La via Ostiense (in latino: via Ostiensis) era una strada romana che portava da Roma ad Ostia, dopo aver percorso 24 chilometri (16 miglia)Anna Ferrari-Bravo (a cura di), Le strade dell'Italia romana, Touring Editore, Milano, 2004, ISBN 88-365-3295-0, pp. 40-42..

Percorso

La via Ostiense originale iniziava dalla porta Trigemina delle Mura serviane, percorreva le pendici occidentali dell'Aventino da nord a sud e riceveva un ramo che si originava dalla porta Lavernalis e un secondo, poco dopo la Piramide Cestia con la quale si allineava, originantesi dalla porta Raudusculana.Un tratto di quest'ultima strada è stato ritrovato nel fosso che corre attorno al cimitero acattolico di Roma nel 1824. Con la costruzione delle Mura aureliane, la via Ostiense fu fatta passare attraverso porta San Paolo, che prende il nome dalla basilica di San Paolo fuori le mura, raggiungibile percorrendo l'Ostiense e posta poco fuori le mura stesse.

A 6 km (4 miglia) da Roma, all'altezza del vicus Alexandri, dalla via Ostiense si separava la via Laurentina, verso Lavinio.

La via Ostiense e la via Campana erano entrambe sotto un curator appartenente all'ordine equestre.

La moderna via Ostiense connette Roma al Quartiere Lido di Ostia, uno dei tre unici Quartieri fuori del Raccordo Anulare.

Lungo il percorso la via Ostiense attraversava diversi corsi d'acqua prossimi a confluire nel Tevere. Il primo provenendo da Porta San Paolo e forse il più importante era il fiume Almone oggi intubato e deviato ed il cui tratto finale dell'alveo era corrispondente in larga parte alla attuale Circonvallazione Ostiense e che veniva superato con il ponte noto in passato come ponte della TravicellaSusanna Passigli, Ripartizioni amministrative e religiose nell'area ostiense fra XIV e XIX secolo..

Storia

Le origini La via Ostiense era una delle vie extraurbane più antiche di Roma, che la univa al suo porto naturale alla foce (Ostium) del Tevere prima noto con il nome di Albula, nel luogo dove secondo la mitologia Enea sbarcò dando il nome di Troia al suo primo accampamento posto alla distanza di 4 stadi dalla foce, nel territorio di LaurentumTito Livio, Ab Urbe condita, Lib. 1, c.1. Il territorio in cui Enea era approdato sarebbe stato da lui giudicato molto poco fertile (in agrum macerrimum littorosissimumque).” (Fab. Max. ap. Serv. ad Aen. 1.3.). In realtà il sito della località fondata da Enea, per i motivi esposti più avanti doveva trovarsi oltre 2 km più all'interno della colonia fondata da Anco Marzio. Secondo la carta Descrizione topografica della Campagna Romana 1:60.000 elaborata da Luigi Canina (1843-1856), questa località sarebbe dovuta sorgere tra le località di Dragona e Dragoncello. e nei cui pressi secondo la tradizione, il re Anco Marzio nel 633 a.C. fondò sulla riva sinistra nota come ripa latina o romana poi ripa graeca, la colonia che dal luogo prese il nome di OstiaFausto Zevi, Catone e i cavalieri grassi. Il culto di Vulcano ad Ostia: una proposta di lettura storica in Bollettino di Archeologia on line, 2008., impiantandovi anche le saline, quando il littus tuscus o ripa veiens cioè il versante settentrionale del Tevere e le sue saline, di molto anteriori a quelle ostiensi, erano state tolte solo da circa un secolo dai romani, secondo la tradizione guidati da Romolo, agli Etruschi Veienti.

