La defecazione (dal latino tardo defaecatio, e da defaecare, cioè "purificare") è l'insieme degli atti fisiologici, volontari ed involontari, che determinano l'espulsione delle feci, raccolte nell'intestino crasso, attraverso l'ano.

Aspetti generali Si esplica, in genere senza distinzione di sesso, attraverso singoli atti detti evacuazioni (o scariche) con i quali le sostanze ingerite con l'alimentazione e non assorbite dall'intestino, vengono espulse dall'organismo attraverso l'orifizio anale.

Al segmento finale dell'intestino (nell'uomo è il retto) le feci giungono per movimenti di peristalsi che, dopo il completamento dell'assorbimento di quanto utile all'organismo, spingono il materiale fecale verso l'ano.

Sia per l'uomo che per gli altri animali, la defecazione segue d'ordinario ritmi biologici periodici, ma è facilmente soggetta ad alterazioni della frequenza, avendosi la stitichezza in caso di rarefazione o interruzione delle scariche; la causa è in genere fisico-meccanica e si parla infatti di stipsi funzionale e di defecazione ostruita. La mancanza di defecazione genera il cosiddetto blocco intestinale, che può avere esiti infausti, ma anche prima di giungere al blocco, la condensazione e l'indurimento delle feci (o la costituzione di un vero e proprio fecaloma), conseguenze della protratta ritenzione, possono causare pericolose lacerazioni della membrana del retto all'atto dell'espulsione. Si ritiene che queste particolari condizioni, probabilmente a causa di esperienze precedenti rimosse o di cui si preserva il ricordo, siano all'origine della defecaloesiofobia, la paura di defecare con dolore, una fobia specifica della defecazione.

La defecazione è solo parzialmente volontaria, i mammiferi dispongono infatti di uno sfintere analeNell'uomo in realtà sono due: lo sfintere liscio involontario e lo sfintere esterno volontario costituito da muscolatura striata. la cui funzione ("costrizione tonica") è quella di impedire per periodi ragionevoli il rilascio casuale del materiale fecale ritenendolo all'interno del tratto finale dell'intestino oltre che prevenire l'ingresso di materiale esterno. La volontarietà negli individui adulti è quindi limitata alla continenza, poiché l'individuo non può agire sullo stimolo, ma può intervenire solo ritardandone (entro certi limiti) gli effetti. Negli individui giovani o neonati invece i meccanismi di continenza non sono ancora sviluppati e si hanno evacuazioni non solo involontarie ma anche, inizialmente, non riconosciute come tali. In caso di paralisi della parte inferiore del corpo (allo stesso modo che per effetto di anestesia parziale pre-operatoria), gli sfinteri non sono governati dal soggetto e si ha defecazione involontaria o, più precisamente, incontrollata.

Il processo è stato analizzato e la sua interpretazione corrente si è sviluppata nel XVIII secolo; sino ad allora si riteneva che l'intera operazione fosse "gestita" dai soli muscoli del retto. Fra i sostenitori di questa tesi, si distinse il medico francese Jean AstrucAssai noto per i suoi studi sulla sifilide e su altre malattie veneree, ma allo stesso tempo anche per i suoi lavori di esegesi biblica., acceso polemista che negava la "partecipazione" dei muscoli addominali con questa spiegazione: una corda disposta a cerchio, nel contrarsi, può accorciarsi solo di pochissimo, impercettibilmente. In pratica, nell'esempio, le fibre muscolari dei muscoli della parete addominale sarebbero la corda e contraendosi non si accorcerebbero, quindi non potrebbero "stringere" il retto e spingere per l'evacuazione. Archibald PitcairnFisiologo e poeta,, una volta scoperta l'erroneità dell'assunto, dedicò ad Astruc il famoso verso in cui suppose che la teoria non derivasse da registrazione di regolarità sperimentali: «credo Astruccium nunquam cacasse»Numerose fonti concordi, ad es. Anthelme Richerand, Elements of Physiology, Underwood, 1819.

