I suoi resti, ricoperti di cera, sono venerati, in un'urna di cristallo e bronzo, sotto l'altare maggiore della chiesa basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani di Lucera.

Biografia I primi anni (1681-1696)

Nacque a Lucera il 6 agosto 1681, da umili e modesti lavoratori, Giuseppe Fasani e Isabella Della Monica, in una piccola casa di via Torretta, che venne illuminata da un insolito chiarore, che suscitò meraviglia e stupore nel vicinato.P. Gaetano M. Stano O.F.M.Conv, La stella di Lucera - San Francesco Antonio Fasani, 1986, pag. 12

Fu battezzato il 10 agosto in cattedrale da don Vito Antonio Di Dionisio, con i nomi di Donato Antonio Giovanni Nicolò, ma fu subito chiamato da tutti Giovanniello. La sua era una famiglia povera, ma dedita alla preghiera, dove si recitava il rosario in ginocchio dinanzi all'immagine dell'Immacolata.

Quando Giovanniello era ancora piccolo, il padre morì e sua madre Isabella passò a terze nozze con Francesco Farinacci. I coniugi gli diedero un fratello e una sorella e, di comune accordo, vollero mantenere il bambino agli studi, permettendogli di frequentare il convento di San Francesco per le lezioni di Padre Milani, sperando di risolvere così i problemi economici della famiglia. Giovanniello studiava con grande impegno ma, pur sapendo che avrebbe deluso le aspettative dei familiari, non nascose la sua predilezione verso la vita conventualeGennaro Preziuso, San Francesco Antonio Fasani. L'umile seguace del poverello d'Assisi, Edizioni Apulia, Lucera, 1994, pag.26.

Difatti, ancora adolescente, il 23 agosto 1695 entrò al Noviziato dei Frati Minori Conventuali di Monte Sant'Angelo, prese il nome di Francesco Antonio, come atto devozionale ai due grandi santi dell'ordine (nonché nome di battesimo della sorella maggiore, Francesca Antonia, a cui Giovanniello era particolarmente legato), e il 23 agosto 1696 vi emise la professione solenne con i voti di povertà, castità, obbedienza. Lasciò Monte Sant'Angelo e, per una notte, tornò nella sua casa, a Lucera, prima di partire per Venafro.

Gli studi e il sacerdozio (1696-1707)

Frate Francesco Antonio, dopo gli studi a Venafro, passò ad Alvito, a Montella, ad Aversa per filosofia, ad Agnone per teologia ed infine a Napoli dove fu ordinato suddiacono.

Fu durante questi viaggi che, ad Isernia nel 1696, incontrò per la prima volta il novizio Antonio Lucci, che ritrovo l'anno seguente nel corso di studi letterari a Venafro. Si strinse fra i due un profondo rapporto di sincera amicizia, che li portò a proseguire insieme il cammino verso il sacerdozio.Antonio Gallo, Bernardino Fondaco, San Francesco Antonio Fasani. Un apostolo del Mezzogiorno d'Italia (1681-1742), Edizioni Messaggero, Padova, 1986. pag.31

Consigliato dall'amico di studi, Antonio Lucci, Francesco Antonio chiese al padre generale di essere mandato ad Assisi per laurearsi assieme al Lucci. La richiesta fu accettata e i due partirono per il lungo viaggio, che li mise di fronte alla reale situazione politica del Regno di Napoli. Lucci da sempre più aperto e speranzoso si contrapponeva al Fasani più timido e preoccupato. Fu proprio durante questi piccoli battibecchi che il Fasani avrebbe risposto al Lucci: "Di' pure quello che ti pare, tanto sarò santo prima di te".Ilario Di Giovane, OFMConv, San Francesco Antonio Fasani, Editrice Sveva, Lucera, 1989, pag. 51

I due amici arrivarono ad Assisi nel 1704 e, dopo un anno di formazione, sotto la guida del direttore spirituale il Servo di Dio Giuseppe A. Marcheselli, furono ordinati sacerdoti il 19 settembre 1705. Il giorno seguente frà Francesco Antonio celebrò la sua prima Messa sulla tomba di San Francesco.

Passato a Roma nel collegio di San Bonaventura, ritornò ad Assisi nel 1707 e predicò il suo primo quaresimale presso Palazzo, un borgo nei pressi della città francescana. Un testimone riferisce: «Predicava con un fervore sensibile, in modo che imprimeva nell'anima degli ascoltatori le verità che annunciava... Parlava della Santa Madre di Dio con un tal trasporto di devozione, una tale tenerezza ed un'espressione del volto talmente affettuosa, che sembrava aver avuto un colloquio faccia a faccia con Lei».

