La Geografia ()Indicata anche, fino al V secolo, con il titolo di Geographoúmena. è un'opera in diciassette libri di argomento storico-geografico, scritta in lingua greca dall'erudito greco Strabone, la cui composizione è databile tra il 14 e il 23 d.C.Francesco Sbordone, L’impero di Tiberio e la redazione definitiva della «Geografia» di Strabone, in Liceo ginnasio statale G. Bruno (Maddaloni). Nel CL annuale della fondazione (1807-08/1957-58). Annuario celebrativo, Caserta, Tip. E. Farina, 1958, pp. 51-59. Bisogna comunque sempre ricordare che nell'opera (XVII 3, 7) è menzionata come recente la morte di Giuba II di Mauretania, avvenuta nel 23 d.C.
Tramandata nella quasi totale interezza - con la sola eccezione di qualche lacuna nella parte finale del settimo libro - la Geografia è anche l'unica opera di questo autore che ci sia pervenuta. Si conosce, infatti, l'esistenza di una sua precedente trattazione di argomento storico, la cui stesura intendeva colmare le lacune temporali precedenti e, soprattutto, successive all'arco temporale coperto dall'opera di Polibio; ma di questa estesa composizione, i Commentari storici (), articolata probabilmenteAlbin Lesky, Op. cit., Vol. III, p. 958. in ben 47 libri,I primi quattro libri coprivano gli eventi fino al 144 a.C., già trattati da Polibio e costituivano i prolegomeni alla parte successiva (probabilmente in 43 libri) nella quale si realizzava l'intenzione, dichiarata già nel sottotitolo «storia dell'età posteriore a Polibio» (), di coprire estesamente il periodo successivo all'opera di Polibio, dal 144 a.C. all'età augustea; cfr. Albin Lesky. Op. cit., Vol III, p. 958. non ci è pervenuto altro che il frammento papiraceo Vogliano 46, conservato presso l'Università degli Studi di Milano,Per le edizioni di questo frammento si veda Strabo: Papyri di Sarah Pothecary, citato tra le fonti. a cui sono da aggiungere brevi e frammentarie citazioni riportate da lui stesso o da altri autori, in particolar modo da Flavio Giuseppe.Va segnalato che le frequenti citazioni di Strabone fatte da questo autore, sono sempre prive del titolo dell'opera cui si riferiscono. Si veda: Sir William Ridgeway, Contributions to Strabo's Biography, citato in bibliografia.
Per la vastità dei materiali offerti al lettore, per i frequenti excursus storici, per la precisione dei riferimenti toponomastici, il testo di Strabone è opera fondamentale della storiografia greca e romana, strumento imprescindibile per lo studio di molti aspetti della civiltà e della storia del mondo antico mediterraneo.
Fonti Fonti autoptiche Strabone, descrive se stesso come un uomo che ha molto viaggiato, come mai avrebbe fatto alcun altro cultore della materia:
E tuttavia la sua esposizione non è quella di un periegeta, come sarà invece nella Guida della Grecia di Pausania. Neppure i suoi viaggi sembrano potersi considerare finalizzati o in qualche modo propedeutici alla realizzazione dell'opera visto che egli sembra servirsi ben poco delle conoscenze acquisite da osservazioni autoptiche: quando queste ricorrono, e sono rarissimi i casi, il contributo che aggiungono è solitamente accessorio e marginale, con l'unica probabile eccezione del caso di Corinto.Sulle finalità non documentarie dei viaggi si veda l'introduzione di H.L. Jones all'edizione Loeb, p. xxiii, disponibile su LacusCurtius, in cui peraltro viene smorzata l'enfasi posta da Strabone sulla sua esperienza di viaggiatore. Si vedano poi in particolare, a p. xxiv, le considerazioni di Ettore Pais sulle circostanze e le motivazioni non documentarie che ispirarono i viaggi di Strabone. Ma le scarne annotazioni autoptiche risultano per altro verso preziosissime per la datazione del complesso dell'opera e delle sue singole parti, oltre che per far luce su aspetti della vita e della cronologia di Strabone.