Nell'Ottocento fu assai bene circostanziato il procedimento ed essendo il secolo della ragione gli interrogativi più pressanti divennero quelli sulla volontarietà; l'OlivierDaniel Oliver, docente di fisiologia a Darthmouth, First Lines of Physiology, Marsh, Capen & Lyon, 1835 in un testo didattico si spinse a ratificare la teoria dell'ausilio dei muscoli volontari con la considerazione che l'espulsione di feci di consistenza dura era espressione di forza di volontàOp.cit.: "The concurrence of the voluntary muscles with the action of the intestine itself, is indispensable to overcome the contraction of the sphincter of the rectum, particularly in the expulsion of feces of hard consistence, which sometimes requires a strong effort of the will"..

La defecazione umana La defecazione nell'uomo è prodotta dalla peristalsi (azione vermiculare) del colon sigmoideo, che spinge il materiale fecale verso il retto. All'ingresso in questo segmento, che si distende opportunamente a formare la ampulla recti o ampolla rettale, si ha la stimolazione delle terminazioni sensoriali del muscolo del retto, le quali attraverso il nervo pudendo inviano il segnale di necessità di evacuazione, che causa il noto riflesso retto-anale (riflesso intrinseco)SAE (riflesso eccitatorio retto-anale, RERA).. Questi riflessi possono essere influenzati nella misura e nella qualità della loro scaturigine da irritazioni, infiammazioni e processi patologici, come ad esempio avviene nella dissenteria, che si caratterizza per la ripetizione involontaria delle azioni riflesse di espulsione oltre che per l'aumentato volume e consistenza acquosa delle feci.

Ad ordinarie condizioni, il retto è moderatamente lubrificato dal suo muco, lo sfintere liscio è in posizione chiusa, quello esterno può essere serrato e bloccare la fuoriuscita sino a che non ne verrà comandata volontariamente l'apertura.

Assunta la determinazione di dar corso all'operazione, infatti, il soggetto rilascia gli sfinteri; per questo è di ausilio anche un opportuno posizionamento (la posizione seduta e quella accovacciataUtilizzata con il cosiddetto "cesso alla turca". favoriscono il giusto angolo ano-rettale per l'ottimale proiezione delle deiezioni). Una volta precipitate nel canale anale le feci sono rilevate da altre terminazioni sensoriali che informano circa la loro consistenzaLiquide, solide o gassose. condizionando l'impulso da inviare agli sfinteri per le modalità del loro rilascio (riflesso parasimpatico).

Mentre un eccessivo riempimento del retto (ad esempio per protratta continenza) produce la sovradistensione rettale diminuendone quindi la contrattilità e la capacità di spinta, l'opposta situazione di scarso riempimento non consente al retto di distendersi correttamente e l'espulsione deve essere indotta con idonei stimoli muscolari, con il rischio però di prolasso delle membrane mucose in prossimità dell'ano.

Un'evacuazione sana è caratterizzata dal preciso sentore dello stimolo (non eccessivo), dalla facilità nell'espulsione delle feci (con una tempistica ragionevolmente breve, stimata attorno alla decina di secondi) e dalla sensazione di sollievo che ne segue.

Con la contrazione del retto e la contrazione della parete addominale le scorie sono espulse. I muscoli interessati sono quelli detti agonisti (abduttori e glutei) e quelli detti antagonisti (diaframma e addominali), ed è dalla combinazione delle loro contrazioni che nella parte finale dell'intestino si crea una sorta di camera di pressione (torchio addominale) che fa affacciare la massa fecale fuori dall'ano, al quale è trattenuto solidale dagli attriti, sinché la forza di gravità non lo distacchi per il completamento dell'escrezione. L'insieme dello sforzo finale (il cui termine tecnico è ponzamento) interessa sia la respirazione che la pressione sanguigna, entrambe alterate durante la spinta estrusiva: la respirazione risente dell'impiego del diaframma e può aversi momentanea apnea o almeno dispnea, la pressione invece sale repentinamente risentendo dei flussi richiamati dalle zone muscolari attivate.

