Conosciuta anche con il nome di Mamma Rosa, è venerata come modello di santità nella vita quotidiana di una famiglia cattolica. Il 14 maggio 2017 è stata proclamata patrona dei Terziari francescani del Veneto.

Biografia Nacque a Quinto Vicentino il 27 settembre 1866; in casa tutti la chiamavano Rosina. I genitori, premurosi nel fornirle un'educazione religiosa, la fecero battezzare tre giorni dopo la nascita. Nel 1870 la famiglia si trasferì nel vicino paese di Marola. Qui Rosina trascorrerà tutta la sua vita. Nel paese esisteva una scuola, un vero lusso a quei tempi. Rosina riuscì a frequentare le prime due classi. Una grande fortuna, se si pensa che allora, in Italia l'analfabetismo femminile toccava il 75,7%. Fin da piccola, era davvero attratta dalla lettura. I fratelli dicevano che passava diverse ore a leggere, soprattutto la Storia Sacra.

La casa della famiglia Barban, vicino a quella dei Fabris, fu colpita da un grave lutto: morì Stella Pierina Fattori, moglie di Carlo Barban, lasciando due figlie piccole al marito Carlo. Si chiese aiuto a Rosina per le faccende domestiche e la cura delle bambine. Per tre mesi lavorò in casa Barban, senza chiedere alcun compenso. A un dato momento, Carlo si fece avanti con una proposta di matrimonio. Rosina chiese tempo per pregare e conoscere la volontà di Dio, ma infine, divenne moglie di Carlo in quanto considerava tale gesto volontà divina, considerando il bisogno e l'esigenza delle due bambine. Rosina, mossa dalla fede e l'amore di Dio, prese la vita di famiglia come un dovere e una missione.

Rosa era disposta a ricevere anche figli propri, conosceva bene i principi che affermavano: “I figli sono il dono per eccellenza del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori”.

I primi due figli di mamma Rosa morirono in tenera età, ma trovato conforto nel Signore, infine ne ebbe altri sette, tre dei quali si consacrarono a Dio come sacerdoti. Nel periodo della prima guerra mondiale, ne adottò altri tre, mentre il loro padre era in guerra e la loro mamma, nipote di Rosa, morì poco prima[B. A. Barban e G. Pasquale, Beata Mamma Rosa. Testimone della bontà in famiglia, Dehoniana Libri, Bologna 2014, p.49-57'].

L'apostolato di Rosa Fabris fu spicciolo: la sua testimonianza di vita cristiana ben vissuta, con la preghiera assidua e la parola detta nel momento opportuno. Prima di sposarsi era come il punto di riferimento per i fratelli quando sorgevano discussioni e dissapori. Da ragazza quindicenne faceva catechismo. Dopo sposata, visse il matrimonio come una missione: che i figli scoprissero ciascuno il piano di Dio sulla propria vita. Fin da bambina, Rosina amava la preghiera; erano momenti di riflessione, di dialogo con il Signore che, a sua volta, le rispondeva e le faceva vedere certi aspetti concernenti la sua vita. La sua preghiera era alimentata dalla lettura de La storia sacra, i fatti biblici erano la sua passione; studiava il Vangelo, leggeva anche libri di pietà propri del suo tempo: le Massime Eterne, la Filotea ma soprattutto il Catechismo. Difendeva i valori Cristiani che proponeva continuamente ai suoi figli e a tutte le persone che avvicinava. «L'indomani, appena svegliati, racconta la figlia Italia, voleva che ringraziassimo il Signore per la buona notte passata, come lo pregassimo per il buon giorno che s'apriva; e alla sera, lo stesso prima di coricarci, ma in ordine inverso»[B. A. Barban e G. Pasquale, Beata Mamma Rosa. Testimone della bontà in famiglia, Dehoniana Libri, Bologna 2014, p.62'].

