Un farmaco è una sostanza chimica utilizzata nella medicina con vari scopi e finalità.
Definizioni L'IUPAC definisce il come:
L'Organizzazione mondiale della sanità definisce il farmaco come:
L'FDA americana definisce il farmaco come:
La Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano definisce il medicinale come:
I farmaci trovano applicazione sia per uso umano che per uso veterinario, questi ultimi vengono definiti dal Regolamento (UE) 2019/6 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 come:
Storia
Antichità
La storia del farmaco è lunga quanto quella della civiltà. Alcuni studi hanno riportato che gli esseri umani del Paleolitico conoscevano l’uso di piante amare con proprietà velenose o psicotrope per l’automedicazione.
Nell’antichità non esisteva un sistema medico strutturato: la principale fonte di cura per le malattie erano le piante, scoperte per lo più casualmente. Alcuni dei “farmaci” scoperti non avevano alcun valore medicinale, come l’alcol e il tè, mentre altri risultavano dannosi e provocavano dipendenza, come la cannabis e l’oppio.
Le funzioni delle piante come medicinali venivano trasmesse oralmente o incise nelle grotte, e le pratiche erano fortemente influenzate dalle culture e dalle religioni. Le pratiche della medicina egizia si possono ritrovare in alcuni documenti, come il Papiro di Ebers, prodotto nel 1536 a.C.
Si tratta di uno dei più antichi documenti medici conosciuti, che registra alcune condizioni patologiche e l’uso di 328 ingredienti di origine vegetale per la preparazione di 876 prescrizioni. Secondo alcuni studiosi fu proprio in Egitto che vennero fissate per la prima volta le basi della farmacovigilanza.
In India, l'ayurveda, noto anche come "la scienza della vita", è il sistema medico più diffuso e venne istituito sin dal II secolo a.C. I testi Caraka-Samhitā e Suśruta-Samhitā hanno documentato le categorie, le proprietà e la farmacologia di oltre 700 piante utilizzate nella medicina ayurvedica.
In Cina, l’uso di erbe e materiali provenienti da altre risorse naturali è stato la pratica principale della medicina tradizionale cinese (TCM) sin dalla dinastia Han orientale (25–220 d.C.). La medicina cinese si è evoluta da un approccio basato sul tentativo e sull’errore fino alla creazione di un sistema erboristico strutturato. Sono stati prodotti diversi documenti sulla medicina tradizionale cinese, e la compilazione più famosa è il Compendio di materia medica, noto anche come Běncăo Gāngmù.
Periodo greco-romano
Intorno al 500 a.C., i Greci trasformarono le credenze superstiziose in medicina introducendo un approccio empirico e razionale, sotto l’influenza di filosofi greci come Empedocle e Pitagora.
Nel passato la preparazione di un farmaco era soggetta a precisi rituali che ne consentivano la trasmissione nel tempo. Ad esempio la teriaca di Andromaco, una panacea composta da duecento elementi, è giunta alle soglie della nostra epoca. Ne sono infatti disponibili ordinanze sindacali che ne regolano la vendita nelle principali città fino al 1916.
Nasce in Grecia anche il "padre della medicina scientifica", Ippocrate, che nei suoi scritti indica numerosi medicamenti di origine vegetale, minerale e animale, nonché nel IV secolo a.C. diede la seguente definizione:
Dalla Grecia i farmaci passano a Roma dove il loro numero aumenta considerevolmente così come riporta Dioscoride Pedanio di Anazarba, uno dei più grandi protofarmacologi del tempo (I secolo). Egli mette inoltre in luce un problema tutt'oggi attuale: l'adulterazione dei farmaci da parte di affaristi privi di scrupoli. Nel De materia medica, un tratto in greco di 5 volumi, egli raccoglie tutte le nozioni farmacologiche del tempo e i preparati di origine vegetale, animale - compreso l'uomo - e minerale. Esso viene considerato la colonna portante della farmacologia e della farmacognosia e venne utilizzato fino al XVI secolo.
