La crisi bosniaca fu determinata nell'ottobre del 1908 dalla decisione dell'Austria-Ungheria di annettersi la Bosnia ed Erzegovina che occupava legalmente e di cui le spettava l'amministrazione secondo il trattato di Berlino (1878). La crisi che ne derivò coinvolse la Serbia e la Russia contrarie all'annessione e, sull'altro fronte, l'Austria-Ungheria e la Germania. La tensione internazionale perdurò fino al marzo 1909.

Per il definitivo deterioramento delle relazioni fra i due schieramenti, la crisi bosniaca è considerata una delle cause indirette dello scoppio della prima guerra mondiale. Contribuì, inoltre, a peggiorare le già difficili relazioni fra Italia e Austria-Ungheria.

Il contesto e gli antefatti Con il congresso di Berlino del 1878 che seguì alla guerra russo-turca, la Bosnia-Erzegovina fu posta sotto l'amministrazione dell'Austria-Ungheria, che veniva così ripagata per non aver contrastato la politica russa di espansione nei Balcani. Formalmente però la Bosnia-Erzegovina rimaneva sotto la sovranità dell'Impero ottomano e la Serbia poteva ancora sperare di annetterne il territorio, che considerava una provincia nazionale.

Nei primi anni del XX secolo, però, in Bosnia-Erzegovina il malcontento antiaustriaco era molto diffuso. Nell'aprile del 1907, il giornale Narod di Mostar annunciava che se le forze austriache non avessero lasciato la Bosnia-Erzegovina sarebbe scoppiata una rivolta che avrebbe provocato la rovina dell'Austria. A Vienna, viceversa, si facevano sempre più insistenti le ipotesi per la creazione di una terza componente dell'Impero che, affiancando Austria e Ungheria, avrebbe riunito i sudditi slavi del sud.. Inoltre, proprio l'agitazione panserbaProveniente cioè da ambienti serbi che inneggiavano ad una Grande Serbia (che comprendeva anche la Bosnia e il Montenegro). spinse il ministro degli esteri austriaco Alois von Aehrenthal a considerare l'ipotesi dell'annessione completa della Bosnia-Erzegovina..

La lettera di Izvol'skij Un altro incentivo a risolvere subito la questione fu inaspettatamente fornito all'Austria dalla Russia. Il 2 luglio 1908, infatti, all'insaputa dei governi amici di Parigi e Londra, il ministro degli Esteri russo Aleksandr Petrovič Izvol'skij invitava, per iscritto, Aehrenthal a considerare l'ipotesi di uno scambio: la Russia avrebbe acconsentito all'annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina e l'Austria si sarebbe interessata all'apertura degli stretti turchi (Bosforo e Dardanelli) alle navi russe. La genericità degli estremi sulla contropartita austriaca rendeva allettante la proposta per Aehrenthal.

I Giovani Turchi Tuttavia, la decisione austriaca di agire fu adottata dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi del luglio 1908. Si temeva infatti che costoro, dopo aver ottenuto la Costituzione per l'Impero ottomano, avrebbero potuto invogliare i bosniaci alla rivolta contro l'Austria, oppure pretendere il ritorno completo della Bosnia-Erzegovina alla Turchia. Ciò perché al congresso di Berlino l'Austria aveva assicurato alla Turchia non solo che i diritti del Sultano sulla Bosnia-Erzegovina rimanevano validi, ma che l'occupazione sarebbe stata provvisoria.. Viceversa, nel 1881, con l'Alleanza dei tre imperatori, che era però scaduta nel 1887, l'Austria si era riservata il diritto, di fronte a Germania e Russia, di annettersi la Bosnia-Erzegovina quando lo avesse ritenuto opportuno.

L'incontro del castello di Buchlau

Il ministro austriaco Aehrenthal, sulla base della lettera che gli aveva spedito Izvol'skij, ottenne un incontro con lui nel Castello di Buchlovice in Moravia, il 16 settembre 1908. In quella occasione ci fu un accordo di massima sulla Bosnia ed Erzegovina, ma non fu stilato un verbale unico dell'incontro, e la versione di Izvol'skij è del 30 settembre e risente dell'imminenza dell'annessione.

