Limposta è un tributo, consistente in un prelievo coattivo di ricchezza dal contribuente volto a finanziare i servizi pubblici generali e a ridurre la liquidità monetaria nel sistema economico del paese in cui queste vengono disposte.

Descrizione Caratteri e funzioni L'imposta è un prelievo coattivo di ricchezza che, sul piano della scienza delle finanze, si caratterizza per essere espressione del potere d'imperio attribuito allo Stato, il quale per regolare la quantità di denaro in circolazione ne preleva una quantità variabile, ad ogni cittadino (in maniera proporzionale al proprio reddito), in maniera da mantenere la corretta quantità di moneta in circolazione in funzione della capacità produttiva dello stato stesso. Lo stato fornisce moneta ai propri cittadini con i pubblici servizi indivisibili (come ad esempio la difesa, la ricerca, oppure la costruzione delle strade) e ne preleva una quantità variabile con le imposte.

Si distingue dalla tassa in quanto essa è il corrispettivo per un pubblico servizio richiesto in forma individuale.

Elementi L'imposta si basa sui seguenti elementi costitutivi: il presupposto, ovvero la situazione il cui verificarsi fa sorgere in automatico l'obbligazione tributaria. Ad esempio, il solo possesso di redditi assoggetta all'IRPEF; il soggetto attivo, ovvero chi impone il tributo. Nella maggioranza dei casi è lo Stato o un altro ente pubblico; il soggetto passivo è chi deve pagare il tributo; la base imponibile è l'importo, espresso in denaro (imposta ad valorem) o in termini fisici (imposta specifica), su cui viene calcolata l'imposta. Ad esempio, l'ammontare del reddito; laliquota è la percentuale applicata alla base imponibile per determinare l'imposta; la fonte è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l'imposta, come il reddito o il patrimonio.

Applicazione

Ripartizione delle imposte in Italia

Il bilancio dello Stato del 2012 riporta, per l'anno 2011, entrate tributarie per 396.641M EUR, divise in 214.201M di imposte dirette e 182.440M di imposte indirette. Le altre entrate (35999M) sono meno del 10% del totale (432.640M).

Se ne deduce che, nel 2011, le imposte indirette costituivano il 46% delle entrate tributarie, cioè il 42% delle entrate totali dello Stato. Dato che le imposte indirette tassano la popolazione generale e sono ripartite fra circa 60 milioni di italiani, in media ogni cittadino ha contribuito alle casse dello Stato per circa 3000 EUR, indipendentemente dall'età o dal lavoro svolto, escluse le tasse sul reddito.

In maniera ancora più grossolana, le imposte dirette sono state frutto del lavoro di circa 23 milioni di italiani (occupati 2011, ISTAT), che avrebbero contribuito in media per oltre 9000 EUR a testa alle casse dello Stato.

La XII edizione dell’Osservatorio sulle entrate fiscali realizzata a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentata il 1º ottobre 2025 alla Camera dei Deputati insieme a CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità), definisce nel proprio comunicato stampa la attuale situazione italiana : "Non siamo un Paese “strozzato” dalle tasse, ma un Paese in cui il peso del fisco è concentrato su una minoranza di contribuenti".

Classificazione Ogni imposta si classifica in quattro modalità. Quanto: al soggetto, la persona fisica o persona giuridica obbligata a pagarla. Si classificano in: imposte dirette o indirette, all'oggetto. Si classificano in imposte reali e personali. Le imposte reali colpiscono senza tenere conto delle condizioni personali del suo possessore (stato di famiglia, indicatore ISEE, oneri, passività). al modo di pagamento: imposte in moneta, o imposte in natura (in disuso). metodo di riscossione: imposte di contingente e imposte di quotità. Lo Stato centrale decide il gettito complessivo di imposta in base al fabbisogno e costo standard. Le regioni si accordano sulla quota di carico di ciascuna, in base alla popolazione residente, alla redditività del patrimonio (es. la superficie coltivabile e la produttività del terreno, la superficie edificabile e i prezzi di affitto e vendita nel mercato immobiliare). Gli enti locali si accordano tra loro e con la regione, e infine i comuni ripartiscono l'imposta fra i propri contribuenti. Invece, nelle imposte di quotità, si calcola individualmente il reddito imponibile, e si applica un saggio di imposta costante.

Imposte dirette e indirette Si tratta della principale classificazione delle imposte. Sono dirette quelle che gravano sulle manifestazioni più evidenti della capacità contributiva, come il reddito o il patrimonio; sono indirette le imposte che colpiscono le manifestazioni meno evidenti della capacità contributiva ovvero consumi, trasferimenti, scambi.

Confronto tra imposte dirette e indirette Sul piano dell'equità sono preferibili le imposte dirette che, commisurandosi alla ricchezza posseduta, si adeguano meglio alla capacità contributiva del soggetto. Come fonte di entrata, le imposte dirette risultano più reattive alla crescita economica, in quanto il loro gettito aumenta quando un maggiore benessere fa incrementare i redditi della popolazione.

Le imposte indirette, invece, tendono ad incontrare meno resistenza al pagamento da parte del contribuente. Le imposte dirette hanno un maggior effetto ridistributivo del reddito, assicurano una continuità del gettito e sono economiche da riscuotere; tuttavia esse stimolano l'evasione fiscale, sono rigide e il contribuente le sente in modo marcato, soprattutto sul lato psicologico. Le imposte indirette, invece, sono elastiche, divisibili e, essendo incluse nel prezzo dei beni acquistati, sono meno sentite dai contribuenti.