Tra i nomi illustri di questo periodo troviamo poi Galeno (II secolo) le cui pratiche sono state diffusamente adottate nel corso dei secoli tanto da essere ancora utilizzate nel XVII secolo. Sotto l'Impero Romano nascono inoltre la figura del medico che spesso senza avere particolari studi approntava le preparazioni medicamentose, le prescriveva e le vendeva, la figura del rizotomo (tagliatore di radici) e quella dell'erbario (raccoglitore di erbe).
Medioevo Nel Medioevo si diffonde il concetto di malattia come castigo o prova imposta da Dio e della cura del malato come atto di carità. La cura delle malattie si basava. oltre che su minerali e riposo, sull'utilizzo di vegetali le cui proprietà vengono attribuite su basi irrazionali come ad esempio il collegamento tra la forma, il colore o la struttura di una pianta ricordino una parte del corpo e siano dunque la soluzione migliore nel caso di malattia in quella parte specifica (dottrina della signatura). Sono di questo periodo la medicina monastica o conventuale, la medicina e l'alchimia araba da cui derivano nozioni che si fonderanno nel tempo.
Medicina monastica o conventuale Nasce in Italia e il primo centro fu il monastero di Montecassino seguito da diversi monasteri benedettini intorno a cui sorgono ospedali e si forma una cultura medica che si diffonde in tutta Europa. I testi più noti sono gli hortuli' che contengono informazioni sui 'semplici' (quasi esclusivamente piante officinali) con cui preparare unguenti, decotti e impiastri.
Le ricette venivano trascritte in libri segreti e tramandate dagli 'infirmarius' (monaci erboristi) a un allievo di fiducia. I monaci erboristi erano inoltre responsabili dell'''armarium pigmentariorum dove venivano riposte le erbe.
La medicina araba e l'alchimia Durante il periodo d’oro della scienza araba, dal IX al XIII secolo, i sovrani promossero progetti di traduzione e raccolte di libri provenienti da civiltà greca, romana, persiana, indiana, cinese, siriana e altre furono tradotte, studiate e modificate in lingua araba. Le medicine ippocratica e galenica furono adottate e adattate dai medici arabi in base ai loro studi ed esperienze. Le pratiche e lo sviluppo della medicina fiorirono con l’ascesa della civiltà araba. Ad esempio, furono istituiti i primi dispensari della storia e venne costruito un ospedale con una farmacia che operava in modo indipendente. Inoltre, Al-Biruni, studioso musulmano, scrisse un libro intitolato Saydanah Fit-Tibb, nel quale definì il ruolo del farmacista. Questi sviluppi posero le basi della professione farmaceutica.
Dal Rinascimento al XVIII secolo Nel Rinascimento la stampa e la scoperta dell'America hanno un importante impatto sulla sviluppo della farmacologia. La stampa permette la diffusione di conoscenze sulla materia attraverso la divulgazione delle opere di Ippocrate, Dioscoride e Galeno, come nei Commentarii in libros Dioscoridis di Pietro Andrea Mattioli (Venezia, 1565), nonché il famoso Ricettario dei Dottori dell'Arte e di Medicina del Collegio Fiorentino noto anche come Ricettario Fiorentino (1498). La scoperta dell'America invece rende possibile l'introduzione e l'utilizzo di nuove piante come la gialappa, il guanaco e la ratania.
ll XV e il XVI secolo sono considerati i secoli del 'delirio alchimistico' il cui più illustre rappresentante è sicuramente Theophrastus von Honenheim, più comunemente noto con il nome di Paracelso di cui si riporta una celebre citazione:
A partire dalla fine del XVII secolo poi si inizia a capire che le sostanze farmacologicamente attive presenti nelle piante si formano secondo un ciclo biologico, annuale o pluriennale, e che si concentrano in specifiche parti della pianta come i semi e le foglie. Tra il 1552 e il 1578 viene compilato il Pent'sao di Li Shih-chen, il primo trattato medico-farmaceutico che comprende il 'catalogo delle erbe medicinali' con la descrizione di oltre 1000 piante medicinali e circa 10.000 formulazioni erboristiche. L'opera in 52 volumi comprende anche 2000 medicamenti che verranno adottati nella farmacologia occidentale.
