Martina Franca (Martì̭nǝ in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia.
Centro agricolo, commerciale e industriale noto per l'architettura barocca, sorge sulle propaggini meridionali delle Murge, al confine tra le province di Taranto e Brindisi nonché con la città metropolitana di Bari.
Geografia fisica Posta sulle colline sud orientali della Murgia, Martina Franca si trova ad un'altitudine di 431 e copre una superficie di circa 299 km², risultando al quarantesimo posto per ordine di estensione fra i comuni italiani.
Nell'agro circostante sono presenti numerose grotte; nella frazione di Monte Fellone di notevole rilevanza archeologica risultano la grotta Cuoco e la grotta Monte Fellone.F. Rittatore Vonwiller, La grotta di Monte Fellone, in La Veneranda Anticaglia, Milano 1965; A. Soffredi, La seconda campagna di scavi nella Grotta di Monte Fellone, in La veneranda Anticaglia, Milano 1966.
La stazione meteorologica di riferimento è quella di Martina Franca Specchia Tarantina.
Origini del nome Il termine Martina deriva dalla devozione degli abitanti già dal Mille a san Martino di Tours: infatti il primitivo insediamento della città nacque sul monte detto appunto di San Martino, mentre l'aggettivo Franca fu aggiunto da Filippo I D'Angiò nel 1310 quando riconobbe alla città diversi privilegi, ossia franchigie e la demanialità perpetua. Allora nel 1310 la città fu chiamata Franca Martina, poi nel corso dei secoli, perdendo la demanialità perpetua, scomparve l'aggettivo Franca. Solo dopo l'unità d'Italia, nel 1861, la città fu ribattezzata Martina Franca.
Storia Origini Uno dei più antichi insediamenti umani nella zona è presso Monte Fellone a circa 15 km dalla cittadina odierna. I ritrovamentiIstituto italiano di preistoria e protostoria, Rivista di scienze preistoriche, Pubblicato da s.n., 1987; (tra cui frammenti di ceramica impressa, incisa, graffita)Università di Roma Museo delle origini, Università degli studi di Roma "La Sapienza, Facoltà di lettere e filosofia, Museo delle origini, preistoria e protostoria delle civiltà antiche : XVIII (1994), Pubblicato da Bonsignori, 1995 della grotta Monte FelloneInternational Association for Classical Archaeology, Fasti Archaeologici: annual bulletin of classical archaeology, Sansoni Editore., 1969, oggetto di scavi archeologici negli anni 1960, testimoniano la presenza umana dal neoliticoAntonio M. Radmilli, Popoli e civiltà dell'Italia antica, A cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica, 1974 al IV secolo d.C.Vincenzo Fusco, Adriana Soffredi, Ricerche preistoriche in Puglia : Grotta di Monte Fellone (Brindisi) 1966. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di cavalli risale già al medio neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia e unico in Puglia.Augusto Azzaroli, An early history of horsemanship, ed. Brill, Leiden, 1985, p. 129. Numerose sono le specchie, la più nota delle quali è Specchia Tarantina, in corrispondenza del confine tra i territori messapi e tarantini, con funzione difensiva, di controllo del territorio e di demarcazione territorialeG. Neglia, Il fenomeno delle cinte di Specchie nella penisola salentina, Edizioni Adriatica, Bari, 1970..
Dall'Alto Medioevo all'epoca moderna Nell'Alto Medioevo il territorio è stato sotto l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero romano d'oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni. I resti di alcuni grandi muri a secco detti paretone potrebbero essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovestGiuliano Volpe, Puglia paleocristiana e altomedievale, Edipuglia, 1991.. Nel IX secolo un gruppo di ebrei fuggitivi da Oria, e tra i pochi superstiti della grande comunità ebraica di Oria si aggrega all'insediamento sorto intorno al casale San Salvatore nella Lama del Fullonese.Ciro Cafforio, La lama del Fullonese sobborgo medievale di Grottaglie, Taranto, 1961..
