Campo Marzo (o Campo Marzio) è un parco di Vicenza, uno dei maggiori per estensioneOccupa un'area di 83.000 m², ma fino alla prima metà dell'Ottocento era molto più esteso e comprendeva anche la zona al di là della stazione ferroviaria fino al Retrone, che lo chiudeva a sud, mentre a ovest giungeva fin sotto alla chiesa di San Felice, ., da secoli di proprietà comunale. Sorge a poca distanza dal centro storico di Vicenza, a ridosso della linea ferroviaria, alle pendici di Monte Berico.
Toponimi Anticamente quest'area era chiamata la Guisega, corruzione locale di Wisega, termine affine al tedesco Wiese, prato; con questo nome si trova designata nell'atto della donazione fatta nell'anno 983 dal vescovo Rodolfo ai monaci benedettini di San Felice.. La denominazione del luogo appare per la prima volta in un atto di permuta del 1074, dove compare nell'accezione di Campi Marcii, ovvero campi di Marte o letteralmente Campi di Marcio.
Sulle origini del nome Campo Marzo è stata disputa aperta nei secoli: un'ipotesi faceva derivare il toponimo da campo di Marte, nome dato a luoghi utilizzati dai soldati romani per le loro esercitazioni, ma non c'è alcuna fonte attendibile su questo uso militare in età romanaL'ipotesi viene avanzata dallo storico seicentesco - epoca in cui si tendeva a nobilitare non solo le famiglie ma anche i luoghi, attribuendo loro origini classiche - Francesco Barbarano de' Mironi nella sua Historia Ecclesiastica Della Città, Territorio, e Diocese Di Vicenza, Rosio 1649, libro V.
La seconda ipotesi fa risalire il toponimo al termine latino marcidus (marcio, che tende a marcire, in dialetto locale marso), che starebbe ad indicare una zona umida e paludosa a causa del ristagno delle acque nella zona, attraversata in più parti da fosse e scoli, con larghi tratti paludosi ricorda che anche ad est della città, dove le mura scaligere si aprivano verso Casale, la porta era chiamata di Camarzo, contrazione del termine campo marzo, anch'esso desunto dal terreno paludoso nei cui pressi il varco si trovava. Anche in relazione a questa ipotesi manca però una fonte attendibile riguardo allo stato dei luoghi durante il medioevo.
Il sostantivo Marcius in latino classico si traduce nell'attuale Marzio (nome). Non vi è dubbio alcuno che letteralmente sia Marzio che Marzo possano essere quindi collegati al nominativo Marcius e di conseguenza al concetto di marzialità. La progressiva dissociazione degli storici cittadini nei confronti di una interpretazione letterale del nome latino del luogo a favore dell'accezione dell'italiano marcio, non ha però risolto la questione.
L'attribuzione del nome Campo Marzo all'area non è oggi affatto scontata e negli ultimi anni si è accesa a Vicenza un'accesa diatriba culturale tra i sostenitori dell'una e dell'altra ipotesi. A conferma di ciò, nel 2019 un sondaggio promosso dalla rete televisiva Rete Veneta e dall'associazione Liberi Pensatori ha mostrato che il 70% dei cittadini di Vicenza chiama l'area Campo Marzio, mentre il restante 30% Marzo.
I lavori di storici come Renato Cevese e Franco Barbieri, propensi per Campo Marzo, hanno rappresentato per un lungo periodo il naturale approdo della dialettica cittadina. Negli ultimi anni il lavoro di Luciano Parolin ha portato nuovamente alla ribalta il termine Marzio, attraverso una ricerca basata su circa 650 documenti provenienti dagli archivi del comune di Vicenza e presentata al pubblico nel 2019.
Storia Epoca antica e Medio Evo Fin da tempi antichissimi, precedenti all'età romana, l'area fu utilizzata per la tumulazione delle salme: durante scavi seicenteschi furono trovate urne cinerarie e idoli di bronzo. All'inizio del secondo millennio - come è attestato nella permuta del 1074 - la zona contava 80 campi circondati da muri, fosse e dal fiume Retrone e veniva utilizzata come pascolo per gli animali.
