Il parco naturale regionale Sirente-Velino è un'area naturale protetta, istituita nel 1989, situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, con sede amministrativa nella villa Cidonio a Rocca di Mezzo.

Storia L'area protetta è stata istituita dalla Regione Abruzzo con la legge regionale n.54 del 13 luglio 1989. Due provvedimenti di riperimetrazione dell'area parco sono stati emanati con leggi regionali n. 23 del 2000 e n. 42 del 2011. L'area protetta copre un territorio pari a circa 54.361 ettari. Nel 2016 è stata avanzata la proposta di trasformazione dell'area protetta in un parco nazionale.

Toponimo Il nome Velino deriva dall'antica lingua marsa: vel sta per distesa d'acqua, di cui si ha una ricca presenza nella zona, anche grazie alle formazioni di derivazione glaciale presentiBreve descrizione delle Montagne della Duchessa, sul sito della riserva delle Montagne della Duchessa, montagne che occupano il lato nord-occidentale della catena del monte Velino..

Territorio Superficie Si estende per una superficie di circa 564 km² comprendendo i territori del massiccio del Monte Velino e del Monte Sirente, riuniti sotto la denominazione comune di catena del Sirente-Velino, e dei territori ad essi limitrofi come l'altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza e parte della piana di Campo Felice, collegandosi direttamente a nord-ovest con l'adiacente Riserva regionale Montagne della Duchessa in territorio laziale e comprendendo al suo interno l'omonima Riserva naturale del Monte Velino.

Comuni I comuni che ricadono nel territorio dell'area protetta sono 22: Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de' Marsi, Massa d'Albe, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Pescina, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Demetrio ne' Vestini, Secinaro, Tione degli Abruzzi (AQ).

Accessi Le vie d'accesso più comode sono dai comuni di Rocca di Cambio, Celano, Massa d'Albe e Secinaro. Il parco è attraversato dalla Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino.

Altre attrazioni All'interno dell'area protetta sono presenti anche due stazioni sciistiche, quella di Campo Felice e quella di Ovindoli, mete di molti appassionati di sport invernali. Zone di interesse naturalistico e paesaggistico, oltre ai due gruppi montuosi del Velino e del Sirente con le loro cime, sono l'Altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza, i Prati del Sirente, la Val d'Arano, la Serra di Celano e le Gole di Celano. Rientrano nel territorio del parco anche le grotte di Stiffe, presso l'omonima frazione del comune di San Demetrio ne' Vestini.

Ambiente

Flora Nel parco risultano censite 1.926 entità floristiche. Di rilevanza scientifica la flora che annovera specie mai segnalate prima sul massiccio del Velino come la Nigritella rubra widderi, l'Orchis spitzelii e la Paeonia officinalis. Va ricordata anche la presenza di relitti della vegetazione di epoca glaciale come: la Saxifraga marginata. Nei boschi prevalgono i faggi e le betulle.

Fauna È stata accertata la presenza di 216 specie di vertebrati, di 149 uccelli, di 43 mammiferi, di 13 rettili e di 11 anfibi, come da sito ufficiale del parco.

Alla presenza costante del lupo si affianca quella della volpe, del capriolo, della lepre, della faina e della donnola. Nel 1990 è stato rilasciato un numeroso nucleo di cervi, provenienti dalla Foresta di Tarvisio e dal Parco Nazionale dello Stelvio.

Nei boschi il mammifero più interessante presente è sicuramente il gatto selvatico, che si riteneva scomparso dalla zona. Da alcuni anni è stata inoltre confermata la presenza dell'orso marsicano, che ha dato anche qualche problema agli abitanti della zona, viste le frequenti visite a pollai e arnie degli agricoltori locali. Fino al 2020 visitavano il parco solo esemplari maschi, mentre nel 2021 è stata avvistata una giovane femmina.

Nel 2013 è iniziato un programma di reintroduzione del camoscio appenninico: alcuni esemplari, prelevati dai monti della Maiella e da altre aree faunistiche, sono stati rilasciati all'interno dell'area faunistica del Camoscio di Rovere e sul versante nord del monte Sirente. Nel 2023 era presente una popolazione di circa 65-70 esemplari..

