Il nome Persia (ایران; persiano antico: , Pārsa) è stato in tempi moderni usato come sinonimo alla nazione dell'Iran, mentre nell'antichità ha rivestito un territorio molto più vasto in cui si sono succeduti diversi imperi con importanti culture.

Tale nome deriva dall'antico nome greco dell'Iran, Persis, che a sua volta deriva dal nome del clan principale di Ciro il Grande, Pars o Parsa, che ha dato il suo nome anche a una provincia dell'Iran meridionale, Fārs (in lingua persiana moderna). Secondo lo storico dell'antica Grecia Erodoto il nome Persia deriva da Perseo, l'eroe mitologico. Il 21 marzo del 1935 lo scià Reza Pahlavi chiese formalmente alla comunità internazionale di riferirsi al Paese con il nome originario di Iran. Alcuni studiosi però protestarono contro questa decisione.

Nel 1959 lo scià Mohammad Reza Pahlavi annunciò che ci si poteva riferire al Paese indifferentemente con il nome originario di Iran o di Persia. Nel 1979, anno della caduta della monarchia iraniana e della cacciata dello scià Mohammad Reza Pahlavi, l'Iran era il penultimo Stato al mondo ad avere un sovrano con carica di imperatore (la carica dello scià riceveva il trattamento di "maestà imperiale").

Storia Preistoria

L'odierno altopiano iranico fu abitato sin dalla preistoria da genti che praticavano l'agricoltura, la pastorizia e la metallurgia. Nel III millennio a.C. si assistette al predominio degli Elamiti. Seguirono poi lo scontro tra questi e i Babilonesi e, nel II millennio a.C., le prime migrazioni indoeuropee dall'area caucasica: verso l'Asia Minore, dove si afferma la potenza degli Hittiti; verso l'India, dove si origina la civiltà indo-ariana verso la Mesopotamia.

Attorno al 1800 a.C. dalla Persia i Cassiti migrano verso il Regno di Babilonia.

Medi e Persiani

Attorno al II millennio a.C. alcune tribù indoeuropee provenienti dalla Russia meridionale si stanziarono nell'altopiano iranico. Questi gruppi, di stirpe ariana e definiti iranici, si divisero poi in Ircani, che si stabilirono nella costa affacciata sul Mar Caspio nel'Alborz, chiamata poi Ircania, in Medi, che si sistemarono nel centro, e in Persiani, che andarono nel Sud del paese.

Gli Iranici erano soprattutto pastori. Ogni tribù era governata da un re, che abitava in una torre alta. La popolazione era divisa in quattro unità locali, la casa (demana in antico Persiano), il clan (vis), il distretto (shoitra) e la contrada (dahyu). Era presente una forte divisione in classi sociali (definite pishtra, ossia 'colore') in base al colore della pelle; khvaetu, verezena e airyaman, a sua volta divisa in sacerdoti (athravan), nobili (rathaeshtar), pastori (vastryafshuyant) e artigiani (huiti).

La prima menzione dei Persiani, insieme ai Medi, si deve agli annali del re assiro Shalmaneser III dell'836 a.C., in cui il re riceve dei tributi dai sovrani del Parsua, una regione a Ovest del Lago Urmia, e dal Mada, più a Est.

Intorno all'820 a.C., il sovrano assiro Shamshi-Adad V li visitò nella regione del Parsuaš, più a sud, attorno al Kirmanshah. Nel 737 a.C. Tiglath-Pileser III invase la regione ricavandone dei tributi.

Nel 715 a.C. il sovrano medo Daiaukku (secondo le fonti assire) o Deioce, fondatore del Regno medo, venne catturato e deportato in Assiria. Secondo la tradizione, gli succedette Ciassare I, che nel 714 a.C. pagò un tributo al re assiro Sargon I. Nel 702 attaccò la provincia di Harhar; mentre alcuni contigenti comandati da un certo Achemene (Hakhamanish) si scontrarono a Haulina contro il sovrano Sennacherib.

Il figlio di Achemene, Teispe, fu gran re di Anshan, sottraendo la regione agli Elamiti. Ebbe due figli, Ariaramne (Aryaramna), divenuto poi re di Persia, e Ciro I (Kuraš), re di Anshan.