Fonti scritte Strabone, invece, dipende in maniera essenziale dalle sue fonti scritte, di volta in volta menzionate nel corso della descrizione o, in buona parte, preventivamente dichiarate.Strabone, Geografia. i 1, 1. Gli autori a cui attinge sono di varia estrazione: si va da poeti come Omero, da lui definito, in un altro passo, il padre della geografia,Strabone. Geografia. i 1, 2. a filosofi, matematici e scienziati come Anassimandro, Ecateo, Eraclito, Democrito, Eudosso, Dicearco, Eforo di Cuma, Eratostene, Ipparco, oltre ovviamente a geografi e storici come Polibio, Posidonio, Artemidoro di Efeso, Eforo di Cuma, Apollodoro di Artemita.
Si tratta, a ben vedere, di un repertorio che rinvia costantemente a un ambiente e una tradizione scientifico-letteraria di cultura e lingua greca. Strabone non mostra, infatti, di tenere in gran conto geografi e storici di cultura latina o comunque di estrazione culturale diversa da quella greca:
Dati questi presupposti, non stupisce se, perfino nella descrizione della Gallia, Strabone riesce a limitarsi a una sola e fugace menzione dei Commentari redatti da Giulio Cesare nel corso delle sue campagne galliche.Strabone. Geografia. iv 1, 8-11. In altro luogo dell'opera, volendo riferire della fama oratoria di Menippo di Stratonicea, non può fare a meno di un vago accenno a Cicerone che, avendone ascoltata di persona l'eloquenza, a buon titolo aveva potuto testimoniare il suo apprezzamento in un passo di una sua opera sulla retorica.Strabone. Geografia. xiv 2, 25. Anche se non indicato da Strabone in maniera esplicita, il passo ciceroniano è riconoscibile in Brutus, 315 ( su The Latin Library).
Utilizzo delle fonti Quello di Strabone è, con tutta evidenza, un lavoro basato su materiali estremamente disparati ed eterogenei, provenienti per di più da epoche diverse, e assai difformi nell'impostazione, nei diversi gradi di approfondimento e nella copertura spaziale e cronologica. Ne risulta, in maniera quasi obbligata, una disomogeneità della trattazione. C'è da aggiungere, comunque, che in Strabone, proprio in vista del carattere unitario della sua concezione geografica, è evidente la tendenza a far uso di un approccio di volta in volta diverso, a seconda dei luoghi descritti; infatti se si ammette, com'è nella sua ottica unitaria, che la sfera geografica non può prescindere dai differenti aspetti umani, economici, ambientali, allora l'approccio ad aree geografiche diverse deve essere ogni volta declinato in funzione delle particolarità dei suoi abitanti.
Peso e limiti della tradizione omerica Vi è un altro importante elemento che contribuisce a conferire disomogeneità alla trattazione e incostanza nell'approfondimento, finendo per costituire un limite dell'opera: si tratta dell'accoglimento della testimonianza poetica di Omero quale fonte privilegiata della Geografia. Si è già ricordato il passo programmatico dei prolegomeni in cui l'autore dell'Iliade e dell'Odissea viene definito padre della geografia. A questo va ad aggiungersi, nell'VIII libro (il Peloponneso) una enunciazione di metodo critico:
Nonostante le premesse, Strabone avverte spesso il bisogno di non dare per scontata questa sua impostazione, preferendone ribadire la necessità ogni volta che se ne presenta l'occasione. Procedendo da queste assunzioni programmatiche, il ruolo attribuito alla tradizione omerica e l'analisi critica che ogni volta ne consegue, comportano un notevole appesantimento dell'esposizione proprio per quei luoghi, come il Peloponneso, nei quali il confronto diretto con la narrazione epica si fa più serrato.Anna Maria Biraschi. Introduzione e note all'VIII libro, p. 23, BUR, 1992. Il solo fatto di aver attribuito al poeta epico il ruolo di autorità in campo geografico, secondo Albin Lesky, che vede in questo un influsso della Stoa,Nella formazione di Strabone, improntata a un certo eclettismo, ha un peso considerevole il filone culturale e dottrinario dello stoicismo, come da lui affermato in vari passi, che si affianca alla sua formazione peripatetica. Fu certamente amico di Atenodoro di Tarso (XVI, 4 21) e del suo discepolo Augusto. Subì l'influenza del maestro di Atenodoro, lo stoico Posidonio, importante filosofo ma anche geografo, che Strabone enuncia tra le sue fonti nel passo già citato. È molto dubbia invece la circostanza di una frequentazione diretta di Posidonio, ricavabile da un frammento del VII libro. costituisce di per sé un limite metodologico che «gli impedisce di penetrare a fondo nelle cose».Albin Lesky. Storia della letteratura greca. Milano, Il Saggiatore, 1984, Vol. III, p. 1083.
