Biografia Nata a Buenos Aires, in una famiglia dell'alta società, era la sorella minore dell'editrice e scrittrice Victoria Ocampo. Fin da piccola manifestò una vivace inclinazione per la poesia e studiò pittura.
Prese lezioni da Catalina Mórtola de Bianchi a Buenos Aires e nel 1920 andò a Parigi per prendere lezioni di disegno e pittura. Presto si affiliò al "gruppo di Parigi", composto dai giovani pittori argentini che si erano trasferiti nella capitale francese. Il gruppo annoverava figure come quella di Luis Saslavsky, Xul Solar, Horacio Butler e Norah Borges (sorella di Jorge Luis Borges). Con quest'ultima Silvina Ocampo ebbe una lunga amicizia, culminata in una raccolta di poesie curata a quattro mani, Breve Santoral (1985).
A Parigi Ocampo seguì le lezioni del maestro surrealista Giorgio de Chirico, a cui più tardi dedicò una poesia raccolta in Poemas de amor desperado (1949), e in seguito, qualche mese prima del suo ritorno in Argentina, quelle di Fernand Léger. Della sua produzione pittorica si conservano alcuni nudi, numerosi ritratti delle persone intorno a lei (Alejandra Pizarnik, Borges, Wilcock, Bianco), schizzi di piazze e giardini di Buenos Aires e illustrazioni per giornali e riviste. Nella capitale francese Ocampo conobbe anche lo scrittore italiano Italo Calvino, che finì per diventare per lei, oltre che un grande amico, un importante riferimento artistico.
Di ritorno in Argentina, entrò presto in contatto con l'ambiente intellettuale del paese. Quando nel 1931 la sorella Victoria fondò la rivista Sur, ospite in seguito di articoli e testi dei più importanti scrittori, intellettuali e filosofi del XX secolo, Silvina la aiutò, partecipando attivamente in primo luogo come traduttrice e poi anche come scrittrice. Tuttavia, al pari di Borges e di Bioy Casares, non ebbe mai una posizione di rilievo nelle decisioni relative ai contenuti da pubblicare, ruolo spettante perlopiù a Victoria e José Bianco..
All'interno del circolo intellettuale che gravitava intorno alla rivista Sur, si avvicinò particolarmente ad Adolfo Bioy Casares, anch'egli scrittore. Dopo un breve fidanzamento, andò a convivere con lui nel 1934; i due si ritirarono a vita campestre a Rincón Viejo, nel Partido di Las Flores, in provincia di Buenos Aires. In questo luogo, Bioy colloca gli inizi letterari di Silvina nelle sue Memorias. Nel 1940 si sposarono, ma la relazione tra i due fu complessa. Alcuni autori hanno descritto Silvina come una vittima all'interno della relazione (Bioy Casares stesso ammise apertamente di avere amanti), mentre altri, come Ernesto Montequin, hanno rifiutato questa immagine, sostenendo che la loro relazione sia stata comunque un'importante fonte d'ispirazione per Ocampo.. Dopo aver realizzato una delle pochissime interviste alla coppia, Hugo Beccacece scrisse: "Hanno la bellezza, il fascino e la crudeltà del perfettamente riuscito, di tutto ciò che nella sua pienezza si basta da solo. Dopo essere stato con loro, qualunque conversazione risulta insipida, pesante, volgare, come se si abbandonasse una regione illuminata da un sole perpetuo per passare a una provincia coperta da nebbie. Probabilmente ci sono altri matrimoni "letterari" nel paese, ma senza dubbio Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo formano la coppia più talentuosa e ricca di immaginazione di tutta l'Argentina.". La nota avversione dei due alle fotografie, alle interviste e a tutte le forme di pubblicità rende ancora più difficile ricostruire la complessità della loro vita privata. Nel 1954 da una relazione extraconiugale di Bioy nacque Marta, che Silvina crebbe come fosse sua figlia..
Ocampo scrisse poesie, racconti, romanzi e opere teatrali. Nel 1937 pubblicò il suo primo libro di racconti brevi, Viaje olvidado ("Viaggio dimenticato"). Il libro fu recensito dalla sorella Victoria Ocampo in Sur, dove segnalò le tracce autobiografiche dei racconti e rimproverò la sorella di aver "distorto" dei ricordi di infanzia.Victoria Ocampo, "Viaje olvidado", Sur n° 7, 1937.
A dispetto delle prime critiche, Viaje olvidado finì per essere considerato un testo fondamentale nell’opera della scrittrice. In questa raccolta emergono già i temi e i tratti distintivi della sua poetica, che verranno poi sviluppati e perfezionati nelle opere successive. Alcuni anni più tardi collaborò con Borges e Bioy Casares alla realizzazione di due antologie: Antologia della letteratura fantastica (1940), con prefazione di Bioy Casares, e Antología poética argentina (1941).
La sua prima pubblicazione poetica, Enumeración de la patria (Enumerazione della patria), è del 1942. A questa prima raccolta seguirono Espacios metricos (Spazi metrici) del 1945, Los sonetos del jardín (I sonetti del giardino) del 1948, Poemas de amor desesperado ("Poemi di amore disperato") del 1949 e Los nombres ("I nomi") nel 1953.
Divenne amica di Margherita Sarfatti quando questa risiedette in Argentina.
Nel 1948 pubblicò Autobiografía de Irene (Autobiografia di Irene), raccolta di racconti dove mostra una maggiore disinvoltura nella scrittura e appare una maggiore influenza di Borges e Bioy Casares. Ciononostante, neanche questo libro ebbe molto successo al momento della sua pubblicazione. Due anni prima aveva scritto una novella poliziesca a quattro mani con Bioy Casares, Los que aman, odian ("Chi ama, odia").
