Considerato uno dei più grandi viaggiatori di tutti i tempi, la descrizione dei suoi viaggi in Estremo Oriente è raccolta nell'opera letteraria Il Milione, una vera e propria enciclopedia geografica che riunisce le conoscenze essenziali sull'Asia in Europa alla fine del XIII secolo.

Membro del Patriziato veneziano, viaggiò con il padre Niccolò e lo zio paterno Matteo attraverso l'Asia lungo la Via della seta fino alla Cina, allora Catai, dal 1271 al 1295. Consigliere e ambasciatore alla corte del Gran Khan Kubilai, tornò a Venezia nel 1295 con una discreta fortuna che investì nell'impresa commerciale di famiglia. Prigioniero dei genovesi dal 1296 al 1299, dettò le memorie dei suoi viaggi a Rustichello da Pisa, prigioniero pisano che con altri prigionieri letterati aveva fondato uno "scriptorium", che scrisse in lingua franco-venetaMaria Bellonci, Nota introduttiva, Il Milione di Marco Polo, Milano, Oscar Mondadori, 2003, p. XI. con il titolo Devisiment dou monde. Ormai ricco e famoso, sposò la patrizia Donata Badoer, dalla quale ebbe tre figlie: Fantina, Belella e Moreta. Aveva anche un'altra figlia, Agnese, nata prima del suo matrimonio con Donata e probabilmente illegittima. Morì nel 1324 e fu sepolto nella chiesa di San Lorenzo a Venezia. Durante la ricostruzione alla fine del XVI secolo, i suoi resti andarono perduti.

Sebbene non sia stato il primo europeo a raggiungere la Cina, fu il primo a redigere un dettagliato resoconto del viaggio, Il Milione, che fu ispirazione per generazioni di viaggiatori europei, come Cristoforo Colombo,. e fornì spunti e materiali alla cartografia occidentale, in primis al mappamondo di Fra Mauro..

Biografia

Origine del soprannome "Milione"

Marco Polo è menzionato negli Archivi della Repubblica di Venezia come Marco Paulo de confinio Sancti Iohannis Grisostomi, cioè Marco Polo della contrada di San Giovanni Grisostomo.

Il titolo dell'opera Il libro di Marco Polo detto il Milione, però, era ambiguo: secondo alcuni studiosi "Il Milione" non era il soprannome del libro, bensì dello stesso Marco Polo.

Infatti l'umanista del XV secolo Ramusio scrive che:

Il letterato del XIX secolo Luigi Foscolo Benedetto, «persuaso che 'Milione' sia il nomiglio dell'autore», lo considera un'apocope del diminutivo "Emilione".Benedetto, L. F.: Marco Polo, il Milione, Firenze, 1928 in Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p. 22.… volendosi ravvisare nella parola "Milione" la forma ridotta di un diminutivo arcaico "Emilione" che pare sia servito a meglio identificare il nostro Marco distinguendolo per tal modo da tutti i numerosi Marchi della sua famiglia. (Ranieri Allulli, Marco Polo e il libro delle meraviglie - Dialogo in tre tempi del giornalista Qualunquelli Junior e dell'astrologo Barbaverde, Milano, Mondadori, 1954, p. 26). Fra Iacopo da Acqui parla di "dominus Marcus Venetus (…) qui dictus est Milionus". «In ogni caso, il nomigliolo ricorre negli atti pubblici della Repubblica; dove invero, almeno una volta, viene impiegato anche per il padre di Marco».Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p. 22. Non è chiaro se tutti i membri della famiglia Polo del ramo detto Milion appartenessero al Patriziato veneziano, certamente lo furono i mercanti Marco "il vecchio", i suoi fratelli e i suoi discendenti..

La corte seconda del Milion a Venezia si trova accanto alla casa di Niccolò e Matteo Polo, su cui è stato costruito poi l'attuale Teatro Malibran.

Ascendenza

Il primo avo di cui si abbia notizia è l'omonimo prozio, che prese del denaro in prestito e comandò una nave a Costantinopoli.. Il nonno di Marco, Andrea, abitava in contrada San Felice ed ebbe tre figli: Marco "il Vecchio", Matteo e Niccolò, padre di Marco.

