Biografia Ambiente familiare e formazione democratica Nacque ad Armungia (piccolo centro situato nel territorio detto il Gerrei, nel sud-est della Sardegna), figlio di Giovanni Lussu e Lucia Mereu; la famiglia apparteneva al ceto agrario benestante. Il paese di Armungia è stato spesso presentato da Lussu sotto un'aura mitologica, come luogo di formazione dei suoi valori più profondi (rispetto dell'uomo e del lavoro, partecipazione democratica) e, in definitiva, della sua identità sarda (la lingua natale, le tradizioni, l'orgoglio delle radici e la loro difesa). Questo patrimonio iniziale si rafforzò in una prospettiva più consapevolmente politica nel rapporto con le correnti repubblicane e socialiste del Novecento, a Cagliari, Roma e Parigi ma mai in senso indipendentista.Giuseppe Fiori, Il cavaliere dei rossomori, Einaudi.Emilio Lussu, Il cinghiale del diavolo (romanzo autobiografico).
Dopo aver compiuto gli studi superiori presso il collegio salesiano di Lanusei e il liceo Terenzio Mamiani di Roma, nel 1915 Lussu si laureò in giurisprudenza a Cagliari. Nel periodo universitario assolse il servizio militare come ufficiale di fanteria, prima a Torino e poi a Cagliari.
Lussu e la Grande Guerra Allo scoppio della prima guerra mondiale, Lussu si schierò con gli interventisti democratici (repubblicani e salveminiani), perché l'Italia entrasse nel conflitto contro gli imperi tedesco e austroungarico. Prese parte direttamente alla Grande Guerra come ufficiale di complemento: valoroso combattente, venne decorato quattro volte al valor militare e fu promosso fino al grado di capitano nel 151º Fanteria della Brigata Sassari, composta per la maggior parte da contadini e pastori sardi. I due reggimenti 151° e 152° che formavano la brigata, durante il conflitto, furono decorati entrambi per due volte con la medaglia d'oro al valor militare.
Nel 1916 la brigata fu inviata sulle montagne intorno ad Asiago per creare un fronte che resistesse a qualunque costo alla discesa degli austriaci verso Vicenza e Verona. Le vittorie della brigata nei primi scontri furono seguite da un potente contrattacco che la impegnò sino al luglio dell'anno successivo sul Monte Zebio e sulle Melette, in una sfiancante e sanguinosa lotta che, più che per avanzare, si conduceva per la tenuta delle posizioni.
Un anno sull'Altipiano
Questa esperienza ispirò a Lussu il capolavoro per il quale è principalmente noto, Un anno sull'Altipiano, scritto nel 1937 (di quest'opera è stata fatta una "molto" libera riduzione cinematografica ad opera di Francesco Rosi dal titolo Uomini contro del 1970); si tratta di un'importantissima testimonianza, di un prezioso documento sulla vita dei soldati italiani in trincea che, per la prima volta nella letteratura italiana, descrive la crudezza della guerra, della gerarchia e l'esasperata disciplina militare in uso al tempo. La vicenda bellica lo portò ad avvicinarsi alle tesi del capo socialista Filippo Turati, che condannava la guerra come strumento per raggiungere la pace. Come scrisse nel suo libro: «è da oltre un anno che io faccio la guerra, un po' su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un solo austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! È orribile!» Condannò poi i giornalisti per essere «come Ariosto: descrissero cento battaglie senza vederne una sola».
Dotato di un algido razionalismo, l'autore poté lucidamente dimostrare nel suo scritto la profonda differenza fra ciò che davvero accadeva ai soldati e quanto invece ne conosceva l'opinione pubblica; dipinse in tutti i suoi drammatici aspetti quanto fosse crudele la disciplina militare applicata a poveri contadini analfabeti e quanto a volte fosse immeritato il rispetto dovuto ai generali e agli ufficiali superiori, i quali avevano e a volte usavano un eccessivo arbitrio. In un brano di notevole efficacia, descrisse il silenzioso terrore dei momenti che precedevano l'attacco, il drammatico abbandono della "sicura" trincea per proiettarsi verso un ignoto, rischioso, indefinito mondo esterno: «[...] tutte le mitragliatrici ci stanno aspettando».
