'affricata postalveolare sorda /t͡ʃ/, come in cielo.
Utilizzo Questa espressione, popolare e antica, è spesso usata sia dai giovani che dagli anziani. Trattasi di un triviale invito alla fellatio: succhiamelo (dal verbo sucèr) così come la variante sóccia (italianizzazione della forma verbale che significa "succhia"), parimenti usata. In taluni contesti sociali questa esclamazione è ritenuta aver perso nel corso del tempo la sua originale accezione esplicita e triviale per significare varianti di esclamazioni come accidenti, poffarbacco, acciderboliSi veda per esempio una pagina sul sito Facebook, càspita, caspiterina, o la meno volgare espressione tipicamente bolognese sòrbole, anche se Menarini suppone che quest'ultima non sia altro che «un vero e proprio sostituto parafonico di sócc'mel»Alberto Menarini, Fra il Sàvena e il Reno: Ricerche dialettali bolognesi, p. 23, consultato su Google books.
È probabilmente l'interiezione o esclamazione più usata nel dialetto localeIn questo senso, Alberto Menarini, Dizionario intimo del dialetto bolognese, citato in Parôl - Lessico, su bulgnais.com. Il Menarini lo definisce come "il più celebre shibboleth linguistico bolognese"., ed è nota anche all'esteroDavid M. Gross, Fast Company: A Memoir of Life, Love, and Motorcycles in Italy, pag. Macmillan, 2007 - ISBN 1429997540. Rimangono comunque in uso alcune varianti ancora più triviali ed esplicite, ad esempio sócc'mel bän (succhiamelo bene), sócc'mel bän in pónta (succhiamelo bene in punta). Il termine è così definito da Alfredo Panzini nel suo Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni:
È a volte usata anche come espressione di noia o di disappunto, come in Socc’mel, che due maroni.
Citazioni Il termine ricorre in molte canzoni dialettali bolognesi l'espressione "Socc’mel, che due maroni" è contenuta nel brano "In tal Riol"Formentera Lady - In tal riol di M. Ferlini del 1984 presentato al Primo Festival della Canzone Bolognese in Piazza Maggiore a Bologna il 14 agosto 1987 e contenuto nell'album del 1987 "Primo Festival della Canzone Bolognese, pubblicato da Diapason; Primo Festival della canzone dialettale | Bologna Online, e ad esso è dedicato il brano Sócc'mel Bulaggna del cantante Dino Sarti contenuto nell'album del 1994 Sentimental Bertoldo (pubblicato da Mercury). Il movimento goliardico della Dotta lo adotta in molte canzoni, tanto che uno dei più antichi Ordini Goliardici Sovrani di Bologna (chiamati anche Balle, con riferimento a gruppi criminali attivi nella città di Bologna durante il XIX secolo) lo ha assunto come nome. Nel 2000 Andrea Mingardi ha dedicato - nell'album Ciao Ràgaz - una canzone a questa parola, il cui utilizzo viene spiegato a ritmo di musica e confrontato con gli altri tipici modi di dire dialettali della penisola italica.
Nel novembre 2007 lo storico dell'arte professor Eugenio Riccomini in un'intervista a la Repubblica ha lanciato una scherzosa provocazione, proponendo la messa al bando di questo intercalare. Riccomini descrive in maniera chiara come sia possibile che un termine così volgare possa essere entrato nel linguaggio comune:
Nel 2009 Enrico Deaglio scrive:
Nel 2010 è stato pubblicato un gioco di carte intitolato Sócc'mel, cui ha fatto seguito, nel 2012, un'espansione denominata Sócc'mel va in vacanza!. Il gioco, ideato e prodotto da Alessandro Dolcetta, è stato presentato a Lucca Comics & Games.
Note
Bibliografia Andrea Mingardi, Sócc'mel, Edizioni Pendragon, 2008. ISBN 9788883426896.
Categoria:Espressioni volgari della lingua italiana Categoria:Usi e costumi di Bologna