Il cadorino è un insieme di dialetti locali che costituiscono una varietà della lingua ladina (appartenente al gruppo romanzo della famiglia delle lingue indoeuropee). È parlato nella regione geografica del Cadore, nella zona delle Dolomiti, oggi in provincia di Belluno.

La regione cadorina, delineata nei suoi confini storici, costituisce una unità anche sotto il profilo linguistico.Giovan Battista Pellegrini, I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979 Ciononostante lo statuto del cadorino come varietà del ladino è stato ed è tuttora oggetto di dibattito e a volte anche di tensioni di natura più politica che linguistica.Giovan Battista Pellegrini, La genesi del retoromanzo (o ladino), Max Niemeyer Verlag Tübingen, 1991

Secondo il linguista Giovan Battista Pellegrini, il Cadore (tutta l'area dell'alta provincia di Belluno) costituisce un'importante area linguistica, in quanto potrebbe contenere la chiave per comprendere la stratificazione geolinguistica non soltanto delle province di Belluno, di Trento e di Bolzano, ma di tutta l'Italia settentrionale.

Varianti La classificazione di Giovan Battista Pellegrini distingue il ladino centrale nelle varianti atesina e cadorina (ma riconosce anche le anfizone ladino-veneta, ladino-fiammazza e ladino-anaunica). A sua volta il cadorino è suddiviso in: ampezzano, oltrechiusano (parlato in Oltrechiusa e a Cibiana), centrale, comeliano.Alcuni suddividono il comeliano in Orientale e Occidentale ma, secondo la ricercatrice Helga Böhmer, può essere più precisamente distinto in Inferiore, Centrale e Superiore

Il cadorino centrale si distingue nelle varianti parlate in val d'Ansiei e in Oltrepiave, varianti più conservative rispetto a quelle presenti nel tratto della valle del Piave che va da Valle-Pieve fino a Lozzo, dove l'influenza del veneto, per motivi geografici, storico-politici ed economici, è sempre stata molto forte, e dove comunque prevale l'uso dell'italiano. Tra le diverse varianti, sicuramente il comeliano è la più conservativa e presenta tutti i tratti fonetici caratteristici del ladino.

Le parlate di Selva e Zoppè sono invece classificate dal Pellegrini come "ladino-venete".

Caratteristiche linguistiche I dialetti cadorini sono dialetti ladini, in quanto conservano a pieno i parametri fissati da Graziadio Isaia Ascoli per la definizione della lingua ladina. Sebbene i centri abitati più vicini al capoluogo, Pieve di Cadore, abbiano perduto, forse da non molto tempo, alcune caratteristiche arcaiche, ancora ben conservate marginalmente, sono ancora moltissimi i tratti fonetici, morfologici e lessicali che conferiscono alle parlate cadorine una posizione di autonomia sì dal ladino altoatesino, ma anche dal dialetto bellunese, sia pure arcaico.

È dunque inesatto (come suggerisce Giovan Battista Pellegrini) separare nettamente i dialetti del centro Cadore e d'Oltrepiave e spesso anche d'Oltrechiusa, rispetto all'ampezzano ed alle varietà dialettali del Comelico. È tuttavia ovvio che sia l'ampezzano che i dialetti comeliani e oltrepiavesi conservino più abbondantemente i caratteri più arcaici (quindi "più ladini").Giovan Battista Pellegrini, Cenni di bibliografia dialettologica cadorina, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979

Morfofonologia Le caratteristiche del cadorino sono principalmente le seguenti: La palatalizzazione di ca, ga con esito cia, gia. Il mantenimento della -s finale di antica uscita nelle forme verbali della seconda persona singolare e nei plurali sigmatici (fenomeno pancadorino e non soltanto comeliano o ampezzanoGiovan Battista Pellegrini, Studi storico-linguistici bellunesi e alpini, Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore, 1992). La velarizzazione di /l/ (> /u/) anteconsonanticanumerosi gli esempi: àuto\òuto 'alto', àutro\òutro 'altro'. La dittongazione di «è» neolatino in posizione compare in forme come: liéto 'letto', spiéta 'aspetta'. La desinenza in «òu» dei participi passati dei verbi della prima coniugazione. La distinzione fra nominativo ed accusativo nella forma dei pronomi soggetto di prima e seconda persona singolare (ió e tū al nominativo in contrapposizione al veneto mi e tiDal latino mihi e tibi, sia nominativo che accusativo)Ciò conferisce a tutto l'idioma cadorino un'ulteriore conferma dell'identità ladina come lo dimostra Giovan Battista Pellegrini nel saggio: I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979.