Dopo gli anni in cui pubblicò esclusivamente poesie, nel 1959 tornò a pubblicare racconti; La furia le valse un importante riconoscimento e segnò l'apice del suo stile e della trattazione dei suoi temi.
Negli anni '60 dal punto di vista editoriale fu meno attiva, pubblicando solo il volume di racconti Las invitadas (1961), che raccoglie quarantaquattro racconti brevi, Il diario di Porfiria Bernal e la raccolta di poesie Lo amargo por lo dulce (L'amaro per il dolce, 1962).
Gli anni '70, invece, si dimostrarono più prolifici: pubblicò nel 1972 il poema Amarillo celeste (Giallo celeste), seguito da Árboles de Buenos Aires (Alberi di Buenos Aires) e Canto escolar nel 1979. Per quanto riguarda la prosa, pubblicò nel 1970 i racconti Los días de la noche ("I giorni della notte") e negli anni successivi una serie di racconti per bambini: El cofre volante (1974), El tobogán (1975), El caballo alado ("Il cavallo alato", 1972) e La naranja maravillosa ("L'arancia meravigliosa", 1977).
Ultimi anni e pubblicazioni postume La pubblicazione dei suoi ultimi due libri, Y así sucesivamente ("E cosi via") nel 1987 e Cornelia frente al espejo nel 1988, coincise con la comparsa dell'Alzheimer, che compromise notevolmente le sue facoltà mentali fino a renderla completamente invalida per i suoi ultimi tre anni di vita..
Del 1991 è l'antologia di racconti Las reglas del secreto ("Le regole del segreto").
Morì a Buenos Aires il 14 dicembre 1993 a 90 anni. Fu sepolta nella cripta familiare del Cimitero della Recoleta, dove è sepolto anche Bioy Casares. L'anno successivo morì in un incidente stradale anche la figliastra Marta.
Postume apparirono raccolte di testi inediti, da poesie a racconti brevi: nel 2006 vennero pubblicate Invenciones del recuerdo (un'autobiografia scritta in verso libero) e Las repeticiones, una collezione di racconti inediti che include due racconti brevi, El vidente e Lo mejor de la familia. Nel 2007 venne pubblicata per la prima volta in Argentina la novella La torre sin fin, e nel 2008 comparve Ejércitos de la oscuridad, raccolta di testi eterogenei. Tutto il materiale inedito fu pubblicato dalla casa editrice Sudamericana. Nel 2010 fu pubblicato La promesa (La promessa), un racconto che Silvina Ocampo iniziò intorno al 1963 e che, dopo lunghe interruzioni e riscritture, terminò tra il 1988 e il 1989, frenata dalla sua malattia; l'edizione fu a cura di Ernesto Montequin.
Critica
Durante la maggior parte della sua carriera, la critica argentina non riconobbe a Silvina Ocampo alcun merito per le sue opere. Esse furono addirittura svalutate in quanto considerate “non sufficientemente borghesiane”, vista la sua amicizia con Jorge Luis Borges.
Sylvia Molloy sottolinea che la critica provò a ridurre l'originalità a qualcosa di conosciuto, "cercando di leggere il già letto" al posto di leggere la Ocampo nella sua originalità.
Questioni di genere Dato che Silvina Ocampo ha manifestato poche volte un'opinione diretta sulle questioni di genere, non è chiaro se è da considerarsi o meno una figura femminista. La critica ha desunto la sua posizione sulla base dell' interpretazione delle sue opere.
Carolina Suárez-Hernán considera che Ocampo sia femminista o per lo meno che lavori "da un punto di vista femminista", basandosi sul contesto della sua letteratura: "La letteratura di Silvina Ocampo contiene una profonda riflessione sull'essere donna e numerose rivendicazioni sui diritti della donna, così come una critica sulla società". Le donne nelle sue opere sono "complesse e ambigue; la duplicità del personaggio femminile si mostra attraverso la maschera e l'artificio. I racconti presentano il lato oscuro della femminilità, la rappresentazione multipla della donna mostra una ambiguità che annulla la visione unidimensionale della donna". L'umorismo usato da Silvina Ocampo nella sua opera aiuta a sovvertire gli stereotipi femminili. Per lei: "L'opera di Ocampo mantiene una posizione sovversiva e critica che trova piacere nella trasgressione. I pattern prestabiliti si rompono e i ruoli sono intercambiabili; si sottomettono a un trattamento satirico le opposizioni stereotipate di femminilità e mascolinità, del bene e del male, della bellezza e della bruttezza. Allo stesso modo, spazio e tempo si sovvertono e si cancellano i limiti tra le categorie mentali di spazio, tempo, persona, animale.
In un racconto in particolare "La bambola" (all'interno de "i giorni della notte") la bambina indovina, libera e senza origini che dirigano il suo destino, non è capace di ricordare la sua provenienza, né conosce i suoi genitori. Questo fa sì che la ragazza goda di una libertà pura, legata al fatto di essersi liberata di ogni imposizione sociale o familiare. Su questo, José Amicola afferma: "In questo racconto appare, a mio avviso, la maggiore crisi nella problematica femminile, che esorta a una liberazione dalle imposizioni di genere, e che va in parallelo alle proteste emancipatorie di María Luisa Bemberg, con cui è unita da un legame sociale molto forte.
Quando Maria Moreno le chiese cosa pensava sul femminismo, Silvina Ocampo rispose: "La mia opinione è un applauso che mi porta dolore alle mani". "Un applauso che le dà fastidio dare?" richiese Maria Moreno. "Perché non se ne va al diavolo!" fu la risposta. Relativamente al diritto di voto alle donne, Ocampo disse "Confesso che non ricordo. Mi sembrò cosi naturale, così evidente, così giusto, che non ritenni richiedesse un atteggiamento speciale".
L'infanzia