Nato in Alvernia, Gerberto di Aurillac fu un prolifico studioso: entrò in contatto e investigò la cultura araba, introducendone in Europa le conoscenze di aritmetica e astronomia, dimostrando una grande versatilità sia nelle scienze applicate, sia in quelle teorico-filosofiche. Si fece conoscere da papi e imperatori per la sua cultura, insegnando e raggiungendo i più alti vertici ecclesiastici a Reims (il cui arcivescovado fu però contestato canonicamente), a Ravenna, e poi a Roma quale papa, col nome di Silvestro II.
Guida ed educatore del giovane imperatore Ottone III, cercò insieme a lui di restaurare l'ordine politico e religioso nell'Europa del Saeculum obscurum, idealizzando una renovatio imperii. Il suo pontificato, per quanto breve, fu estremamente attivo dal punto di vista missionario, nelle disposizioni canoniche relative alla morale religiosa e nella difesa della cristianità in generale. Fu riabilitato da Cesare Baronio nei suoi Annales Ecclesiastici, permettendo agli studiosi e al clero di scoprire l'alto valore intellettuale e politico di cui si fece portavoce.
Biografia Giovinezza Le umili origini e la prima istruzione Gerberto, figlio di Agilberto secondo una lezione del Liber PontificalisLa lezione, per l'esattezza, è trasmessa dal codice Vaticano Latino 3764, chiamato manoscritto della Cava (abbreviato cav.). Si veda: ; per la voce su Silvestro II: ., nacque in una famiglia umile attorno al 940/950 nell'attuale regione francese dell'AlverniaLa mancanza di documenti precisi relativi alla data di nascita di Gerberto è indice dell'umile stato della famiglia da cui proveniva. Si può ricavare la metà del secolo come data di nascita sulla base di quanto dichiara : «nel 970 parte da Aurillac "adulescens", cioè fra i quattordici e i vent'anni».., allora parte del Ducato d'Aquitania. (= PL 138, 101) lo definisce «Aquitanus genere».. A tredici anni., Gerberto entrò nel monastero benedettino di San Geraldo di AurillacAlcune fonti antiche indicano erroneamente Gerberto come allievo del monastero di Fleury, forse a causa di una storpiatura di Aureliacensis ("di Aurillac") in Aurelianensis ("di Orléans", la diocesi a cui appartiene l'abbazia di Fleury, ben più famosa di Aurillac). Su questo problema si veda G. Spinelli, Silvestro II, papa benedettino? in . in qualità di oblato, e fu allevato e istruito nelle arti liberali (= PL 138, 101).: la conoscenza della grammatica, della retorica, degli antichi classici (in special modo dellArs Donati), impartiti dal maestro Raimondo di Lavaur, resero il giovane Gerberto dotato di una cultura assai avanzata. Il periodo nell'abbazia fu molto importante per Gerberto non solo per l'istruzione che vi ricevette, ma anche per le persone che conobbe: restò legato agli abati Geraldo e Raimondo da vincoli di stretta amicizia, come dimostrano varie lettere che scrisse loro. Qui, inoltre, il giovane fu ordinato monaco benedettino: «Da oblato (ragazzo offerto al monastero) Gerberto conduce il proprio apprendistato di monaco dell'Ordine benedettino.»..
