I Sabini furono un antico popolo italico dell'Italia centrale, vissuto in epoca arcaica. La loro zona di insediamento erano le montagne appenniniche, in corrispondenza di parte dell'odierna provincia di Rieti e della confinante regione dell'alto Aterno in provincia dell'Aquila.

Etnonimo Derivavano per migrazione direttamente da stirpi di Cultura appenninica Osco-Umbre ed appartenevano allo stesso gruppo etnico dei Sanniti, dei Marsi e dei Sabelli, come è attestato dal comune etnonimo di safineis (in greco antico σαφινείς) e dai toponimi safinim e safina (all'origine dei termini Sannio e Sabina).

Si trattava di popolazioni legate da antichi rapporti di sangue riassumibili nell’antica tradizione conservata da Varrone e Strabone sugli stretti rapporti esistenti fra Sabini e Sanniti, a Sabinis orti nell’ambito di migrazioni compiute dalle tribu' secondo il rito sacro del ver sacrumVarro, Ling., VII, 29; Strab., V, 4, 12, che si poneva alle origini leggendarie anche di altri popoli dell’Italia centrale cui venivano riconosciuti collegamenti con i Sanniti stessi, quali i Piceni e gli Irpini e i SabiniPlin., Nat. hist., III, 110; Strab., V, 4, 2; 12; Serv., Aen., XI, 785; Colonna - Tagliamonte 1999.

Questa tradizione trova oggi fondamenti consistenti nella corrispondenza del nome osco del Sannio (Safinim), documentato intorno al 120 a.C. da un’iscrizione del santuario di Pietrabbondante Bovianum VetusVetter 1953, con i riferimenti delle stele funerarie di Penna Sant’Andrea in provincia di Teramo a una Safinas tutasIl monumento è stato rinvenuto nel 1973 presso la località di Penna Sant'Andrea in provincia di Teramo ed è attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Chieti (n. inv. 10015)

Testo: A. Marinetti 1985:

brímeidinais⁝ epe[                  ]psúq⁝ qoras⁝

qdufenúí

]rtúr⁝ brímeqlúí⁝ alíntiom⁝ okreí⁝ safina[/

]nips⁝ toúta⁝ tefeí⁝ posmúi⁝ praistaínt⁝ a[

di cui facevano parte le genti che abitavano i territori subito a sud del fiume Vomano La Regina 1994; queste tombe proclamavano con le loro stele, nei pressi dell’importante santuario di Monte Giove, la pertinenza etnica di tali genti ai confini settentrionali dell’area safina, in un’epoca (V sec. a.C.) in cui era già ben definita la distinzione etnica con le vicine genti picene che occupavano i territori a nord del Vomano, fra cui anzitutto i Praetutii Prosdocimi 1999, mentre non era ancora entrata nel sentire comune quella fra Sabini e Sanniti, consolidatasi solo a partire dalla metà del IV sec. a.C.

Rispetto alla possibile etimologia del nome Plinio scrive che: «I Sabini secondo alcuni sono chiamati Sebini a causa della loro religiosità e pietà» (dal verbo greco sébomai = venero, onoro).

Altri fanno risalire l'etimologia della parola alla radice indo-europea *s(w)e-bh(o)-, all'origine anche del termine germanico sibja (parentela di sangue), conservato nell'inglese in sib e sibling, e dell'antico termine indiano sabh (assemblea, congregazione, società).

Storia Le origini e il territorio Plutarco e Dionigi spiegavano l'assenza di mura difensive nelle città sabine con la loro discendenza dagli Spartani.Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 16, 1.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 49, 4-5.

Per altro Dionigi cita i Sabini in relazione agli Aborigeni, probabilmente popolazione di origine Neolitica, ai quali avrebbero sottratto la loro capitale Lista, con un'azione bellica a sorpresa partita da Amiternum, costringendoli a riparare a Rieti.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 14.6.

