Bracigliano (Vracigliànë in campano) è un comune italiano di 5 292 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisica Il paese è l'ultimo centro della Provincia di Salerno, in direzione Nord, appartenente alla Valle dell'Irno e all'Agro nocerino sarnese, posto a 327 metri sopra il livello del mare (piazza L. Angrisani), ha una superficie di 14,41 chilometri quadrati per una densità abitativa di 370,02 abitanti per chilometro quadrato.

È circondato a Nord dai monti Faitaldo e Piesco, ad Est dai monti Salto e Ariella, a Sud dalla collina del Citronico, ad Ovest dal colle Spianata e dal monte Le Porche.

La località Salto era un tempo denominata "Saldo". In termini agrari con "Saldo" si intende un campo lasciato ad erbe durante l'inverno affinché servisse da pascolo in primavera ed in estate. Il termine "Salto", invece, deriva dal latino "saltus", che vuol dire gola o valico, indicando il passaggio da una località all'altra. Entrambe le denominazioni sono appropriate. La prima, infatti, fa riferimento alla condizione agraria a cui era destinata la piana di Salto prima che venisse ridotta a coltura. La seconda, invece, perché rappresenta una depressione montana che facilita il passaggio dalla conca di Bracigliano a quella di Forino, mettendo in comunicazione le province di Salerno ed Avellino. Fin dai tempi in cui la pastorizia era costituita da tori, buoi e vacche e poi successivamente da pecore e capre, Salto ed il comprensorio montano circostante (Santa Cristina, Vallefredda, Camposummo, Prato e Pratelle) furono la meta preferita dei pastori di Bracigliano, Siano, Ciorani (frazione di Mercato San Severino), Moschiano (AV), Quindici (AV), Lauro (AV), Taurano (AV) e Forino (AV). Sull'altopiano di Camposummo vi è una zona detta "Tori", proprio perché un giorno vivenivano allevati i tori. A Salto, inoltre, fino all'Ottocento, si praticò l'allevamento di suini allo stato brado. Di giorno pascolavano ghiande, castagne, radici ed erbe. Di sera venivano rinchiusi in un apposito locale di fabbrica detto "Porchère". La piana di Salto fu ridotta a coltura fin dal Cinquecento. Si ha notizia di Salto, feudo abitato, in un documento del 1569. Ne è signore Alessandro Villani da Nocera. Nel 1580 Giulio Cesare Villani, figlio di Alessandro, dopo aver rilevato il feudo nel 1576, lo vendette a Marcantonio Sequino da Bracigliano. Nel 1594 Francesco Sequino da Bracigliano vendette il feudo di Salto a Fabio De Albano da Bracigliano. Nel 1722 si ha il regio assenso per la vendita del feudo di Salto dal sig. Carlo De Caro da Bracigliano al sig. Cesare Francesco Miroballo, marchese di Bracigliano. Ridotta a coltura, la piana di Salto andò man mano popolandosi di numerosi coloni. Molti vi abitavano stabilmente, come si rileva dai ruderi di case coloniche sparse un po' per ogni dove. La maggior parte, però, vi si trasferiva nei mesi da maggio a novembre.

Bracigliano spesso è tristemente ricordato per la tragica frana del 5 maggio 1998 che ha coinvolto anche i comuni contigui di Sarno, Quindici e Siano.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003. Classificazione climatica: zona D, 1646 GG.

Origini del nome Ci sono diverse opinioni riguardo alla possibile genesi del nome Bracigliano:

1) da "inter brachia montis" ("fra le braccia dei monti", in tal caso Faitaldo-Piesco-Ariella), ma questa etimologia non sembra essere accettata dalla critica, dato che, ad eccezione della parte iniziale "BRA", mancherebbe la prosecuzione;

2) da "bracia", che i primi abitanti ottenevano con un gran fuoco in onore degli dei, ma anche questa ipotesi non è ammissibile, presentando solo la parte iniziale "BRACI";

3) da "terra di Virgilio", anche questa infondata sia per la mancanza di prove (nessun accenno nelle Bucoliche e Georgiche dove Publio Virgilio Marone descriveva i suoi possedimenti) sia per la mancanza di nesso etimologico;

4) da "ager Aciliani" o "pagus Aciliani", inteso come campo o paese di Acilio, nome di un Romano appartenente alla gens Acilia, tra i cui possedimenti vi era il territorio di Bracigliano.