La vita di mamma Rosa si svolse tutta tra le mura domestiche nell'esercizio delle virtù cristiane, vissute con impegno, come risposta all'amore di Dio. Visse la povertà come un dono. Eurosia riassumeva tutto nel servizio. Le testimonianze concordano nell'asserire che dormiva poco, mortificava il suo corpo per renderlo disponibile all'esercizio dell'amore di Dio. La fonte della sua attività era la preghiera. Approfittava dei momenti di silenzio per pregare. Le attività domestiche e quella del cucito erano accompagnate dalla meditazione. La prima preoccupazione di Rosa era la conversione dei peccatori; pregava e faceva pregare per loro. I poveri sapevano che a mezzogiorno avrebbero potuto usufruire di una scodella di minestra che Rosa preparava per loro. Qualsiasi occasione si presentasse per fare del bene, mamma Rosa non se la lasciava sfuggire. Ebbe una particolare cura per gli orfani. Scoppiata la guerra, non pochi uomini sposati e con figli furono chiamati alle armi. Nel circondario di Marola e Valproto non mancarono le vedove con numerosi figli, quasi abbandonate a se stesse. Mamma Rosa aiutava quando poteva, anche con sacrifici personali.

Il 31 maggio 1930 moriva il marito Carlo, dopo 45 anni di matrimonio. Da quel momento, Rosa si raccolse ancora di più nella preghiera. Confidò al figlio don Giuseppe che il Signore le aveva rivelato il giorno della morte, mancavano 19 mesi. Si preparò sempre più alla morte, intensificando la preghiera, il suo pensiero era sempre rivolto al paradiso. Nell'autunno del 1931 si manifestarono i primi dolori reumatici che invadevano le giunture delle mani e dei piedi; la predizione della sua morte si stava avverando. Il male progrediva estendendosi alle spalle e alle ginocchia fino a costringerla a letto. Non si lamentò dei dolori, anche se era palese che soffriva. I primi di gennaio del 1932 si manifestò una polmonite, il respiro si era fatto progressivamente affannoso, accompagnato da colpi di tosse sempre più frequenti. Spirò l'8 gennaio 1932; aveva conservato fino all'ultimo respiro l'uso dei sensi, sapeva di morire e moriva per amore[B. A. Barban e G. Pasquale, Beata Mamma Rosa. Testimone della bontà in famiglia, Dehoniana Libri, Bologna 2014, p.215-230']. Semplice la tomba nel cimitero di Marola, sulla quale frequentemente vengono deposti mazzi di fiori portati da molte persone come segno di riconoscenza. Subito incominciarono a manifestarsi le grazie ottenute da quelli che invocavano la sua intercessione, come pure qualche miracolo.

Aspetti caratteristici della Beata Eurosia

Donna Eurosia Fabris, nasce a Quinto Vicentino il 27 settembre 1866 e dopo tre giorni fu battezzata. Nel 1870 la famiglia si trasferisce nel vicino paese di Marola, dove Rosina trascorrerà tutta la sua vita e grazie alla sensibilità dei genitori, Rosina ebbe il privilegio di frequentare le prime due classi elementari, imparando a leggere e a scrivere. La sua vita da giovane trascorse tra le mura domestiche, aiutando in tutto la mamma, nel lavoro dei campi e nella vita parrocchiale; quindicenne insegnava il catechismo alle bambine. Rosina amava che la casa fosse pulita e in ordine; si percepiva che si trattava di una povertà dignitosa; erano tempi di una forte crisi economica e sociale, ma Eurosia confidò sempre nell'aiuto di Dio. Secondo numerose testimonianze Rosina era bella e simpatica, tanto da attirarle addosso tante domande di matrimonio.

Sposa

La famiglia Barban, vicina a quella dei Fabris, fu colpita da un lutto: Stella Pierina, la giovane moglie di Carlo morì, lasciando in tenera età due bambine. Si chiese aiuto a Rosina Fabris che accettò volentieri, facendo da mamma alle due bambine. Dopo tre mesi Carlo, giovane vedovo, le chiese di sposarlo. Rosina, seguendo il consiglio dei parenti e del parroco, accettò, soprattutto per poter accudire come una mamma le piccole orfane. Vide in questo matrimonio la volontà di Dio, cui tante volte aveva chiesto di manifestarsi. Il 5 maggio 1886 Carlo e Rosa si sposarono nella chiesa di Marola. Entrando nella famiglia Barban, Eurosia era cosciente che non andava a fare la 'signora' come si dice. Il marito Carlo, possedeva dei buoni e produttivi campi, ma il padre Angelo si era lasciato truffare lasciando il figlio in una pesante situazione debitoria. Rosa esortava alla fiducia il marito: "coraggio, Carlo, vedrete che il Signore ci aiuterà".