Non essendo stati rinvenuti nel sito archeologico attuale reperti anteriori all'età repubblicana, sembra ancora dibattuta la esatta localizzazione della originaria colonia fondata da Anco Marzio, posto che la foce del Tevere dall'VIII-IX secolo fino al IV a.C. subì una diversione da nord a sud verso l'attuale foceBellotti P., Carboni M. G., Milli S., Tortora P. & Valeri P. (1989) – La piana deltizia del Fiume Tevere: analisi di facies ed ipotesi evolutiva dall'ultimo low stand glaciale all'attuale. Giornale di Geologia, 51, pp. 71-91. e A. Praturlon, Il vecchio e il nuovo delta del Tevere (Fiumicino e Ostia, la spiaggia e il porto di Roma). e considerato il grado di avanzamento della linea di costa pari a circa 3700 metri dal 633 a.C. al 1874G. Ponzi, Il Tevere e il suo delta, 1875., ritenendosi questa collocata tra la biforcazione del braccio artificiale traianeo noto come canale di Fiumicino e i dintorni del borgo di Gregoriopoli sorto nel IX secolo (attuale località di Ostia Antica), dove sono stati ritrovati reperti di età villanovianaSu quest'ultima località è dello stesso parere Luigi Canina, v. Storia e topografia di Roma antica e sua campagna, sez. II, Campagna romana antica, Roma 1839, parte I, vol. V, sez. II, p.257..

La via era parte di un ben più esteso asse viario utilizzato fin dalla più remota antichità per il traffico del sale (via Salaria), che collegava le saline del mare inferum (Tirreno) a quelle del mare superum (Adriatico).

La via Ostiense originaria aveva inizio dalla porta TrigeminaStefano Piale, Delle porte del Monte Aventino e delle altre occidentali di Roma… "Dissertazione letta nella Pontificia Accademia Archeologica…" 1824, Roma 1834, vol. II, pp. 9 e segg.; Enrico Stevenson, Osservazioni sulla topografia della via Ostiense e sul cimitero ove fu sepolto l'apostolo S. Paolo in "Nuovo bullettino di archeologia cristiana", a. 1897, pp. 283-321, in partt. pp. 303-304. Secondo i rilievi della carta topografica del 1748 redatta da G. B. Nolli, un antico arco nei pressi di antichi depositi del sale era situato sull'attuale lungotevere in corrispondenza del giardino degli Aranci poco più arretrato di quanto asserito da S. Piale. posta presso l'argine del Tevere a nord-ovest del colle Aventino, non lontano dalla località destinata allo stoccaggio del sale nota come Salara e dal Foro Olitorio, dove confluiva, per mezzo del passaggio sull'Isola Tiberina anche la via Campana, per inoltrarsi, dopo aver costeggiato al suo principio la zona portuale dei Navalia e dell’Emporium alla Marmorata edificati a prolungamento del Foro Boario, tra il fiume e il monte Testaccio seguendo poi verosimilmente il corso del Tevere fino alla sua foce, venendo utilizzata sin dal principio come strada di servizio all'utilizzo del fiume principalmente come via commerciale per l'approvvigionamento della città, e in funzione dell'attività di alaggio delle navi onerarie e caudicarie che risalendo il fiume utilizzavano per il carico e lo scarico delle merci i vari scali fluviali posti lungo il suo corso (tra questi il molo detto della Pozzolana, noto nel medioevo come portus Grapigliani, presso il Vicus Alexandri)"...esso non fu una statio isolata, ma semmai un primo punto di scarico e/o immagazzinamento delle merci dirette all’Urbe e che le attrezzature rinvenute facessero parte della continua struttura portuale che si emanava da Roma", v. Marta Fedeli, Le presenze archeologiche lungo le rive: approdi e navigazione a valle di Roma, SSBAR – Gruppo Geoarcheologico Tevere, 2013.La collocazione dello scalo del Vicus Alexandri presso il III miglio come testimoniato da Ammiano Marcellino per descrivere il trasporto dell'obelisco di Costanzo II che qui venne sbarcato, sembra doversi riferire alla distanza di questo dal Circo Massimo transitando nei pressi della piramide di Caio Cestio sull'attuale via Ostiense. e lo scalo noto come Darsene di Pietra Papa presso l'attuale Ponte Guglielmo Marconiv. Antonello Anappo, Darsene di Pietra Papa attivo tra I sec. a.C. e II d.C.