Finalità dell'opera e destinatari È lo stesso autore a descrivere la scopo formativo e i destinatari della sua opera:
Prosa In relazione a tale dichiarazione di metodo, e ai destinatari dell'opera, occorre rimarcare come il suo stile, pur senza esprimere particolari qualità, manifesti comunque un'aspirazione alla semplicità che non sembra più di tanto soggiacere ad influssi di impronta atticista e che ha il pregio di garantire alla sua prosa una piacevolezza di lettura che, unita all'interesse per le sue descrizioni, permane immutata ancora oggi. La sua lingua, vicina a quella di Polibio, mantiene il contatto con la lingua viva dell'epoca. Ne risulta una koinè ellenistica ricca di forme popolari e di novità lessicali.
Concezione della geografia in Strabone
Unitarietà La materia trattata riguardava la geografia dell'intero ecumene allora conosciuto, in un'accezione che non si riduceva ai soli aspetti della Geografia fisica, ma che teneva in considerazione le relazioni esistenti tra questi ultimi e le connotazioni culturali, etnografiche, storiche, politiche: si tratta di ambiti di indagine appartenenti alla sfera conoscitiva di quello che, con linguaggio attuale, possiamo definire geografia umana e politica.
Importanza del rapporto con l'ambiente
È notevole ad esempio la sua osservazione su come l'espressione culturale di un popolo dipenda dal suo rapporto con il territorio. Strabone, ad esempio, individua la felice posizione della Grecia sul mare quale uno dei fattori della sua fortuna, stabilendo, in questo caso, un'interessante correlazione tra il progredire della civiltà di un popolo e il suo contatto con l'elemento marino.
Ma riguardo alla relazione con i luoghi, e all'importanza di questa nel condizionare il percorso di una civiltà, la sensibilità del geografo non incorre nell'errore di trascurare gli effetti che, sulla sfera ambientale, sono indotti dall'attività dell'uomo. Così, riferito alla città di Roma:
Inclinazioni culturali dei popoli Allo stesso tempo, insisteva sul fatto che i fattori ambientali e le interrelazioni con l'attività dell'uomo non erano in grado, da soli, di spiegare la grandezza di un popolo, senza considerarne le inclinazioni: nella determinazione della grandezza della civiltà greca, ad esempio, fermo restando la felicità del rapporto che essa aveva con il mare, Strabone attribuiva un grande peso all'interesse espresso da quella cultura per le arti, la politica, la speculazione scientifica e filosofica.
Spessore diacronico della descrizione È evidente inoltre propensione dell'autore a non accontentarsi di una descrizione cristallizzata a un'epoca a lui contemporanea: Strabone indulge spessissimo ad excursus diacronici, a divagazioni sia mitiche che storiche. Non è un fatto casuale; fedele ai suoi precursori, e tra essi in particolare Polibio, Strabone segue una precisa e dichiarata scelta di metodo:
Conoscenza geografica e filosofia
Nella concezione di Strabone, come si può vedere dal passo precedentemente citato,Strabone. Geografia, i, 22-23. quella geografica è una forma di conoscenza che occupa un posto di grande rilievo. Così si esprime in apertura dell'opera:
La larghezza di vedute che essa presuppone, la vastità di conoscenze che pone in gioco, sono prerogativa di chi, per sua natura, è incline alle speculazioni sul senso più profondo dell'esistenza, la ricerca filosofica della felicità:
Matematica, geometria, astronomia