Quest'ultima sembra l'ipotesi più accreditata.

Per quanto concerne la terza ipotesi, nel libro "Il Ducato di Siano" di Giovanni Palmieri, l'Autore afferma che Virgilio ebbe ampi possedimenti a Bracigliano, dal quale il paese prendeva il nome. È poi narrato come Bracigliano producesse ottimi vini già dai tempi dell'antica Roma. Tutte queste affermazioni, però, risultano prive di fondamento. La congettura dello scrittore in merito alla derivazione da Virgilianus del nome del paese non è accettabile glottologicamente. Per quanto concerne i possedimenti di Virgilio a Bracigliano non vi sono riferimenti né nelle opere né nelle biografie del poeta dedicategli tra il I ed il IV secolo dell'era volgare. In Campania il poeta accenna solo ad una villa a Napoli.

Giovanni Flechia, filologo e linguista, nel libro "Nomi locali del Napolitano derivanti da Gentilizi Italici" del 1874, conferma come Bracigliano possa derivare da Braccilianum o Procilianum. I nomi di luogo terminato in "ano" sono gentilizi. La formazione del nome avviene aggiungendo il suffisso latino "anus" al gentilizio che solitamente termina in "ius", formando l'aggettivo terminante in "ianus".

Braccilius → Braccilianus

Procilius → Procilianus

L'aggettivo ha valore di possesso di beni stabili. Il dominio di una stessa famiglia, protratto nel tempo, finisce col dare a questi nomi, passati a sostantivi, una inalienabilità che col tempo li rende nomi geografici. Le leggi linguistiche secondo le quali si è passati da una parola all'altra sono le seguenti. La mutazione della "P" iniziale in "B" è un fenomeno frequente nel linguaggio napoletano: un esempio è "Bicentino" per "Picentino". Non insolito nel linguaggio napoletano è anche l'uso della "a" al posto della "o": un esempio è "ardica" per "ortica". Analogamente la trasformazione da "lia" in "glia": un esempio è "famiglia" da "familia".

Esistono tre ipotesi su chi sia questo Braccilio o Procilio da cui deriva il nome di Bracigliano. Per quanto concerne la prima, bisogna ricordare come i Romani erano soliti concedere ai veterani lotti di terra da coltivare, in premio del lungo servizio prestato nella milizia. Si può supporre che il nostro territorio sia stato affidato ad un veterano di nome Braccilio o Procilio in una delle tante spartizioni di terre che ebbero luogo fin dai tempi di Lucio Cornelio Silla. Per quanto riguarda la seconda ipotesi, verso la fine del I secolo a.C. (fine della Repubblica romana), ebbe inizio la costituzione dei latifondi. Vennero così a formarsi vaste tenute, che presero il nome del signore a cui vennero concesse e che continuarono a chiamarsi a chiamarsi con quel nome anche dopo la scomparsa del padrone. A tal proposito si potrebbe pensare che il nostro territorio venisse denominato Bracigliano dal nome del latifondista. La terza ed ultima ipotesi fonda le basi nel fatto che Bracigliano era compresa nella circoscrizione della colonia romana di Nuceria Alfaterna, esattamente ai confini con la colonia romana di Abellinate. Potrebbe essere che elementi dell'una o dell'altra colonia, sotto un capo di nome Braccilio o Procilio, si siano stanziati nella conca dando al territorio il nome di Bracigliano. A conferma della presenza della gens Procilia nella regione Campania esistono numerose epigrafi del Corpus Inscriptionum Latinarum.

Il nome gentilizio "BRACIGLIANO" ha subito, negli anni, diverse variazioni. In una pergamena del Codex diplomaticus Cavensis, scritto tra il 792 ed il 1065, si legge "BRACILIANU". In un documento del 1308 è scritto "BRATILIANO" o "BRASILIANO". In una carta aragonese del 1452 è detto "BRACILLANI". Nella tavola geografica dell'Italia, presente nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano e realizzata tra il 1580 e il 1585, si legge "BRACCIGLIANO". In una scrittura del 1654 è scritto "BRACIGLIANO". Lo stemma originario del Comune presentava la scritta "BRACILIANUM". Verso la fine del XVIII secolo era scritto anche come "BRASCIGLIANO".

Storia Le origini di Bracigliano risalgono a tempi assai remoti. Vari reperti archeologici testimoniano che la conca fu abitata, conosciuta ed attraversata già diversi secoli prima dell'era volgare. I reperti archeologici avrebbero rappresentato un punto di grande rilevanza per la determinazione delle origini del paese, ma purtroppo un'irresponsabile incuria li ha sottratti alla "Sovraintendenza alle antichità". Nell'antica località di San Sisto, durante i lavori di sterro per la realizzazione della strada provinciale che collegava a Sarno e a Forino, furono rinvenuti dei vasi (di alabastro e di metallo) e pezzi di mosaici. Quanto era di migliore fu preso dall'Ingegnere dei lavori, mentre i piccoli vasi furono divisi tra un Avvocato ed un Insegnante di Bracigliano. I vasetti erano a forma di pentolina, ma con la morte dei possessori scomparvero.

Nel 1892 si volle fabbricare l'attuale conservatorio di acqua. Sterrando per gettarvi le fondamenta, si rinvennero due tombe formate da grosse lastre con all'interno resti umani, vasi, soffoi, stammoi di terracotta verniciati di nero e giallo con figure di sacerdotesse in abiti sacrificali. Furono ritrovati anche amuleti, monili e medaglie, ma l'impresario dei lavori fece scomparire tutto, ad eccezione di due anfore lagrimali.

Nel 1932 furono eseguiti i lavori di realizzazione del canalone di San Nazario. Durante le operazioni di sterro si trovò un androne con molte lucerne di terracotta. Ancora una volta la direzione archeologica non fu informata e si interrò il tutto. Qualche giorno dopo si trovarono alcuni ragazzi in possesso di queste lucerne e se ne accolsero sei, due delle quali inviate a Roma. Dall'analisi è emerso che si trattasse di manufatti dell'epoca imperiale (tra il II ed il III secolo d.C.). L'iscrizione sulla lucerna più grande ne indicava il padrone "DIODENEUS". L'iscrizione su quella piccola, invece, riportava "Suf. I.R.G.", una sorta di marca di fabbrica.

Nel 1917 una masseria di Bracigliano diede la luce ad una tomba con grosse lastre tufacee, contenente avanzi di corpi umani, anfore, amuleti, ecc. Colui che l'aveva in affitto ne parlò a materiale scomposto e nessuno se ne interessò. Rimasero solo i piccoli oggettini, fatti esaminare a Roma. L'ariete con testa di maschio e femmina è di ambra finissima ed è un amuleto che si appendeva al petto. I tre fermagli sono d'argento (anneriti dal tempo) o d'oro amalgama. Tutti sono dell'età del ferro: 7 secoli a.C.

Notizie importanti sul Casale di Bracigliano sono contenute nel Codex Diplomaticus Cavensis (CDC - Codice Diplomatico Cavense). Un'antica pergamena, in scrittura longobarda, conferma l'esistenza del piccolo borgo, facente parte della contea di Nocera. De Santi, accurato indagatore della storia di Nocera, attesta che lo sviluppo urbanistico di Bracigliano si ebbe all'epoca del consolidamento del dominio longobardo nell'Agro Nocerino. Siamo ai tempi del Principe Arechi, sotto il quale il Ducato di Benevento fu elevato a Principato e Bracigliano era compreso nella Contea di Nocera.