Secondo l'ipotesi moderna, le popolazioni italiche di epoca storica, quali i Sabini, Umbri, Volsci, Sanniti, Marsi, appartenenti tutte al gruppo di lingue indoeuropee osco-umbre, si sarebbero stanziate in Italia, a seguito di migrazioni via terra, lungo la dorsale appenninica, seguendo un percorso da nord a sud, comunque in un'epoca successiva a quella della migrazione dei Latini in Italia.Theodor Mommsen, Storia di Roma, vol. I, Cap. III, 1

Lo storico Strabone scriveStrabone, V, 250 che "i Sabini conducevano una lunga guerra contro gli Umbri. In quel periodo dedicarono ad Ares tutti i figli che nascevano e quando questi furono adulti li mandarono via alla ricerca di nuove terre. Un toro guidò il loro cammino e quando giunse nella terra degli Opici, il toro giacque a terra per riposare. I Sabini allora scacciarono gli Opici e si accamparono in quella regione. Secondo quanto avevano detto i loro indovini sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva concesso loro per guida".

Per un'altra ipotesi, l'origine dei Sabini sarebbe da ricercarsi nell'antico uso dei popoli italici, passato poi anche agli stessi Sabini, del ver sacrum, di consacrare i nati nello stesso anno al dio Marte e, una volta ventenni, spinti a lasciare le proprie terre per fondare nuove città.Storia di Roma antica vol.1, Libro di Theodor Mommsen. Gabba osserva che: «il ver sacrum è testimoniato in Italia per le popolazioni umbro-sabelliche e non è mai attestato in ambito etrusco»Gabba 2000, p. 212 (n. 29)

Per altri dalla comunanza tra la lingua sabina, apparentata col gruppo Osco, che a sua volta era affine alla lingua umbra, ne discenderebbe la discendenza dei Sabini dagli Umbri.

Dalle popolazioni di origine Sabellica, in epoca arcaica sempre in seguito alla cerimonia del ver sacrum, si sarebbero poi originati i Sabini, i Sanniti, i Piceni, i Marsi, i Bovani e probabilmente anche gli italioti.

Ai Sabini è legata la nascita della via Salaria, arteria costruita durante l'impero romano che collegava le saline alla foce del Tevere con l'adriatico.

Epoca Arcaica

Dall'VIII al VI secolo a.C.

Secondo la leggenda romana, i primi contatti tra Sabini e i progenitori dei futuri Romani si ebbero già con lo sbarco dei troiani sui lidi laziali; Clauso, il giovane principe e condottiero dei Sabini (nonché capostipite della futura gens Claudia), appoggiò Turno, re dei Rutuli, nella lotta contro i troiani di Enea.Virgilio, Eneide, Liber VII

Le fonti storiche raccontano un episodio immediatamente dopo la fondazione di Roma, il Ratto delle sabine, successo probabilmente a Crustumerium, nella Valle del Tevere, causa della successiva Battaglia del lago Curzio,Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 18 conclusasi con la pace ratificata dai rispettivi re, Romolo e Tito Tazio,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, 1.7. (che regnarono congiuntamente per cinque anni sulla città) e con l'insediamento dei Curensi Sabini sul colle QuirinaleTito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 12-13.

Che a Roma, nei primi tempi della sua storia, si sia realizzata la fusione di elementi Sabini e Latini sarebbe attestato anche dall'origine sabina di due dei primi quattro re di Roma, Numa Pompilio e Anco Marzio, come pure dal nome dei Tities, attribuito ad una delle tribù originarie, sulla base delle quali lo stesso Romolo operò la prima suddivisione politica della città.

Anche il nome di alcune delle più antiche gens romane, come la gens Curtia, la gens Pompilia, la gens Marcia e la gens Claudia, attesterebbe questa comunanza storica.

Tra le conseguenze dell'associazione dei Curensi Sabini a Roma si ebbe il raddoppio degli effettivi dell'esercito romano, che con l'apporto Sabino arrivò a contare 6.000 fanti e 600 cavalieri.Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 20, 1.; lo stesso avvenne per i patres, quando ai 100 romani furono affiancati 100 patres sabini,Plutarco, Vita di Romolo, 20, 1.. Inoltre Romolo decise di adottare lo scudo di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature romane.Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 21.1

Nonostante i Curensi Sabini di Tito Tazio e i romani si fossero uniti all'interno delle stesse mura, nel corso dei secoli rimasero forti i conflitti tra Romani e Sabini; solo l'abilità militare del re Tarquinio Prisco permise ai romani di respingere l'attacco dei Sabini, dopo sanguinosi combattimenti nelle strade della città, fino a ribaltare le sorti della guerra, portando non pochi territori di queste genti vinte ai possedimenti di Roma.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6. Peraltro, la politica di espansione romana a danno dei popoli vicini continuò anche sotto il regno di Servio Tullio, quando si registrarono molti altri scontri tra romani e sabini.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 7.

