La battaglia di Solferino venne combattuta il 24 giugno 1859 in Lombardia nel contesto della battaglia di Solferino e San Martino di cui costituì il fronte sud. Gli schieramenti contrapposti furono quello dell’esercito francese e quello dell’esercito austriaco. La battaglia vide la sconfitta dell'Austria.

I due eserciti erano comandati dai rispettivi sovrani: Napoleone III per la Francia e Francesco Giuseppe per l'Austria.

Lo scontro risentì degli avvenimenti del fronte nord, dove i piemontesi di Vittorio Emanuele II di Savoia combattevano nello stesso momento contro l’ala destra dell’esercito austriaco. Benché la battaglia di Solferino e San Martino sia stato un unico avvenimento la storiografia post-risorgimentale separò l'azione dei piemontesi isolandola come un evento a sé stante al quale si diede il nome di battaglia di San Martino..

Le forze in campo e l'avanzata alleata L'esercito austriaco All'inizio del conflitto l'esercito austriaco in Italia era composto, oltre che dalle guarnigioni nelle varie fortezze, da 5 corpi d'armata: il 2º al comando di Edoardo Francesco del Liechtenstein, il 3º di Edmund Leopold von Schwarzenberg, il 5º di Philipp Franz von Stadion, il 7º comandato da Friedrich Zobel e l'8º Corpo d'armata di Ludwig von Benedek. Successivamente si aggiunsero il 1º Corpo ai comandi di Eduard Clam-Gallas e il 9º Corpo di Johann Franz Schaaffgotsche von Kynast..

Dopo la battaglia di Magenta si erano aggregati altri due corpi: il 4° comandato dall'arciduca Carlo Ferdinando e l'11° di Valentin Veigl von Kriegeslohn. In previsione dell'imminente battaglia le truppe che si sarebbero battute furono divise in due armate: la 1ª del feldmaresciallo Franz von Wimpffen che comprendeva il 2º, il 3º, il 9º e l'11º Corpo; e la 2ª comandata da Franz von Schlick comprendente il 1º, 5º, 7º e 8º Corpo. Di queste unità l'8º Corpo si batterà contro i piemontesi a San Martino e il 2º non parteciperà attivamente allo scontro. Il Capo di stato maggiore dell'imperatore Francesco Giuseppe era Heinrich von Hess, che aveva occupato tale carica anche con il generale Josef Radetzky durante la prima guerra d'indipendenza..

Numericamente, la 1ª Armata contava uomini e la 2ª (eccetto l'8º Corpo che si sarebbe battuto a San Martino) , per un totale di uomini. Oltre a queste forze gli austriaci contavano due brigate di collegamento fra le due armate con uomini. Complessivamente, quindi le forze austriache a Solferino ammontavano a uomini.

Gli eserciti alleati al passaggio del Chiese Il 21 giugno 1859 l'esercito francese cominciò a muovere verso est dalla zona di Brescia e il 4º Corpo, comandato da Adolphe Niel, passò il fiume Chiese su di un ponte costruito dal Genio piemontese dopo aver occupato Castenedolo. Il 3º Corpo, comandato da François de Canrobert, lo seguì collocandosi più a sud, in modo da garantire l'ala destra da eventuali incursioni che potevano provenire da Mantova. La mattina dello stesso giorno il 2º Corpo del generale Patrice de Mac-Mahon (protagonista della battaglia di Magenta) lasciò San Zeno e alle 13 giunse a Montichiari, passò il Chiese su due ponti che gli austriaci non avevano distrutto e si stabilì sulla strada Goito-Castiglione-Castenedolo. Infine, più a nord, il 1º Corpo di Achille Baraguey d'Hilliers prese la strada per Lonato e si posizionò a Esenta. Napoleone III con il Corpo della Guardia di Auguste d'Angély si trasferì a Castenedolo e da qui a Montichiari.César Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre, Parigi, Amyot Editore, 1860, pagg.119-123.

L'esercito piemontese che rimaneva a nord dello schieramento alleato, costituendo la sua ala sinistra, passò anch'esso il Chiese. Era diretto da Vittorio Emanuele II che, per consentire un'unità di comando, aveva concesso di sottostare alle disposizioni di Napoleone III..

Numericamente le forze francesi del 1º e 2º Corpo contavano uomini, quelle del 3º e 4º I francesi erano quindi .