Fattori di influenza sulla defecazione umana Fattori primari della fisiologizzazione della peristalsi e quindi della corretta induzione alla defecazione sono l'assunzione di acqua e la deambulazione. La deambulazione stimola la discesa della massa fecale oltre che la peristalsi e migliora la situazione vascolare. Oltre a tutti i fattori direttamente influenti sulla peristalsi, ve ne sono altri che hanno effetto sulla corretta defecazione per altre cause o ragioni. L'età dell'individuo incide sulla defecazione umana, con ampi margini di elasticità negli effetti soggettivamente prodotti, sia in fase neonatale che in fase geriatrica. Nella prima debbono completare lo sviluppo le muscolature intestinali e gli sfinteri, mentre contemporaneamente inizia l'acquisizione della propriocezione specifica. In pratica, il bambino oltre a dover attendere l'entrata in funzione delle richieste muscolature, deve anche apprendere come gestire la continenza governando gli sfinteri; essendoci ampia variabilità nei tempi di maturazione della continenza, si può sinteticamente indicare nella pubertà la stagione di completamento dell'acquisizione della tecnica defecatoria.Nell'anziano, invece, la perdita di tono muscolare agisce negativamente sulla capacità di propulsione peristaltica in genere e di espulsione rettale in particolare, con i rischi e le conseguenze sopra già tratteggiati. L'alimentazione incide sia per la qualità e la quantità delle sostanze ingerite a scopo alimentare, sia per le modalità e i ritmi di ingestione. Circa la qualità degli alimenti, alcune sostanze come noto favoriscono la defecazione più di altre, ad esempio fra quelle naturali alcuni oli, alcuni frutti, alcune verdure; mentre fra quelle artificiali ci sono ad esempio gli alcolici e il cioccolato. Altre sostanze, dette astringenti, rallentano il processo dell'assorbimento od agiscono sulla condensazione degli scarti.Non sono affatto rari effetti del tutto opposti in particolari soggetti, poiché la suscettibilità individuale a determinati elementi può variare grandemente, ma comunemente si hanno prevedibili ordinarie reazioni dell'intestino al contatto con certi cibi: la presenza delle fibre fornite da frutta e verdura favorirebbe ad esempio pressoché certamente (secondo le maggiori istituzioni scientifiche dietologiche e di scienza della nutrizione) la peristalsi.Non di rado gli alimenti verso i quali si patiscano allergie o intolleranzeAd esempio nelle intolleranze enzimatiche. provocano effetti diarroici o dissenterici, poiché a causa del malassorbimento si ha incremento dell'indigerito e possibile fermentazione; in parte per questo motivo, l'ingestione di cibi avariati (nei quali si sviluppano ossidazioni, acidazioni e colonizzazioni batteriche) produce in genere gli stessi effetti poiché l'organismo, al di là delle reazioni di tossicità, non ne tollera i componenti corrotti. La quantità degli alimenti rileva in quanto alcuni cibi possono essere neutri o avere effetti di un dato verso sulla defecazione sino a determinate soglie di quantità, superate le quali hanno effetti marcati o opposti ai precedenti. Il caso tipico è quello del frutto del corbezzolo, cui già Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis historia, 23:LXXXIX/151: Arbutus sive unedo fructum fert difficilem concoctioni et stomacho inutilem. attribuiva il nome di unedoContrazione da unum edo («ne mangio uno [solo]») poiché se un solo frutto era inoffensivo, i successivi avrebbero indotto problemi. I ritmi dell'alimentazione influiscono soprattutto in termini di irregolarità della stessa, poiché se la cadenza delle ingestioni non è regolare, specie per le ingestioni aggiuntive fuori dai pasti, l'attività intestinale patisce conseguenze da aggravio del carico di lavoro, con possibile incremento di indigerito.