È del 504 a.C., quindi all'inizio dell'età repubblicana, la decisione di Attius Clausus di lasciare la Sabina per entrare a Roma, con tutti i suoi oltre 5.000 clientes. Per questa azione Attius Clausus (il cui nome latinizzato era Appius Claudius Sabinus Inregillensis) e i suoi clienti ottennero la cittadinanza romana, oltre alla proprietà di terre sulla sponda opposta del fiume Anio. Tutto il gruppo di Attius, con altri Sabini che li raggiunsero alla spicciolata, divenne noto come "Tribù antica Claudia". Inoltre Attius Clausus ottenne il rango di senatore, con cui esercitò una notevole influenza nella sua nuova patria.Tito Livio, Ab Urbe Condita, II, § 16 Nello stesso anno, il celebre Publio Valerio Publicola, l'amico del popolo e sabino di origine, ottenne il trionfo per aver sconfitto i Sabini.Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 16, 6.

Dal V al III secolo a.C. I Sabini, rimasti negli antichi luoghi di origine, continuarono nel V secolo a.C. la loro pressione sul Lazio, con altre infiltrazioni nella zona tra il Tevere e l'Aniene, sia provando ad approfittare dei momenti di difficoltà di Roma, sia alleandosi alle altre popolazioni italiche in lotta contro Roma. Nel 503 a.C., secondo i Fasti triumphales, al console romano Publio Postumio Tuberto venne tributata un'ovazione per festeggiare una sua vittoria contro i Sabini.

Nel 494 a.C. i Sabini furono sconfitti dai Romani condotti dal dittatore Manio Valerio Voluso Massimo, che per questa vittoria ottenne il trionfo, decretato dal Senato romano. Nel 475 a.C. i Sabini si allearono con i Veienti, che pochi anni prima avevano sconfitto i Fabii nella Battaglia del Cremera. La battaglia di Veio che ne scaturì, vide però la vittoria dei Romani guidati dal console Marco Furio Camillo.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 34.

Nel 468 a.C. i Sabini saccheggiarono duramente i territori di Crustumerium, arrivando fin sotto porta Collina a Roma.Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 64 In risposta all'attacco dei Sabini, i romani condotti dal console Quinto Servilio Prisco risposero con una spedizione che devastò il territorio sabino e riportò un bottino ancora maggiore di quello conquistato dai SabiniDionigi, Antichità romane, Libro IX, 57..

Nel 449 a.C. al console Marco Orazio Barbato fu decretato il trionfo (il primo in assoluto nell'antica Roma), per essere riuscito finalmente a sopraffare l'esercito sabinoLivio, Ab urbe condita, Libro III, 63, 1-4..

Nel 290 a.C., dopo aver avuto ragione dell'ultima resistenza dei Sanniti, l'esercito romano, guidato dal console Manio Curio Dentato, si rivolse contro i Sabini, per portare a termine il disegno di espansione dello Stato romano verso la costa adriatica, al fine di impedire per il futuro i collegamenti fra i popoli a nord della penisola e quelli al sud, il che aveva consentito la formazione della lega gallo-etrusco-italica, che creò non pochi problemi a Roma.

Curio Dentato si spinse in profondità nel territorio dei Sabini fra la Nera, l'Aniene e le fonti del Velino giungendo fino al Mare Adriatico.Floro, Epitome, Lib. I, X Ampi territori nella pianura di Reate e Amiternum furono confiscati e distribuiti a romani, mentre alle popolazioni locali fu offerto la cittadinanza romana senza diritti civili, la civitas sine suffragio. A questo punto l'assimilazione dei Sabini fu molto rapida, tanto che nel 268 a.C. ai Sabini fu concessa la cittadinanza romana con l'inclusione in due nuove tribù, la Quirina e la Velina.

Società Diverse gens ricordate dallo storico Tito Livio tra le gentes originarie, avrebbero un'origine sabina: