Opera (forma abbreviata di opera liricaGarzanti Linguistica o anche della locuzione sostantivale opera in musica) è il termine italiano di utilizzo internazionale per un genere teatrale e musicale in cui l'azione scenica è abbinata alla musica e al canto; non è un caso che la parola "opera" sia usata invariabilmente in quasi tutte le lingue del mondo: anche se pure altre nazioni posseggono tradizioni operistiche di innegabile importanza e valore, il genere è nato e si è sviluppato in Italia, paese che per questo possiede il maggior numero di teatri d'opera al mondo e ha tra i suoi maggiori vanti l'essere universalmente considerata la “patria dell'opera”.

Il termine è fortemente contestualizzato nel suo impiego, in quanto il vocabolo “opera”, in italiano, è un termine di origine latina che indica un lavoro in generale, particolarmente in ambito artistico.

Tra i numerosi sinonimi, più o meno appropriati, basta ricordare musica lirica, canto lirico, melodramma e “teatro musicale”.

Dall'agosto 2013, l'Associazione cantori professionisti d'Italia ha depositato presso il MIBACT il dossier per la candidatura all'UNESCO per l'opera italiana: l'intento di iscrivere la “pratica del canto lirico in Italia” all'interno della Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità ha ottenuto riscontro positivo ed è stato approvato il 6 dicembre 2023.Ansa.it Il Canto lirico italiano è patrimonio dell'umanità

Caratteristiche Il Teatro d'Opera o Melodramma agisce, si concretizza su di un palcoscenico, per mezzo di scenografie e costumi e attraverso la recitazione e la musica. Il testo letterario appositamente composto, che contiene le battute pronunciate dai personaggi e le didascalie, è denominato libretto che, integrato con la parte musicale, entra a far parte della partitura. Gli interpreti sono quindi cantanti e sono accompagnati da un complesso strumentale di dimensioni variabili, anche da una grande orchestra sinfonica. Fin dal suo primo apparire, l'Opera accese appassionate dispute tra gli intellettuali, tese a stabilire se l'elemento più importante fosse la musica o il testo poetico.

I soggetti rappresentati sono vari e possono corrispondere a taluni sottogeneri: serio, buffo, giocoso, semiserio, farsesco.

L'Opera si articola convenzionalmente in vari numeri musicali, che includono sia momenti d'assieme (duetti, terzetti, concertati, cori, balletti) sia assoli (arie, ariosi, romanze, cavatine, cabalette).

In realtà oggi il successo di un'Opera deriva da un insieme di fattori alla cui base, oltre alla qualità della musica (che dovrebbe andare incontro al gusto prevalente, ma che talvolta presenta tratti di forte innovazione), vi è l'efficacia drammaturgica del libretto e di tutti gli elementi di cui si compone lo spettacolo teatrale.

Un'importanza fondamentale rivestono dunque anche la messinscena (scenografia, regia, costumi ed eventuali coreografie), la recitazione ma, soprattutto, la qualità vocale dei cantanti. A volte, se le risorse e spazi per una produzione scenica sono insufficienti o perché volutamente si sceglie di rappresentarla senza azioni sceniche, l'opera può essere eseguita in forma di concerto, detta all'italiana. L'opera lirica è uno spettacolo multiforme, una fusione affascinante in cui l'elemento testuale (stabilito nel libretto) si unisce a quello sonoro (trascritto nella partitura) e a quello scenico (realizzato nell'allestimento: direzione artistica, scenografie, costumi e illuminazione).

La storia dell'Opera abbraccia un arco temporale di oltre quattro secoli, dalla fine del XVI secolo al presente. Dopo la metà del XX secolo la produzione di nuove opere si è ridotta, forse anche a causa dell'affermarsi di nuove forme di spettacolo e intrattenimento. I musical, ad esempio, hanno creato fenomeni musicali e drammaturgici che hanno coinvolto molto i giovani con timbri pop e anche rock. La musica con la canzone, nel Novecento, è cambiata con una disseminazione discografica in vinile e poi digitale, fino ai grandi festival e spettacoli live non in luoghi teatrali ma in stadi e palazzetti dello sport. Le nuove tecnologie hanno diffuso molto l'opera lirica, dove le prime o varie repliche sono costantemente viste in mondovisione attraverso i media. Oggi il teatro d'opera si sta riempiendo di nuovo di giovani che hanno modo di assistere a prezzi agevolati.

