LEsarcato dItalia (), anche noto come Esarcato di Ravenna (Exarchatus Ravennatis), fu una circoscrizione amministrativa dell'Impero romano d'Oriente comprendente, tra il VI e l'VIII secolo, i territori sotto la giurisdizione dell'esarca d'Italia (exarchus Italiae) residente a Ravenna. Il termine viene impiegato in storiografia in un duplice senso: per esarcato in senso stretto si intende il territorio sotto la giurisdizione diretta dell'esarca, ovvero l'area della capitale Ravenna; ma il termine viene usato principalmente per designare l'insieme dei territori bizantini nell'Italia continentale e peninsulare, che per le fonti legali dell'epoca costituivano la cosiddetta Provincia Italiae, sulla base del fatto che anch'essi, fino almeno alla fine del VII secolo, ricadevano sotto la giurisdizione dell'esarca e venivano retti da duces o magistri militum alle sue dipendenze.Il termine "Esarcato" comincia a comparire nelle fonti solo posteriormente al 751, «a significare il territorio su cui concretamente esercitava il proprio potere l'esarca nel secolo VIII, cioè sostanzialmente l'area ravennate» (). Tuttavia è prassi storiografica usare il termine "Esarcato" anche per designare l'insieme dei territori costituenti la Provincia Italiae, termine con cui le fonti legali definiscono l'Italia continentale e peninsulare bizantina (vedasi ). Del resto una fonte dell'epoca, il Liber Diurnus, definisce l'esarca d'Italia il signore della «servile provincia d'Italia» (). Per Cosentino comunque questa accezione più ampia sarebbe valida solo fino alla fine del VII secolo, quando l'esarca riusciva ancora a «esercitare concretamente una funzione di coordinamento politico tra Costantinopoli e le aree bizantine della Penisola», mentre nell'VIII secolo, avendo perso il controllo dei governatori ducali, «l'esarco non estendeva concretamente il suo potere al di là delle terre di Romagna» ().

L'esarcato fu istituito intorno al 584, anno in cui è attestata per la prima volta la presenza di un esarca a Ravenna, in conseguenza dello stato permanente di guerra con i Longobardi (che nel frattempo avevano sottratto ai Bizantini all'incirca i due terzi dell'Italia continentale e peninsulare), che comportò necessariamente la militarizzazione dell'Italia bizantina. Le necessità belliche spinsero i comandanti militari ad accentrare i poteri, esautorando così le autorità civili, che non vengono più attestate dalle fonti a partire dalla seconda metà del VII secolo. Venne così meno la separazione dei poteri civili e militari introdotta da Diocleziano e Costantino. L'Italia bizantina fu suddivisa in diverse circoscrizioni militari rette da duces o magistri militum alle dipendenze dell'esarca d'Italia, il governatore militare con pieni poteri scelto dall'imperatore tra i suoi generali o funzionari di fiducia per reggere e difendere i residui territori italici. Queste circoscrizioni si evolsero gradualmente in veri e propri ducati sempre più autonomi.

A partire dalla seconda metà del VII secolo, le tendenze autonomistiche delle aristocrazie locali e il sempre maggior ruolo politico temporale della Chiesa di Roma portarono a un progressivo indebolimento dell'autorità imperiale in Italia. L'Italia bizantina si era ormai frammentata in una serie di ducati autonomi al di fuori del controllo effettivo dell'esarca, la cui autorità non si estendeva al di là del Ravennate. Contrasti di natura fiscale e religiosa tra Papato e Bisanzio accelerarono il disfacimento dell'esarcato. Le armate, reclutate tra la popolazione locale, tendevano a prendere le difese del pontefice, e non esitarono a rivoltarsi all'esarca qualora questi tramasse ai danni del Papato. I Longobardi ne approfittarono per estendere le loro conquiste nel tentativo di unificare l'Italia sotto la loro dominazione.

L'esarcato cadde nel 751 con la conquista longobarda di Ravenna per mano del re longobardo Astolfo.