È stato detto da alcuni che l'opera stia costantemente guadagnando in modernità, se non in attualità, e che il suo contenuto stia guadagnando comprensibilità e condivisibilità ai contemporanei man mano che la comune considerazione della guerra evolve nel senso di generale riprovazione e con il venire meno dei legami culturali che portavano al sacrificio della vita per la difesa di quella che era considerata la "casa comune". Effettivamente, molti dei concetti espressi nel libro hanno trovato postumo suffragio in alcuni movimenti culturali, ideologie politiche e sentimenti popolari di epoche successive, specialmente dopo la seconda guerra mondiale ed altri conflitti minori. Al libro sono stati attribuiti diversi significati politici, non di rado per meri fini strumentali, ma essenzialmente è scritto in forma di memoriale, a mezza via fra il resoconto giornalistico ed un diario; le riflessioni contenute o suggerite sono piuttosto ad un livello morale o filosofico. Essendo stato, prima della stesura dell'opera, un interventista e un rivoluzionario, Lussu sembrò, erroneamente, ad alcuni in qualche modo di compiere un'inversione di marcia rispetto ai convincimenti precedenti, mentre in realtà stava solo descrivendo con sobrietà ed onestà intellettuale che cosa davvero sia, nei suoi momenti più crudeli, la guerra. Al libro si riconosce la capacità, anche estetica, di tenere insieme la ripulsa della guerra e l'etica del combattente coraggioso.
Non rimase fuori dalla narrazione il tema sociale riguardante il modo in cui le classi inferiori venivano "usate" a fini bellici. La partecipazione delle masse contadine sarde alla Grande Guerra fu in effetti un momento di passaggio che pose in termini completamente nuovi la "questione sarda". Alla luce delle lotte condotte dal movimento socialista dell'epoca (la rivoluzione russa fu essenzialmente una rivoluzione contadina) essa divenne infatti il leitmotiv di un moto di popolo che, nell'immediato dopoguerra, coinvolse ampi strati delle classi lavoratrici sarde. Fra i suoi organizzatori, Lussu fu uno dei più attivi e amati.
L'antifascista e il politico Il primo dopoguerra Il 17 aprile 1921, Emilio Lussu, insieme a Camillo Bellieni e altri reduci, fondò il Partito Sardo d'Azione, dopo averne posto le basi nel movimento dei combattenti e, in particolare, nella Federazione sarda dell'Associazione nazionale combattenti e reduci, il cui statuto, redatto da Lussu, era stato approvato a Macomer il 9 agosto 1920. Era un movimento di massa che coinvolgeva i contadini e i pastori sardi in nome della distribuzione delle terre e dei pascoli, contro i ricchi possidenti agrari e i partiti politici da loro sostenuti; si caratterizzò fin dall'inizio come autonomista e federalista in ambito repubblicano, ponendo al centro della sua azione politica la "questione sarda".
Alle elezioni politiche del maggio del 1921 il movimento dei combattenti si rivelò come il primo partito sardo, con circa 1/3 dei consensi elettorali dell'isola, corrispondenti a più del doppio dei voti socialisti (12,4%) e quasi tre volte quelli del PPI (11,3%). Anche Emilio Lussu fece il suo ingresso alla Camera dei deputati.
