Garibaldino in Spagna, antifascista, confinato politico, partigiano. Sulla sua figura, a partire dagli anni settanta, si è aperto un dibattito, tra estimatori e critici, in particolare in relazione alle circostanze nelle quali, tra la fine di marzo e i primi di aprile del '44, sarebbe avvenuto l'avvicendamento con il suo predecessore al comando della Brigata Garibaldi Romagnola: Riccardo Fedel (Libero).

Giovinezza: 1917-1936 Figlio di Egisto, bracciante cesenate di idee repubblicane, ha appena un anno quando il padre emigra in Francia in coincidenza, probabilmente, con la morte della madre. Ilario viene così affidato alle cure di Aristide Medri, cugino della nonna, repubblicano che "pur non essendo iscritto al PNF dimostra sentimenti favorevoli al Regime"Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 4994, fasc. Tabarri Egisto, Riservatissima-Raccomandata della R. Prefettura di Forlì del 31 maggio 1937. Nel 1922 si ricongiunge col padre in Francia, e lì rimane fino al 1927 quando, all'età di dieci anni, è riaccompagnato dal padre in Romagna e affidato sempre ai Medri. Ilario "mantiene un'ottima condotta morale" (secondo l'espressione usata dalla polizia fascista), sinché nel 1936 frequenta un corso per ottenere il brevetto internazionale di radiotelegrafista a Spezia (per ottenere il quale era necessario, appunto, presentare un certificato di buona condotta e sostenere un esame a Roma, che Ilario effettivamente supera, ottenendo il brevetto di Radiotelegrafista di seconda classe).

All'estero: 1936-1941 Da La Spezia, Ilario, letteralmente, "scompare" nell'agosto del 1936, espatriando clandestinamente in Francia, ove raggiunge il padre, la sorella maggiore e la sorellastra e fratellastro minori a Bezons, a nord di Parigi. Espulso dalle autorità francesi quale clandestino, si reca in Spagna per arruolarsi nelle Brigate internazionali repubblicane, arrivando a destinazione nell'ottobre 1936Pansa ne "I gendarmi della memoria", cit., p. 435 parla erroneamente del settembre ad Albacete, quartier generale delle Brigate Internazionali e centro di reclutamento. Arruolatosi nel Battaglione Garibaldi, formato da antifascisti italiani (comandato da Randolfo Pacciardi e successivamente da Ilio Barontini), combatte al Cerro Rojo, Casa del Campo, Pozuelo, Boadilla, Mirabueno, Majadahonda, Arganda, Guadalajara; in seguito alla trasformazione del Battaglione Garibaldi in Brigata (aprile 1937), Tabarri entra, col grado di sergente (mitragliere), nel I Battaglione della Brigata Garibaldi, partecipando ai combattimenti in Estremadura e alla prima fase di quelli sull'EbroBerto Alberti (a cura di), I forlivesi garibaldini in Spagna, mensile dell'Amministrazione provinciale di Forlì, n.4/1973, edito in collaborazione con l'AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna). Indicazioni più generali sulla partecipazione di Tabarri alla guerra di Spagna appaiono anche nelle sue schede bibliografiche in S. Flamigni - L. Marzocchi, Resistenza in Romagna, La Pietra, Milano, 1969 (indicato con il ruolo di "aiutante di Compagnia" su alcuni fronti), in P. Secchia, Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano, 1968, e numerosi altri testi.. Rientra in Francia nel settembre del 1938 dove rimane fino al 19 dicembre 1941 quando, al suo rientro in Italia, viene arrestato dalla polizia doganale di Mentone perché iscritto nella Rubrica di Frontiera come antifascista e combattente antifranchista a seguito di una lettera inviata alla fidanzata in Italia da Bezons il 31 dicembre 1938 ed intercettata dalla censura fascista.Le autorità fasciste non credettero al racconto di Tabarri il quale sosteneva di non essersi mai mosso dai dintorni di Parigi fino al 1940, dove svolgeva il lavoro di meccanico. C'è da notare che il nome di Tabarri non compare nella lista dei garibaldini italiani arruolati nelle Brigate Internazionali compilata -a guerra di Spagna conclusa- dai servizi segreti del governo franchista ed inviata a quello italiano nel 1939: egli sarà quindi condannato al confino sulla base degli indizi forniti dalla sua lettera. In essa egli così raccontava la sua esperienza: “Ebbi occasione di trovarmi nella Spagna Repubblicana quando, nel marzo 1937, furono sconfitte quelle divisioni che Mussolini aveva mandato al traditore Generale Franco per lo strangolamento dell'eroica Madrid, parlai con dei prigionieri di quelle famose divisioni che furono annientate nei campi di Guadalajara ed ebbi la possibilità di rendermi conto per quale inganno furono condotti in Spagna coloro i quali non trovavano di che sfamarsi in Italia. Ma se il Popolo Italiano sapesse che la miseria nella quale si trova non è colpa del popolo spagnolo, i nostri soldati non partirebbero per farsi ammazzare e distruggere un popolo indifeso, ma rivolgerebbero le armi contro Mussolini e contro i grandi proprietari."Nel corso degli interrogatori subiti alla questura di Forlì, Ilario Tabarri dichiarò di aver scritto quelle cose solo per giustificare agli occhi della fidanzata, che ne reclamava il rientro per il matrimonio, la sua permanenza all'estero. Spiegazione cui, ovviamente, la polizia fascista non prestò fede.