Numeri, cantanti e ruoli Fino a quasi tutto l'Ottocento l'opera italiana è suddivisa in numeri musicali: arie, duetti, terzetti, concertati, cori, balletti, ecc.

Nel XVIII secolo singoli numeri sono raccordati da recitativi accompagnati solo dal basso continuo, noti come recitativi secchi, nei quali si era evoluto il "recitar cantando" del melodramma della fine del XVI secolo. Nel teatro musicale comico francese (vale a dire nel genere dell'opéra-comique) e nel singspiel tedesco i recitativi secchi sono sostituiti da dialoghi parlati.

Aria e recitativo hanno convissuto a lungo nel secondo Settecento e nei primi anni dell'Ottocento, finché il recitativo secco non cadde in disuso, venendo sostituito completamente da quello accompagnato dall'intera orchestra, ma sopravvivendo un po' più a lungo nell'ambito del teatro comico. Il recitativo accompagnato sarà invece inglobato nel numero insieme all'aria con la denominazione di scena.

I cantanti, e i ruoli che essi interpretano, sono distinti in rapporto al registro vocale.

Le voci maschili sono denominate, dalla più grave alla più acuta, basso, baritono, tenore. A essi si possono aggiungere le voci di controtenore (o contraltista) e di sopranista, che utilizzano un'impostazione in falsetto a imitazione della voce femminile. Esse eseguono ruoli un tempo affidati ai castrati.

Le voci femminili sono classificate, dalla più grave alla più acuta, come contralto, mezzosoprano e soprano. Anch'esse eseguono oggi, molto più di frequente delle corrispondenti voci maschili, i ruoli sopranili e/o contraltili scritti per le voci dei castrati.

Panoramica storica La storia dell'opera abbraccia un arco cronologico-temporale di oltre quattro secoli, dalla fine del XVI al presente. Le origini dell'opera si fanno risalire al passaggio tra il XVI e il XVII secolo, quando un gruppo di intellettuali fiorentini, noto come Camerata de' Bardi, dal nome del mecenate che li ospitava, decide di formalizzare il nuovo genere. Le sue radici storiche risalgono per altro al teatro medievale e ad artisti come Guido d'Arezzo, un religioso italiano emulato in seguito anche all'estero, tipico esempio è dato dalla religiosa benedettina Ildegarda di Bingen, quest'ultima nota per l'opera drammatica Ordo Virtutum composta nel 1151 circa, mentre le radici ideali affondano nel teatro antico e in particolare nella tragedia classica. D'altronde già la commedia dell'arte cinquecentesca prevedeva al suo interno l'uso delle canzoni, così come il ballet de court francese ed il masque inglese mescolavano voci, strumenti, scene, mentre i drammi pastorali comprendevano ampi spazi musicali.

L'opera ha poi enorme diffusione in età barocca, affermandosi soprattutto a Napoli, Roma e Venezia. Spettacolo inizialmente riservato alle corti, e dunque destinato a una élite di intellettuali e aristocratici, acquista carattere di intrattenimento a partire dall'apertura dei primi teatri pubblici, nel 1637 il Teatro San Cassiano a Venezia, il primo teatro moderno per struttura, per organizzazione, per gestione (basti pensare al palcoscenico con fondali dipinti intercambiabili, la platea e i palchetti da affittare) e nel 1639 il Teatro Santi Giovanni e Paolo di Venezia.

Tra i soggetti preferiti ci sono, nel corso del XVII secolo, i poemi omerici e virgiliani e le vicende cavalleresche, in particolare quelle narrate da Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, con l'aggiunta di spunti comici, erotici, fantasiosi. La musica è caratterizzata dall'onnipresente basso continuo, arricchito dalla presenza di strumenti a fiato e ad arco.

