Noto con il diminutivo di Svennis, nei suoi oltre quarant'anni di carriera divenne l'unico ad aver centrato il double, costituito dalla vittoria del campionato e della coppa federale nello stesso anno, in tre paesi diversi: Svezia, Portogallo e Italia. In queste tre federazioni calcistiche collezionò un totale di cinque campionati (tra cui lo scudetto laziale nel 2000) e dieci tra coppe e supercoppe federali. In quest'ambito vinse quattro volte la Coppa Italia (con Roma, Sampdoria e Lazio – due volte): una in meno di Massimiliano Allegri, detentore del record, piazzandosi a pari merito con Roberto Mancini. La vittoria di una coppa nazionale con tre squadre diverse andò a costituire a sua volta un record – ancora condiviso con Mancini –, ma divenne record anche per essere l'unico allenatore ad averne vinte due con due squadre della stessa città (Roma).
In ambito europeo condusse la Lazio alla vittoria in Coppa delle Coppe e Supercoppa UEFA (perdendo anche una finale di Coppa UEFA), e l'IFK Göteborg al successo in Coppa UEFA. Col Benfica disputò una finale di Coppa UEFA e una di Coppa dei Campioni, quest'ultima persa di misura contro il Milan di Arrigo Sacchi. Divenne anche l'allenatore con il maggior numero di presenze nelle competizioni internazionali sulla panchina della Lazio (43).
Nel 2001 divenne commissario tecnico della nazionale inglese, ruolo che ricoprì fino al 2006, guidando la squadra fino ai quarti nei Mondiali 2002 e 2006 e agli Europei 2004. Dopo una breve esperienza nel campionato inglese, e una sulla panchina della Nazionale messicana, guidò la Costa d'Avorio ai Mondiali 2010, per poi tornare ad allenare in Inghilterra nel campionato di seconda divisione. Nella parte finale della carriera guidò alcuni club del campionato cinese e per un breve periodo anche la Nazionale filippina nella Coppa d'Asia 2019.
Biografia Nacque il 5 febbraio 1948 a Sunne e crebbe a Torsby, nella contea di Värmland, in una famiglia di discendenza finlandese, come molte altre nella zona, emigrate lì decenni prima. Suo padre, anche lui di nome Sven, fu un conducente di autobus e sua madre, Ulla, trovò lavorò in un negozio di tessuti; completò il nucleo familiare suo fratello minore Lars-Erik.
Ebbe due figli, Johan e Lina, nati dal matrimonio con Ann-Christine Pettersson, dalla quale divorziò nel 1994. Nell'autunno del 1997 il tecnico svedese conobbe l'avvocata italoamericana Nancy Dell'Olio, con la quale iniziò una lunga relazione, ma dopo i vari flirt avuti tra le altre con l'attrice Debora Caprioglio, la conduttrice televisiva svedese Ulrika Jonsson e poi con la segretaria della Federazione calcistica inglese, Faria Alam, Eriksson e la Dell'Olio chiusero la loro storia nell'agosto 2007.
Nel novembre 2013 pubblicò il suo libro autobiografico, dal titolo Sven: My Story.
Nel gennaio 2024, durante un'intervista alla radio svedese SR P1, rese noto di avere un tumore del pancreas in fase terminale, dichiarando di avere "nel migliore dei casi" ancora un anno di vita.
La piattaforma streaming Prime Video gli dedicò un documentario dal titolo Sven, disponibile al pubblico qualche settimana prima della sua scomparsa.
Morì a Sunne il 26 agosto 2024, all'età di 76 anni, a seguito dell'aggravarsi della malattia.
Caratteristiche tecniche Allenatore Nel corso della sua carriera Eriksson, che agli inizi si ispirò a Tord Grip, suo ex compagno di squadra e allenatore, estimatore dello stile di calcio all'inglese che già Bob Houghton e Roy Hodgson introdussero nelle loro esperienze nel campionato svedese, adottò principalmente moduli di gioco quali il 4-4-2, visto e apprezzato fin dai primi successi con l', e spesso riproposto nelle sue esperienze successive, fino al 4-5-1, messo in pratica a partire dal terzo anno alla ; Eriksson fu solito basare il proprio sistema di gioco sulla squadra corta e su una fitta trama di passaggi, caratterizzando l'applicazione dei criteri basilari del gioco a zona, massimizzando piuttosto il ruolo del pressing e l'uso delle fasce, esaltando le doti fisiche e temperamentali dei propri calciatori.
I principi di gioco di Svennis furono in seguito ripresi da numerosi suoi ex giocatori divenuti poi allenatori di successo, tra cui Simone Inzaghi, Diego Simeone, Roberto Mancini e Matías Almeyda.
Carriera Giocatore Giocò, nel ruolo di terzino, nelle serie minori svedesi con le maglie di Torsby IF, SK Sifhälla, KB Karlskoga e Västra Frölunda. Smise tuttavia di giocare a calcio nel 1975 a soli 27 anni, a seguito di un grave infortunio al ginocchio.
Allenatore Degerfors, IFK Göteborg e Benfica La sua carriera da allenatore iniziò nel gennaio 1976, quando a 27 anni approdò al Degerfors, inizialmente come vice di Tord Grip, suo ex compagno di squadra e allenatore ai tempi del KB Karlskoga poi, a distanza di un anno, come primo allenatore. Dopo appena due stagioni e la vittoria della Division 3, fu chiamato ad allenare l'IFK Göteborg.
Nelle prime due stagioni vinse una Coppa di Svezia, ma fu nel terzo anno che si impose all'attenzione dell'intera Europa calcistica centrando l'accoppiata campionato-coppa nazionale e guidando la formazione svedese in finale di Coppa UEFA, contro i tedeschi dell'Amburgo: nonostante il Göteborg non partisse con i favori del pronostico, la squadra di Svennis si impose con il punteggio complessivo di 4-0 (tra andata e ritorno), completando il treble. Quello con l'Amburgo fu un successo storico per tutto il paese poiché, per la prima volta, una squadra svedese si impose in una competizione internazionale. A seguito di questa stagione Eriksson lasciò il Göteborg per approdare al blasonato club portoghese del Benfica.
Nel primo anno (1982-1983) alla guida del Benfica il tecnico svedese non mostrò problemi di adattamento, riuscendo subito a vincere la Primeira Liga e la Coppa di Portogallo, e portando la propria squadra alla doppia finale di Coppa UEFA, persa contro i belgi dell'Anderlecht. Nell'anno successivo la sua squadra vinse di nuovo il campionato, completando un biennio durante il quale perse solo tre partite, con la quota di vittorie pari al 76%. Sull'onda di questi successi approdò quindi nel campionato italiano.
Esperienze in Italia e ritorno al Benfica
Il 3 luglio 1984 divenne direttore tecnico della . Al suo secondo anno coi giallorossi andò vicino alla conquista dello scudetto con un'esaltante rimonta ai danni della di Giovanni Trapattoni, raggiunta nella terz'ultima giornata, che venne però compromessa da una sconfitta per 3-2 in casa col già retrocesso nel penultimo turno di campionato. Rimase nella capitale anche la stagione successiva, rassegnando le dimissioni il 5 maggio 1987; durante il triennio romanista vinse comunque la Coppa Italia 1985-1986.
Il 2 giugno 1987 divenne direttore tecnico della , che guidò per il successivo biennio con risultati discreti. Lasciò la società toscana il 30 giugno 1989, dopo settimane di aperta polemica per il ridimensionamento tecnico deciso dalla proprietà Pontello.
Decise così di tornare sulla panchina del Benfica, rimanendovi stavolta per un triennio (1989-1992). Vinse per la terza volta il campionato portoghese e conquistò la Supercoppa di Portogallo, inoltre nella stagione 1989-1990 la sua compagine raggiunse la finale di Coppa dei Campioni dove si trovò di fronte il di Arrigo Sacchi, già impostosi nella precedente edizione: in tale occasione Eriksson non riuscì a ripetere lexploit del Göteborg e la sua squadra si arrese ai favoriti rossoneri, seppur per un solo gol (0-1).
Il 1º luglio 1992 tornò in Italia come direttore tecnico della . Rimase a Genova per cinque anni, vivendo il tramonto dell'era Mantovani: vinse la Coppa Italia 1993-1994 e ottenne, nella medesima annata, un quarto posto come miglior risultato in campionato.
Lazio Il 3 giugno 1997 da Genova approdò nuovamente a Roma, stavolta sulla sponda Lazio, portandosi dietro il pupillo Roberto Mancini. L'obiettivo del presidente laziale Sergio Cragnotti fu quello di costruire una squadra che potesse competere ai massimi livelli. Al primo anno Eriksson si piazzò settimo in campionato e vinse quattro derby su quattro (record celebrato con apposita targa al Centro sportivo di Formello). In Coppa Italia la Lazio approdò alla finale, dove affrontò il Milan: i rossoneri vinsero per 1-0 la partita di andata a San Siro e si portarono in vantaggio nella partita di ritorno a Roma, andando a segno al primo minuto del secondo tempo. La Lazio, tuttavia, ribaltò completamente in undici minuti la situazione, riuscendo a vincere per 3-1 e ad aggiudicarsi la seconda Coppa Italia della sua storia e il primo trofeo dell'era Cragnotti. Pochi giorni dopo la Lazio, al Parco dei Principi di Parigi, disputò la seconda finale europea della propria storia (la prima avvenne circa 61 anni prima, nella Coppa dell'Europa Centrale 1937), affrontando l' di Gigi Simoni nell'ultimo atto della Coppa UEFA 1997-1998: il club milanese si impose per 3-0.
La seconda annata di Eriksson alla Lazio (1998-1999) si aprì con la Supercoppa italiana vinta al delle Alpi di Torino per 1-2 contro la Juventus. Dopo un inizio di campionato non brillante, anche a causa dei lunghi infortuni patiti in quel periodo dal capitano Alessandro Nesta e dall'attaccante Christian Vieri, la Lazio si proiettò in testa alla classifica, ma un calo nel finale di stagione permise la rimonta del Milan di Alberto Zaccheroni, che grazie a sette vittorie consecutive nelle ultime sette giornate riuscì ad imporsi per un punto. In Coppa delle Coppe la Lazio centrò la sua seconda finale europea consecutiva. A Birmingham gli avversari furono gli spagnoli del RCD Maiorca, sconfitti per 2-1. Fu il secondo successo europeo per Eriksson, il primo per la Lazio, proprio nell'ultima edizione della Coppa delle Coppe.
La stagione 1999-2000 si aprì con la finale di Supercoppa UEFA a Montecarlo, la sesta internazionale per lo svedese. La squadra avversaria fu il Manchester United di Alex Ferguson, che due mesi prima vinse la Champions League, Premier League e FA Cup, guadagnandosi l'appellativo di Invincibili. La Lazio si aggiudicò il prestigioso trofeo grazie a una rete di Marcelo Salas nel primo tempo, raggiungendo per alcune settimane il primo posto assoluto nel ranking mondiale per club. In campionato la Lazio ebbe un buon inizio e mantenne la testa della classifica per buona parte del girone d'andata. Da gennaio a marzo rallentò vistosamente, il che permise alla Juventus di andare in testa e di allungare fino a +9. La vittoria nel derby e la contemporanea caduta dei bianconeri contro il Milan portò la compagine laziale a -6 dalla squadra di Carlo Ancelotti. La domenica successiva un gol di Diego Simeone decretò lo scontro diretto a Torino contro la Juve. La Lazio si portò a -3, lanciandosi in una rimonta testa a testa fino all'ultima giornata, conclusasi poi col titolo di Campioni d'Italia proprio nell'anno del centenario della società romana. Il successo del club biancoceleste interruppe il dominio Milan-Juventus in campionato, durato ben nove anni. Pochi giorni dopo il titolo, la vittoria in Coppa Italia rese la Lazio la quarta squadra nella storia del calcio italiano a centrare l'accoppiata campionato-Coppa Italia nella stessa stagione.
L'inizio del quarto anno di Eriksson alla guida delle aquile vide la vittoria in Supercoppa italiana ai danni dell'Inter: fu il suo ultimo trionfo alla guida della società capitolina. Di lì a poco infatti, Eriksson comunicò di aver accettato la guida della nazionale inglese, iniziando a dividersi tra i due incarichi. La situazione sembrò turbare l'ambiente della squadra, che nel nuovo campionato non si espresse al massimo delle sue potenzialità. Ciò lo portò, il 9 gennaio 2001, a dimettersi, lasciando una formazione che in poco più di tre anni riuscì a condurre al successo in Campionato, in Coppa Italia, in Supercoppa italiana, in Coppa delle Coppe e in Supercoppa UEFA.
Nazionale inglese