Con simboli degli Stati sabaudi si intendono gli stemmi e i vessilli adottati negli Stati sabaudi, ossia dall'insieme dei territori sottoposti alla sovranità di Casa Savoia, e successivamente dal Regno di Sardegna. Fino al 1848, i dominî sabaudi conservavano distinti ordinamenti e istituzioni, pur essendo riuniti sotto il medesimo sovrano.

Nel corso della Restaurazione la monarchia sabauda procedette a una progressiva uniformazione dei propri simboli: nel 1816 fu introdotta una bandiera destinata a rappresentare unitariamente gli Stati del sovrano compresa, dopo la Fusione perfetta, anche l'Isola sarda.

Occorre precisare che, in analogia con la maggior parte degli Stati d'Ancien Régime, fino al periodo della Restaurazione non esisteva il concetto moderno di "bandiera nazionale" o "civile". Fino al 1816, le uniche bandiere con funzione propriamente statale ed esteriore erano quelle marittime (reali, militari e mercantili). Pertanto, per il periodo antecedente a tale anno, risulta storiograficamente anacronistico applicare la nozione contemporanea di bandiera nazionale o statale ai domini sabaudi.

Nel 1848 Carlo Alberto di Savoia promulgò lo storico Statuto albertino che cambiò il regime costituzionale dello Stato, e adottò quindi come bandiera del Regno il tricolore italiano verde, bianco e rosso, caricato dello stemma di Casa Savoia. Tale vessillo, con successive modifiche nella foggia dello stemma, divenne nel 1861 la bandiera del Regno d'Italia.

Storia

Medioevo e Ancien Régime

L'aquila sabauda Nei primi secoli di storia della dinastia sabauda (dal 950 al 1200 circa), i rari e incompleti documenti dell'epoca non riportano alcun cenno all'uso di un vessillo o di un'insegna specifica da parte dei discendenti di Umberto I Biancamano. Tale assenza è peraltro coerente con le consuetudini del tempo, in cui l'uso di veri e propri stemmi o bandiere non era ancora sistematicamente codificato.

​La prima insegna documentata fu adottata nel 1217 da Tommaso I di Savoia, conte di Savoia e marchese in Italia. Egli scelse di inalberare un'aquila nera a una sola testa, con le ali spiegate e il volo abbassato (simile alla classica aquila araldica romana), presumibilmente posta in campo d'oro. La scelta dell'emblema imperiale germanico era una chiara rivendicazione di fedeltà politica: Tommaso I fu un leale alto vassallo del Sacro Romano Impero in Italia e nel Regno di Borgogna, ricoprendo l'importante ufficio di Vicario imperiale nell'Alta Italia e in Liguria. All'inizio del Duecento, numerosi principi e alti vassalli Ghibellini adottarono l'aquila per testimoniare la propria fedeltà all'Impero.

L'aquila nera fu con ogni probabilità l'unico vessillo dei conti di Savoia dal 1217 al 1263. Anche nei secoli successivi, nonostante l'adozione di nuove insegne, essa rimase un emblema prediletto dai principi sabaudi, spesso caricata "in cuore" (al centro) con la croce sabauda. Successivamente, il conte Filippo I decise di riprendere l'antica insegna dell'aquila nera con volo spiegato, posta questa volta in campo d'argento. Per riaffermare la sua totale devozione all'Impero, volle che l'aquila fosse bicipite, adeguandosi all'uso che andava affermandosi in quegli anni per l'emblema imperiale. Filippo I mantenne questo stemma di schietto significato ghibellino nei propri vessilli nonostante le lunghe e gravi controversie politiche avute con il Re dei Romani, Rodolfo d'Asburgo.

La croce d'argento su campo rosso

Vi è quasi assoluta certezza storica sul fatto che Pietro II, poco prima o al momento di assumere la corona comitale, innalzò una nuova insegna: la croce bianca in campo rosso. Documenti coevi inoppugnabili provano che egli, in qualità di conte, utilizzò entrambe le insegne (l'aquila nera e la croce bianca). Anche suo fratello, Tommaso II, inalberò la croce negli ultimi anni di vita, lasciandola in eredità ai suoi discendenti, Tommaso III e Amedeo VI. Fino al 1263 circa, l'aquila nera rimase lo stemma primario, mentre Pietro II iniziò ad alternarla stabilmente alla croce bianca.