Il confino: 1942-1943 Tradotto a Forlì viene condannato a cinque anni di confino Commissione di Forlì, ordinanza del 25.2.1942 contro Ilario Tabarri e altri (“Combattenti antifranchisti in Spagna”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 944 da scontarsi a Ventotene (LT), ove incontra Sandro Pertini, Eugenio Curiel, Pietro Secchia e numerose altre figure politiche di primo piano, anch'esse confinate a Ventotene. È un confino duro, durante il quale gli vengono negate anche le visite dei parenti più vicini, ma durante il quale assumerà un ruolo di rilievo nella "scuola militare" del gruppo dirigente del PCI, sempre più nell'ottica di avviare una ribellione armata al nazifascismo in Italia"Dopo l'occupazione tedesca della Francia, negli anni 1940-41 ed ancora nel 1942, giunsero a gruppi a Ventotene numerosi garibaldini di Spagna. Tra essi ricordiamo […] Ilario Tabarri […]. […] essi diedero un efficace e concreto contributo alla nostra scuola militare.“ (cfr. Pietro Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943–1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, Feltrinelli, Milano, 1973, p. 47)..

«Dopo l’occupazione tedesca della Francia, negli anni 1940-41 ed ancora nel 1942, giunsero a gruppi a Ventotene numerosi garibaldini di Spagna. Tra essi ricordiamo […] Ilario Tabarri […]. Essi diedero un efficace e concreto contributo alla nostra scuola militare».

La Resistenza: 1943-1944 Nei comitati di pianura: settembre '43-marzo '44 Liberato a seguito della caduta del Fascismo, torna a Cesena dove diventa membro del Fronte Nazionale (un organismo unitario che precedette il CLN cui aderivano il PCI, l'Unione Lavoratori Italiani (ULI) e, a titolo personale, alcuni militanti di partiti che ancora non si erano ricostituiti) quale rappresentante del Partito Comunista, al quale era iscritto. Alla fine del settembre 1943 Ilario viene incaricato dal Comitato locale del PCI di ricercare una zona montana, prospiciente la pianura di Cesena, in grado di accogliere una base partigiana: essa viene individuata nei pressi di Pieve di Rivoschio. Assume il nome di battaglia di Pietro Mauri. Ai primi di ottobre 1943, Ilario diventa membro del Comitato Militare Romagnolo (poi Comando Militare), orqano del Partito comunista, ma facente capo al Fronte Nazionle.

Il FN, sorto noi giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943, il 12 settembre entra in crisi. L'ULI per non dare l'impressione di appoggiare il governo Badoglio e, con esso, la Monarchia, il 12 settembre 1943, comunica di non volere aderire alla lotta armata.