Impero achemenide

La prima menzione dei Persiani proviene da un'iscrizione assira (circa 844 a.C.) nella quale vengono chiamati Parsu (Parsuaš, Parsumaš) e sono collocati nella regione del lago di Urmia insieme con un altro gruppo, i Madai (Medi). Nei successivi due secoli, i Persiani e i Medi furono tributari degli Assiri. Nel VII secolo a.C. Achemenes (Haxamaniš in persiano antico), capostipite della dinastia reale degli Achemenidi, è alla testa dei Persiani; è in questo periodo che i Persiani abbandonano lo stile di vita nomade e si insediano stabilmente nell'Iran meridionale, dando vita al loro primo Stato organizzato nella regione di Anšan.

Dopo la caduta del regno degli Assiri, i Medi ne prendono il posto, regnando su una parte molto estesa dei territori assiri, e dominando una grande varietà di genti tra cui vi erano i Persiani, fino all'avvento di Ciro il Grande (Kuruš).

La presa di potere dei Persiani avvenne quando Ciro radunò tutti i clan sotto il suo comando, e nel 550 a.C. sconfisse i Medi di Astiage, il quale fu catturato dai suoi stessi nobili e consegnato a Ciro, ora Scià, o imperatore, di un regno persiano unificato. Dopo aver assunto il controllo sul resto della Media e del suo esteso impero medio-orientale, Ciro condusse i Medi e i Persiani uniti verso ulteriori conquiste. Sottomise la Lidia in Asia Minore, e varie regioni orientali in Asia centrale. Infine nel 539 a.C., Ciro entrò trionfante nell'antica città di Babilonia. Dopo la sua vittoria, promise pace ai Babilonesi e annunciò che non vi sarebbero state rappresaglie, e che ne avrebbe rispettato le istituzioni, la religione e la cultura. Ciro fu ucciso in battaglia in Asia centrale, prima di poter compiere la conquista dell'Egitto, che fu portata a termine da suo figlio Cambise. Quest'ultimo venne assassinato e dopo il regno di un presunto usurpatore, divenne il Gran Re un parente di una linea collaterale degli achemenidi, Dario I, figlio di Istaspe. Sotto Dario I l'Impero achemenide raggiunse la massima estensione: si spingeva infatti fino all'Indo ad est e fino alla Tracia ad ovest. Dario cercò di conquistare la Grecia, ma la sua spedizione fu sconfitta nella battaglia di Maratona. Suo figlio Serse I ritentò l'impresa, ma fu respinto dai greci, guidati da Temistocle, vittoriosi dopo la battaglia di Salamina (480 a.C.).

L'Impero achemenide fu il più grande e potente impero mai visto fino ad allora. Ancora più rilevante, esso fu ben governato ed organizzato. Dario divise il suo impero in una ventina di satrapie (province), ognuna amministrata da un satrapo (governatore), molti dei quali avevano legami personali con lo scià, essendo per la maggior parte parenti del Gran Re. Istituì un sistema di tributi per tassare ogni satrapia, adottò e migliorò il già avanzato sistema postale assiro e costruì la famosa Strada Regia, che collegò tra loro gli estremi dell'impero. Spostò l'amministrazione centrale da Persepoli a Susa, più vicina a Babilonia e al centro del regno. I Persiani furono tolleranti verso le culture locali, seguendo il precedente instaurato da Ciro il Grande, atteggiamento che ridusse notevolmente le rivolte dei popoli soggetti.

Durante il periodo achemenide, lo zoroastrismo divenne la religione dei sovrani e della maggioranza dei Persiani. Il suo fondatore Zoroastro visse intorno al 600 a.C. e riorganizzò il pantheon tradizionale nella direzione del monoteismo, enfatizzandone gli aspetti dualistici della lotta eterna tra il Bene e il Male, in attesa della battaglia finale ancora da venire. Lo Zoroastrismo sarebbe diventato, così come le pratiche misteriche della tribù dei Magi, un tratto caratteristico della cultura persiana.