Storia La prefettura d'Italia da Onorio alla riconquista giustinianea

Nel 395 Teodosio I lasciò in eredità il trono dell'Impero romano ai due figli: Arcadio fu imperatore d'Oriente; Onorio divenne imperatore romano d'Occidente. In seguito l'impero romano non sarebbe mai più ritornato sotto un unico sovrano..

La Prefettura d'Italia subì nel V secolo l'invasione dei popoli barbari: il primo ad attraversare le Alpi fu Alarico, re dei Visigoti. Giunse ad Aquileia nel 401 e da qui si diresse su Milano, che cinse d'assedio (402). Onorio, non sentendosi più al sicuro, si trasferì a Ravenna e vi stabilì la nuova capitale dell'Impero d'Occidente..

Nel 476 Ravenna cadde per un colpo di Stato militare del generale Odoacre che, a capo di una milizia di mercenari Eruli, Sciri, Rugi e Turcilingi (cioè della componente germanica delle truppe imperiali), spodestò Romolo Augusto e si impadronì della città. Il regno di Odoacre, il primo regno romano-barbarico esistente in Italia, ebbe vita breve: nel 493 Odoacre fu sconfitto dal re degli Ostrogoti, Teodorico, che divenne il nuovo signore d'Italia. Il nuovo regno ostrogoto instaurato da Teodorico continuò a mantenere, come già in precedenza, l'organizzazione provinciale e statale romana.

Attorno alla metà del VI secolo l'imperatore Giustiniano I avviò un'imponente serie di campagne per la riconquista dell'Occidente e in particolare dell'Italia. Nella penisola l'imperatore diede inizio alla lunga e sanguinosa guerra contro gli Ostrogoti. Nel 540 venne riconquistata Ravenna, capitale dei Goti e sede prefettizia, e i Bizantini presero a nominarvi propri prefetti. La lunga campagna ebbe termine solamente nel 552-554 con la spedizione risolutiva del generale Narsete..

Il 13 agosto 554, con la promulgazione a Costantinopoli da parte di Giustiniano di una pragmatica sanctio pro petitione Vigilii (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), la Prefettura d'Italia rientrava, sebbene non ancora del tutto pacificata, nel dominio romano.. La Sicilia e la Dalmazia vennero però separate dalla prefettura d'Italia: la prima non entrò a far parte di nessuna prefettura, venendo governata da un pretore dipendente da Costantinopoli, mentre la seconda venne aggregata alla Prefettura dell'Illirico. Di conseguenza, al termine del conflitto, la prefettura d'Italia, chiamata peraltro Provincia Italiae dalla Prammatica Sanzione come a testimoniare una perdita di importanza, si era ridotta alla sola Italia continentale e peninsulare (la Sardegna e la Corsica, conquistate dai Vandali nel V secolo, dopo la riconquista giustinianea erano entrate a far parte della Prefettura del pretorio d'Africa)..

Narsete rimase ancora in Italia con poteri straordinari e riorganizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della prefettura furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii, uno a Trento, uno sulla regione dei Laghi maggiore e di Como e infine uno presso le Alpi Cozie e Graie..

Invasione longobarda

Nel 568 l'imperatore Giustino II destituì Narsete in seguito alle proteste dei Romani per l'oppressione fiscale sotto il suo governo,Secondo le fonti primarie (ad esempio ) i Romani esercitarono pressioni sull'Imperatore affinché rimuovesse Narsete dal governo dell'Italia asserendo di preferire, al punto addirittura da rimpiangerla, la dominazione dei Goti al suo governo, e minacciando di consegnare l'Italia e Roma ai barbari. anche se potrebbero aver contribuito alla decisione intrighi di corte o la volontà di porre fine a un governo straordinario durato circa un quindicennio, ormai non più necessario con la fine dei combattimenti e la ricostruzione a buon punto.. Il fatto che il successore di Narsete, Longino, sia indicato nelle fonti primarie. come prefetto indica che governasse l'Italia in qualità di prefetto del pretorio, anche se non si può escludere che fosse anche il generale supremo delle forze italo-bizantine..