Negli statuti cittadini del 1264 viene ricordato che nell'area si giustiziavano pubblicamente i delinquenti.. In caso di assedio della città - se le mura e la Roggia Seriola, che correva lungo di esse non erano sufficienti - Campo Marzo poteva anche venire allagato e servire così a rafforzare le difese..
Durante il medioevo vi si tenevano due grandi fiere - nei giorni di san Felice (14 agosto) e di san Gallo (16 ottobre) - molto frequentate dai veneziani che vi acquistavano merci per poi trasportarle a Venezia per via fluviale..
Sin dal 1310 nell'area furono piantati alberi e vi si tenevano pubblici mercati. Alla fine del XIV secolo essa fu donata dai Visconti - allora signori di Vicenza - a Jacopo Dal Verme in ricompensa dei suoi servigi, ma i figli di costui, Luigi e Pietro, la restituirono nel 1414 alla cittàConsiderando l'ingiusta donazione e che perciò erano grandemente odiati dai vicentini, l'anno 1414 ai 16 di giugno liberamente lo rinunciarono in mano dei deputati della città, per la qual cosa furono fatti cittadini con tutti i loro discendenti dell'uno e dell'altro sesso, presenti e futuri ed ammessi a tutti gli onori e comodi della città, come se fossero in essa nati. Barbarano, op. cit..
Epoca moderna
Nel XVI secolo i prati di Campo Marzo venivano ancora affittati per il pascolo, con entrate che si aggiravano sui 200 ducati l'anno. Il contratto però prevedeva una riserva: durante le frequenti e devastanti epidemie di peste, l'area poteva essere utilizzata per costruirvi casoni in cui segregare i sospetti appestati e per seppellirvi i morti., come illustra la pala di Giambattista Maganza posta nella vicina chiesa di San Giorgio in Gogna il cui annesso ospizio, appena di là del fiume, fungeva da lazzaretto..
Nel 1612, quando la città era sotto il governo della Serenissima Repubblica di Venezia, fu deliberato un apposito regolamento per la manutenzione e l'uso del Campo Marzo, il cui testo rappresenta un vivido quadro della situazione:
Nello stesso anno viene attestato per la prima volta dal Barbarano l'utilizzo militare dell'area, con la costruzione di un "castello di terra" per le esercitazioniFu combattuto come anco difeso un castello fatto di terra con li suoi bastioni ... circa 40.000 persone disposte sopra il monte vicino assistettero alle esercitazioni. .. È di quel tempo l'attribuzione del toponimo a una supposta origine romana come "Campo di Marte", tanto che sull'arco trionfale progettato dall'architetto Ottavio Bruto Revese e fatto erigere nel 1608 dal capitano Pierpaolo Battaglia era murata una lapide con l'iscrizione: Petrus Paulus Battalea Pref. Vicetiae Campo Martis Vetustissimus Ad Urbis Splendorem Et Eximii In Cives Amoris Perpetuum Monumentum Pos Anno MDCVIII. Questa costruzione dimostra l'intento di nobilitare l'area sulla quale, per interessamento di Girolamo da Schio e dell'Accademia Olimpica, fu eretto un circo per le corse dei cavalli..
Nel 1702 il Consiglio comunale e i deputati ad utilia decisero la costruzione dello stradone che da Porta Castello attraversava il prato fino al fiume, adibendo questo a coltura e abbandonando quindi la tradizionale destinazione a pascolo. A partire dal 1713 vi fu trasferita la fiera che annualmente veniva tenuta in piazza dei Signori, per paura che il concorso disordinato della folla potesse dar luogo ad un eventuale incendio degli edifici della piazza. Questa sistemazione - disegnata da Francesco Muttoni - non diede in realtà buoni risultati: le piogge continue provocarono le proteste dei commercianti e la fiera ritornò pochi anni dopo in piazza dei Signori..