Gli ornitologi possono osservare diverse specie di rapaci, l'aquila reale, il gufo reale, lo sparviero e la poiana, oltre a specie più piccole. È presente anche il grifone in numerosi esemplari, reintrodotto, in anni recenti, dal Corpo Forestale dello Stato.

Luoghi d'interesse artistico Architetture religiose

Chiesa di San Sebastiano (Ovindoli): chiesa del XVIII secolo, in stile barocco-settecentesco, a navata unica. L'interno ha una statua di San Sebastiano alta 2 metri, e un altare laterale con un dipinto del martirio. Chiesa di Santa Maria della Neve (Rocca di Mezzo): chiesa ricostruita nel XVIII secolo dopo il terremoto del 1703. La chiesa ha una facciata a capanna in stile neoromanico, con rosone a raggi. Il campanile napoletano si distingue per la cuspide a cipolla. L'interno barocco ha una sacrestia che è diventata il Museo d'Arte Sacra. Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione degli Abruzzi): chiesa del XII secolo, la più importante del borgo, sita nella contrada omonima. Possedeva opere di pregio del XV secolo, conservate nel Museo Archeologico di L'Aquila, come il Trittico di Beffi, e opere di Saturnino Gatti. La chiesa sorse come un convento, e difatti è visibile la compatta pianta, la quale dal XV secolo divenne semplice chiesa di campagna. L'interno è a tre navate. Chiesa di Santa Giusta e convento dei francescani osservanti di San Giorgio (Goriano Valli): complesso religioso risalente tra il XV e il XVII secolo. Chiesa Conventuale di San Francesco d'Assisi (Castelvecchio Subequo): la costruzione del convento è legata alla presenza di Francesco d'Assisi nell'area tra il 1216 e il 1222 grazie all'ospitalità offerta dai conti di Celano nel castello di Gagliano Aterno, che donarono anche al santo la chiesa di Santa Maria piè di Potano. La costruzione del convento nei pressi della chiesa avvenne tra il 1221 e il 1261, per avviare nel 1267 la costruzione di una chiesa più ampia, consacrata nel 1288 e successivamente trasformata nel 1647. La notte del 25 luglio 1298 fece sosta a Castelvecchio Subequo Piero del Morrone durante il suo viaggio da Sulmona all'Aquila per diventare papa Celestino V e durante la sosta avvenne una guarigione miracolosa ricordata ogni anno il 28 agosto, giorno della Perdonanza Celestiniana. Nella chiesa viene conservata anche una reliquia contenente sangue delle stimmate di San Francesco. Questa fu donata ai conti di Celano che a loro volta la donarono al convento di Castelvecchio, dove è conservata in un reliquiario del trecento in cristallo, poggiato su piedistalli di argento ed ornato di smalti con figure di angeli e lo stemma dei conti di Celano. Il 1 di Ottobre del 2013, secondo la testimonianza di Suor Miryam Castelli ed altre 10 persone, il sangue della reliquia si sarebbe liquefatto e sarebbe la seconda liquefazione avvenuta dopo quella del 1860. Chiesa di Santa Maria Assunta (Castel di Ieri): Il cristianesimo nella valle Peligna/Subequana si alternò, per qualche secolo, con l'arianesimo ed il paganesimo (con 320 templi votivi). Le persecuzioni operate al tempo di Diocleziano, nonché al tempo dell'imperatore Giuliano l'Apostata - 362/363 - (con diverse incertezze) consegnarono alla storiografia, il martirio di San Pelino - protettore di Corfinio - già Vescovo in Brindisi - Il tempio di Castel di Ieri- sito accanto alla via Claudia Nuova per Goriano Sicoli- ne può essere la testimonianza, con la presenza di un mosaico in cui coesistono "la croce" ed una "croce rostrata ariana" con la rosa dei venti e il simbolo dell'infinito la scritta indica le famiglie (gens) CAEDIUS CF SER.(Sergia)DEC.(Decria)L.(Lucius) (PET)IEDIUS Petiuedius VARO - La seconda riga è di difficile interpretazione per mancanza di elementi). La chiesa ha origini antiche e viene edificata verso la fine del Trecento. Nel 1555 subisce una prima, parziale ricostruzione, che aggiunge vari elementi tra cui il rinascimentale portale d'ingresso. Sul portale è posizionata una lastra di pietra con scolpito il volto rubicondo di un angelo con ali spiegate. Sotto c'è una scritta incisa su pietra. Nella prima riga : -OPS -H- COFECTU SUPTIB9 - HVI9 - ECL; nella seconda riga - ET ELSNIS ANO PRIS LAURITII MVC E DOICI PICCILI - S V B - A.D. 1555 Chiesa di Santa Lucia (Magliano de' Marsi): la chiesa risale al XIII secolo, e mantenne l'aspetto originario fino al terremoto del 1915. La chiesa è stata ricostruita perfettamente rispettando le forme originarie: una facciata imponente a tre rosoni e tre portali gotici, il campanile turrito con cuspide a cono, e l'interno sobrio a tre navate con arcate a sesto acuto. Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta (Rosciolo dei Marsi): di origine benedettina si trova di fronte alle pendici del massiccio del monte Velino, costruita probabilmente come parte di un insieme conventuale oggi scomparso, ad opera di un certo Nicolò nel 1048 in forme semplici del primo romanico con influssi bizantini, ed in seguito donata all'abbazia di Montecassino. Conserva all'interno un ambone scolpito con influenze orientali e bizantine, attribuito a Nicola da Guardiagrele con storie bibliche, un ciborio con intarsi di derivazione moresca e una rara iconostasi in legno sorretta da quattro colonnine con capitelli decorati e fusti tortili. L'iconografia lignea è unica al mondo e rappresenta la conformazione dell'antico Tempio di Re Salomone, con le due colonne pilastro che sorreggevano il Tempio stesso: le colonne di Ioachim e Boaz, rispettivamente la "colonna del maestro" e la "colonna dell'apprendista". La stessa iconografia è rappresentata nella Cappella di Rosslyn ad Edimburgo in Scozia. Basilica di Santa Maria delle Grazie (Pescina): la chiesa fu edificata nel XV secolo per ospitare le reliquie di San Berardo dei Marsi. Dopo rifacimenti barocchi, fu danneggiata dal terremoto del 1915 e ricostruita secondo lo schema originale. La facciata ha aspetto gotico e rinascimentale, con un porticato alla base e rosone centrale. L'interno è barocco-neoclassico.