«Il Fronte Nazionale ebbe vita breve. Un primo contrasto sorse quando all’interno del PCI vene a prevalere l’idea della guerriglia, che si poneva in contraddizione con l’impostazione proposta dall’Esecutivo [militare] e sostenuta dall’ULI. Apertamente ostile alla monarchia, l’ULI rifiutava la lotta armata in quanto allineamento sulla posizione degli Alleati che sostenevano la monarchia».

«Di Forlì si sapeva […che alla fine di ottobre] tiravano avanti il sempre più defunto esecutivo militare del FN perdendosi in molte chiacchiere e credendo che fosse una vittoria (per diversi compagni dello stesso federale) il solo fatto di averlo mantenuto in vita anche quando bisognava dargli una spinta perché morisse prima».

A partire da questa data il Partito comunista è il solo responsabile delle formazioni partigiane sia in montagna che in pianura (GAP) nelle province di Forlì a RavennaAttuale territorio delle Province di Forlì-Cesena e di Rimini. Formazioni che assumeranno la denominazione di 29º GAP (gruppi di Azione Patriottica). fino al gennaio/dicembre 1944, quando, costituito il CLN, divenne pienamente operante.

Al comando dell'8ª Brigata Garibaldi: marzo-novembre '44 Alla fine di marzo il comando generale delle Brigate Garibaldi, inviò l'ordine di sostituire Antonio Carini (Orso/i), sino a quel momento alla testa del Comando militare romagnolo (e quindi effettivo responsabile della Brigata partigiana) destinato ad altro incarico, con Ilario Tabarri (Pietro Mauri), fino a quel momento responsabile dei Gap.

“… La sostituzione del compagno Orso con P[ietro] era cosa decisa facendo mettere il compagno Renzo al posto del compagno Pietro. Questo cambiamento proprio nel momento in cui in montagna si tentava la riorganizzazione dei quadri della Brigata non poteva passare senza conseguenze. Disgraziatamente l’arresto del compagno Orso […] ritardò la partenza di Pietro il quale attendeva un incontro col compagno Orso per avere tutte le consegne. Verso la metà marzo o alcuni giorni prima, Pietro partiva per la montagna e prendeva il comando…”.

Il 22 marzo 1944 Tabarri Pietro Mauri inviato con poteri discrezionaliEnciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, 1968, vol. V, p. 240 raggiunge la Brigata a Strabatenza. La prima impressione che ne ricava è quella di una grande confusione, la brigata ha raggiunto le 850 unità e gli uomini sono tutti accantonati nel villaggio e nelle case vicine, come in una caserma. Tutti sanno dove trovare il comando già a molte ore di marcia. Unica difesa sembra essere il metro e mezzo di neve che ha coperto tutta la zona. Una volta presentatisi al comandante Riccardo Fedel (Libero), precedentemente informato della sua venuta, apprende che questi non è troppo disposto a lasciare il suo posto.

«Nel primo incontro che ebbi con Libero, il giorno stesso del mio arrivo, esaminammo la situazione […] e non ebbi difficoltà ad accorgermi che la sostituzione non gli garbasse affatto, ma egli disse semplicemente che lunghi mesi di vita e pericoli affrontati in comune con la maggior parte degli uomini e specialmente dei responsabili faceva sì che forti vincoli di amicizia e di stima legassero quelli a lui e viceversa, di modo che non potevano accettare così facilmente una ingiustificata sostituzione di quello che era stato il loro comandante»

Considerata la conduzione della Brigata da parte di Libero non rispondente alle nuove direttive, Tabarri lo spodesta nel corso di un confronto piuttosto drammatico, convinto della necessità di ricostituire la formazione partigiana ” su nuove regole. La Brigata Garibaldi Romagnola viene trasformata in una divisione di tre brigate denominata "Gruppo Brigate Garibaldi Romagnole" posta sotto il suo comando, con Libero Riccardi, Capo di Stato Maggiore.