Il documento più antico che attesta la presenza di un centro abitato nel Medioevo è l’Instrumentum executionis mandati regii datato 15 luglio 1260 emanato da Manfredi di Sicilia nel quale è rilevato un Castrum Martinae, presumibilmente una torre con fortificazioni militari che ricadeva quasi interamente nel territorio di Monopoli, città ribelle al sovrano svevo. Tale area doveva occupare una piccola porzione dell’attuale centro storico di Martina Franca, ossia i rioni Montedoro e Curdunnidde.
Sappiamo da fonte indiretta che il territorio, insieme a Monte Fellone, intorno alla metà del '200 è proprietà burgensatica (ossia personale e non feudale) di Gervasio de Persona (Gervasio de Matino) e dal 1266 del di lui figlio Glicerio de Persona (Glicerio de Matino), già feudatario di Matino e Tuglie e signore delle terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, della Contea di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina. Se ne ha notizia dalla suddivisione delle terre e dei feudi confiscati ai De Persona dopo la sconfitta degli Svevi contro Carlo I D'Angiò durante l'invasione di questi del Regno di Sicilia. Nel 1269 le terre di Monte Fellone e il piccolo borgo di Martina, vengono infatti venduti in asta pubblica alla famiglia Caracciolo insieme ad altri possedimenti dei De Persona nel territorio di Oria.
Glicerio parteggiò infatti per il re Manfredi di Sicilia figlio di Federico II di Svevia e Re di Sicilia contro gli angioini. Caduto anche Corrado IV di Svevia, l'ultimo degli Svevi, Glicerio si rifugierà a Gallipoli, guidandone la difesa contro assedio angioino. Alla caduta della città fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi e subì infine il patiboloArchivio di Stato di Napoli, Documento Angioino, reg. 1269, b.4, fg. 39; C. Minieri Riccio, Documenti di Carlo I d'Angiò..
Il 12 agosto 1310 il principe di Taranto Filippo I d’Angiò (1294-1331) riconobbe ufficialmente e per la prima volta il borgo della Franca Martina, così chiamata in onore di San Martino e per la creazione di una piccola zona libera da tassazione (franca da tasse e dazi quindi e con diritti civici di fruizione delle terre) per dare impulso al popolamento del piccolo insediamento in un fortilizio di epoca sveva e da due miglia di terreno intorno a detto fortilizio, territorio sottratto da quello di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni.
Nel XIV secolo il casale fu poi infeudato alla famiglia De Tocco.
Tra il 1770 e il 1776 sant'Alfonso Maria de' Liguori tentò più volteanalisi di una della lettere scritte a tale scopo pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 9 (1961) pp. 357-359. di costruire una missione redentorista nel territorio di Martina Francaaltre due lettere per la costruzione della missione in: Alphonsi Maria De Ligorio, Lettere, vol II 619. al p.d. Andrea Villani; Alphonsi Ligorio, Lettere, Volume II 617. al p.d. Andrea Villani. e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: Dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni moralipoi integrata nella Theologia Moralis.
Gli ebrei a Martina Franca
Tra XIV e XV secolo si insediò la Comunità ebraica di Martina Franca, sottoposta a tentativi di conversione e a soprusi dai martinesi: infatti il comune di Martina chiese ed ottenne dal re Federico d'Aragona di proibire ai "cristiani novelli", ebrei convertiti, di sporgere denuncia nei confronti dei cittadini di Martina che li avevano saccheggiati e vietò loro sempre su richiesta esplicita dell'università di Martina di vivere in città. La Giudecca di Martina è localizzabile nelle attuali via degli Orfanelli, con l'appendice di via Cappelletti e nel vico Montedoro.