Questi fenomeni sono caratterizzanti dei dialetti ladiniLoredana Corrà, docente di linguistica all'Università di Padova, 'Una breve nota linguistica'.

Lessico Oltrepiave: nel lessico d'Oltrepiave sono presenti quasi tutte le voci comuni dell'area dolomiticaRaccolta di saggi lessicali in area veneta e alpina, Contributo al lessico dell'oltrpiave cadorino a cura di Gianpietro De Donà e Lina De Donà Fabbro, Centro Studio per la dialettologia italiana “O. Parlàngeli” a cura di Giovan Battista Pellegrini, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1993. Nella seguente lista di vocaboli, con la z si indica la fricativa dentale sorda, pronunciata come nell'inglese three o thing., quali: àga, àlgo/àrgo [pron.], alòlo [avv.], andèi, areà, asèi [avv.], audòla, bar, barànc/baràncio, barìza, biéstra, bigòza, bìnba, bóa, bóra, bràma, bréa, brénte, bròsa, brùssa, carpèta, cialvéa, cianà, ciamorza, cianèpa, ciàpo, ciàspe, cóa, codèi, comedón, conàio, conàstro, crépo, cròda, cuóde, dareciòu [avv.], daspò [avv.], dàssa, davòi [avv.], debàndo, degorènte, delegà, drèi, èra, féda, festìn, fónda, giandàza, gràmola, inbrizón, lióda, màntia, masièra, menèstro (sorbo), mónde, mosìgol, mùia, nàuza, nìda, nòme [avv.], pàla, pàusa, pezuó, pisàndol, pónta (polmonite), rémedo, rìs-cia, rìśena, rodèla, rodolà, ròs-cio, ruói, ruóiba, salòta, sàndola, sghiràta, sorìza, spiénda, stèla, stùa, tabià, tantèl, tarnazón, tasón, tomà [vb.], tondì, truói, ùro, vàn, vâra, vèlma ecc.

Influenze

Influenza celtica e venetica Il quadro sociolinguistico della regione cadorina, in età preromana, si definisce sulla base delle fonti epigrafiche fin qui pervenuteci che è di tipo esclusivamente venetico. Tuttavia l'alta incidenza complessiva dei celtismi, riscontrabili ad esempio nelle iscrizioni di Lagole, dimostrano che almeno la metà dei nomi sono riconducibili appunto all'onomastica celtica. Questa fenomenologia dimostra, con certezza, la loro presenza stabile in centro Cadore. La statistica delle basi documentali tende invece a dimostrare una composizione etnica mista, nella quale appunto l'elemento celtico non era certamente minoritario rispetto a quello paleovenetoAnna Marinetti, Aspetti della romanizzazione linguistica nella Cisalpina orientale, Patria diversis gentibus una? Unità politica e identità etniche nell'Italia antica, pp. 147-169, PISA, ETS, 2008.