Nel 1260, Niccolò e Matteo, a quel tempo in affari a Costantinopoli (allora parte dell'Impero latino d'Oriente e controllata dai veneziani), cambiarono i loro averi in gemme e partirono per un viaggio attraverso l'Asia. Passando per Bukhara e il Turkestan cinese, raggiunsero la Cina, arrivando alla corte del neo-nominato Khagan (imperatore mongolo) Kublai Khan (regno 1260-1294). L'azzardo dei fratelli Polo fu per loro provvidenziale: nel 1261, infatti, Michele VIII Paleologo riconquistò Costantinopoli, rifondando l'Impero bizantino, ed epurò la città dai veneziani.. Niccolò e Matteo ripartirono per l'Occidente nel 1266, arrivando a Roma nel 1269 con un'ambasciata del Gran Khan, che richiedeva al Papa missionari per la Mongolia..

Infanzia

Nulla si sa della sua infanzia, tranne che quasi certamente la passò a Venezia.. Rimasto orfano di madre (il padre si sarebbe poi risposato con Floradisa Trevisan). Ricevette un'educazione consona al suo status, imparando a navigare, a far di conto (anche con valuta straniera) e a commerciare. Non è chiaro se conoscesse o meno il latino.

Il viaggio lungo la Via della seta

I fratelli Niccolò e Matteo Polo ripartirono nel 1271 portandosi dietro Marco, «di età variamente indicata da dodici a diciannove anni, secondo le fonti»,Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, 1965, p. 12. ma che probabilmente aveva 17 anni.

Durante le prime tappe del viaggio si trattennero alcuni mesi ad Acri e poterono parlare con l'arcidiacono Tedaldo Visconti, futuro papa Gregorio X, che Marco chiama "Tedaldo da Piagenza". I Polo, in quell'occasione, gli avevano espresso il loro rammarico per la lunga mancanza di un papa, poiché nel loro precedente viaggio in Cina avevano ricevuto da Kublai Khan una lettera per il pontefice, ed erano così dovuti ripartire per la Cina delusi. Durante il viaggio, però, ebbero notizia che, dopo ben 33 mesi di vacanza, finalmente il Conclave aveva eletto il nuovo papa e questi altri non era che l'arcidiacono di Acri. I tre dunque si affrettarono a ritornare in Terrasanta, dove il nuovo papa affidò loro lettere per il Gran Khan, invitandolo a mandare suoi emissari a Roma. Per dare maggior peso a questa missione, mandò con i Polo, come suoi legati, due padri domenicani, Guglielmo da Tripoli e Nicola da Piacenza.

Da quanto riportato poi nel suo resoconto di viaggio, Il Milione, i tre Polo seguirono le varie tappe di quella che solo alcuni secoli dopo sarà chiamata la "Via della seta".

A conclusione di questo viaggio, durato tre anni e mezzo, arrivarono infine a Chemeinfu, l'odierna Xanadu, città che il Khagan Kublai stava facendo costruire proprio in quegli anni. Una volta arrivato nel Catai, Marco ottenne i favori di Kubilai Khan, divenendone consigliere e in seguito anche ambasciatore, imparando a conoscere la lingua e i costumi dei tartari:

Onorati e investiti di cariche governative, Marco in particolare «per le sue missioni ufficiali si spinse in India, nel Yunnan, nel Tibet, in Birmania, lungo tragitti che ancora oggi presentano difficoltà per nulla lievi, anche prescindendo dalle condizioni politiche.»Marco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, Novara 1965, p. 12.

Ritorno a Venezia e prigionia genovese

Marco Polo fece ritorno a Venezia solo 24 anni dopo essere partito, il 9 novembre 1295.. Secondo Ramusio, a convincere i parenti, increduli dell'identità dei tre, furono i preziosi nascosti tra gli abiti.G.B. Ramusio, Delle navigationi et viaggi, Roma, 1954 (a cura di R. Giani).

Secondo una diffusa leggenda, il 5 settembre 1298 Marco Polo si trovava su una delle novanta navi veneziane sconfitte dai genovesi nella battaglia di Curzola. Di sicuro fu catturato dai genovesi, anche se non nei pressi di Curzola, come sostenuto da alcuni studiosi influenzati dal Ramusio,. ma più probabilmente a Laiazzo in Cilicia, dopo uno scontro navale nel golfo di Alessandretta. Durante la prigionia incontrò Rustichello da Pisa; che fosse "in prigione da quattordici anni o vi venisse come libero frequentatore, fu quasi sicuramente lui a dare forma scritta alle memorie del veneziano"Rusta Pisan, Rasta Pysan, Rustichelus civis Pisanus, Rustico, messire Rustacians de Pise, maistre Rusticien de Pise, Restazio da Pisa, Stazio da Pisa, sono alcuni dei nomi con cui lo si trova indicatoMarco Polo, Il Milione, Istituto Geografico DeAgostini, Novara 1965, p. 14. che ebbero rapida fortuna in tutta Europa.