L'incontro dei due eserciti Le ricognizioni e il piano francese

Il 22 giugno, non appena consolidata la testa di ponte francese sulla riva sinistra del Chiese, il generale Niel (4º Corpo) aveva ordinato una ricognizione per verificare se l'esercito austriaco si fosse realmente posizionato sulla riva sinistra del Mincio. 40 cavalleggeriappartenenti al 1º Reggimento Cacciatori d'Africa guidati dal capitano Contenson della Divisione di Cavalleria del generale Nicolas Desvaux partirono dal bivacco di Carpenedolo e, senza incontrare nemici, proseguirono per Medole, Ceresara e Cerlongo, fino a raggiungere Goito e constatare la ritirata dell'esercito austriaco al di là del Mincio. Al ritorno si scontrarono però con un drappello di Ulani austriaci che presidiavano Piubega, catturandone alcuni, e incontrarono anche un reparto di Ussari presso Asola. I francesi proseguirono per Castel Goffredo e tornarono al bivaccoCésar Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre - Rapporto del generale Desvaux al generale Niel del 22 giugno 1859, Parigi, Amyot Editore, 1860.

Il 22 giugno 1859 il 2º Corpo francese occupò Castiglione e il 23 il 1º Corpo, passato per ultimo il Chiese, si portò a Esenta, facendo da congiungimento tra il corpo sardo a nord e l'armata francese a sud. Lo stesso giorno, convinto che gli austriaci si stessero disponendo nel Quadrilatero, Napoleone III diede disposizioni di marcia ai suoi corpi d'armata. Le truppe si sarebbero mosse alle due di notte del 24 giugno, e si sarebbe dovuto preparare il rancio una volta che fossero arrivate alle rispettive destinazioni..

Queste ultime erano: Pozzolengo per il Corpo piemontese, Solferino per il 1º Corpo francese, Cavriana per il 2º Corpo, Medole e Guidizzolo per il 4º Corpo, Castel Goffredo per il 3º Corpo, e Castiglione per la Guardia che sarebbe rimasta lì di riservaCésar Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre - Ordine di movimento diramato dall'Imperatore la sera del 23 giugno 1859, Parigi, Amyot Editore, 1860. Napoleone III quindi non credeva di marciare verso una grande battaglia, eppure egli prescrisse che ad ogni colonna si facesse precedere una forte avanguardia di modo da espugnare eventuali punti ancora occupati dal nemico..

Il passaggio austriaco del Mincio

La sera del 22 giugno il riordinamento dell'esercito austriaco era terminato, per cui si preparò a ripassare il Mincio, questa volta da est verso ovest. Le operazioni al riguardo cominciarono il 23. La 2ª Armata si dispiegò verso nord. La sua ala destra costituita dall'8º Corpo si mosse per prima: doveva dirigersi verso Desenzano e Lonato, presso la sponda sud del lago di Garda. Il corpo comandato da Benedek passò il fiume a Salionze (fra Peschiera e Monzambano), prese posizione a Pozzolengo e collocò avamposti tra Rivoltella e Castel Venzago (ben oltre Lonato)., nella zona cioè assegnata sull'altro fronte al corpo piemontese.

Gli altri corpi della 2ª Armata austriaca si mossero più a sud per occupare le colline fra Solferino e Cavriana. Il 5° passò il Mincio a Valeggio, prese posizione a Solferino, così da occupare l'obiettivo assegnato al 1º Corpo francese. Dietro il 5° passò a Valeggio anche il 1º Corpo austriaco che si diresse a Cavriana. Il 7° passò a Ferri e puntò su Castiglione.

Ancora più a sud, passò il Mincio anche la 1ª Armata austriaca, alla quale era stato assegnato il compito di un'azione avvolgente nella pianura verso nord-ovest. Il 3º Corpo austriaco passò a Ferri e prese posizione a Guidizzolo. A Goito passarono uno dietro l'altro il 9º e l'11º Corpo con l'obiettivo generale di raggiungere Carpenedolo, presso il Chiese. Il quartier generale dell'Imperatore si posizionò a Valeggio, quello della 1ª Armata a Cereta e quello della 2ª a Volta...