Il soggiorno in Spagna e la cultura araba Nel 967 il duca (= PL 138, 101) lo definisce dux, ad indicarne l'importanza. Borrell II di Barcellona, potente feudatario ispanico cristiano, visitò il monastero e chiese all'abate di portare con sé Gerberto, che già allora mostrava grande attitudine agli studi. L'abate Geraldo e i suoi confratelli acconsentirono alla richiesta di Borrell il quale, a sua volta, portò il giovane in Catalogna (in mani cristiane), ove a sua volta raccomandò Gerberto a Hatto, il vescovo di Vic, perché vi studiasse anche la matematica. Negli anni seguenti Gerberto studiò nella città di Barcellona ove entrò così in contatto col mondo islamico, data anche la prossimità al confine con la Spagna islamica. In questa città così fervida culturalmente, Gerberto conobbe il canonico della cattedrale Sunifred Lobet, autore del trattato De astrologia; sempre in Catalogna, inoltre, si trovava l'abbazia di Santa Maria di Ripoll, contenente codici di Boezio, di Isidoro di Siviglia, di trattati musicali, e opere di autori classici latini e greci. Insomma, nel giro di pochissimo tempo, il giovane Gerberto divenne un prodigio di conoscenza e di scienza., fattori che dopo la sua morte, nel corso del Basso Medioevo, favoriranno la nascita del mito secondo cui Gerberto fosse un mago o al servizio del demonio.Il primissimo nemico di Silvestro II fu il cardinale tedesco Benone che, nel suo Gesta Romanae Ecclesiae contra Hildebrandum, libello scritto in favore di Enrico IV contro Gregorio VII decenni dopo la morte di Gerberto, intravedeva in Silvestro II il capostipite dei papi maghi della Sede Romana. Si veda, per approfondire la questione di Silvestro come "papa mago", . Un'accusa simile fu rivolta successivamente ad un altro papa che aveva avuto interessi scientifici, Giovanni XXI; si veda ..
Protetto papale A Roma da Giovanni XIII La svolta, nella vita di Gerberto, giunse nel 970, allorché il conte Borrell e il vescovo Hatto compirono un pellegrinaggio a Roma, portando il giovane con loro. Scopo della missione era in realtà soprattutto politico: Borrell e Hatto non desideravano che la diocesi di Vic divenisse suffraganea di quella di Narbona, e per questo si recarono da papa Giovanni XIII (965-972) per scongiurare che ciò avvenisse. Se la missione politica finì in modo fallimentare (Borrell ritornò in Catalogna deluso, mentre Hatto fu assassinato), la conoscenza di Gerberto col papa e l'imperatore Ottone I fu invece determinante. Richerio di Reims racconta, infatti:
La protezione di Ottone II e di Adalberone di Reims
Docente della scuola cattedrale di Reims Ottone impiegò, pertanto, Gerberto come cortigiano nella sua corte, destinandolo a tutore per il giovane figlio, il futuro Ottone II:. Quest'incarico, però, terminò presto in quanto nel 972 il diciannovenne Ottone sposò la bizantina Teofano, lasciando libero Gerberto da impegni di corte. Pertanto, dopo aver sentito parlare della famosa scuola cattedrale di Reims da parte del logico Geranno, Gerberto chiese a Ottone I di andarvi a conoscere l'arcivescovo Adalberone, ottenendo il beneplacito imperiale. Adalberone ne rimase talmente impressionato che lo nominò scholasticus, cioè docente della scuola cattedrale (= PL 138, 102).: qui insegnò filosofia, usando i commenti di Boezio alle opere di Aristotele e di Cicerone, retorica e autori pagani (generalmente non ammessi nei monasteri) quali Terenzio, Virgilio, Orazio, Lucano, Stazio, Persio e Giovenale.. Il suo incarico di insegnante a Reims, che manterrà fino alla morte di Adalberone avvenuta nel 989 (fuorché la permanenza a Bobbio dal 982 alla primavera del 984 e alcuni viaggi in Italia e in Germania), permise a Gerberto, nel frattempo sostenuto dal nuovo imperatore di Germania Ottone II (973-983), di farsi conoscere a livello internazionale per la sua erudizione e conoscenza, specialmente dopo la disputa filosofica con Otrico, "scholasticus" di Magdeburgo, avvenuta a Ravenna nel Natale del 980 e annotata dal fedele discepolo Richerio:. Tra i suoi allievi furono: Gerardo, poi vescovo di Cambrai; Leuterico, poi arcivescovo di Sens; Bruno, poi vescovo di Langres; Roberto, poi re di Francia. Alcune fonti elencano anche Fulberto, poi diventato vescovo di Chartres, tra gli alunni di Gerberto, ma questa tradizione si originò probabilmente intorno al XII secolo; su questo problema su veda .