Polo fu finalmente rilasciato dalla prigionia nell'agosto 1299 e ritornò nuovamente a casa a Venezia, dove, nel frattempo, il padre e lo zio avevano acquistato un grande palazzo in contrada San Giovanni Crisostomo (sestiere di Cannaregio), nota come "Corte del Milion", acquisto reso probabilmente possibile con i proventi del commercio e della vendita delle gemme portate dall'Oriente. La Compagnia Polo continuò le sue attività commerciali e Marco divenne presto un ricco commerciante. Marco e lo zio Matteo finanziarono altre spedizioni, ma probabilmente non abbandonarono mai le province veneziane né tornarono sulla Via della seta o in Asia.

Matrimonio Nel 1300 sposò la patrizia Donata Badoer, figlia del commerciante Vitale Badoer, dalla quale ebbe tre figlie: Fantina (sposò Marco Bragadin.), Belella (sposò Bertuccio Querini) e Moreta..

Il 7 febbraio 2022 un documento d'archivio scoperto da Marcello Bolognari dell'Università Ca' Foscari dimostra l'esistenza di una figlia sconosciuta di nome Agnese, nata prima del matrimonio con Donata Badoer e che alla sua prematura morte, nel suo testamento redatto il 7 luglio 1319, fa riferimento al padre Marco Polo affidandogli il compito di far pervenire le sue ultime volontà principalmente al marito Nicolò detto Nicoletto, e ai figli Barbarella, Papon e Franceschino.

Testimonianze

Pietro d'Abano, filosofo, medico e astrologo padovano, riferisce di avere parlato con Marco Polo di quello che aveva osservato nella volta celeste durante i suoi viaggi. Marco raccontò che, durante il suo viaggio di ritorno nel Mar Cinese Meridionale, aveva avvistato quella che descrive in un disegno come una stella "a forma di sacco" (ut sacco) con una grande coda (magna habet caudam). Pietro d'Abano interpretò questa informazione come una conferma che nell'emisfero sud si potesse osservare una stella analoga alla stella polare, ma si trattava con ogni probabilità di una cometa.

Gli astronomi sono concordi nell'affermare che non ci furono comete avvistate in Europa alla fine del 1200, ma ci sono testimonianze che una cometa venne avvistata in Cina e in Indonesia nel 1293. Questa circostanza non compare nel Milione. Pietro D'Abano conservò il disegno nel suo volume Conciliator Differentiarum, quæ inter Philosophos et Medicos Versantur. Sempre nello stesso documento, si riporta la descrizione di un animale di grossa stazza con un corno sul muso, identificato oggi con il rinoceronte di Sumatra; Pietro d'Abano non riferisce un nome particolare assegnato da Marco a questo animale; si pensa invece che fu Rustichello a identificarlo con l'unicorno nel Milione.

Mentre Pietro d'Abano era entusiasta delle parole di Marco Polo, che apparentemente confermavano le sue teorie, il racconto del viaggio di Marco Polo non venne sempre accolto con favore, ma suscitò anche molta incredulità. Il frate domenicano Francesco Pipino, autore della prima traduzione latina fra il 1302 e il 1314,Rinaldo Fulin, Archivio Veneto, 1924, p. 255. si sentì evidentemente in dovere di affermare che il racconto era degno di fede:

La stessa cosa fece il frate Jacopo d'Acqui

Il suo rapporto molto stretto con i frati domenicani ha fatto supporre che essi

Nel 1305 Marco Polo viene menzionato in un documento veneziano, tra i capitani di mare locali, in merito al pagamento delle tasse. I dati relativi a questo periodo sono comunque oscuri: non è chiara la relazione tra Marco e un omonimo coinvolto nei moti anti-aristocratici del 1300, data in cui rischiò la pena capitale, e del 1310 (la congiura del Tiepolo alla quale parteciparono effettivamente dei Polo, ma di un ramo secondario: Jacobello e Francesco).