Per quanto riguarda la sua lunghezza, gran parte degli storici tra i quali Plinio il Vecchio e Cassiodoro, oltre alla tavola Peutingeriana e l'Itinerario Antonino, erano concordi nel fissarla in circa 16 miglia pari a poco meno di km 24; diversamente Strabone misurava la distanza percorsa dalle barche che risalivano il fiume in 190 stadi pari a miglia 23 e ¾, pari a poco più di km 35v. Antonio Nibby, Viaggio antiquario ad Ostia, Roma 1829, pp.6-7., pienamente coerente con la lunghezza del fiume anteriormente alle rapide trasformazioni avvenute in prossimità della foce nel 1557, con la perdita di un breve tratto di corso denominato poi per qualche tempo come Braccio o Fiume morto. Dionigi di Alicarnasso nel suo Antichità romane, dava invece una distanza in linea retta di Roma dal lido di 120 stadi pari a circa km 22,200Lo stesso storico, insieme a Lucio Floro e Sesto Aurelio Vittore, sostenevano che Anco Marzio avrebbe fondato Ostia nello spazio cinto dal mare e dal fiume disposto in forma di gomito. V. Luigi Canina, Storia e topografia di Roma... cit. p.256-257.. È da sottolineare come la lunghezza della via subì variazioni, anche se contenute, nel tempo dovute alle ripetute e testimoniate modifiche dell'alveo del TevereB. Roggio, Roma: uno studio diacronico delle trasformazioni dell'area ostiense, 2010, p.18.

Secondo Plinio il Giovane, nel descrivere il percorso che faceva per portarsi alla sua villa presso Laurentum, si doveva lasciare la via Ostiense all'XI miglio per inoltrarsi sul diverticolo che vi conduceva, riferimento a questo miliario citato anche da Festo per indicare presso quei dintorni la presenza dell'antico scalo fluviale noto come Puilia SaxaSextus Pompeius Festus, De verborum significatione…, lib. XV. Per un approfondimento su Ficana e il cippo del miliario XI ritrovato nel 1869 nei pressi di Malafede, v. Oberdan Menghi, Ficana. Una pietra miliare sulla strada per Ostia, sito presso l'antica Ficana; tale distanza coincide ancora in modo evidente se alla via si fa percorrere in modo aderente tutto l'argine sinistro del fiume a partire dalla citata porta Trigemina.

Procopio di Cesarea nel suo “De Bello Gothico”Procopio di Cesarea, De Bello Gothico, LIB. I, 27, 187-189. nel VI secolo d.C. descriveva la via come tortuosa, ma non è da escludere che la via fosse già stata oggetto prima di allora di cospicue opere di rettificazione e risanamento soprattutto nel suo tratto terminale sia per velocizzare i trasporti su terra anche a fini militari, in concomitanza dell'espandersi di Roma a partire dalle Guerre puniche, che per superare estese aree acquitrinose come lasciano pensare i reperti del tratto viario in località Acilia, dove la strada veniva fatta passare su un viadotto ad archi risalente al II-III secolo a.C., tagliando così il tratto viario che divergendo a destra prima del ponte detto della Refolta, e cronologicamente anteriore a questo, percorreva tutta l'ansa del Tevere, giungendo ad Ostia dopo aver lambito il monte Cugno e poi a nord il lago o stagno di levante, attraversando aree note ancora nel XIX secolo come Risacco di Dragoncello e Larghi di OstiaGuida per la campagna di Roma compilata dal dottore Enrico Westphal,Roma 1854, p.8; Antonio Nibby, Viaggio antiquario ad Ostia, Roma 1829, p.25. Non è altresì da escludere che la strada intorno al secolo III a.C. sia stata interamente ricostruita nel tratto finale per adeguarla alle conseguenze delle disastrose inondazioni che mutarono il corso del Tevere tra IV e VIII secolo a.C. con la probabile rifondazione della colonia ostiense rispetto al primitivo sito di età regia. La strada tuttavia perse notevolmente di importanza con la costruzione nel I secolo d.C. del Porto claudiano-traianeo sull'argine destro del Tevere servito dalla nuova via Portuense che soppiantò in larga parte l'Ostiense nelle sue funzioni di via commerciale e portuale, causandone la avanzata decadenza già dall'alto medioevo quando lo stesso Procopio la descriveva selvosa e priva di manutenzione.

La breve citazione data da Agostino nelle sue Confessioni (libro IX, capitolo 9) riguardo alla morte della madre Monica, forse per febbre malarica, sopraggiunta nell'agosto del 387 durante l'attesa di una nave che la riconducesse in Africa, descriverebbe Ostia Tiberina come affollata quindi non ancora in decadenza, così come farebbe pensare che il porto della città fosse ormai destinato quasi esclusivamente a scalo dei passeggeri e che l'Ostiense fosse ancora utilizzata essenzialmente per il transito delle persone.