Influenza friulano-carnica AnticamenteFin dall'antichità, il Cadore, attraverso il Municipium di Iulium Carnicum fu alle dipendenze del Friuli e successivamente fu alle dipendenze del Patriarcato di Aquileia per tutta l'epoca medievale ed in parte moderna. Per i legami etnici, politico-amministrativi e linguistici tra il Cadore antico e medievale vedere anche il Contributo allo studio della romanizzazione della provincia di Belluno di Giovan Battista Pellegrini, Padova 1949, pp. 11-13, come pure La lingua venetica I, Padova-Firenze 1967, pp. 455-457 oppure Pier Silverio LEICHT, Parlamento friulano I (1228 - 1420), Bologna 1920. i catubrini, appendice dei carnici friulani, si spinsero ad ovest colonizzando tutta l'area dell'alto bacino del Piave compreso AmpezzoAd esempio la Carnia arcaica offre continuatori di vespix-ice (REW 8275b) con cambio di suffisso, véspol, véspul, véspal, veskul (Ovaro), nel senso di "fitto cespuglio" poi "faggio" diventa véspola a Candide, Dosoledo Campolongo, véspola a San Pietro e véspora a Cortina (Majoini p. 135) e Vesporié, derivato in -etum del prec., nella toponomastica sempre di Cortina d'Ampezzo (Battisti, DTA, III 3, 183). (nato come centenaro cadorino, passato all'Austria a partire dai primi del Cinquecento). Dal punto di vista linguistico i cadorini conservarono varie particolarità della loro favella friulana (di substrato gallo-carnico) e i loro dialetti, con originari tratti friulani in parte ancora viviPellegrini 1986 XII – XIII, probabilmente divergevano soltanto lievemente per alcune preferenze lessicali, e non tanto nella fonetica e nella morfologia.

Influenza veneta Tutto il Cadore ha risentito dell'influenza delle confinanti parlate venete (restando più chiuso nel Comelico che confina con la germanofona Val di Sesto e che include l'enclave linguistica di Sappada).

Tuttavia, definire i dialetti cadorini "veneti" e non "ladini", per l'aspetto linguistico, pare un'affermazione inesatta e inopportuna. Infatti, come attesta Giovan Battista Pellegrini, se i dialetti cadorini si differenziano alquanto dai dialetti sudtirolesi, conservano tuttavia a pieno i parametri fissati dall'AscoliAscoli Graziadio Isaia, Saggi ladini, "Archivio Glottologico Italiano", I, 1873. per la definizione di "ladino"; e va aggiunto che il lessico conferma ancor più tale affermazione poiché, anche in fase sincronica, esso è ancora ben conservato e rivela le caratteristiche dell'area cisalpina arcaica, spesso in opposizione al veneto.Giovan Battista Pellegrini, I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979, pp. 245-265 Le caratteristiche non ladine, in genere proprio di influsso veneto, vanno considerate come fatti di ristrutturazione seriore, che non cancellano la struttura preesistente.Alberto Zamboni, I dialetti cadorini, in Pellegrini - Sacco (1984), pp. 45-83 D'altronde, che siano da considerare cadorini anche gli ampezzani, in quanto hanno avuto minori contatti con i Ladini del Sella (sudtirolesi), è cosa certa: il Cadore con Ampezzo (fino al 1511) e il Comelico ebbe una sola storia civile, religiosa ed anche linguistica.

Non è chiaro se la progressiva "venetizzazione" dei dialetti cadorini sia da imputare a vere e proprie migrazioni e rimescolamenti di popolazione con gli abitanti della Pedemontana e della pianura veneta. Gli studiosi oggi tendono a ritenere che l'avanzamento del veneto a scapito del ladino non sia dovuto tanto a migrazioni fisiche, quanto all'assimilazione culturale dei Ladini rispetto alla parlata veneta. In sostanza sarebbero state soltanto le isoglosse a spostarsi nel tempo, con spinte culturali ed in genere col prestigio (dovuto a fattori vari), e non le popolazioni in quanto tali, sebbene migrazioni di qualche entità siano comunque storicamente documentate. Mentre i ladini sudtirolesi hanno subito profondamente l'influenza della lingua e della cultura tedesca, quelli del Cadore, per ragioni storico-politiche e geografiche, hanno subito l'influsso veneto, prendendo a prestito dai dialetti tirolesi soltanto un numero limitato di parole.

Fra gli adeguamenti dovuti al prestigio del modello veneziano da imitare, il Pellegrini annovera la restituzione del vocalismo atono finale (caratteristica che contrasta con quasi tutti i dialetti dell'Italia settentrionale) e l'introduzione dei dittonghi ascendenti. Non esclude inoltre che di tale mutamento abbiano risentito anche alcune categorie di plurali sigmatici (cioè terminanti con una -s), che al tempo dovevano costituire una contraddizione notevole rispetto al veneto.Giovan Battista Pellegrini, Dal venetico al veneto, studi linguistici preromani e romanzi, Editoriale programma, 1991, pp. 147–149

Riconoscimento provinciale