Sino alla fine del Settecento ogni anno veniva eretto in Campo Marzo un anfiteatro per le corse dei barbari e altre feste. Si trattava di una struttura in legno con logge e gradinate, dove prendevano posto gli spettatori, tutt'intorno alla pista in cui correvano i cavalliVicenza città bellissima, Iconografia vicentina a stampa dal XV al XIX secolo, Biblioteca civica Bertoliana, Vicenza 1983, pp. 128-29. Il circo era smontabile e veniva conservato nei magazzini del Comune. Il disegno dell'anfiteatro viene attribuito ad Andrea PalladioGiangiorgio Zorzi, Le ville e i teatri di Andrea Palladio, Neri Pozza editore, 1968, p. 272.
Epoca contemporanea
Nel 1796, nel tentativo di far fronte all'avanzata dell'esercito francese, la municipalità di Vicenza, al fine di raccogliere 40.000 ducati e venire in soccorso all'agonizzante Repubblica di Venezia, cedette - a cittadini eminenti e con possibilità di riscatto - i terreni di Campo Marzo, terreni che spesso, nel corso delle guerre napoleoniche, divennero luoghi di acquartieramento delle truppe..
La prima progettazione del parco Nel 1816, quando da poco si era conclusa l'avventura napoleonica e Vicenza era passata sotto il Regno Lombardo-Veneto, per incarico del podestà del tempo Giulio Cesare Barbaran che ne voleva fare il luogo di passeggio dei vicentini, l'architetto municipale Bartolomeo Malacarne preparò un progetto per ristrutturare Campo Marzo, da dedicare in onore di Francesco d'Austria.
Per il Campo Marzo, il Malacarne progettò il Caffè - che venne inaugurato nel 1838 con il nome di Caffè Turco e poi, durante la guerra del 1911-12 con la Turchia, fu rinominato Moresco - che risentiva del gusto esotico allora di moda. Troppo vicino alla stazione ferroviaria, fu distrutto dai bombardamenti angloamericani durante la seconda guerra mondiale.
Sempre nello stesso anno, in occasione del ripristino - concesso da Ferdinando d'Austria - della Fiera d'agosto, Malacarne si occupò del restauro dell'arco trionfale del Revese, che completò con un prospetto verso sud, secondo canoni neoclassici..
Così come avevano già fatto i francesi, però, anche gli austriaci trasformarono l'area in piazza d'armiA differenza dei prepotenti francesi, però, gli austriaci rimborsavano all'affittuario di Campo Marzo i danni provocati dalle esercitazioni. . e soltanto cinquant'anni più tardi - quando Vicenza passò sotto il Regno d'Italia - Campo Marzo cessò di essere utilizzato per le esercitazioni, in seguito a una convenzione conclusa tra il Comune e l'Intendenza militare; inutili erano state le trattative in precedenza tentate "all'intento di liberare quell'amenissimo sito di cittadino passeggio dagli incomodi e dai pericoli degli esercizi militari, e di ridurlo a pubblico giardino"La piazza d'armi fu trasportata fuori porta San Bortolo, ..
Durante l'occupazione, Campo Marzo fu teatro di dispute tra la guarnigione austriaca e la Municipalità, in merito alla tumulazione dei militari che avveniva, appunto, all'interno del parco. Nonostante le ripetute proteste del comandante - che fin dal 1816 lamentava il fatto che le salme "per mancanza dei ripari necessari, potendo pascolare ogni sorta di bestie", venivano nottetempo dissotterrate - il Comune si oppose per anni a concedere un luogo diverso, attribuendo questi spiacevoli episodi "all'incuria dei militari seppellitori, che non osservavano la prescritta profondità dei cinque piedi ...". La questione si risolse solo nel 1833, quando ai militari venne riservato uno spazio nel nuovo Cimitero acattolico..
Viale dei Platani (o viale Dalmazia) Progettato il tracciato dal Malacarne nel 1816, un'apposita commissione decise di fiancheggiare il viale con due serie di platani occidentali, posti alla distanza di 5 metri l'uno dall'altro; a protezione degli alberi e del parco fu nominato anche un custode, alloggiato nell'edificio della Casara, per poter vigilare anche alla notte. Il viale fu subito correntemente chiamato Viale dei Platani e il nome fu sostituito solo nel 1927, per celebrare la Dalmazia italiana..
Ponte di Santa Libera