Sulle origini della croce sabauda, gli storici antichi hanno formulato diverse tesi: i vecchi cronisti di Savoia (Champier, Carra, Curtil, Simler ed Henninges) asserirono che a introdurre la croce fu il conte e marchese Amedeo III, a seguito del suo viaggio in Palestina durante la crociata del 1147 e in ricordo dell'aiuto prestato ai cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme durante l'assedio di San Giovanni d'Acri; Pingon, antico storico di Casa Savoia, suggerì che Amedeo V potesse aver assunto lo stemma in seguito alla pace conclusa nel 1257 con la città di Asti (che inalberava appunto una croce bianca in campo rosso), oppure che la croce fosse un richiamo all'antico emblema dei re di Lombardia, già diffuso tra vari comuni della regione subalpina. Documenti autentici degli archivi inglesi provano che Pietro II di Savoia, negli anni 1250-1251 (prima di diventare conte), "prese la croce" alleandosi con re Enrico III d'Inghilterra per una spedizione in Terrasanta, di cui avrebbe dovuto essere uno dei principali capitani o persino il capitano generale. L'insegna deriverebbe quindi dall'emblema dei crociati inglesi.

Elevazione al titolo ducale ​Il 10 febbraio 1416, l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo elevò Amedeo VIII di Savoia e i suoi successori al rango di Duchi di Savoia. Lo storico Cibrario riporta che, durante la solenne cerimonia di investitura, sventolarono 10 stendardi, 500 pennoni e 1500 bandierette recanti lo stemma sabaudo battuto in argento. In seguito all'assunzione del titolo ducale, Amedeo VIII modificò la forma della bandiera: abbandonò il formato rettangolare usato dai predecessori e adottò il taglio "a fiamma", allo scopo di distinguere visivamente il vessillo del sovrano da quello dei suoi vassalli (marchesi, conti, baroni e bandierai), che mantennero la forma quadrata.

​Nel XVI secolo, Emanuele Filiberto, detto "Testa di Ferro", dopo aver riacquistato gli Stati aviti decise di modificare lo stemma per riaccostare politicamente la dinastia alla Germania e al Sacro Romano Impero, rivendicando le leggendarie origini sassoni della sua Casa. Creò così un complesso stemma inquartato comprendente i simboli di Sassonia, Vestfalia, Ducato di Angria, il leone del Chiablese e il leone di Aosta; al centro di tutto lo scudetto di Savoia.

Emanuele Filiberto fregiò lo stemma con il collare dell'Ordine supremo, facendolo sostenere da due leoni d'oro, e lo cimò con tre elmi: quello centrale recava la corona ducale con il ceffo di leone alato (in uso in Casa Savoia sin dal conte Edoardo, nel 1327); l'elmo di destra recava il cimiero di Misnia; quello di sinistra il cimiero di Sassonia. Questa complessa insegna venne ricamata su drappi di seta rossa e usata da alcune milizie (come testimoniato da un vessillo risalente all'epoca di Carlo Emanuele conservato a Ginevra). Tuttavia, l'antica bandiera rossa con croce bianca continuò a essere quella di uso generale negli eserciti sabaudi.

I titoli regi Verso la fine del 1632, Vittorio Amedeo I, uomo influenzato dalle idee di grandezza del suo tempo e probabilmente consigliato dalla moglie Cristina di Francia (figlia di Enrico IV), ambì ad assumere titolo e prerogative reali, rivendicando le corone di Cipro e di Gerusalemme (seppur con scarso realismo politico). Per l'occasione inserì nello stemma le insegne di Gerusalemme, Cipro, Lusignano e Lussemburgo e anche quelle del Genevese e del Monferrato. Pose l'intero stemma sotto un padiglione, dal quale spuntava il ferro di una lancia da torneo ornata da cordoni d'argento e rossi, la quale sosteneva, a guisa di gonfalone, la tradizionale bandiera rossa a croce bianca, a riprova del fatto che l'emblema principale della monarchia sabauda rimanesse l'antica insegna duecentesca di Pietro II e Tommaso II.