Simboli Stemma Filippo I d'Angiò concesse a Martina Franca uno stemma raffigurante un cavallo bianco che corre senza freno per una distesa verde, quale simbolo di libero dominio, ed in onore al Casato dei D'Angiò, vi aggiunse il giglio dorato angioino. L'arma araldica è stata poi riconosciuta nel 1939: Un cavallo bianco senza freno trottante, su prato verdino, foglie di quercia verde, giglio angioino color oro, il tutto sormontato dalla corona turrita della città in campo azzurro.Delibera 18 marzo 1939, n. 66, vistata dalla Prefettura in data 10 gennaio 1940.L'art. 3, c. 5, dello Statuto comunale recita: «Lo stemma è costituito da uno scudo su cui è riportato un cavallo bianco senza freno che trotta verso sinistra su un poggio verde in campo azzurro, sormontato da un giglio d'argento.» Gonfalone Il gonfalone è costituito da un drappo azzurro con frangia dorata nella parte inferiore. Riporta al centro lo stemma del Comune, sormontato dalla iscrizione "Città di Martina Franca".Art. 3, c. 6, dello Statuto comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Basilica minore di San Martino
Eretta nella seconda metà del Settecento, su iniziativa dell'arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica, è un esempio del barocco martinese. Si caratterizza per la maestosa facciata, sulla quale spicca centralmente l'immagine del Patrono che divide il mantello con un mendicante ad Amiens. Nell'interno degni di nota sono l'altare maggiore in marmi policromi del 1773 di scuola napoletana, l'ampio cappellone del Santissimo Sacramento, un presepe opera di Stefano da Putignano e varie tele di Domenico Antonio Carella.Ospita le reliquie di Santa Comasia, che la tradizione vuole martire tra il II e il IV secolo e di Santa Martina.
Nell'aprile del 1998 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla dignità di basilica minore.
Dal 20 dicembre 2015 all'11 novembre 2016 è stata chiesa giubilare.
La particolarità di questa chiesa consiste nel fatto che nella parte destra ci siano statue, mentre la parte sinistra sia ornata esclusivamente da dipinti. Ci sono anche una statua della Madonna dell'Ausiliatrice e un Gesù Flagellato alla Colonna del 1622.
Altre chiese
Chiesa di San Domenico, eretta tra il 1746 e il 1750 su una preesistente costruzione romanica dedicata a San Pietro martire, in elegante stile barocco. Chiesa della Beata Vergine del Carmelo o del Carmine, al Padre Carmelitano Pier Tommaso Carbotti si deve la promozione del progetto di costruzione della chiesa del Carmine, di cui il 25 marzo 1730 venne posta la prima pietra, conclusa nel 1758 in elegante stile barocco, la chiesa si trova al di fuori delle mura della città. Conserva una pregiata statua policroma (Santa Maria della Misericordia) attribuita a Stefano da Putignano. Chiesa di Sant'Antonio da Padova, anticamente dedicata a Santo Stefano, fu edificata dai Francescani Osservanti nel XV secolo; la facciata è stata rifatta in stile neoclassico nel 1835. L'interno conserva due sculture rinascimentali di Stefano da Putignano: Santo Stefano e Sant'Antonio da Padova. Il chiostro conserva affreschi settecenteschi. Chiesa di Sant'Antonio ai Cappuccini, fu costruita nel XVI secolo sull'antica grancia dei monaci basiliani. La chiesa all'interno conserva dei bellissimi altari ebanistici, oltre all'antico affresco della Madonna dell'Odegitria (da cui deriva il nome della Valle d'Itria) e molte tele datate fra il Seicento e il Settecento: nei locali del vecchio convento ha sede la fondazione di san Girolamo Emiliani - Villaggio del Fanciullo, aiuto per ragazzi con problemi familiari. Chiesa di San Francesco da Paola, risale ai primi del Seicento e fu realizzata dai minimi su una precedente cappella cinquecentesca della Madonna di Costantinopoli, di cui tuttora conserva una tela in fondo alla navata di sinistra. Adiacente alla chiesa vi è il convento cosiddetto dei Paolotti in cui visse all'inizio del Seicento padre Bonaventura Gaona, morto e sepolto a Roma (in Sant'Andrea delle Fratte) in concetto di santità.