Invasioni barbariche è l’espressione con la quale è generalmente indicata in Italia la fase delle irruzioni e migrazioni delle popolazioni cosiddette "barbariche" (germaniche, slave, sarmatiche e di altri popoli di origine asiatica) all'interno dei confini dell'Impero romano d'Occidente, nel V secolo. Il fenomeno, a volte indicato anche con il termine tedesco Völkerwanderung (‘migrazioni di popoli’), si conclude sostanzialmente con la formazione dei regni romano-germanici, che segna la fine definitiva della tarda antichità e l'entrata dell'Europa nel Medioevo.
Contesto storico Oltre i confini romani erano presenti popolazioni nomadi di etnie molto diverse fra loro, con culture e civiltà eterogenee. A Sud, nell'Africa Settentrionale, trovano posto i Berberi e le tribù del Sudan, a nord, dalla Penisola Scandinava fino al Mar Nero, oltre il Reno e il Danubio, vivevano le popolazioni nomadi dei Germani. I Greci indicavano come barbari una serie di popoli migratori stanziati tra il Danubio, il Mar Nero e la zona nord-iranica. Essi erano di stirpe scitica, celtica e tracia, seminomadi e dediti all'allevamento (soprattutto equino e ovino) ed alla raccolta di frutti spontanei. I Greci li dividevano in due etnie fondamentali (in realtà piuttosto omogenee): i Geti e i Daci.
Gli Sciti invece erano dei nomadi provenienti dal Nord dell'Iran, abili arcieri a cavallo, dediti a cerimonie sciamaniche che prevedevano stati di estasi prodotta forse da sostanze allucinogene (probabilmente l'hashish), che nei Greci destavano stupore e timore. Essi erano suddivisi in tribù guerriere che avevano in comune la lingua, la religione, le armi, le tecniche di allevamento dei cavalli da guerra e quelle di fonditori di metalli e orefici. Ritrovamenti di tumuli con ricchi corredi in oro e metallo sono avvenuti dalla Siberia al Caucaso, dai confini con l'Impero Cinese all'Iran. Le loro continue migrazioni furono il motore di tutte le migrazione dell'Eurasia centrale per tutto il primo millennio a.C., e non mancarono di preoccupare grandi imperi come quello cinese.
Analoghi per alcuni versi agli Sciti erano i Sarmati, nomadi e cavalieri di origine nordiranica, che apparvero sulla scena del confine Europa/Asia verso il I-II secolo d.C. sospinti probabilmente da altre popolazioni asiatiche. Erano probabilmente Sarmati gli Iazigi che si scontrarono con le truppe di Adriano nel II secolo d.C., mentre i Roxolani erano Sarmati stanziati tra i Don e il Dnepr. Sarmati erano anche gli Alani, originari della zona adiacente al lago d'Aral, che cercarono di insediarsi in Cappadocia nel I secolo d.C. I Romani sottolineano nei loro trattati militari la forza di questi guerrieri, grazie all'uso dei cavalli ed alla pesante armatura in ferro, bronzo, corno e cuoio. Queste tecniche, assimilate poi in Occidente, dovevano essere nate per proteggersi dalle frecce delle altre tribù nomadi delle steppe. Una volta arrivati nel luogo degli scontri tra Persiani e Romani portò, soprattutto i primi, a ingaggiarli nei rispettivi eserciti.
Questi gruppi avevano già avuto contatti con la società romana, che aveva concesso ad alcuni gruppi di stanziarsi entro i confini come coloni, integrandoli all'interno dell'esercito, come truppe di difesa dei confini. Il fenomeno, iniziato alla fine del II secolo si ampliò dopo la crisi del III secolo.
Il progressivo disfacimento dell'impero romano, l'incremento della corruzione e la scarsità di mezzi per controllare e fortificare i confini, portarono al verificarsi di molte invasioni, che arrivarono anche fino alla Pianura Padana. I Romani tentarono di aumentare le difese delle città più interne, spesso creando nuove cinte murarie o fortificando quelle già esistenti e formarono delle unità mobili dell'esercito; così facendo però, persero lentamente il controllo dei confini. La pressione degli Unni da Nord-Est obbligò le popolazioni barbariche stanziate lungo i confini a spingersi ulteriormente all'interno del territorio romano.
Invasione o migrazione? Può suscitare curiosità il modo con il quale le invasioni barbariche vengono chiamate dai vari popoli europei: i popoli di lingua neolatina come i Francesi o gli Spagnoli usano il termine "invasione" (les grandes invasions o les invasions barbares, las invasiones (de los bárbaros)).. Al contrario, i popoli germanici o slavi usano il termine "migrazione" (Völkerwanderung in tedesco, migration period in inglese o stehování národu in ceco)..
Più che curiosità si tratta di diverse posizioni storiografiche sviluppate negli anni. Gli storici italiani e francesi, influenzati da una visione romano-centrica, le hanno etichettate con il termine "invasioni" perché hanno posto l'accento sul loro impatto distruttivo, considerandole la causa della caduta dell'Impero romano, della fine dell'età e della civiltà antica, e dell'inizio dei secoli bui del Medioevo, con conseguente regresso economico e culturale. Gli storici tedeschi, definendole con il termine "migrazioni", invece hanno posto l'accento sugli aspetti positivi, come la sostituzione di una società decadente come quella tardo-romana, caratterizzata dal dispotismo autocratico degli Imperatori e da una burocrazia complessa e corrotta, con una società marziale come quella dei popoli germanici. Entrambe le visioni sono comunque d'accordo sul fatto che le invasioni o migrazioni barbariche condussero alla caduta dell'Impero romano d'Occidente.
