Biografia Origini e formazione Carlo Biscaretti di Ruffia nacque a Torino il 24 agosto 1879 da Roberto Biscaretti di Ruffia, senatore del Regno e tra i promotori della fondazione della FIAT, e da Beatrice Ferrero.
Cresciuto in un ambiente aristocratico e borghese che favoriva l'apertura alle novità tecniche, ereditò dal padre l'interesse per le automobili, che in quegli anni stavano suscitando grande curiosità. Nel 1898, ancora molto giovane, si unì al gruppo di appassionati che fondarono l'Automobile Club di Torino, primo sodalizio di questo tipo in Italia e antenato dell'Automobile Club d'Italia. Due anni più tardi, nel 1901, prese parte al Giro automobilistico d'Italia, una delle prime competizioni a lunga percorrenza organizzate nel Paese, mentre nel 1902 conseguì una delle prime patenti rilasciate in Italia, collocandosi tra i pionieri della nuova mobilità.
Dopo aver iniziato gli studi di giurisprudenza, decise di abbandonarli per seguire la sua inclinazione artistica e tecnica. Dotato di talento per il disegno, si dedicò alla grafica e alla rappresentazione tecnica, ambiti che avrebbero segnato la sua attività professionale.
Attività professionale e grafica tecnica Per soddisfare il desiderio paterno che lo incoraggiava a maturare esperienza gestionale, intraprese un periodo di apprendistato fuori Torino. Nel 1905 fu dirigente della filiale di Genova della società "Fabbre & Gagliardi", specializzata nella distribuzione di accessori per biciclette e automobili. In seguito, si trasferì a Roma per assumere la direzione della filiale romana della Carrozzeria Alessio, attiva nella costruzione e manutenzione di carrozzerie automobilistiche.
Nel 1907 tornò stabilmente a Torino e aprì lo "Studio Tecnico Carlo Biscaretti" in via della Rocca. Lo studio si specializzò nella realizzazione di disegni tecnici, esplosi per manuali di manutenzione e grafiche pubblicitarie, diventando un punto di riferimento per molte imprese automobilistiche italiane ed europee. Tra i suoi principali committenti figuravano marchi come Itala, FIAT, Lancia, SPA, SCAT, Nazzaro e Ansaldo, oltre a importanti aziende internazionali come Michelin e Solex. Collaborò anche con realtà di altri settori, tra cui Aurora, Olio Sasso e Olivetti.
Parallelamente all'attività di disegnatore e pubblicitario, nel 1916 assunse l'incarico di direttore dell'Ufficio stampa e pubblicità della Itala, che mantenne fino al 1930, curando la comunicazione e la promozione sportiva della casa automobilistica torinese.
La promozione della cultura automobilistica Dagli anni 1930 Biscaretti iniziò a interessarsi sempre più alla conservazione della memoria storica dell'automobile. Nel 1932 organizzò, in occasione del 26º Salone dell'Automobile di Milano, una mostra retrospettiva che ebbe ampio risalto e contribuì a diffondere l'idea di raccogliere e preservare i veicoli storici italiani.
Sostenuto dal padre Roberto e da Cesare Goria Gatti, nello stesso anno presentò un progetto di museo a Benito Mussolini, in visita a Torino per l'inaugurazione dell'autostrada Torino-Milano. Il capo del governo accolse favorevolmente la proposta, così come inizialmente il Comune di Torino. Tuttavia, divergenze di interessi e resistenze di alcuni esponenti industriali, tra cui Giovanni Agnelli (1866-1945), rallentarono la realizzazione.
Dopo anni di discussioni, il museo aprì nel 1939 in spazi ridotti ricavati nello Stadio Benito Mussolini. Per ragioni logistiche furono esposti solo 73 veicoli dei circa 180 raccolti. Nonostante i limiti strutturali, l'apertura costituì un primo passo concreto verso la valorizzazione del patrimonio automobilistico italiano, benché le attività fossero presto interrotte dalla guerra.
Dalla guerra alla nuova sede museale La seconda guerra mondiale sospese l'attività del museo e disperse temporaneamente parte della collezione. Nel dopoguerra Biscaretti si impegnò a rilanciare il progetto e a ottenere una sede più idonea. Dopo vari tentativi, nella seconda metà degli anni 1950 il Comune di Torino mise a disposizione un'area in corso Unità d'Italia per la costruzione di un edificio appositamente dedicato. I lavori iniziarono nel 1957, con il sostegno di istituzioni locali e delle principali case automobilistiche italiane.
Carlo Biscaretti di Ruffia morì nel 1959 nella sua residenza di Ripafratta, in Toscana, mentre stava ancora lavorando alla disposizione delle sale espositive. Il nuovo Museo dell'Automobile fu inaugurato il 3 novembre 1960, intitolato al suo nome in riconoscimento dell'opera svolta. La struttura rappresentò il compimento del progetto da lui avviato quasi trent'anni prima, consacrando il suo ruolo nella nascita di una delle più importanti istituzioni museali europee dedicate alla storia dell'automobile.
Eredità e memoria Il contributo di Carlo Biscaretti di Ruffia viene considerato fondamentale per la diffusione della cultura automobilistica in Italia. La sua attività di disegnatore tecnico e di grafico pubblicitario costituì un punto di riferimento per numerose case automobilistiche italiane ed europee nella prima metà del Novecento, mentre la fondazione del Museo Nazionale dell'Automobile rappresentò il coronamento di un impegno trentennale volto a preservare il patrimonio storico e tecnologico nazionale.
Dopo la sua morte, l'istituzione museale torinese fu intitolata al suo nome e per decenni nota come Museo Carlo Biscaretti di Ruffia. La dedica sottolineava il legame indissolubile tra la collezione e il suo fondatore, che ne aveva promosso la nascita e seguito lo sviluppo sin dalle origini.
Il suo nome rimane associato non soltanto al museo ma anche alle origini del motorismo sportivo e culturale italiano. Le sue iniziative hanno contribuito a definire un modello di valorizzazione del settore automobilistico che univa aspetti tecnici, industriali e culturali, anticipando un approccio alla conservazione storica che troverà ampio seguito nella seconda metà del Novecento.
Note
Voci correlate Museo dell'automobile di Torino
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Personalità del settore dei trasporti Categoria:Cartellonisti pubblicitari