La versione di Aehrenthal Secondo il ministro austriaco Aehrenthal, Izvol'skij dichiarò che la Russia avrebbe assunto un atteggiamento amichevole di fronte all'annessione austriaca della Bosnia ed Erzegovina; in cambio di un analogo atteggiamento dell'Austria nel caso che la Russia avesse chiesto alle potenze il passaggio negli stretti turchi di proprie navi da guerra isolate. Ad una specifica domanda di Izvol'skij, Aehrenthal dichiarò di aver risposto che probabilmente l'annessione sarebbe avvenuta i primi giorni di ottobre..

La versione di Izvol'skij Il ministro russo, invece, riferì di aver fatto presente che l'annessione era una questione che interessava tutte le potenze firmatarie del Trattato di Berlino (1878) e che doveva essere considerata, se attuata unilateralmente, come una violazione di tale trattato. A quel punto, secondo Izvol'skij, Aehrenthal avrebbe offerto in cambio dell'annessione il ritiro delle truppe austriache dal SangiaccatoSangiaccato di Novi Pazar. Piccolo territorio in posizione strategica fra Bosnia, Serbia e Montenegro in cui l'Austria, grazie al Congresso di Berlino, manteneva un presidio militare., ciò che il russo avrebbe rifiutato, minacciando, se ci fosse stata l'annessione, la violazione di clausole del Trattato di Berlino penalizzanti per la Russia.. Sembra certo, comunque, che Izvol'skij il 16 settembre non sapesse quando si sarebbe verificata l'annessione. Dichiarò che Aehrenthal ne avrebbe proposto, forse, il piano di attuazione l'8 ottobre e, dopo Buchlau, andò prima in villeggiatura e poi partì per un giro delle capitali europee allo scopo di ottenere il consenso delle potenze all'apertura degli stretti turchi..

L'annessione Prima di procedere con l'annessione, però, Aehrenthal volle assicurarsi che ci sarebbe stata, nei Balcani, un'altra violazione al Trattato di Berlino. La Bulgaria, nominalmente della Turchia secondo il trattato del 1878, era un principato autonomo governato dal principe nato a Vienna Ferdinando di Sassonia-Coburgo Gotha. Il 5 agosto 1908, Aehrenthal scrisse a Ferdinando invogliandolo a proclamare l'indipendenza del suo Paese, che fu annunciata a Veliko Tărnovo esattamente due mesi dopo, il 5 ottobre..

Così, il giorno successivo, il 6 ottobre, l'imperatore Francesco Giuseppe diresse ai popoli della Bosnia ed Erzegovina un proclama in cui, premesso che per elevare quelle province a un più alto livello aveva deciso di dar loro istituzioni costituzionali, diceva: «Richiamandoci altresì ai legami corsi nella storia fra i nostri gloriosi avi sul trono ungherese, estendiamo i diritti della nostra sovranità sulla Bosnia-Erzegovina». L'annessione era compiuta..

Le prime reazioni

Per le profonde relazioni storiche e culturali con la provincia annessa, le ripercussioni più gravi si ebbero in Serbia. Fu ordinata la mobilitazione di uomini e fu convocata la Skupština, l'Assemblea popolare, che approvò un credito straordinario. Venne inoltre fondata la Narodna Odbrana (Difesa Nazionale), un'associazione che ebbe il compito di proteggere e promuovere gli interessi nazionali serbi nella Bosnia-Erzegovina..

Il principe ereditario serbo, il ventunenne Giorgio Karađorđević si pose alla testa dei dimostranti e si proclamò pronto a morire, con tutto il suo popolo, per l'idea panserba. La folla nella capitale Belgrado tributò ovazioni ai rappresentanti della Russia, della Francia, della Gran Bretagna e dell'Italia, e cercò di sfondare le finestre della legazione austriaca..

Ma anche la Turchia, che aveva ceduto molto malvolentieri l'amministrazione della Bosnia-Erzegovina nel 1878, si sentì offesa per la mossa austriaca. A Costantinopoli, fra eccessi che si verificarono contro sudditi austriaci, furono boicottate tutte le merci provenienti dall'Austria; mentre la stampa russa sosteneva che i serbi avrebbero dovuto esigere grandi compensi per l'annessione.

L'ostilità verso l'annessione venne manifestata anche a Praga (all'epoca una delle principali città dell'Austria-Ungheria) con cortei di dimostranti che sfilarono gridando «Viva la Serbia!»; ci furono attacchi ingiuriosi contro studenti di lingua tedesca e la bandiera imperiale fu calpestata. I disordini di Praga furono così gravi che due mesi dopo, per le celebrazioni del 60º anniversario dell'ascesa al trono di Francesco Giuseppe, la città fu sottoposta alla legge marziale..