Abate di Bobbio
Dopo dieci anni di servizio a Reims, Gerberto fu nominato da Ottone II abate dei monaci colombaniani di Bobbio e conte di quel distretto. I monaci di Bobbio, che inizialmente seguivano la regola irlandese di san Colombano, probabilmente adottarono la regola benedettina intorno all'VIII secolo; si veda ; il prestigio culturale e morale dell'abbazia era all'epoca altissimo, e il suo scriptorium uno scrigno di conoscenzeL'elenco dei testi conservati nella biblioteca dell'abbazia nel X secolo è riportato in .. Qui Gerberto poté consultare tra gli altri quello che oggi è noto come Codex Arcerianus (VI-VII secolo), contenente frammenti in latino di autori romani e greci e di cui si servì, insieme con il De arte arithmetica di Boezio, per la stesura - tra il 981 e il 983 - del suo De geometria. Il greco era una lingua poco conosciuta nell'Europa occidentale del X-XI secolo, ma la conoscenza di questa lingua da parte di Gerberto sembra confermata dall'impiego di vari termini greci nel trattato geometrico (). Di diverso avviso .. I precedenti abati e vescovi commendatari avevano perso di autorità nei confronti dei vassalli, che spesso non rispettavano gli impegni derivanti dalla locazione delle terre dell'abbazia; a questo si aggiunga che Pietro Petroaldo, l'abate che precedette Gerberto, riservava per sé una parte degli introiti dell'abbazia, sicché essa si trovava in gravi difficoltà economiche; su Petroaldo si veda in particolare la lettera 10 di Gerberto nella raccolta Lattin.. Al suo arrivo, Gerberto trovò inoltre un clero eccessivamente rilassato, che non si dedicava più alla coltivazione delle terre e non obbediva a Petroaldo: tentò allora, senza gran successo, di vincere le resistenze interne e ricostituirne l'autorità, contando soprattutto sull'appoggio di Ottone, ma per via dei suoi modi rigorosi e poco concilianti, finì per crearsi vari nemici, tra cui l'imperatrice Adelaide e il vescovo di Pavia Pietro, il futuro papa Giovanni XIVLa difficile situazione che Gerberto dovette affrontare al suo arrivo a Bobbio è testimoniata da alcune sue lettere: si vedano in particolare le lettere 9-13 nella raccolta Lattin, e la lettera 18 in cui lamentava a Ottone le accuse che gli rivolgevano i suoi detrattori.. Con la morte di Ottone (avvenuta il 7 dicembre 983), i monaci si ribellarono a Gerberto, che allora preferì fare ritorno a Reims, conservando il titolo, ma lasciando la gestione a PetroaldoNella lettera 21, Gerberto chiede consiglio a papa Giovanni XIV (l'ex vescovo di Pavia Pietro), lamentando che tutto ciò che gli rimane è il bastone pastorale e la benedizione apostolica.; rimase abate commendatario di Bobbio fino al 999, quando, da papa, nominò definitivamente Petroaldo abate ed elevò la cittadina, in accordo con l'imperatore, a Città e Contea Vescovile.
La morte di Ottone II e i torbidi politici Lasciata Bobbio nella primavera del 984, Gerberto trovò rifugio e accoglienza a Pavia, presso la madre di Ottone II, Adelaide di Borgogna, e la giovane vedova Teofano, nominata reggente in nome del figlioletto di tre anni Ottone III.. Non sentendosi ancora al sicuro, Gerberto decise di ritornare a Reims dall'ormai anziano arcivescovo Adalberone, ove continuò la sua attività didattica ed eruditica da un lato, e la politica a favore della dinastia sassone e del pretendente al trono di Francia, Ugo Capeto, dall'altro.. Proprio per il supporto all'imperatore, Adalberone fu accusato a più riprese di tradimento verso la Francia, e in particolare verso il re Lotario. Gerberto scrisse alcune lettere in difesa di AdalberoneLettere 56 e 64 Lattin., che però non furono sufficienti poiché si decise di processare l'arcivescovo; questi riuscì a evitare il processo per via della morte di Lotario (marzo 986). Il nuovo re, il figlio di Lotario Luigi V, si mostrò ancora più ostile, definendo Adalberone un nemico dei Franchi e «il più colpevole degli uomini sulla terra».. L'arcivescovo doveva decidere se giurare fedeltà a Luigi o lasciare la Francia, ma l'improvvisa morte del re (987) modificò lo scenario, poiché Luigi non aveva figli e con lui terminò definitivamente la discendenza carolingia in Francia.