Nel luglio di quello stesso anno fu destinato alla comunità di Lucera, per insegnare filosofia ai giovani del convento, mentre Antonio Lucci, dopo vari insegnamenti, nel 1718 fu eletto ministro provinciale dell'Ordine nella provincia di Monte S. Angelo.

L'apostolo della Capitanata (1707-1742)

Arrivato a Lucera sul finire del 1707, frà Francesco Antonio fu subito accolto tra i Minori Conventuali del convento di Lucera, dove manifestò subito il suo ardore serafico e lo zelo apostolico, con vita di penitenza e povertà, tanto da sembrare un "San Francesco Redivivo". Chiese una lista dei più poveri della città ed incitò i confratelli a fare digiuni, penitenze e rinunce.

Il superiore del convento, visti i carismi del giovane frate, lo presentò al vescovo di Lucera, Domenico Morelli, per chiedergli le facoltà necessarie per l'apostolato del confessionale. Il vescovo, colpito dall'aspetto giovanile del frate (27 anni), fu riluttante e negò il permesso. I due frati si allontanarono, ma ben presto il vescovo fu colto da improvvisi malori, che gli fecero temere perfino la morte; fece richiamare in fretta i due religiosi e, riconoscendo la svista, concesse al Padre Maestro la facoltà di confessare. Il malore scomparve all'improvviso.P. Gaetano M. Stano O.F.M.Conv, La stella di Lucera - San Francesco Antonio Fasani, 1986 pag. 71-72.

Il 27 giugno 1709 frà Francesco Antonio sostenne l'esame in sacra teologia e venne proclamato "dottore e maestro", e da allora venne chiamato dai confratelli e dal popolo, e così viene chiamato ancora oggi, familiarmente "Padre Maestro".* P. Gaetano M. Stano O.F.M.Conv, La stella di Lucera - San Francesco Antonio Fasani, 1986 pag. 53.*Antonio Gallo, Bernardino Fondaco, San Francesco Antonio Fasani. Un apostolo del Mezzogiorno d'Italia (1681-1742), Edizioni Messaggero, Padova, 1986, pag.49

Dal 1709, per tre anni, si ritirò per un periodo di solitudine presso Alberona, dove fu Superiore nell'eremo di San Rocco. Qui, oltre ad essere occupato nel sacro ministero, provvedeva anche alla scuola dei ragazzi del popolo.

Fu costretto a lasciare l'eremo nel 1712, quando fu nominato guardiano e maestro dei novizi, e successivamente Superiore del convento di Lucera, dove istituì una mensa per i poveri, chiedendo frequentemente offerte alle famiglie nobile del tempo: Zunica, de Nicastri, Ramamondi e Lombardi.

Continuò comunque il suo apostolato in tutta la Daunia e nel Molise: da Foggia, San Severo, Manfredonia e San Marco in Lamis, a Bovino, Troia, Agnone, Campobasso e tanti altri paesi, meritandosi l'appellativo di "apostolo di Capitanata". I suoi sermoni erano spesso incentrati sulla carità nei riguardi dei poveri. Un giorno, di ritorno a Lucera, un mendicante seminudo gli chiese qualche vestito per coprirsi. Padre Francesco Antonio si spogliò dei suoi vestiti principali e tornò in convento coperto del solo saio.

A seguito della conversione, nel febbraio del 1713, della signorina (in seguito suora) Diodata Pagano, le dicerie della gente fecero allontanare da Lucera il Padre Maestro, che nel 1716 fu trasferito al convento di Troia. L'amico Antonio Lucci, a quel tempo reggente dello Studio generale a San Lorenzo Maggiore a Napoli, saputa la vicenda, volle incontrarlo e conosciuta la verità sul suo allontanamento, parlò al Ministro Generale padre Domenico Antonio Andrea Borghesi da Pesaro, e fra' Francesco Antonio nel 1717 fu rimandato a Lucera.Antonio Gallo, Bernardino Fondaco, San Francesco Antonio Fasani. Un apostolo del Mezzogiorno d'Italia (1681-1742), Edizioni Messaggero, Padova, 1986, pag.98-99