Gli storici contemporanei, vedi ad esempio quelli della scuola di Vienna, sono indirizzati a considerare il fenomeno delle "invasioni" sotto il profilo dell'etnogenesi dei popoli. Se proprio vogliamo parlare di invasione forse dovremmo considerare solo quella degli Unni una vera e propria invasione. Comunque non mancano anche qui divergenze.
In effetti sarebbe piuttosto riduzionistico sostenere che quelle dei Vandali, Alani e Svevi non fossero delle vere e proprie invasioni, visti i resoconti apocalittici delle devastazioni da essi provocate forniti da testimonianze come Idazio Lemico, San Girolamo e il biografo di Sant'Agostino, nonché da numerosi poeti gallo-romani. Gli stessi Visigoti, che pure erano i più disponibili a trattare con il governo centrale e che si diedero al sacco di Roma solo come misura estrema, dopo che tutte le precedenti trattative erano fallite, non mancarono di compiere atrocità ai danni della popolazione civile. Autori come Peter Heather e Bryan Ward-Perkins hanno ribadito che le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero romano d'Occidente provocarono comunque un regresso della civiltà nell'Europa Occidentale, portando a sostegno di ciò dati archeologici, che sembrerebbero indicare che in numerose regioni dell'ex Impero la caduta di Roma provocò un regresso rispetto all'epoca precedente.
Non va tuttavia trascurato che, una volta completato l'insediamento e terminati i saccheggi, la popolazione provinciale sottoposta ai barbari finì per preferire la dominazione dei nuovi padroni barbari all'oppressivo fiscalismo degli esattori delle tasse romani; Salviano di Marsiglia parla addirittura di masse intere di popolazione che cercarono riparo tra i barbari alla ricerca di condizioni di vita migliori; anche i proprietari terrieri romano-gallici, come Paolino di Pella, espressero la propria approvazione del governo goto nei territori da essi controllati.Per la preferenza alla dominazione barbara rispetto al rapace fiscalismo romano cfr. Orosio, VII,41 e Salviano, V,5; per l'approvazione al governo goto da parte dei proprietari terrieri romano gallici, cfr. Paolino di Pella, Eucharisticos, versi 291-327. La presenza dei Barbari nelle provincie non fu quindi unicamente distruttiva ma in diversi casi finirono per essere addirittura preferiti al precedente governo romano. In diversi casi, i barbari mantennero molte delle strutture del precedente governo romano; il caso più eclatante è quello degli Ostrogoti, che addirittura mantennero la suddivisione del loro regno in prefetture del pretorio, diocesi e province, nonché cariche romane come quella di console, prefetto del pretorio, vicario, prefetto urbano e governatore provinciale.
In pratica, gli studiosi della tarda antichità e delle invasioni barbariche sono divisi in due gruppi: i movers e gli shakers. I movers ritengono che il crollo dell'Impero fu provocato principalmente dalle invasioni barbariche; gli shakers invece ritengono che l'Impero era già in profonda disgregazione e che le invasioni barbariche furono la conseguenza della crisi dell'Impero, e non la causa. Un'ala estremista degli shakers nega addirittura la caduta dell'Impero, e sostiene semplicemente che l'Impero romano si trasformò suddividendosi nei regni romano-barbarici: essi sostengono che i barbari non invasero l'Impero, ma si insediarono nelle province dell'Impero con il consenso dei Romani, che avevano bisogno del loro sostegno militare per difendere le frontiere. Probabilmente una corretta valutazione storiografica sta nel mezzo tra queste due opinioni opposte: i barbari non intendevano distruggere l'Impero ma semplicemente insediarsi al loro interno; ma, costringendo l'Impero a concedere loro di insediarsi in territori intra limes (entro i confini), finirono per indebolirlo in misura sempre maggiore, provocando una drastica diminuzione del gettito fiscale, con conseguenti minori risorse a disposizione per mantenere a livelli adeguati l'esercito romano. Nel giro di un secolo, l'Impero finì per indebolirsi al punto da non riuscire più a tenere sotto controllo le spinte centrifughe dei federati germanici finendo quindi per collassare. Alcuni limiti interni dell'Impero, come le guerre civili e gli intrighi di corte, gli impedirono di reagire in modo efficace alla crisi particolare che si era venuta a creare a causa della migrazione degli Unni e ne accelerarono il crollo.
Cause delle invasioni Gli Unni
Verso la metà del IV secolo la pressione delle tribù germaniche sui confini del Danubio e del Reno era diventata molto forte, incalzata dagli Unni provenienti dalla steppa, probabilmente la stessa popolazione degli Hsiung-Nu che nel corso del I secolo avevano insidiato l'Impero Cinese presso la Grande Muraglia..
Il contributo degli Unni nelle invasioni barbariche si può dividere in tre fasi:. gli Unni, migrando verso la pianura ungherese, spingono numerose popolazioni barbariche a invadere l'Impero (376-408). gli Unni, una volta terminata la migrazione, aiutano l'Impero a combattere i gruppi barbari entrati all'interno dell'Impero (410-439). gli Unni, sotto Attila, diventano nemici dell'Impero, e invadono dapprima l'Impero d'Oriente e poi quello d'Occidente (440-452).