Il 23 mattina l'aviatore Eugène Godard, al seguito del Genio francese, compì un'ascensione aerostatica a Castiglione delle Stiviere, non rilevando contingenti di truppe austriache nelle vicinanze.César Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre - Ascensione aerostatica del sig. Godard, Parigi, Amyot Editore, 1860 Nello stesso giorno anche Napoleone III fece eseguire ricognizioni che notarono nemici a Guidizzolo (era il 3º Corpo austriaco che prendeva posizione) e in movimento verso Medole, ma la polvere impedì valutazioni più precise. L'Imperatore francese pensò che l'esercito nemico in ritirata avesse lasciato forti retroguardie e, come abbiamo visto, decise di avanzare..

L'impatto

Quella del 24 giugno fu quindi una battaglia d'incontro, non prevista nelle circostanze in cui si verificò da nessuno dei due schieramenti. Le forze erano pressoché uguali: gli austriaci e i franco-piemontesi.

I due eserciti si trovavano schierati frontalmente su due linee parallele e vicinissime, estese da nord a sud per oltre 20 km, totalmente ignari della presenza e delle intenzioni dell'avversarioCésar Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859, Parigi, Amyot Editore, 1860, pagg. 127, 130.

Fatti pochi chilometri, inevitabilmente, le colonne franco-sarde vennero a contatto, una dopo l'altra, con le truppe austriache, fortemente attestate proprio nei territori di Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e Pozzolengo. Nel giro di poche ore, dalle 4 alle 7 del mattino, divamparono numerosi e feroci combattimenti, producendo un impatto generale che si protrasse per oltre 18 ore.

Il primo impatto della giornata, che segnò l'inizio della Battaglia di Solferino, si verificò alle ore 3.50 in località Salinone Mulino, a circa 1,5 km dall'abitato di Medole, sulla strada per Carpenedolo.. Il 4º Corpo francese subito ingaggiò battaglia per conquistare il villaggio, difeso da forti truppe austriache, formate dal 52º Reggimento di linea e da 16 Squadroni della Divisione di Cavalleria Zedtwitz, con numerosa artiglieria.César Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859 - Rapporto del generale de Rochefort al maresciallo Niel del 26 giugno 1959, Parigi, Amyot Editore, 1860, pagg. 127, 130Stampa anastatica del Rapporto del generale de Rochefort al generale Niel del 26 giugno 1859, Medole, ASM, 2014.

Lo scontro per le colline di Solferino Vista dal lato francese, da ovest, il fronte nemico si presentava a sinistra con una serie di piccole alture via via sempre più elevate nella zona centrale e culminanti nel villaggio di Solferino, la cui torre, per la sua posizione strategica, veniva chiamata la “spia d'Italia”. In questo punto la collina raggiunge i 124 metri sul livello del mare. A destra il paesaggio prosegue ancora con alture digradanti, verso sud-est, che terminano nella pianura.

All'alba del 24 giugno 1859 i francesi si mossero con la loro ala sinistra e alle 6, quando ancora gli austriaci erano sulle loro posizioni, il loro 1º Corpo, comandato dal generale d'Hilliers, proveniente da Esenta incontrò il 5º Corpo di Stadion attestato sulle alture avanti Solferino. I francesi impegnarono il combattimento e gli austriaci, approfittando abilmente dei vantaggi offerti dal terreno, resistettero efficacemente..

Più a sud-ovest il 2º Corpo francese di Mac-Mahon prese contatto con il nemico pressappoco alla stessa ora, respingendo gli avamposti austriaci a Cà Morino. Un po' più indietro, sull'altura di Medolano, Mac-Mahon si accorse dello spiegamento di numerose forze austriache avanti a sé sulla destra, ma non si mosse nel timore di lasciare sguarnita la sua posizione e si dispose ad attendere l'arrivo sul suo fianco destro del 4º Corpo che era in ritardo. Intanto il 1º Corpo francese combatteva da solo a Solferino impegnando anche il 1º Corpo austriaco di Clam-Gallas. La battaglia si accese violenta e inaspettata. L'imperatore austriaco Francesco Giuseppe giudicò la situazione compatibile con i piani e dispose che gli ordini di fare avanzare in pianura la 1ª Armata fossero eseguiti subito, obbligando buona parte dei corpi a muoversi prima che fosse distribuito il rancio..

L'attacco francese e la resistenza austriaca