Proprio nel 568, però, l'Italia venne invasa dai Longobardi di re Alboino, in circostanze alquanto oscure a causa della laconicità e frammentarietà delle fonti superstiti, che tendono a riassumere gli avvenimenti in modo molto sommario e insoddisfacente nonché a mescolare realtà e leggenda.. Diverse fonti primarie del VII e VIII secolo riportano la leggenda, originatasi verosimilmente dalla coincidenza temporale tra la destituzione di Narsete e la discesa dei Longobardi che si prestava agevolmente a una connessione causa-effetto, secondo cui il generale destituito, per ripicca, avrebbe invitato i Longobardi a scendere in Italia. Tendenzialmente gli storici moderni ritengono infondato questo racconto, sostenendo piuttosto che i Longobardi avessero invaso l'Italia in quanto incalzati dall'espansionismo degli Avari.. Alcuni studiosi, comunque, non respingono del tutto la leggenda dell'invito di Narsete propendendo per la congettura, non verificabile e non condivisa universalmente ma nemmeno da escludere, secondo cui i Longobardi sarebbero scesi in Italia con l'autorizzazione del governo bizantino che, almeno inizialmente, avrebbe avuto l'intenzione di impiegarli come foederati per contenere eventuali attacchi franchi.. In ogni caso, secondo la versione riportata da Paolo Diacono, il giorno di Pasqua del 568 Alboino entrò in Italia. La popolazione barbarica, entrata attraverso le Alpi Giulie, conquistò dapprima Forum Iulii, costringendo il presidio militare bizantino, in numero esiguo rispetto agli invasori, a ripiegare prima su Grado, poi in successione, passando per la Via Postumia, su Treviso, Vicenza e Verona. Nel settembre 569 i Longobardi arrivano a Milano. Sono state avanzate varie ipotesi sui motivi per cui Bisanzio non ebbe la forza di reagire all'invasione: l'esiguità delle truppe italo-bizantine; la mancanza di un abile stratega dopo la destituzione di Narsete; il probabile tradimento dei Goti presenti nelle guarnigioni che, secondo alcune ipotesi, avrebbero aperto le porte ai Longobardi; l'avversione delle genti locali per la politica religiosa di Bisanzio (Scisma tricapitolino); la possibilità che siano stati i Bizantini stessi a invitare i Longobardi nel Nord Italia per utilizzarli come foederati; lo scoppio di una pestilenza e di una carestia che avevano contribuito a indebolire l'esercito italo-bizantino; la tattica prudente dell'esercito bizantino che in genere preferiva evitare per quanto possibile lo scontro con l'invasore, che avrebbe comportato il rischio di patire gravi perdite nell'organico, attendendo piuttosto che i nemici si ritirassero con il loro bottino, e intervenendo solo in caso di necessità. Così negli anni settanta del secolo i Longobardi posero la loro capitale a Pavia conquistando tutto il Nord della Penisola tranne le coste della Liguria e del Veneto. Al Centro e al Sud si formarono invece i ducati longobardi di Spoleto e Benevento, i cui duchi fondatori (Zottone a Benevento e Faroaldo a Spoleto) non sembrerebbero essere venuti in Italia con Alboino, ma secondo alcune congetture - ora divenute maggioritarie - sarebbero arrivati in Italia già prima del 568, come foederati al servizio dell'Impero rimasti in Italia dopo la guerra gotica; solo nel 576, dopo il fallimento della spedizione contro i Longobardi del generale bizantino Baduario,. i foederati Longobardi di Spoleto e Benevento si sarebbero rivoltati a Bisanzio, formando questi due ducati autonomi.. Dopo la nascita dei due ducati longobardi meridionali, ora Roma era apertamente minacciata e nel 579 fu essa stessa assediata; il senato romano inviò richieste di aiuto all'Imperatore Tiberio II, ma questi - essendo impegnato sul fronte orientale - non poté far altro che consigliare al senato di corrompere col denaro i duchi longobardi per spingerli a passare dalla parte dell'Impero e combattere in Oriente al servizio di Bisanzio contro la Persia, oppure di comprare un'alleanza con i Franchi contro i Longobardi..