È oggetto di dibattito adottare il contrasto di interessi senza IVA, che potrebbe essere sufficiente a stimolare la crescita economica e contrastare l'evasione fiscale. Le imposte dirette sono più difficilmente traslabili, ovvero rimangono a carico di chi è obbligato a pagarle; quindi non provocano una variazione dei prezzi dei prodotti o dei fattori, ovvero non vi è divario fra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatoreLezioni di Scienza delle Finanze (pag. 186), Di Majo, ECIG, 2003. Le imposte indirette sui consumi invece si trasferiscono da chi è tenuto a pagarle ad altri soggetti. Tali imposte possono portare ad un divario tra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatoreibidem.

Mentre la tassazione sul reddito generalmente garantisce una omogeneità tra oggetto e fonte (l'imposta viene pagata versando una parte del reddito ricevuto), la tassazione sul patrimonio comporta invece una stridente disomogeneità tra oggetto (il patrimonio) e fonte (che in buona parte dei casi è il reddito). Conseguenza può essere un particolare gravame nei confronti del contribuente qualora il reddito non sia tale da coprire gli oneri derivanti dalla tassazione del patrimonio.

In Italia Principali imposte direttePrincipali imposte indirette Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) Imposta sul reddito delle società (IRES) Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) Imposta sostitutiva sui redditi da capitale (ISOS) Imposta municipale propria (IMU) Imposta di registro Accisa Imposta ipotecaria Imposta catastale Imposta di bollo Imposta sulle pubblicità Imposta sulle successioni e donazioni Imposta sulle assicurazioni Imposta sul valore aggiunto (IVA) Imposta sul consumo e di fabbricazione Imposta sugli intrattenimenti

Imposte generali e speciali L'imposta è generale quando colpisce uniformemente un certo tipo di operazioni in qualunque settore economico; è speciale quando si riferisce ad un solo settore dell'economia oppure ad un solo piccolo gruppo di manifestazioni della capacità contributiva.

Imposte fisse, proporzionali, progressive, regressive L'imposta è: fissa quando il suo ammontare non varia al variare del reddito o delle caratteristiche del soggetto; proporzionale quando l'aliquota è costante, ovvero l'imposta è direttamente proporzionale all'imponibile; regressiva quando, all'aumentare dell'imponibile, l'aliquota decresce (ovvero l'imposta aumenta in misura meno che proporzionale rispetto all'imponibile); progressiva quando, all'aumentare dell'imponibile, l'aliquota aumenta (ovvero l'imposta aumenta in misura più che proporzionale rispetto all'imponibile). L'IRPEF, ad esempio, appartiene a quest'ultima categoria. La progressività è una caratteristica dell'ordinamento tributario italiano; l'art. 53 della Costituzione dispone in tal senso: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Da un punto di vista teorico-politico, l'utilità della progressività dell'imposta è dibattuta: i fautori di essa sostengono che, in tal modo, il prelievo tributario ha funzione di redistribuzione della ricchezza prodotta, contribuendo, con spirito solidaristico, al benessere della collettività. i suoi detrattori evidenziano che il drenaggio di ricchezza dal produttore del reddito allo Stato, quando si supera la soglia sostenibile, deprime gli investimenti ed i consumi privati, con chiare influenze negative su tutto il sistema economico.

Tecniche per l'attuazione della progressività Esistono quattro tipi di progressività: continua, per classi, per scaglioni, per deduzione e detrazione. progressività continua: si ha quando l'aliquota varia in maniera continua al variare della base imponibile (ovvero l'aliquota è una funzione matematica). Un esempio è rappresentato dalla ormai soppressa imposta complementare progressiva sul reddito, che fino al 1973 era calcolata con la formula y = 0,023025Vx - 0,0000472x + 0,00874 per i redditi fino a cinque milioni di lire; progressività per classi: si ha quando la base imponibile viene suddivisa in "fasce", dette classi. In base alla fascia di imponibile viene applicata una diversa aliquota, a tutto l'importo; progressività per scaglioni: si ha quando la base imponibile viene suddivisa in "fasce", dette scaglioni, ad ognuno dei quali è associata una aliquota. L'aliquota superiore si applica solo alla parte che eccede lo scaglione inferiore; progressività per deduzione o detrazione: si ha quando è possibile ridurre la base imponibile prima di calcolare l'imposta (deduzione) oppure diminuire l'imposta una volta calcolata (detrazione).

Differenza tra progressività per classi o per scaglioni Fasce di reddito (in euro)Aliquote da 0 fino a 10.000 10% da 10.001 fino a 20.000 20% ecc.ecc.

Un reddito pari a 15.000 euro sarà così assoggettato ad imposta: Nella progressione per classi appartiene alla seconda fascia e dunque è interamente colpito dall'aliquota 20%. 15.000 x 20 / 100 = 3.000 euro Nella progressione per scaglioni invece i primi diecimila euro saranno tassati al 10% e l'eccedenza di cinquemila con l'aliquota della seconda fascia. 10.000 x 10 / 100 + 5.000 x 20 / 100 = 2.000 euro.

Imposte personali e reali Le imposte possono anche dividersi in: personali, quando l'elemento fondamentale considerato è la persona (es. il reddito di una persona, il patrimonio di una persona). Tipica imposta personale è l'IRPEF; reali (dal latino res = cosa), se l'elemento considerato è solamente il bene in sé e per sé (prescindendo da chi ne sia il proprietario) Esempio è l'IVA che viene applicata indistintamente su ogni acquisto effettuato.

No tax area La no tax area è un sistema per aumentare l'effetto di progressività delle imposte sul reddito. Si stabilisce di non applicare le imposte sino ad un certo livello di reddito, in modo da esentare i soggetti con redditi molto bassi.