L'11 aprile 1713, a seguito del Trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II divenne Re di Sicilia e ordinò l'aggiunta nello stemma delle armi di Nizza (in punta), Saluzzo e su tutto, invece dello scudo di Savoia, uno scudo bianco con l'aquila nera, caricata in cuore da uno scudetto di Savoia, atta a rappresentare il nuovo Regno di Sicilia.

​Quando, nel 1720, Vittorio Amedeo II fu costretto a cedere la Sicilia in cambio della Sardegna, mantenne lo scudo con l'aquila con in cuore lo scudo di Savoia ma ne mutò il campo da bianco a oro e inserì uno scudo ovale recante le armi del Regno di Sardegna (d'argento, alla croce rossa accantonata da quattro teste di moro).

​Durante gli anni di esilio della corte sabauda in Sardegna sotto la spinta napoleonica (1798-1814), i sovrani conservarono le antiche bandiere, sebbene sulle navi da guerra e mercantili, così come per le scarse milizie, venisse inalberata molto più di frequente l'insegna specifica del Regno di Sardegna (croce rossa in campo bianco con i quattro mori).

La Restaurazione

Acquisizione di Genova Con la Restaurazione, nel 1814 Vittorio Emanuele I di Savoia rientrò nei propri domini continentali, ristabilendo gli ordinamenti e i simboli della monarchia sabauda precedenti all'occupazione francese. Nello stesso anno le potenze alleate disposero l'incorporazione dei territori dell'antica Repubblica di Genova negli Stati sabaudi, decisione successivamente confermata nell'ambito del Congresso di Vienna. L'acquisizione del Genovesato ampliò considerevolmente l'estensione territoriale della monarchia, assicurandole il controllo dell'intero arco ligure e accrescendone sensibilmente le capacità marittime rispetto alla situazione precedente, nella quale il principale sbocco sul mare degli Stati di terraferma era rappresentato da Nizza.

Simboli adottati durante la Restaurazione Le Regie patenti del 30 dicembre 1814 stabilirono che le armi di Genova e della Sardegna entrassero a far parte, insieme alla croce sabauda nel cantone, della bandiera marittima. Il disegno apparve alquanto raffazzonato e poco dopo, il 1° giugno 1816, fu opportunamente modificato e vennero introdotte due bandiere, una per uso civile e per la marina mercantole, un'altra per uso di Stato e militare

Il nuovo disegno del cantone rosso su fondo azzurro, più estetico del precedente, era composto dalle croci sovrapposte di Savoia, Genova e Sardegna. Una piccola corona reale alla sommità della croce più interna distingueva la bandiera civile da quella di stato (alzata dalle navi dello stato e da guerra, sulle fortezze della marina e sui consolati). Secondo Alessandro Michelini, la bandiera civile fu successivamente dichiarata bandiera nazionale.

Secondo Carlo Alberto Gerbaix di Sonnaz, il vessillo adottato presentava alcune analogie compositive con le insegne navali britanniche: il drappo era azzurro con un cantone superiore, presso l'asta, con una croce bianca bordata di rosso, richiamo alle insegne sabaude, mentre al centro della croce principale era posta una piccola croce rossa, derivata dalle armi di Genova.

Il modello, nelle sue diverse varianti d'impiego, divenne una delle principali insegne rappresentative della monarchia sabauda durante la Restaurazione e rimase in uso sino al 1848.

Le Regie patenti del 13 gennaio 1827 stabilirono sanzioni nei confronti dei capitani e dei patroni della marina mercantile che avrebbero alterato le proporzioni prescritte della bandiera, attestando così la regolamentazione ufficiale della foggia delle insegne navali.

Per quanto riguarda lo stemma, appena giunto al trono, re Carlo Alberto decise di non riformare le grandi insegne araldiche, ma piuttosto privilegiò in modo l'uso dello "stemma minore", con uno scudo sannitico (o "a forma inglese") che recava come unica divisa la croce bianca in campo rosso. Questo ritorno all'antica foggia sabauda portò gradualmente a semplificare anche l'estetica di elmi, divise, bandiere e stendardi dell'Esercito.

Il Risorgimento

L'adozione del Tricolore