Il suo apostolato a Lucera si divideva fra i poveri della città (fra le varie iniziative, promosse la simpatica usanza di raccogliere e distribuire pacchi-dono ai poveri in occasione del S. Natale e inoltre compilava un registro dei poveri del dare e dell'avere, come se fosse una sorta di "Banchiere dei poveri")Massimiliano Monaco, Un Santo Francescano del Settecento - Il Padre Maestro Francesco Antonio Fasani di Lucera, pag. 79, l'assistenza ai carcerati e ai condannati a morte che accompagnava personalmente fino al luogo del supplizio per confortarne gli estremi momenti (ciò non sfuggi al popolo che l'appellava quale "frate della forca"P. Gaetano M. Stano O.F.M.Conv, La stella di Lucera - San Francesco Antonio Fasani, 1986 pag. 89), e l'aiuto al Monastero di Santa Caterina di Lucera, in qualità di confessore delle suore celestine di clausura.

Il terremoto del 1731 e la gloriosa morte (1720-1742)

Il 1º giugno 1720, con speciale breve di papa Clemente XI, fra' Francesco Antonio venne nominato Ministro Provinciale della provincia religiosa conventuale di Monte Sant'Angelo, che in quel tempo si estendeva dalla Capitanata al Molise, succedendo all'amico Antonio Lucci che venne mandato a Napoli come reggente generale e nel 1729 a Bovino come vescovo. Nel triennio in cui occupò la carica, il Padre Maestro fece trasferire il noviziato da Monte Sant'Angelo a Lucera.Antonio Gallo, Bernardino Fondaco, San Francesco Antonio Fasani. Un apostolo del Mezzogiorno d'Italia (1681-1742), Edizioni Messaggero, Padova, 1986, pag. 104

Dal 1726 al 1729 il Padre Maestro fu nuovamente guardiano del convento di Lucera. Negli anni successivi divenne direttore spirituale del monastero della Santissima Annunziata di Lucera e fu proprio qui che sì adoperò per liberare una donna indemoniata, che le suore avevano abbandonato. Dopo aver pregato per giorni, col consenso del vescovo Liguori, condusse a piedi la donna da Lucera a Bovino, dall'amico vescovo Antonio Lucci. Testimoni riferiscono che, nel santuario di Valleverde, l'ossessa fu liberata "vomitando dentro una borsetta che si ruppe nel cadere, chiodi, capelli e certi pallini di piombo".Antonio Gallo, Bernardino Fondaco, San Francesco Antonio Fasani. Un apostolo del Mezzogiorno d'Italia (1681-1742), Edizioni Messaggero, Padova, 1986, pag. 71-73

A seguito del violento terremoto di Foggia del 20 marzo 1731, il tempio trecentesco di San Francesco subì numerosi danni. Il più imponente fu il crollo del primo altare della parete destra, anche se inspiegabilmente, in mezzo alle macerie, fu ritrovato intatto il simulacro cinquecentesco dell'Ecce Homo. Padre Francesco Antonio non si scoraggiò e riuscì a raccogliere i soldi necessario per il restauro decoroso dell'intera chiesa, centro per quasi trentacinque anni continui della sua indefessa attività sacerdotale, che fu riconsacrata il 19 aprile 1739 dall'amico vescovo Antonio Lucci.

Nel 1734 il Padre Maestro impedì ad un patrizio di abusare di una giovane orfana. Il patrizio, per vendicarsi, alimentò dicerie sul suo conto, tant'è che il frate fu convocato a Roma da papa Clemente XII. Il Fasani ascoltò i rimproveri senza aggiungere parola e nell'andarsene baciò il piede e pose le mani sulle ginocchia del Papa, che da anni soffriva di dolorosi attacchi di gotta. Clemente XII sentì subito cessare ogni dolore e, comprendendo che il Padre Maestro non aveva alcuna colpa, lo benedisse e lo rimandò nella sua Lucera.Ilario di Giovine, San Francesco Antonio Fasani, p. 211

Nuovamente guardiano del convento, nel maggio 1742, a 35 anni dal suo ritorno a Lucera, il Padre Maestro, sentendo vicina la fine, durante il Capitolo che si tenne a Campobasso, si congedò dai padri della provincia, e in seguito iniziò ad avvisare i frati e i devoti di ciò che sarebbe accaduto, invitandoli a pregare per la sua anima.Gennaro Preziuso, San Francesco Antonio Fasani. L'umile seguace del poverello d'Assisi, Edizioni Apulia, Lucera, 1994, p. 69