Alla severità dell'opera degli esordi, ancora permeata dell'estetica tardo-rinascimentale e che trova l'espressione più alta e originale nella figura di Claudio Monteverdi, subentra allora un gusto per la varietà delle musiche, delle situazioni, dei personaggi, degli intrecci; mentre la forma dell'aria, dalla melodia accattivante e occasione di esibizione canora, ruba sempre più spazio al recitativo dei dialoghi e, di riflesso, all'aspetto letterario, mentre il canto si fa sempre più fiorito.

Nel frattempo, il compositore italiano naturalizzato francese Jean-Baptiste Lully dà vita all'opera francese, Henry Purcell fa nascere l'opera inglese e Heinrich Schütz dà origine all'opera tedesca.

In quest'ultima la frequente cantabilità che riscontriamo nelle opere italiane, poco adatta per la musica francese, viene abbandonata e si lascia spazio a una interpretazione musicale del testo.

Lo stile di canto, più severo e declamatorio, è prevalentemente sillabico. Ulteriori elementi di differenziazione rispetto al modello italiano sono costituiti dall'importanza assegnata alle coreografie e dalla struttura in cinque atti, che l'opera seria francese conserverà fino a tutto il XIX secolo. Nacquero così la tragédie lyrique e l'opéra-ballet.

Dalla fine del Seicento, le arie dell'opera italiana si compongono di due strofe poetiche intonate col "da capo", ossia ripetendo, con qualche variazione di stile, la prima strofa. Una forma impiegata fino alla fine del XVIII secolo. È questo il secolo nel quale l'opera italiana è riformata dai poeti Apostolo Zeno e Pietro Metastasio, i quali stabiliscono una serie di canoni formali, relativi sia all'impianto drammaturgico che alla struttura metrica delle arie, applicando le cosiddette unità aristoteliche e dedicandosi esclusivamente al genere serio. La scelta di Zeno e Metastasio di escludere ogni elemento comico dal teatro musicale serio determina la nascita dell'opera comica, dapprima in forma di intermezzo, poi come opera buffa.

Georg Friedrich Händel fu uno dei maggiori compositori del Settecento ed oggi molte sue opere sono eseguite frequentemente; tra queste, soprattutto Giulio Cesare, Rinaldo, Ariodante e Tamerlano.

La seconda metà del XVIII secolo registra anche l'azione riformatrice di Gluck e Mozart, in qualche misura anticipata, in Italia, da quella di Niccolò Jommelli e Tommaso Traetta. La riforma consiste in una riduzione dell'ampollosità e della retorica canora a vantaggio di un chiaro svolgimento dell'azione e di una maggiore aderenza della musica a situazioni e personaggi. La struttura del melodramma italiano, in particolare, col passare dei decenni, si era infatti cristallizzata in una meccanica successione di recitativi e arie. Gluck realizza la sua riforma nell'ambito dell'opera seria, mantenendosi entro il filone di una classicità espressivamente austera, entro i generi dell'opera italiana prima e dell'opera francese poi; Mozart sviluppando liberamente il genere di ascendenza goldoniana del dramma giocoso, nelle sue opere italiane più famose, nonché dando impulso alla nascente opera tedesca.

Ancora oggi Don Giovanni, Le nozze di Figaro, Il flauto magico e Il ratto dal serraglio di Mozart sono tra le opere maggiormente eseguite nel mondo. Intanto in Francia divampa la querelle des bouffons, un'accesa polemica tra i sostenitori dell'opera buffa italiana (tra cui gli enciclopedisti e in particolare Jean-Jacques Rousseau) e i seguaci dell'opera francese, scatenata dalla rappresentazione di un intermezzo di Pergolesi, La serva padrona.

Nella seconda metà del Settecento alcuni dei più importanti maestri italiani, quali Piccinni e Sacchini e, più tardi, Cherubini e Spontini, si stabiliscono a Parigi, ma lo scontro fra le tradizioni e le scuole operistiche italiana e francese non cessa, traducendosi nell'ennesima disputa parigina, che vede contrapposti i seguaci di Piccinni e quelli di Gluck.