Nel XVII e XVIII secolo si caratterizza e si sviluppa la figura del 'ciarlatano' - chiamato anche 'medico imbonitore', 'montinbanco', 'cantimbanco' o medico di fiera' - che viene definito dall'Accademia della Crusca come colui che:
Tra i prodotti più venduti troviamo la teriaca e l'antidoto per il morso di serpente. Non vi era alcun controllo su questi prodotti e nemmeno sugli effetti che questi avevano sui cosiddetti 'pazienti'. Alla fine del XVIII secolo si pone all'attenzione il 'balsamo homogeneo' del frate Pietro Antonio Banfi che ne richiede l'approvazione e la messa in vendita al viceré di Milano. La richiesta non sarà però accettata perché: Secondo Voltaire:
Nella seconda metà del XVIII secolo la chimica comincia ad interessarsi in modo specifico e scientifico ai principi attivi dando inizio a quella che prenderà successivamente il nome di chimica farmaceutica. Contemporaneamente nasce la farmacologia sperimentale con il principio metodologico fondamentale della sperimentazione sistematica, in vivo e in vitro.
Il XIX secolo Agli inizi del XIX secolo si capisce definitivamente che l'attività medicamentosa delle piante è legata a uno o più principi attivi, nonché si verifica un significativo sviluppo della fisiologia sperimentale e della chimica.
I primi studi di fisiologia sperimentale amplieranno le conoscenze sulla comprensione del corpo umano sia in condizioni normali sia in condizioni patologiche, mentre la chimica, ormai diventata una scienza vera e propria, mette in atto studi per isolare i principi attivi delle preparazioni ottenute da piante ed erbe arrivando ad isolare allo stato puro molte di esse, come alcaloidi e glucosidi.
Nel corso del XIX secolo iniziano a farsi strada gli insegnamenti medici a carattere pratico-applicativo. e l'interesse medico si concentra sulla preparazione artigianale di rimedi terapeutici da parte di quelli che oggi vengono definiti farmacisti, erboristi e chimici.
Si comincia a riconoscere la relazione tra dose ed effetto e quella tra struttura e attività farmacologica. Oswald Schmiedeberg (1838-1921) è considerato il fondatore della farmacologia come disciplina sperimentale indipendente. Egli cerca di raggruppare i composti capaci di espletare azioni analoghe ponendo così le basi per una classificazione scientifica dei farmaci.
Verso il 1815 nasce la farmacognosia che si occupa della morfologia interna ed esterna delle piante medicinali e del loro contenuto di principi attivi, così come presenti in natura e come preparati e conservati dall'uomo. Proprio nel XIX vengono effettuati i primi tentativi per ottenere, attraverso la sintesi chimica, sostanze dotate di attività farmacologiche e si avvia il processo d'industrializzazione per l'identificazione e la produzione di farmaci. Vengono scoperti in questo periodo gli anestetici generali come l'etere, il cloroformio e il protossido d'azoto.
Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX vengono poi sviluppati gli antipiretici di sintesi che sostituirono la chinina. Questi sono principalmente derivati dalla corteccia di salice da cui nel 1828 viene estratta la salicina. Nel 1874 viene infatti sintetizzato l'acido salicilico usato l'anno successivo per trattare la febbre reumatoide. Nel 1897 il chimico tedesco Felix Hoffman, durante ricerche volte a migliorare la tollerabilità dell'acido salicilico, mescola quest'ultimo con l'acido acetico ottenendo l'acido acetilsalicilico (ASA), comunemente detto aspirina, messo in commercio dalla Bayer nel 1899.