Dopo la Marcia su Roma (1922), si ebbero incidenti e tafferugli tra sardisti e fascisti; lo stesso Lussu fu aggredito e feritoEmilio Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Mondadori, Milano, 1974, pp. 75-80 e il combattente sardo Efisio Melis uccisoEmilio Lussu, cit., p. 97. Benito Mussolini, già Capo del governo, inviò allora in Sardegna, in qualità di prefetto, il generale Asclepia Gandolfo, con l'incarico di trattare un'eventuale fusione tra il Partito Sardo d'Azione e il Partito Nazionale Fascista, in nome di una comune estrazione combattente. Il vertice del PSd'Az indicò Lussu quale negoziatore ma, nel corso delle trattative, questi si ritirò dall'incarico. La trattativa, proseguita da esponenti come Paolo Pili, non ebbe l'appoggio di altri intellettuali e dirigenti del partito come Camillo Bellieni, Francesco Fancello e dello stesso Lussu, la cui contrarietà alla fusione fu tra le più radicali e nette.«Emilio Lussu scriveva che gli ex combattenti erano tutti dei socialisti potenziali: avevano maturato una concezione internazionalista in trincea… Per capire la contraddittorietà, ma anche la sincerità di quelle tensioni ideali, pensa alle simpatie che la rivoluzione russa riscuote tra molti legionari Fiumani!… Si tratta di una pagina di storia che poi è stata “accomodata” e nascosta, ma fa pensare… Perché per il fascismo era importante appropriarsi anche dell'esperienza fiumana? È semplice: perché il fascismo non aveva la storia del partito socialista, non aveva dietro di sé la cultura cattolica del partito popolare, non aveva neppure le vecchie tradizioni risorgimentali dei liberali; si trattava di un movimento nuovo, che si muoveva solo nella logica della presa del potere, privo di solide radici ideologiche o simboliche, che cercava di “mettere il cappello” ad un'ampia fetta di popolazione in cui era percepibile un disagio istintivo… Il fascismo aveva, insomma, l'esigenza di appropriarsi di una “storia” altrui, non avendone una propria...». Ivano Tagliaferri, in
Nel 1923, la federazione sarda dell'ANC, controllata da Lussu, aderì in blocco all'associazione repubblicana di ex-combattenti antifascisti Italia libera. Alle elezioni politiche dell'anno dopo, Lussu fu rieletto alla Camera dei deputati e fu in seguito tra i deputati della "secessione dell'Aventino", nota forma di protesta messa in atto dall'opposizione parlamentare dopo il delitto Matteotti.
Le aggressioni fasciste, il confino, la guerra civile spagnola, la lotta partigiana Il 1º novembre 1926, giorno successivo al fallito attentato a Mussolini a BolognaIl 31 ottobre 1926, Anteo Zamboni sparò al duce fallendo il bersaglio. Il giovane quindicenne venne poi linciato dagli squadristi presenti.Secondo, l'abitazione cagliaritana di Lussu fu assaltata dagli squadristi. Il diciannovenne Battista Porrà scalò una ringhiera. Lussu aprì il fuoco e lo colpì con un solo colpo e lo uccise: Lussu fu perciò arrestato e processato, ma anche il tribunale gli riconobbe la circostanza della legittima difesa"Nel 1927 – quando già erano state emanate le “leggi fascistissime”, sciolti i partiti, chiusi i giornali non allineati, istituito il Tribunale speciale, revocati tutti i passaporti − la sezione istruttoria della Corte di appello di Cagliari assolse per legittima difesa Emilio Lussu che undici mesi prima, con un colpo di fucile alla tempia, aveva fulminato uno dei fascisti che stavano dando l’assalto alla sua casa": Paolo Borgna, La magistratura resistente, Questione giustizia, 11 luglio 2019.. In Marcia su Roma e dintorni, Lussu racconta la sua versione di questo episodio.
Contemporaneamente, il fascismo, con l'appoggio della monarchia, provvide alla soppressione in Italia di tutti i partiti di opposizione, compreso il Partito Sardo d'Azione (R.D. n. 1848/1926). Il 9 novembre 1926 Lussu fu dichiarato decaduto da deputato insieme agli altri aventiniani, e il 27 ottobre 1927 fu condannato a 5 anni di confino a Lipari dal Tribunale Speciale, dipendente direttamente dallo Stato fascista.Commissione di Cagliari, ordinanza del 27.10.1927 contro Emilio Lussu ("Massimo esponente del Partito Sardo d'Azione, deputato, dichiarato decaduto nel novembre 1926"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1727