La Persia achemenide riunì per la prima volta nella storia, sotto un'unica guida, popoli e regni molto diversi tra loro, che furono in contatto l'uno con l'altro entro i confini di un territorio vastissimo.

L'Impero achemenide stabilì inediti principi di diritti umani nel sesto secolo a.C. sotto Ciro il Grande. Dopo la sua conquista di Babilonia nel 539 a.C., il re promulgò il cilindro di Ciro, scoperto nel 1878, e oggi riconosciuto da molti come il primo documento sui diritti umani. Il cilindro dichiarava che ai cittadini dell'impero sarebbe stato permesso di praticare la loro religione liberamente. Aboliva anche la schiavitù, così tutti i palazzi dei re di Persia erano costruiti da lavoratori pagati in un'epoca di largo uso della manodopera servile. Queste due riforme trovano conferma nei libri biblici delle Cronache, Neemia, e Esdra, che stabiliscono che Ciro liberò due seguaci dell'ebraismo dalla schiavitù e permise loro di fare ritorno alla loro terra. Il cilindro attualmente è conservato al British Museum, e una replica è conservata a New York, nel quartier generale delle Nazioni Unite.

Nell'Impero achemenide, ai cittadini di tutte le religioni e gruppi etnici venivano concessi gli stessi diritti, e le donne avevano gli stessi diritti degli uomini. Il cilindro di Ciro documenta inoltre la protezione dei diritti di libertà e sicurezza, libertà di movimento, il diritto alla proprietà e diritti economici e sociali.

La Persia ellenistica

Gli ultimi anni della dinastia achemenide furono segnati da debolezza e decadenza. Il potente e immenso impero collassò in soli otto anni sotto i colpi infertigli dal giovane re dei Macedoni, Alessandro Magno.

La debolezza della Persia si svelò ai greci nel 401 a.C., quando Ciro il giovane, secondogenito di Dario II e satrapo di Sardi, ingaggiò diecimila mercenari greci per rafforzare le sue pretese al trono imperiale, occupato dal fratello maggiore Artaserse II, riuscendo ad arrivare a Cunassa vicino a Babilonia, dove morì in battaglia: questi fatti sono narrati ne l'Anabasi di Senofonte. Ciò rivelò non solo la debolezza militare ma anche l'instabilità politica degli ultimi anni del periodo achemenide.

Filippo il Macedone, padrone di gran parte della Grecia, e suo figlio Alessandro decisero di approfittare di questa situazione. Dopo la morte di Filippo, Alessandro portò il suo esercito in Asia Minore nel 334 a.C., e si impossessò rapidamente di Lidia, Fenicia ed Egitto, sconfisse i Persiani di Dario III ad Isso e conquistò la capitale dell'impero, Susa. Dopo aver debellato le ultime resistenze, l'impero Persiano cadde così definitivamente nelle sue mani.

Lungo il suo percorso di conquista, Alessandro fondò numerose città, tutte chiamate "Alessandria". Nei secoli successivi queste città furono i centri da cui si irradiò in Oriente la cultura greca, processo che viene detto ellenismo.

Dinastia seleucide (311-246 a.C.)

L'Impero di Alessandro Magno si frantumò subito dopo la sua morte, ma la Persia rimase sotto il controllo dei greci. Un generale di Alessandro, Seleuco I Nicatore, prese possesso della Persia, della Mesopotamia e più tardi della Siria e dell'Asia Minore. Ebbe così inizio la dinastia seleucide.

La colonizzazione greca continuò fino al 250 a.C. circa; con essa si diffusero la lingua, la filosofia e l'arte dei greci. In tutto quello che era stato l'Impero di Alessandro Magno, il greco divenne la lingua della diplomazia e della letteratura. Il commercio con la Cina, iniziato sotto gli Achemenidi lungo la "via della seta", fu incrementato notevolmente nel periodo ellenistico. Con lo scambio di merci, divennero sempre più frequenti gli scambi culturali: il buddismo si diffuse dall'India, e lo zoroastrismo si propagò verso ovest, influenzando l'ebraismo. Meravigliose statue di Buddha, in stile greco classico, che sono state rinvenute in Persia e Afghanistan, illustrano la commistione di culture che si verificò in questo periodo.