Chiesa di San Pietro in Albe (Alba Fucens): La chiesa sorge sul luogo ove si trovava il tempio di Apollo ad Alba Fucens. Appartenne ai benedettini, possesso riconfermato nell'866 dall'imperatore Ludovico il Pio e fu costruita grazie agli artigiani di San Clemente a Casauria. L'ambone, in stile, cosmatesco è stato iniziato sotto la tutela del Frate Oddone. I maestri incaricati lasciarono l'ambone incompiuto. Si rese necessario così l'intervento di altri maestri specializzati. Uno di questi ultimi realizzò nel 1209 l'ambone di Corneto. Un altro di questi maestri terminò l'iconostasi sulle colonne che separano le tre navate. Dapprima una chiesa paleocristiana sostituì il tempio, ma le prime forme che rispecchiano le attuali vanno ricercate all'inizio del XII secolo. I resti del tempio furono utilizzati come fondazioni per la chiesa, ma l'assetto principale fu prolungato, così fu divisa in 3 navate. Le quattro colonne originali sono state recuperate dai carabinieri. Chiesa di San Martino Vescovo (Gagliano Aterno): chiesa del XIII secolo, e rimaneggiata nel secolo successivo in forme gotiche. La severa facciata ha un bel portale ad arco a sesto acuto, tipico delle maestranze sulmonesi. L'interno è barocco.