Interessante quanto dice il Concilio Vaticano II sul Matrimonio: "Il bene della persona e della società umana e cristiana è connesso strettamente con una felice situazione della comunità coniugale (GS 47). La famiglia e il matrimonio sono strutturati sul modello dell'alleanza tra Dio e il suo popolo, tra Cristo e la sua chiesa (cfr.Ef. 5, 21-33). Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità. Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e i gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi.(GS 49)".

Mamma

La giovane Eurosia il 5 maggio 1886 celebrò il matrimonio con Carlo Barban nella chiesa parrocchiale di Marola in Torri di Quartesolo (VI). Con il matrimonio Rosina divenne anche mamma. Mamma di due orfanelle, in seguito anche mamma di nove figli propri, così come le aveva preannunciato la Madonna apparendole nel Santuario di Monte Berico.

A loro si aggiunsero nel 1917 altri tre orfani di una nipote, Sabina, morta mentre il marito era al fronte nella prima guerra mondiale. Rosa era molto generosa, faceva da balia spesso a bambini le cui madri non potevano allattarli. Accoglieva pastori o pellegrini di passaggio; una volta una donna partorì anche un bambino nella stalla e i coniugi Barban accolsero quella famiglia per tre giorni nella loro casa.

Ricchezza di vocazioni: della sua numerosa famiglia, tra figli suoi e adottati, due morirono in tenera età, sei scelsero la via del matrimonio, altri due scelsero il sacerdozio: don Giuseppe e don Secondo. Un altro, Angelo Matteo, fu francescano con il nome di padre Bernardino; Chiara Angela, la prima adottata, entrò fra le Suore della Misericorda di Verona; un altro morì seminarista e un altro fu francescano con il nome di frate Giorgio.

Casalinga

Mamma Rosa aveva un animo incline alla bontà, alla tenerezza e alla compassione. Sul suo volto si vedeva costantemente un sorriso che destava simpatia e affetto. Rosina amava che la casa fosse pulita e in ordine, si percepiva che si trattava di una povertà dignitosa. Ella visse nella semplicità, nella preghiera, nel lavoro e completò la sua formazione con la lettura di libri utili e studiando La storia sacra. Crebbe nel clima cristiano della famiglia; si prefisse sempre la ricerca della volontà di Dio per il suo futuro. Fu aiutata dalla natura nel raggiungimento della virtù, ma sicuramente e soprattutto dall'intimo, costante contatto con Dio che le consentì un totale controllo e padronanza su di sé. Con il suo sentire fine e delicato, condivise le pene, le angustie, le necessità del prossimo. Benché si facesse tutta a tutti, la sua preferenza si volgeva a quattro categorie: i peccatori, i tribolati, gli ammalati, i poveri. Il tempo in cui visse Eurosia fu caratterizzato da una forte crisi economica, da tanta povertà, con l'emigrazione e con le conseguenze della guerra del 1915-1918; il denaro era scarso e le famiglie bisognose numerose e mamma Rosa faceva quello che poteva, non con i soldi che mancavano, ma con i prodotti dell'orto e del pollaio.

Sarta

Rosa si era acquistata la fama di brava sarta, e confezionava bene gli abiti da sposa. Le sue allieve oscillavano tra le 8 e le 15 ragazze. Approfittava per insegnar loro, non solo il mestiere, ma anche la formazione cristiana in vista della famiglia che avrebbero formato in futuro. Non chiese mai un compenso per la scuola impartita. Nel suo lavoro di sarta, non accettava di confezionare vestiti poco conformi alle norme della morale; con amabilità convinceva le clienti ad accettare modelli belli e modesti. Il suo parroco, Don Baschirotto, così definì l'attività di Rosa: "La vita di Rosa Barban fu tutta spesa per Dio e per la sua famiglia".

Catechista