Allo scopo di perorare la causa serba, il ministro degli Esteri serbo, Milovan Milovanović, partì il 17 ottobre 1908 per un giro delle capitali europee. Lo seguì il 26 ottobre il principe Giorgio che, accompagnato dal capo del partito radicale Nikola Pašić, si recò in Russia.

La crisi

Anche in Montenegro l'annessione sollevò proteste. Il principe Nicola I reclamò sia Spizza (dell'Austria-Ungheria), che dominava l'unico porto del Montenegro, Antivari, sia la soppressione dell'articolo 29 del Trattato di Berlino, che limitava la sovranità montenegrina sulla costa adriatica..

Izvol'skij era, comprensibilmente, la personalità più agitata, visto che appariva come colui che, grazie a quella lettera imprevidente, aveva favorito l'Austria nel suo piano di annessione della Bosnia-Erzegovina, senza ottenere una contropartita. Invece di tornare in patria e affrontare lo zar Nicola II, Izvol'skij cercò di ottenere una qualche assicurazione dalle potenze occidentali sull'apertura degli stretti del Mar Nero. Dopo Vienna, giunse prima a Londra e poi a Parigi, senza avere, come c'era da aspettarselo, qualche successo. Il 24 ottobre arrivò a Berlino, apparendo al cancelliere Bernhard von Bülow «come un uomo affranto. […] Egli ripeté che “purtroppo” aveva creduto all'onestà e lealtà di Aehrenthal, ma era stato tremendamente deluso»..

L'insuccesso di Izvol'skij a Londra fu dovuto soprattutto alla volontà del ministro degli Esteri britannico Edward Grey di far rispettare ai russi l'accordo anglo-russo del 1907, disatteso, secondo gli inglesi, in Persia..

Bülow, d'altronde, desideroso di vendicare lo smacco della Conferenza di Algeciras e di spezzare il debole fronte anglo-franco-russo, decise di fare di tutto per evitare una nuova conferenza internazionale, che intanto era stata proposta da Izvol'skij, e puntò le sue carte sulla momentanea debolezza economica della Russia, in grave crisi finanziaria e quindi verosimilmente impossibilitata a muovere guerra«A quanto apprendevo da Parigi […] la Russia doveva, al più tardi in primavera, ricorrere più largamente al mercato monetario europeo. […] Il deficit di bilancio straordinario, circa 150 milioni di rubli, doveva essere coperto. Era pronto in massima un accordo fra la Russia e la Francia sul prestito, all'uopo necessario, di un miliardo di marchi. Ambedue i Paesi avevano quindi tutto l'interesse a veder eliminata la presente tensione politica». .. A tale riguardo, per sostenere l'Austria, che con l'Italia era legata alla Germania dalla triplice alleanza, il 30 ottobre 1908 scrisse ad Aehrenthal: «Qualunque decisione voi prendiate, la considererò come l'unica appropriata». Nel gennaio 1909 il comandante dell'esercito tedesco Helmuth von Moltke scriveva, con l'approvazione di Bülow, al suo omologo austriaco Franz Conrad von Hötzendorf: «Nel preciso momento in cui la Russia mobiliterà l'esercito, mobiliterà anche la Germania e si tratterà indubbiamente di una mobilitazione generale»..

L'avvicinamento franco-tedesco Per equilibrare il peggioramento dei rapporti con la Russia, il cancelliere tedesco Bülow tentò una riconciliazione con la Gran Bretagna e la Francia. Con la prima, però, il margine di manovra si rivelò assai ristretto, data la gaffe commessa dall'imperatore Guglielmo II in occasione di un'intervista al Daily Telegraph.

Con la Francia, invece, che era alleata della Russia, Bülow ebbe maggior successo, riuscendo a stipulare il 9 febbraio 1909 un'intesa per la quale la Germania riconosceva l'influenza della Francia sul Marocco, mentre i francesi si impegnavano a non intralciare, nella stessa zona, gli interessi economici della Germania.. Accontentata la Francia sul Marocco, la posizione della Russia risultò più debole.

L'ultimatum di Bülow alla Russia